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ENNESIMA FREGATURA PER I VENETI

Manovra finanziaria: federalismo sui tagli e centralismo sui prelievi, siamo alle solite

Non sono passati che pochi giorni dall’articolo a doppia firma Pizzati-Boldrin che plaude alle previste misure finanziarie di Tremonti, e ciò non senza sorpresa, visto il libro scritto da Boldrin a proposito del fiscalista (non economista) itagliano e non senza concludere che comunque dette misure sono insufficienti per cavare l’Idaglia fuori del pantano dei suoi conti ammalorati ed irrecuperabili.

Diciamo che mi sono ben compiaciuto di essere segretario di un partito il cui Presidente scrive articoli a quattro mani con un blasonato economista americano di origine veneta, mica un mentecatto.
Bravo dunque Pizzati e se Boldrin se l’è preso sotto la sua protezione un motivo fondato ci sarà ben (anche se Lodovico non ha bisogno di presentazioni).
Quindi mi sono cullato per qualche giorno nel sogno che tutto sommato Tremonti la barra della baracca che bene o male ci contiene, la stava tenendo bene diritta e sulla rotta giusta.
Ma mi sbagliavo. Forse facevo meglio a dare retta agli aspetti più critici del loro articolo.

Mai fidarsi degli idagliani, a noi veneti ci hanno sempre fregato.
24 miliardi in due anni di manovra di cui oltre 10 (Formigoni ha detto il 45%) in capo alle regioni.
Ma come: il Veneto versa 70 miliardi, ne riceve 15 ( 9 alla regione e 6 ai comuni) e 35 in servizio statali di dubbia efficienza e questi concentrano i tagli proprio nella direzione sbagliata.
Bell’esempio di manovra: federalismo sui tagli e centralismo sui prelievi, siamo alle solite!

E con il beneplacito e l’approvazione del Presidente della regione Luca Zaia.
Egli tace, o approva tenendo un basso profilo, piccoli trafiletti ingenui nei giornali, sperando di arrivare in fondo senza troppi danni e con la complicità del bel tempo che invita alle spiaggie piuttosto che alle letture politiche.

Ci vogliono fregare un’altra volta. Che analisi possiamo fare di quanto succede ?
Da tecnico, ingegnere ed imprenditore non mi addentro troppo in complesse alchimie di analisi politica. Come l’A.D. di una impresa sento che nel meccanismo qualcosa non funziona e chiedo dati ai nostri esperti per decidere le contromisure. Qui entra cemento nei silos ma non esce produzione di calcestruzzo in quel reparto. Cosa succede dunque, forse qualcuno se lo vende sottobanco? Ce lo dovrebbe dire Zaia, ma lui tace, appunto.
Invito il capace Pizzati ad analizzare numericamente il danno causato alla nazione (veneta) Aspetto il suo dossier, ci dica cioè quanti soldi effettivamente ci taglieranno.
Di questi numeri, per strigliare la Lega silenziosa ne ha bisogno anche la Puppato, visto che i ragionieri della CGIA non mi sembra che ultimamente le abbiano prese tutte giuste, mentre cedo il campo a Busato che con la consueta maestria saprà poi picchiare il martello sull’incudine facendo fuoriscire il suono vibrante della verità con le sue frasi secche e lapidarie.

Io mi limito a poche cose, che la manovra mi dà spunto per rimarcare.
Credo che per l’ennessima volta si vogliano concentrare i tagli tra i virtuosi ma timidi veneti (e pochi altri), salvano i territori dove invece gli sprechi sono maggiori, ma i privilegiati più pericolosi politicamente.
Questa Idaglia non è riformabile, perchè il vari governi hanno ed avranno sempre bisogno comunque dei voti del sud per sostenersi. E non possono incidere su proprie aree di importante consenso elettorale.
Quindi per salvare i privilegiati anzidetti niente federalismo (ammesso che si possa chiamare così) perchè inattuabile e niente tagli alla spesa, se non fittizi.

Quanto ai voti del nord diciamo che un federalismo mancato o zoppo aprirebbe un altro fronte, quello della delusione settentrionale e quindi si innescherebbe una ulteriore instabilità e perdita di consenso.
Non resta che l’inganno, ovvero il federalismo ” a geometria variabile” zaiano ribattezzato più propriamente FFF come lo chiama la coppia Pizzati- Boldrin (Finto Federalismo Fiscale) cioè si cambia tutto per non cambiare niente.
L’ennesima fregatura per i veneti, e questa manovra ne è l’anteprima e la conferma.

Ora ditemi, c’è in giro ancora qualche veneto che non è indipendentista ? Ancora tanti.
Essere testardi è possibile, ma si può sempre cambiare idea, e visto che ” mala tempora currunt” sarà meglio attrezzarsi per difendere più direttamente i nostri interessi, magari iscrivendosi al PNV.

Gianluca Panto
segretario PNV

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