Un salto di qualità

L’incontro pubblico di ieri sera a Bovolone ha segnato una tappa del pnv. Se il merito di questo và a chi il pnv lo ha fatto, da chi lo ha pensato e fondato passando per tutti quelli, inclusi coloro che oggi per vari motivi non sono più presenti attivamente ma vi restano con il loro cuore, che lo hanno giorno per giorno costruito avvicinandosi e sostenendolo co le loro idee, con le loro iniziative, le loro capacità, le loro azioni, giorno per giorno fino alla giornata di ieri, un grande merito del successo della serata a Bovolone và certamente a Lucio Chiavegato e a tutta la squadra veronese.

Oltre cento persone ed un gruppo di supporters del candidato governatore Gianluca Panto, in un paese – non me ne vogliano gli abitanti di Bovolone – disperso tra le campagne veronesi, è molto di più di un successo! Presto avremo un video che merita di essere visto.

E’ stata per me, da spettatore, anche l’occasione per fare delle osservazioni. Come di consueto dalla sala sono venute delle domande da parte del pubblico, ma anche delle …come dire, “preghiere”.

E’ molto utile sentire le lamentele della gente, perché ci aiuta a capire i loro problemi. D’altra parte spesso queste lamentele si traducono in “preghiere”, al candidato di turno prima, al potente di turno poi. Spesso, per non dire sempre, si tratta di problemi molto concreti di ambito locale: la scuola, la strada da rifare o da non fare, l’inceneritore, o la centrale.
In fondo è giusto, cosa a noi tutti tocca se non le cose che abbiamo intorno a noi? Cosa ci tocca dei problemi del mondo? Certo possiamo esserne preoccupati, umanamente solidali, talvolta possiamo anche provare a mandare qualche aiuto, ma alla fine la nostra vita è circoscritta ad un ambito ristretto di persone e di luoghi: i nostri luoghi. E chi più di noi, che vogliamo l’indipendenza del Veneto, non può capire questo atteggiamento? Noi prima di tutto ci curiamo, ci preoccupiamo, ci assumiamo l’onere, siamo responsabili di ciò che accade attorno a noi, per esempio i rifiuti di Verona, o del nostro paese di campagna o montagna che sia; non certo dei rifiuti di Napoli, che tuttavia ci fanno pagare lo stesso e sentire come se fossero un nostro problema.

Fin qui nulla di anormale, tutt’altro. Lo diventa, a mio parere, quando per un certo problema si inscena la “preghiera”. Essa è un atteggiamento supino, da suddito che lecca il piede del sovrano, non certo da cittadini sovrani. Ho osservato che spesso tale “preghiera” (manifestata come richiesta di “far qualcosa”) si associa ad una qualche forma di protesta di sfogo frustrato per qualche atto più o meno scandaloso perpetrato dai potenti di turno (che poi il turno non finisce mai) in modo arrogante ed irrispettoso dei “sudditi vacche da voti”, che però non centra niente con il problema in oggetto. Perché, appunto, in realtà è uno sfogo da frustrazione.

A questo punto molti lettori diranno, beh, è normale in periodo elettorale chiedere al candidato cosa farà. Si, certo, è normale in un sistema che considera gli elettori non sovrani, ma appunto vacche a cui mungere voti.

Ecco, con il pnv io credo che sia giunto il momento di fare un salto di qualità. Un salto per certi versi anche mentale, di mentalità. Non sarà facile, ma ne và del nostro futuro. Vogliamo continuare ad essere “vacche da voti” o vogliamo finalmente prendere il toro per le corna e diventare noi i VERI sovrani?

Se il pnv ha per missione, l’unica sua missione, quella di condurre i Veneti a poter esprimersi in un voto per l’autodeterminazione e la proclamazione dell’indipendenza, proprio per questa sua missione che consegna ai cittadini la VERA sovranità con un voto che rappresenta la pietra angolare da cui si diramano due percorsi della vita futura del nostro paese, della nostra nazione veneta, implicitamente allora il pnv è anche il promotore di un cambiamento radicale e profondo del come si imposta la politica del paese, dove il cittadino è socio della <“società per azioni della nazione veneta”, e come tale ha il DIRITTO di decidere su quello che succede A CASA SUA!
Direttamente.
Non rappresentativamente.

Il nostro obiettivo è quindi quello di eliminare la classe governante para-autocrata che guarda a se stessa e non guarda ai cittadini, rimettendo ai cittadini il diritto di raccogliersi liberamente per decretare la discussione e approvazione delle leggi che li riguardano.
Dobbiamo scrollarci di dosso quel modo di ragionare da sudditi, e PRENDERE l’INIZIATIVA.
Dobbiamo AGIRE e non restare passivi.
Dobbiamo assumere la consapevolezza di essere NOI I SOVRANI!

Si noti che io, affermando questo, non affermo anche che non possano esistere persone che i cittadini possono LIBERAMENTE eleggere a loro rappresentanti per le loro capacità di condurre le difese del gruppo che li ha eletti. Infatti talvolta ci sono materie complesse, trattative, conoscenze particolari. Allora, come un imputato può richiedere l’assistenza di un avvocato per la sua difesa, come un imprenditore può pagare un consulente per la cura dei suoi interessi, come una casalinga può chiedere l’assistenza di uno specialista per manutenere la sua casa; anche i cittadini possono nominare uno o più rappresentanti che conducano in loro nome la difesa dei loro interessi.

Tuttavia, capirete, questa è una condizione completamente diversa. Voi avete assunto il consulente politico, voi potrete licenziarlo in ogni momento e chiedergli conto del suo operato.
Ma il nodo cruciale sarà che il consulente politico NON potrà votare per voi: alla fine solo voi avrete l’ultima parola, e nessuno potrà scippare la vostra sovranità.

Allora, preparatevi, fate uno sforzo, ed orientatevi a fare questo salto di qualità: abbandonate le vesti del suddito, vestitevi da sovrani!

Claudio Ghiotto

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