Chi vuole far fuori Brancher (e Calderoli e forse Zaia)

Una partita a scacchi tutta interna alla lega

Come nei migliori gialli, l’assassino politico di Brancher si nasconde tra i suoi migliori amici.
Il personaggio non è uno a caso. É infatti noto il suo ruolo cruciale che ha permesso alla lega di riprendersi dopo l’impasse finanziaria e anche politica del 2003-2005 a seguito del crollo della CrediEuronord.
Colpire Brancher oggi vuol dire soprattutto colpire Calderoli, che è legato a lui da presunte losche vicende di tangenti. A chiamarli in ballo è l’ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi. Fiorani ha affermato di aver dato 200.000 euro in una busta a Brancher, a margine di un incontro con il duo.
Mandare in galera Brancher vuol dire forse mandare in galera Calderoli e sicuramente mandarlo in prepensionamento politico anticipato.
E a deciderne la sorte è stato Bossi. Che prima ha dato il suo assenso al premier per la nomina di Brancher e poi ha fatto dietrofront (in accordo con Fini, che come al solito non capisce nulla di cose più grandi di lui).

E qui nasce la prima domanda sulla questione:
Perché Bossi oggi vuole buttar giù Calderoli, attraverso Brancher?

Il fatto ricorda molto la vicenda Miglio. Miglio era in predicato di diventare ministro per le riforme istituzionali. E il suo progetto politico lo aveva presentato pubblicamente nel 1993 a Bologna in un famoso congresso della lega. Fatto sta che la sua nomina a ministro data per certa fu bocciata all’ultimo minuto proprio dal senatur, che gli preferì lo steward Speroni, classificando Miglio, con il suo solito stile impeccabile, come “una scoreggia nello spazio”. E affossando così ogni speranza di riforma dello stato italico.

Oggi se c’è un effetto politico della vicenda Brancher-Calderoli è proprio questo: bloccare i decreti attuativi del falso federalismo fiscale (FFF) e riposizionare la lega su un fronte più di lotta. Il problema per la lega è proprio che essa vive della finta battaglia federalista: se per qualche motivo essa fosse portata a termine, anche con la burla dell’FFF, la lega di fatto terminerebbe di aver senso politico.

Oggi Calderoli, grazie al lavoro del prof. Luca Antonini, docente di Diritto costituzionale all’Università di Padova, è impegnato a trovare tra le pieghe delle proprietà statali e delle funzioni statali ciò che è, più o meno immediatamente, alienabile a favore delle Regioni. Tali funzioni dovevano costituire il succo dei decreti attuativi del FFF e della teoria interpretativa che il nuovo governo avrebbe dovuto seguire nel dare concreta applicazione al Titolo V della Costituzione.

Al di là della condivisibilità di tale visione politica, è certo che il prossimo probabile sacrificio di Calderoli porterà con sé anche l’abbandono di tale strategia da parte della lega.

E nel momento in cui un sondaggio della SWG testimonia che il 61% degli abitanti del nord sono a favore dell’indipendenza, Bossi sa bene che tale battaglia non può condurla da Roma, dove il terreno è sempre più instabile a causa dell’attacco concentrico al governo e che rischia di sfuggirgli di mano la leva di comando, soprattutto quella interna alla lega, la più importante.

Ecco allora che un secondo scenario si apre. Sappiamo bene infatti che Brancher ha svolto (e svolge) un altro ruolo politico fondamentale. Egli è stato ed è l’architetto che ha saputo disegnare il nuovo equilibrio politico in Veneto, portando alla defenestrazione di Galan e alla consacrazione di Zaia a governatore del Veneto.

Ed ecco quindi emergere un secondo interrogativo:
Perché Bossi vuole mettere in difficoltà Zaia, eliminando Brancher, il suo collegamento diretto con il premier?

Bossi non può assolutamente permettersi oggi di lasciare in mano a Zaia il pallino strategico della lega. Il sacrificio di Calderoli gli permette di tornare ad agitare l’ascia (ovviamente di gommapiuma) della secessione e di portare i governatori del nord sotto le sue ali.

E l’abbandono di Brancher significa l’isolamento politico di Zaia come uomo super partes tra lega e pdl in Veneto, facendolo di fatto rientrare pienamente sotto il controllo politico della lega e di Bossi.

Zaia è caduto nella stessa trappola tesa a Comencini più di 10 anni fa. Troppe interviste televisive, troppo spazio politico autonomo, prima del tempo. Oggi il suo capo gli sta tagliando i fili della ragnatela che egli stava tessendo. L’unica ragnatela per il governatore del Veneto è solo quella della lega.

Ecco spiegato perché oggi il segretario della lega con il sacrificio di Brancher ottiene due piccioni con una fava.

Ora dovrebbe essere chiaro a tutti che la partita a scacchi romana si gioca con regole truccate e che l’indipendenza del Veneto è l’unica soluzione politica che ci resta.

Binbari deła buxa

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