Furto TV e federalismo all’amatriciana

Questa sera ho potuto finalmente capire meglio la situazione della cosidetta “legge bavaglio”, grazie all’intervista fatta al suo editore, Filippo Jannacopulos, da Rete Veneta.

Senza fare discorsi roboanti, con chiarezza e precisione, tipica del linguaggio dell’ingegnere è stato chiarito in circa 40 secondi tutto il trucco della norma italiana, che infrange la stessa legge italiana. Gioco delle tre carte? Si, gioco all’italiana.

A beneficio dei lettori riporto un riepilogo per spiegare bene cosa accade. Per il nodo della materia in contestazione mi baso sulle parole dell’ingegner Jannacopulos, e vi aggiungo delle altre informazioni che ho reperito e che ho collegato.

Frequenze, un bene finito

Le frequenze sono un bene finito nel senso che per una data area non è possibile utilizzare una certa frequenza per trasmettere dei segnali diversi da parte di due entità senza che essi interferiscano, causando l’intelleggibilità del segnale e quindi l’impossibilità di fruirne. Per le trasmissioni televisive analogiche fu definito un certo intervallo di frequenze utilizzabili per questo fine. Poiché una singola trasmissione televisiva richiede un certo margine sulla freqenza utilizzata, l’intervallo di frequenze sopracitato permette un numero preciso e limitato di sottointervalli di frequenze, chiamati canali (analogici), che sono le “frequenze” di cui sentite parlare in questi giorni.

Digitale e analogico

Una trasmissione analogica trasmette in modo molto meno efficiente l’informazione video e audio rispetto una trasmissione digitale. Come detto sopra un canale analogico occupa un certo margine (7MHz circa), se allora noi utilizziamo questo spazio per trasmettere in digitale, poiché ogni canale digitale occupa a seconda della qualità del video da un quarto ad un ottavo di quello spazio, risulta evidente che per ciascun canale analogico è possibile trasmettere un certo numero di canali digitali (da 4 a 6 o anche 8 se per bassa definizione -per i telefonini per esempio-).

Quante sono le frequenze?

Già molti anni fa furono decise un certo numero di frequenze per uso televisivo, consentendo fino ad un totale di 58 canali (analogici). Alcuni di questi canali nella versione digitale sono riservati (o non adatti a trasmettere segnali video di qualità), pertanto ne restano 55. Restano cioè 55 frequenze disponibili.

Quanti sono i canali digitali?

Su queste 55 frequenze si possono trasmettere quindi circa 200 canali digitali di media definizione HD (di più se in definizione standard SD o bassa definizione LD). C’è un problema però. In base allo standard stabilito, l’emissione di questi 4…6 canali digitali è inserita dentro una sola frequenza. Siccome una frequenza può essere generata da una singola apparecchiatura di trasmissione, risulta evidente che non è possibile spartirsi due canali digitali tra due diverse emittenti. In pratica una emittente potrà trasmettere più canali, ma resta la stessa emittente. Due emittenti diverse che fossero costrette ad utilizzare la stessa frequenza (anche se su canali digitali diversi) sarebbero di fatto impossibilitate a farlo.

Lo spazio

Le emissioni radiotelevisive possono essere irraggiate solo da una emittente per una certa area. Le aree circondate da montagne sono naturalmente limitate ma anche protette da interferenze esterne. Una emittente in una valle non potrà disturbare fuori valle, e non sarà disturbata nella valle dalle emittenti esterne alla valle.

Negli spazi aperti le onde invece viaggiano indisturbate. Accade allora che nella costa le emissioni delle tv croate e slovene possano arrivare e viceversa le emissioni venete e friulane raggiungere le coste croate e slovene, creando problemi di interferenze.

La suddivisione

In sede ONU, nel 2006, fu stabilito che di queste 55 frequenze, 27 andassero spartite tra Croazia e Slovenia, e 27 all’Italia. Non so bene della cinquantacinquesima, ma non è così importante.

La “legge bavaglio”

Le reti “nazionali” cioè quelle italiane si sono prese tutte le 27 frequenze assegnate all’Italia, ipotizzando di lasciare alle tv locali le altre 27 frequenze che però sono di competenza di Slovenia e Croazia, che già hanno messo le mani avanti dicendo “che voi italiani non facciate come il solito di imbrogliare sugli accordi internazionali”.

