Archive for month: Aprile, 2010

Òcio che i tòcia

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Giustizia Veneta, lo Spirito Veneto nelle leggi criminali della Repubblica

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsPar San Marco…

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Una sezione per l’indipendenza in ogni comune del Veneto

Caro socio e simpatizzante del Partito Nasional Veneto,

come potrai notare, continua senza sosta la nostra opera di informazione costante e di qualità: crediamo che grazie ad essa, con grande pazienza e tenacia, potremo reagire alla disinformazione dei mezzi di comunicazione in mano ai nemici del Veneto e creati solo ed unicamente per poterci derubare mantenendo il nostro Popolo nell’ignoranza.

Quest’opera si avvale del contributo intellettuale e politico di molte persone che sacrificano il proprio tempo libero, la propria famiglia, la propria tranquillità e mettono a disposizione le proprie risorse economiche per perseguire l’ideale dell’indipendenza del Veneto. Oggi, dopo le elezioni regionali, che sono state la prima pietra fondamentale su cui costruire un’alternativa di speranza per il nostro futuro, dobbiamo riuscire a fare un grande salto di qualità. Finora abbiamo privilegiato la comunicazione via internet, poiché era l’unico mezzo di informazione disponibile e accessibile con le poche risorse di cui disponevamo. Oggi le risorse economiche continuano ad essere poche, pochissime, ma nel frattempo è cresciuto e si è formato un primo gruppo di patrioti veneti che hanno iniziato una preziosa opera di diffusione del nostro progetto politico.

Abbiamo ora deciso di fare un altro grande passo, che prevede un ulteriore importante sforzo da parte di tutti noi.

Oggi nascono le prime sezioni comunali del Partito Nasional Veneto. Solo attraverso un radicamento territoriale concreto e visibile, potremo infatti farci conoscere da vicino, far capire ai veneti le nostre idee, farle crescere e convincerli dell’unica reale alternativa politica allo sfascio italico: l’indipendenza veneta.

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Può l’azienda manipolare la vita?

Intervista a Michela Marzano, intellettuale e filosofa.
Di Claudia Zanatta, giornalista e redattrice de “IlPiave”
Testata veneta indipendente ed internazionale di politica cultura attualità
Mandatario resp. : Gianluca Panto

La realizzazione personale attraverso il lavoro è l’imperativo della nostra società. Nell’era dell’ “impresa dal volto umano” e delle “carte etiche aziandali”, possono le moderne teorie del management condizionare in modo devastante la dimensione più intima della nostra esistenza? Ne è convinta Michela Marzano, autrice di “Estensione del dominio della manipolazione dall’azienda alla vita privata” (Mondadori), filosofa e ricercatrice presso il CNRS di Parigi, dove l’abbiamo incontrata per un approfondimento della sua feroce analisi dei meccanismi del mondo economico.

D. Da dove parte la sua ricerca?

R. Sono interessata alle caratteristiche del linguaggio. Ed ho osservato che negli ultimi decenni quello manageriale tende sempre più ad avere le caratteristiche dell’ambiguità e della contraddizione. Un tranello concettuale che consente ai manager di pretendere dai loro impiegati al tempo stesso autonomia e conformismo alla cultura aziendale, creatività e adesione ad obiettivi prefissati, specifiche competenze e continua flessibilità. In una parola: di sentirsi realizzati a livello personale aderendo ad ambiziosi obiettivi aziendali.

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Solo l’indipendenza ci salverà dallo statalismo leghista

Nascono le prime sezioni comunali del PNV

Ieri il ministro italiano per la “semplificazione” (sic!), il leghista Calderoli, ha presentato al quirinale una bozza di riforma istituzionale dello stato italiano. Al di là delle reazioni delle altre forze politiche, che maldigeriscono i lumbard che gonfiano il petto dopo il successo elettorale, la proposta a nostro avviso merita un minimo di esame e attenzione, dato che rappresenta la traduzione concreta dell’oggetto sociale della lega nord. Anzi no, perché quello è l’indipendenza (si veda l’art. 1 del loro statuto). Diciamo allora che il progetto istituzionale rivelato ieri costituisce il vero obiettivo politico leghista, anche se solo dichiarato.
Leggendo le anticipazioni disponibili emerge in realtà un quadro preoccupante. Già, estremamente preoccupante. Al punto che ci chiediamo se prima di presentare il documento, Calderoli l’abbia letto, perché ci pare impossibile che una forza politica che ha come oggetto sociale l’indipendenza del nord, che ha come obiettivo politico dichiarato il federalismo, poi, quando va a Roma in modo ufficiale, presenta un disegno di riforma costituzionale ispirato al centralismo più classico e ortodosso, quello francese.
Proprio la Francia, la nemica dei Popoli, è il Paese disegnato in quelle 20 pagine presentate ieri dal ministro verde padano che faticava a dissimulare un portamento storico, molto simile a quelli che si intravedono per esempio nelle foto in bianco e nero dei grandi statisti che siglano gli accordi di pace.
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I matti da legare siamo noi

Oggi il Gazzettino pubblica un’intervista al ministro leghista Calderoli che apparirebbe inquietante, o esilarante, a seconda dei punti di vista e se non fosse una fotografia reale della ricetta politica verde padana, che tutto unisce e tutto conserva.

