Archive for month: luglio, 2010

Dalla parte del diavolo

In molte occasioni sentiamo lamentele da parte delle persone per come viene condotta la politica. In genere non c’è un obiettivo puntato su qualche cosa di definito, ma genericamente si considera la cosa pubblica, cioè il contenitore governativo e statale, e i politici che vengono reiteratamente ritenuti i responsabili di tutte le disgrazie. Di solito si fa sempre bella figura a schierarsi con la massa. Prendersela contro i politici, in Italia, ma forse anche in USA come qualche altro posto, è un’operazione coperta da franchigia a cui tutti partecipano allegramente. Beppe Grillo per esempio è uno esperto in questo sport. Io però ho deciso di schierarmi con il “diavolo”, perché ritengo colpevoli gli altri. Non solo, ma nelle condizioni in cui siamo e con il comportamento tenuto dai cittadini, mi viene anche da pensare che i politicanti di professione fanno bene a fare gli affari loro truffando spudoratamente gli elettori.

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Lettera da Vienna agli amici delle scienze (e dei piccoli stati)

IST, Institute for Science and Technology Austria

IST, Institute for Science and Technology Austria

Uno dei modelli per la Venetia libera, oltre alla Svizzera, alla Slovenia, e a numerosi altri, è senz’altro l’Austria. Poco più di otto milioni di abitanti, un reddito medio assai alto, una tassazione non vampiresca (ma neppur troppo dolce), l’Austria è un paese che dalla fine della seconda guerra mondiale non ha mai smesso di rinnovarsi, e di produrre, tra l’altro, ottima ricerca scientifica e umanistica. Poiché è questo il settore in cui lavoro, non posso che rimanere stupito, ad esempio, dalla politica aggressiva dell’Università di Vienna, un’istituzione risalente al Quattrocento, che in questi mesi sta reclutando, attraverso annunci sulle principali riviste internazionali, un numero altissimo di docenti in tutti i settori del sapere (compresa l’Etruscologia e le Antichità Italiche, per gioia postuma di Muratori). In modo molto equo, non si richiede ai neo-assunti di insegnare in tedesco immediatamente, ma si lascia loro tre anni per apprendere la lingua di Goethe, e parlarla, magari non come il grande scrittore di Francoforte, per comunicare ed insegnare. Ma quel che mi ha veramente colpito, e mi ci sono imbattuto del tutto casualmente, è il recentissimo (2008) IST, Institute for Science and Technology Austria (www.ist.ac.at), che segnalo, tra l’altro, a tutti i giovani scienziati della Venetia, anche se certamente ne avranno sentito parlare. Read more

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La riforma anti bamboccioni

Tólto da noiseFromAmerika.org

Una riforma strutturale per l’istruzione: riduciamo le scuole superiori da 5 a 4 anni e aumentiamo il triennio universitario di un anno. Al contrario di un secolo fa, oggi all’università ci vanno quasi tutti. E’ più economico e socialmente utile trasferire il tredicesimo anno didattico dalle superiori all’università. Così fa la maggior parte dei paesi occidentali.

Faccio parte di quella piccola percentuale della popolazione che, nel mio caso ormai 20 anni fa, ha avuto l’opportunità di frequentare un anno di superiori all’estero. Dopo tre anni di liceo a Valdagno ho completato il mio quarto anno di superiori in America. Tra gli exchange students sono uno di quei rari casi che ha poi optato per rimanere negli Stati Uniti iscrivendomi direttamente all’università. Rinunciavo ad un anno di comodità domestiche (lava, stira, colazione-pranzo-cena gratis) in cambio di mense universitarie, lavaggi automatici e camicie stropicciate… per fortuna era il periodo grunge. In compenso evitavo l’esame di maturità e il recupero di un anno perso di latino, per immergermi nella vita universitaria un anno prima dei miei coetanei valdagnesi. Ne è valsa decisamente la pena, ma come preparazione accademica non credo ci sia stata una gran differenza. Il college americano inizia con dei requirements generici (lettere, lingue, scienze, matematica) per tutte le discipline, e questo in qualche modo può essere paragonabile ad un quinto anno di liceo. Così 4 anni di high-school più 4 anni di college statunitensi possono essere equiparati con 5 anni di superiori più 3 anni di triennale italiani. Perlomeno come anni di studio i due sistemi si equivalgono, mentre per quanto riguarda la qualità non è l’obiettivo di questo articolo paragonare il curriculum didattico dei due paesi dato che esiste anche una grande varianza all’interno dei paesi stessi. In questo articolo estivo ci si domanda invece cosa cambierebbe se il sistema scolastico italico adottasse il 4+4 americano.  È una analisi back-of-the-envelope che si focalizza sulle implicazioni economiche per un paese con i conti pubblici in crisi, e dove l’istruzione è quasi totalmente a carico dello stato. Read more

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A vojo proprio vedare !

*Premessa*

Scrivo da semplice  cittadino. Dimenticherò per una volta di essere orgogliosamente membro di un partito politico ritenuto piccolo dai “ politicanti veneti” solo per paura delle sue idee, un partito da “prefisso telefonico”, snobbato dalla stampa ignorante e servizievole ma l’unico partito che mette i Veneti ed il Veneto al centro del proprio impegno al centro di una scelta che parte dalla gente, che parte dal Popolo Veneto e guarda al futuro della nostra Terra. Un futuro che ha solide radici storiche dimenticate e contraffatte da chi ha voluto riscrivere una storia che non c’è. Tacendo fatti e soprusi patiti da un popolo la cui storia gloriosa di oltre milletrecento anni è stata contraffatta a uso e consumo degli storiografie dei politici massoni italioti.

