La Piscina Comunale Europea

di Lodovico Pizzati pubblicato sul blog noiseFromAmerika

In economia il Common Pool Problem si riferisce ad un bene posseduto in comune, dove ogni singolo proprietario non ha un incentivo a preservarlo, ma a sfruttarlo prima che lo faccia qualche altro proprietario. Bene, la piscina in questione è l’Unione Monetaria Europea (EMU), ossia la zona euro composta da 16 paesi qui elencati in ordine di dimensione del proprio mercato: Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda, Belgio, Grecia, Finlandia, Portogallo, Irlanda, Slovacchia, Lussemburgo, Slovenia, Cipro e Malta. L’EMU è un sottogruppo dell’Unione Europea (EU), la quale include anche Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, e otto paesi dell’Est Europeo. Inglesi, svedesi e danesi hanno optato per il mercato comune dell’EU, per via dei vantaggi dovuti al libero scambio di merci, persone e capitali, ma hanno invece rifiutato l’euro per mantenere la propria banca centrale e una politica monetaria domestica. Troppi piscioni in piscina comunale, avranno detto: meglio sguazzare nella propria vasca da bagno. Gli otto paesi dell’Est Europeo, invece, sono in fila fuori per accedere alla piscina comunale.

I proprietari della piscina sono i 16 bagnanti stessi, e per regolare periodicamente il livello del cloro hanno assunto un bagnino, la Banca Centrale Europea (ECB). Il bagnino non è il padrone della piscina, ma ha solo il mandato di mantenere un buon livello di igiene nell’acqua (controllare l’inflazione). Certo che in casi estremi può anche buttare cloro a secchiate, ma se l’acqua diventa marrone c’è poco da fare. I nostri bagnanti si erano anche dati delle regole igieniche ferree, perché non basta il bagnino con la politica monetaria, ma ognuno deve pensare alla propria politica fiscale, e quando scappa bisogna fare lo sforzo e la fatica di uscire dalla vasca, per l’igiene comune.

Ora, che sia per incontinenza o per prigrizia, la piscina comunale europea non è più quella di una volta. In un mio commento ieri avevo esagerato dicendo che con la crisi l’indebitamento medio della zona euro sarà aumentato quasi del 50%. Controllando i dati Eurostat e IMF, la media è salita da un rapporto debito/pil di 66% nel 2007, a oltre l’82% per il 2010. Con la crisi i paesi euro sono un quarto più indebitati di prima, in parte per il crollo del Pil al denominatore, e in parte per i famigerati stimulus plans. Il grafico qui sotto paragona il rapporto debito/pil per ogni paese dell’euro, prima e dopo la grande recessione:

Possiamo pensare al livello di indebitamento come al resoconto storico dell’igiene fiscale di un paese. Vediamo che prima della crisi, più della metà dei bagnanti avevano un rapporto debito/pil al di sotto del 60% di riferimento… non occorreva tanto cloro in piscina. Ora invece si sono tutti dati alla pazza gioia, con la Grecia che la fa addirittura dal bordo del trampolino. In questa situazione è comprensibile che il nostro bagnino questo weekend si sia presentato con due secchie di cloro in mano. Speriamo ancora che non le butti, e che sia tutto un bluff, ma di certo la politica monetaria è per forza influenzata dalle condizioni igieniche della propria area economica. Riguardando il grafico ora vediamo che i pesci fuor d’acqua sono i paesi al di sotto del 60% di debito/pil. Per il 2009 la Spagna era ancora sotto il 60%, ma con il deficit di quest’anno possiamo tranquillamente metterla nella maggioranza di piscioni. Cipro e Lussemburgo contano poco perché sono piccoli e spesso tacciati di essere solo dei paradisi fiscali. Slovenia e Slovacchia sono gli ultimi arrivati, e forse hanno le loro ragioni politiche per sopportare l’intorbidirsi della liquidità europea. Come pecora nera (o bianca?), come unico paese a doversi sentir scandalizzato dal comportamento mediterraneo degli altri bagnanti e del bagnino stesso, rimane solo la Finlandia. Si trova al di fuori del gruppo, e adesso dovrà subire una politica monetaria che forse è adeguata per il resto, ma non per la propria economia. Forse avevano ragione i cugini scandinavi (danesi e svedesi) a restarsene nella propria vasca da bagno.

Tornando al nostro bagnino, è naturale che adotti una politica monetaria più mediterranea da ora in poi. Una banca centrale ha un certo target di inflazione e crescita per la propria economia di riferimento, e il livello del debito pubblico influisce inevitabilmente, specie se sotto influenza politica. Più alto è il debito, più sensibile è il bilancio di un governo ai tassi di interesse. Per questo verrà esercitata più pressione sulla ECB per accettare un po’ più di inflazione (e svalutazione) in cambio di interessi più bassi sul debito. Il grafico qui sotto rappresenta il debito della zona euro (EMU e non EU) in valori assoluti. La torta ammonta a 7062625400000 (7 trilioni e 62 bilioni/miliardi) di euro nel 2009, ed è così ripartita:

Quasi tre quarti del debito pubblico della zona euro è targato Germania, Italia, Francia. Aggiungiamoci la Spagna e arriviamo ai 4/5 del totale. quando Francia e Germania avevano un debito/pil al di sotto del 60% ci si poteva aspettare un’ECB dura contro l’inflazione. Ora che Francia e Germania stanno rompendo la barriera dell’80% debito/pil, possiamo aspettarci un’ECB molto più mediterranea: una politica monetaria fatta più per l’Italia.

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