Intervista al nuovo segretario PNV

Gianluca Panto è stato eletto nuovo segretario del Partito Nasional Veneto.

I nostri complimenti. Quali sono i passi che hanno portato all’elezione:

Gianluca Busato, il precedente segretario ha scelto di fare un passo indietro. Lui resta nel direttivo, ma ha ritenuto che la sua presenza potesse essere troppo predominante per una organizzazione che ha bisogno di crescere.
Un atto di responsabilità di una persona che stimo.

Vi siete presentati alle elezioni regionali con voi candidato presidente.

I risultati elettorali medi del Veneto sono stati al di sotto delle nostre aspettative, eccetto la provincia di Treviso e di Venezia.
Nella prima, nella quale risiedo,ho avuto alcune centinaia di preferenze personali ed in una decina di comuni ci siamo attestati intorno al 1%.
Un risultato incoraggiante, che ha portato l’assemblea ad individuare in me la persona più rappresentativa al momento.

Come ne esce l’indipendentismo veneto da queste elezioni.

Voti non tanti ma la partecipazione elettorale è stata importante. Vede, la nostra presenza è stata  equivalente ad un manifesto. A qualcuno sarà sembrata una sconfitta. Ma noi abbiamo una strategia.
Ci siamo presentati agli elettori con un messaggio forte, come per dire “eccoci”, ora anche in Veneto esiste un movimento indipendentista alla stregua di altre nazione europee, quali Catalogna, Scozia, Fiandre.
Finalmente la gente ha potuto conoscerci e adesso può scegliere.
Presto credo ci darà maggiore fiducia, con calma e senza fretta, ma consideri che è un processo inevitabile, verso cui tende l’Europa, quello dell’autogoverno delle nazioni.

Come sarà contraddistinta la vostra gestione?

Il mio programma vuole essere all’insegna della continuità e rispetterò il percorso ispirato dallo spirito indipendentista tracciato dai soci fondatori, quindi nessun legame od alleanze con partiti italianisti ne ora ne mai. Collaboreremo solo con movimenti o candidati che accetteranno e si dichiareranno favorevoli alla costituzione di uno Stato Veneto indipendente, con serietà, all’insegna della non violenza ed attraverso un processo legale e democratico.

Non è una posizione un pò troppo intransigente?

Non ci interessa raccattare qualche poltroncina di rincalzo in comuni e provincie.
La nostra azione ha ampio respiro e punta a diventare una delle forze di riferimento in Veneto nel giro di un periodo che non ha scadenze a breve ma almeno nel medio termine.
Guardi le Fiandre, hanno visto la nascita del loro partito indipendentista moderno come noi nel 2001 e ora sono al governo del Belgio.
Questa coerenza ci premierà, d’altro canto i temi semplicemente autonomisti hanno fatto il proprio tempo e sono in procinto di segnare il passo.
Noi siamo ancora molto piccoli ma possiamo solo crescere, e lo vediamo ogni giorno.

Hanno detto siete quattro gatti.

Non credo proprio, quanto a militanti non temiamo confronti, anzi è proprio uno dei nostri punti di forza, noi siamo in tanti. Attualmente la nostra forza è sicuramente sottorappresentata.
E questo vale anche a livello direttivo, questo non è un partito “one man company” basato sulla mia persona, siamo intercambiabili e ci sono numerosi altri elementi.
Busato, appunto, Pizzati e altri che stanno crescendo.

E con i Veneti, l’altro partito indipendentista?

I rapporti si stanno consolidando, anzi direi che sono molto buoni.
Questo potrebbe forse portare ad una fusione o per lo meno ad una serie di alleanze elettorali. Loro sono effettivamente indipendentisti come noi, quindi avanti tutta.

Loro che organizzazione possono vantare?

Sono tanti quanti noi, quindi la forza territoriale automaticamente raddoppierebbe, noi forti a Treviso e Venezia, loro a Padova e Vicenza.
Senza contare che a Verona stiamo bene entrambi.

Siete di destra o di sinistra?

Siamo trasversali, l’unione fa la forza, oggi non possiamo permetterci il lusso di perderci in questi meandri. La situazione economica è grave e prima ne usciamo dall’Italia meglio è, tanto così ogni giorno che passa è solo uno stillicidio per noi veneti, una perdita di tempo e di risorse, nostre ovviamente.
Come quando la borsa crolla si deve vendere subito. Se posso fare una battuta ” stop loss Italia”.

Ma non le sembra fantascienza?

Provi ad intervistare un cittadine di Belino Est nel 1989, l’anno prima della caduta del muro. Od con un cittadino ex-yugoslavo. Tutto sembrava immutabile, ma tutto è cambiato, successe allora, succederà di nuovo.
Oggi noi siamo nella Yugo-Italia. Un bel giorno finirà.

Quindi diventeremo indipendenti?

Di sicuro.

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