Notare che “voi italiani” siete voi che leggete: siete voi quelli sospettati di esser pronti a fare i soliti furbastri imbroglioni!

Ecco finalmente chiarita la questione dell’appropriazione indebita perpetrata dal governo italiano in violazione della sua stessa legge che stabiliva un terzo riservato alle tv locali (ovvero su 27 frequenze, 9 al Veneto)  Inoltre su queste 9 frequenze occorrerà fare i conti con qualche cosa che arriverà da Lombardia e Romagna (e Friuli anche se qui il problema è meno importante visto che diverse tv venete sono anche tv friulane), dove chi vive al confine avrà buone probabilità di non ricevere né le une né le altre se interferiranno.

Nove frequenze sono nove emittenti, questo è quello che era stato concesso al Veneto. Nove emittenti che potrebbero trasmettere 36 canali digitali. Possiamo anche immaginare che i gruppi con più tv useranno una frequenza e su questa instraderanno più canali digitali, ma è anche probabile che si vogliano tenere tutte le frequenze e far loro da carrier per altre eventuali nuove tv (senza frequenza). Un po’ come essere in affitto. Una cosa un po’ scomoda per il pluralismo dell’informazione.

Tuttavia se Mediaset, La7, Rai, TeleCapri, e altre tv “nazionali” occuperanno tutte le 27 frequenze, non ci sarà più spazio per le tv venete che dovranno chiudere oppure fare i pirati e trasmettere sulle frequenze di competenza di Croazia e Slovenia (come ipotizzato truffaldinamente dal governo italiano, mi chiedo se faranno pure pagare la licenza).

Questa sera su Antenna3 un dibattito intitolato “impresa federalismo” ed incentrato ovviamente su questo tema, aveva come ospiti Thomas Panto, Luca Zaia ed il direttore del Corriere del Veneto. Il titolo era azzeccato, ma non mi pare che in fondo gli ospiti lo abbiano ben sviscerato nella sua essenza più profonda.

In realtà di quale federalismo stiamo parlando se una regione mendica ed anzi viene scippata del SUO spazio etere? Di che federalismo si parla se addirittura viene calpestata una materia, le telecomunicazioni, che a norma costituzionale è riservata alle regioni e continuamente ignorata?

La verità è che i veneti stanno dimostrando ancora una volta di essere incapaci. La mediazione è cosa utile quando occasionalmente occorre trovare un compromesso, e ottenere un mediocre guadagno piuttosto di una cocente sconfitta. Ma la mediazione ad oltranza che produce continue perdite, io la chiamo assenza di palle.

Tra gli SMS arrivati durante la trasmissione di A3 (una delle ultime?) ve ne era più di uno che puntava il dito su Zaia. Mi sia permesso di spezzare una lancia in suo favore, per ritorcerla contro il popolo, che è sciocco per non dire ingenuo a pensare e pretendere che un uomo, un solo uomo, solo perché nominato governatore (che parolona!) possa essere capace di fare qualche cosa. Certo, se Zaia avesse un po’ di coglioni da dire “cittadini, questo è inaccettabile, e vi chiedo di andare tutti in piazza a sostenermi” sarebbe meglio. Ma c’è anche da chiedersi quanti di questi concittadini seguirebbero un simile invito. La titubanza di molti politici, ho potuto constatare, è determinata dalla inedia politica della popolazione. I politici diffidano di un popolo di muli, che potrebbe abbandonarli se si lanciassero in azioni forti. L’esempio estremo lo si vide con l’assalto al campanile, dove i veneziani (…gli stessi di Daniele Manin?) rimasero là impalati a domandarsi, magari ridacchiando, cossa faxesse coei disparà in sima el campanil, con il primo cittadino a grattarsi la barba e pensare…   Anch’io sono annoverato tra i pensatori, ma quando sei sul campo devi solo agire.
Se la popolazione fosse più “vikinga” non ci troveremmo nella situazione in cui siamo.

Ma il punto è che, nonostante tutto, sulle vie eppure sventola bandiera tricolorata…

Claudio G.

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