Il ministro bergamasco ripropone il solito ritornello a veneti e friulani: nessuno osi dividere ciò che il padre Umberto ha unito, il cosiddetto nord, altresì noto come Padania, che altro non è se non il cemento dell’Italia unita.

In un delirio di onnipotenza, ma anche di realpolitik, il ministro dentista con i denti marci non esita nemmeno a bacchettare Luca Zaia, il neo-eletto  (a furor di Popolo Veneto) presidente del Veneto, reo di aver diviso le “truppe celtiche” federaliste che tutte assieme dovrebbero scendere a Roma a farla capitolare.

Nei confronti dei friulani passa poi senza mezzi termini alle minacce il simpatico ministro, che sarebbe anche un mattacchione da lega-re, se non fosse al governo e se non si esprimesse senza timore contro il nostro interesse politico nazionale veneto.

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Donne per l’Indipendenza Veneta – D.I.VE.

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsCare Amiche, cari…

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La morte delle Repubbliche e la loro rinascita: il caso di Ragusa

Suona in genere un poco retorico, ma lo studio del passato aiuta assai spesso la costruzione del presente, soprattutto quando questa coincide con la ri-costruzione, ancorché molto parziale, del passato stesso. Dalla mia amata Moneglia, piccola località sulla riviera di Levante, scrivo queste righe dopo aver letto un pregevole libro di Robin Harris, studioso inglese, dal titolo Storia e vita di Ragusa. Lo ha pubblicato, con significativo sforzo editoriale, un piccolo e benemerito editore di Treviso, Santi Quaranta. Un editore attento alla storia dei piccoli stati, che in contemporanea a questo volume ha dato alla luce anche un bellissimo libro sulla Baviera, forse il più antico stato d’Europa. La fine della piccola repubblica di Ragusa è una delle tante tragedie, per i piccoli Stati appunto, che si compiono nell’età napoleonica. Noi spesso ci concentriamo, ovviamente, su Venezia e Genova: ma pensiamo anche alle Province Unite, o appunto a Ragusa, che aveva una storia millenaria di libertà, cui pose fine il generale francese Marmont il 31 gennaio 1808. Fu la fine per il glorioso vessillo di San Biagio – l’equivalente del nostro San Marco – e non ostante ripetuti tentativi, la repubblica di Ragusa non rinacque più. Ora, i francesi erano ben consapevoli di quanto andavano facendo, con un significativo mix di spirito mafioso (vi dobbiamo proteggere) e arroganza data dall’essere, al momento, i più forti. Ecco quanto scriveva Talleyrand, il ministro degli esteri di Napoleone, a Raymond, console francese che si sarebbe insediato a Ragusa, il 23 maggio 1807 (Napoleone era allora al culmine del potere in Europa: dal 1808 inizierà il suo inesorabile declino, a partire dalle insorgenze spagnole):

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Non ci si può improvvisare svizzeri

Assodato il fatto che il Paradiso, sia quello terreno che (per chi, come me, non è religioso) quello ultraterreno, non esiste, esistono tuttavia diverse gradazioni di Inferno che possiamo riscontrare sulla Terra. Alcune gradazioni infernali statali sono così poco sulfuree che potrebbero essere un compromesso accettabile per chi, come me, proprio non si rassegna al fatto di vivere in un inferno statale come quello italiano. Per questo motivo mi tengo informato su quei stati che ritengo essere, a volte a torto e a volte a ragione, delle entità statali a bassa gradazione sulfurea.

Per fortuna alla spinta normalizzatrice e accentratrice degli statalisti mondiali si oppone una spinta uguale e contraria di chi invece difende con il coltello tra i denti le proprie libertà e il proprio diritto di essere diverso. Passi per i vari socialisti con le loro pulsioni dirigiste, purtroppo però anche molti liberali confondono il localismo isolazionista e no global con un sistema di piccole entità statali globalizzate, efficienti, non lontane dal cittadino e in concorrenza tra loro (e con territori concorrenti anche al loro interno). Globalizzazione, dal mio punto di vista, non significa entità super-statali lontane dal cittadino-suddito che impongono norme uguali a tutti ma libertà di circolazione di persone, merci e servizi unita alla frammentazione del potere politico. Ossia, detto semplicemente e sommariamente: più Svizzera e meno Unione Europea. Scusatemi ma preferirei vivere in un territorio nel quale i cittadini votano continuamente in referenda e il principio di sussidiarietà Comune-Cantone-Stato federale è un fatto tangibile e non metaforico come da noi. Se per localista intendete il fatto che voglio delegare il minimo possibile e che voglio decidere per me, beh, sì, lo ammetto: sono uno sporco localista.

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Watching PNV. Partito Nasional…

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