L’anno scorso rimbalzavano su Youtube le terribili immagini di Vallà di Riese Pio X. Il nostro partito ha più volte espresso grande solidarietà alle popolazioni colpite dal tornado che ha provocato 36 milioni di euro di danni ma ancor peggio ha lasciato indelebile la ferita in tutti i cittadini duramente colpiti, le paure che riemergono poi ad ogni temporale,  il cuore in gola che rimbalza ad ogni folata di vento per paura che tornino davanti agli occhi quelle scene che tutti vogliono dimenticare. Chi ha vissuto quei momenti non li dimenticherà mai più. Ma ancor peggio del tornado hanno fatto quei politici, tanti, troppi che nell’imminenza del disastro sono corsi a Vallà per pura vanità mediatica promettendo impegno e soldi per ricostruire, promesse che al sig. ZAIA LUCA, allora Ministro dell’ Agricoltura,  sono servite  da cassa di risonanza nel momento  della sua investitura a candidato governatore del eVeneto per le elezioni 2010. Una sovraesposizione mediatica che ha non ha portato Ma nulla di quanto promesso è stato fatto. Di soldi ne sono arrivati solo in parte (10 milioni su 36  e chissà se arriveranno mai tutti) e chi ha fatto le promesse se le è rimangiate come è normale in un paese delle smentite e delle querele.

Dopo un anno anch’io ho vissuto le stesse cose.

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Il degrado di Venezia, nel disinteresse italiano

Fregio staccatosi da Palazzo Gussoni-Algarotti

Fregio staccatosi da Palazzo Gussoni-Algarotti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera ricevuta da un nostro lettore, che spiega bene come le istituzioni pubbliche veneziane e italiane non diano certo un bell’esempio di civismo e tutela del nostro patrimonio artistico secolare. L’indipendenza del Veneto ci serve anche per tutelare la nostra cultura.

Questo pomeriggio (26 luglio 2010, ndr), sulla facciata di Palazzo Gussoni-Algarotti (civico Castello 5601) che da sul Rio della Fava, era appoggiato sul davanzale un frammento di pietra d’Istria, corrispondente ad una porzione della decorazione di una finestra.

La finestra corrisponde a quella a destra dalla porta d’acqua, vedendo il prospetto acqueo è la prima a destra.

L’edificio del secolo XV è vincolato dalla Soprintendenza ed è uno degli esempi più interessanti di edilizia civile rinascimentale della città.

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Sempre a proposito di scritte monolingua e becero nazionalismo

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsRiceviamo e volentieri…

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Montecchio Maggiore 25 Luglio 2010

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsLa ciminiera che…

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Südtirol ist die Unabhängigkeit von Italien ist gerecht und heilig

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsDie italischen…

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South Tyrol’s independence from Italy is just and sacrosanct

The Italic state raises bullies a territory that culturally does not own.

In this hot summer there are shameful episodes that are giving proof of Italy’s intollerant nature.
Unfortunately this country burdened by an extreme economic, financial and moral crisis – probably to hide its own decline and incapacity to stay unified – is starting a sort of aggressive politics against one of its ethnic minorities historically present in its territories which have been subject to italian military invasion, but that culturally they have always been foreign.
Today we hear these absurd, unmotivated, pretestuous and despicable words by an obscure and insignificant minister of the Roman government, that paradoxically should have the responsibility of regional affairs, one of many that take care aimlessly of this pseudo federalism. We say ‘should’, because there is nothing of certain of the duties assigned by Italian governments. This Mr. Fitto today has blasted that “in South Tyrol, the 36 thousand signs in the mountains that are written in german language must disappear.” In 60 days. And if this will not be done by Bozen’s province, it will be Rome doing it. By the way, these signs are made by local non-profit organizations and not by the public administration.
This words of an unreasonable and unusual violance gives shivers and remind us of those of 80-90 years ago of cavaliere Benito Mussolini that applied himself so hard to force italianization of South Tyrol.
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È giusto e sacrosanto che il Sud Tirolo diventi al più presto libero e indipendente dall’Italia

Lo stato italico fa la voce grossa contro un territorio che culturalmente non gli appartiene

In questa calda estate ci sono episodi vergognosi che stanno dando dimostrazione della natura intollerante dell’Italia.
Purtroppo questo stato in gravissima crisi economica, finanziaria e morale – probabilmente per nascondere il proprio declino e incapacità di restare unito – sta iniziando una sorta di politica aggressiva contro le minoranze etniche presenti storicamente in territori che sono stati oggetto di invasione militare italiana, ma che culturalmente ne sono sempre stati estranei.

Sono di oggi le parole assurde, immotivate, pretestuose e gravissime di un oscuro e insignificante ministro del governo romano, che paradossalmente avrebbe una delega agli affari regionali, uno dei tanti insomma ad occuparsi a vanvera di presunto federalismo. Usiamo il condizionale, perché nulla vi è di meno certo delle deleghe dei governi tricoloriti. Questo signor Fitto oggi ha tuonato che «in Alto Adige, i 36 mila cartelli in montagna scritti in lingua tedesca devono sparire». In 60 giorni. E se non lo farà la provincia autonoma di Bolzano, lo farà Roma. Tra l’altro questi cartelli sono ad opera di organizzazioni volontarie e solidaristiche locali e non della pubblica amministrazione.

Tali parole di inusitata e irragionevole violenza fanno rabbrividire e riportano alla memoria quelle di 80-90 anni fa del cavaliere Benito Mussolini che tanto impegno profuse nell’italianizzazione forzata del Sud Tirolo.

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