20 Luglio 1969

Eh si, è giusto ricordare un passato della *nostra* storia che è stato mistificato, ma c’è anche un’altra storia, una storia un po’ più asettica e che ci porta al tempo stesso a guardare al futuro. Il 20 Luglio del 1969 posava le sue zampe sulla Luna l’Apollo 11. Un fatto così straordinario che ancora oggi lascia molti perplessi e dubbiosi sulla verità di quei fatti lontani.

Quello che pochi sanno è che con le missioni Apollo dagli USA partì una evoluzione non solo tecnologica ma anche culturale epocale, la cui scia ci sta toccando ancora oggi.  Leggendo questo testo infatti sfiorate quella scia, che come il rumore lasciato dal Big Bang, ancora oggi ci trascina: in fondo non leggereste questo testo se quella volta non fosse stato fatto quello sforzo. Se a quel tempo non fosse stato commissionato al MIT di costruire l’AGC, un computer che guidò le missioni Apollo, e che insieme a molte altre macchine di calcolo e alla stessa posa della prima linea, avvenuta proprio nel 1969, che sarebbe in seguito diventata DARPA e poi ARPANET fino all’odierna Internet. Una spinta propulsiva che tra i tanti indusse due studenti un po’ venturieri e un po’ più interessati agli affari (e ad arraffare) piuttosto che studiare a costruire i primi personal computer.

Il computer con cui gli astronauti raggiunsero la Luna (lo vedete nella foto in alto)  era infinitamente più modesto di qualsiasi macchina che usiamo oggi, senza la cui potenza, che consuma mediamente almeno 150 wattora di energia, una qualsiasi impiegata non si sognerebbe nemmeno di scrivere una lettera.

Il BlockII, così si chiamava il computer di guida usato nell’Apollo 11, aveva caratteristiche incredibili se confrontate con una normale macchina odierna:

confronto memoria (MB) memoria programmi
e sistema
velocità (MHz) consumo (Watt)
BlockII 0,0039 0,0625 2048 70
moderno PC 500000 80000000 6400000 170

Aveva in sé il prototipo di soluzioni che solo decenni dopo trovarono applicazione nelle più sofisticate macchine industriali. La memoria (visibile in basso nella foto) era realizzata A MANO da delle pazienti signore che tessevano tutti quei filetti microscopici, anzi tutto il computer era collegato con fili e poi inglobato in resina epossidica, quel tipo di resina che solo negli anni recenti troviano normalmente al supermercato con quei formati a doppio tubetto.

Fu uno slancio straordinario, e guardando indietro nel tempo, lo è stato come lo fu l’epoca del Rinascimento. Anche quel periodo, il cui slancio partì dalla Toscana e dalla Venezia via via coinvolgendo tutti gli stati compresi tra l’Umbria e la Baviera per poi spandersi in tutta Europa, fu il prototipo che apportò la trasformazione del mondo verso quella che in un paio di secoli divenne la rivoluzione industriale che a ben guardare non fu altro che un “rimbalzo” di quello che fu lo slancio di idee, scoperte e tecnologie la cui genesi và trovata in quel Rinascimento.

Allora fu una certa concezione del prodotto ma soprattutto delle macchine ed i procedimenti con il quale veniva fabbricato che spinse alla ricerca di automatismi e tecniche che nel giro di un paio di secoli rivoluzionò il mondo; così nel 1969 fu una certa concezione dello sviluppo dell’elettronica e la possibilità di eseguire il calcolo automatico emulando alcune delle capacità che presto sarebbero state definite “intelligenti” a spingere nella ricerca che rivoluzionò ancora una volta il mondo con una ventata di tecnologie.

Tempi di qualche secolo sembrano dividere questi momenti catartici, ma non è escluso che qualche cosa di nuovo possa emergere in tempì più brevi. Di certo a guidare questi momenti sono trasformazioni dell’intera società, che come una fenice prima si brucia per poi rinascere (…sotto la spinta del fuoco?)

E tornando alla nostra storia, quella della vittoria di Lissa con Tegetthoff, allora le navi di legno riuscirono grazie all’abilità e al coraggio dei loro uomini a sconfiggere le navi di ferro, dunque più avanzate tecnologicamente. Anche allora la spinta dell’evoluzione tecnologica iniziata con il Rinascimento stava portando un ulteriore sviluppo nella realizzazione delle navi da guerra. Una lezione da imparare due volte perché non basta copiare una tecnologia per diventarne padroni, e neppure esserne meri utenti.

Claudio G.

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