Archive for month: novembre, 2010

Veneti alluvionati presi in giro dall’Italia: un’ingiustizia che da sola vale l’indipendenza.

In questa settimana ne stanno capitando di tutti i colori. Sono così tanti e tanto clamorosi gli avvenimenti italici che si fa fatica a metterli in scala di importanza.

Non si capisce se è più grave che Wikileaks abbia rivelato al mondo che Berlusconi, il capo del governo italiano, è considerato un vecchio inetto pruriginoso e portavoce di Putin  dalla più importante rappresentante diplomatica americana in Europa, oppure che i titoli di stato tricolori traballino sull’orlo del precipizio della bancarotta di stato. Nel bel mezzo ovviamente di una crisi di governo strisciante e di proteste studentesche manipolate dalla sinistra statalista.

Ecco, per noi veneti però la notizia più grave è un’altra. Sembra una barzelletta, ma non lo è.

È la proroga di 10-giorni-10 per il pagamento delle tasse, anzi dell’anticipo delle imposte, per 3.000 aziende venete alluvionate. Anticipo delle imposte, sembra un residuato del feudalesimo, ma è la condizione normale del peggiore inferno fiscale del mondo occidentale e non solo.

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Alessio Morosin (Veneto Stato): “Zaia, poveretto, bravo ragazzo… ma non decide nulla”

Basta Italia, Veneto Stato!

Basta Italia, Veneto Stato!
L’avvocato Alessio Morosin di Veneto Stato spiega ad Antenna 3 dell’inadeguatezza della Lega che ritarda apposta il suo “federalismo” (una banale omologazione dei costi regionali) e che boccia la sospensione dell’IRPEF per gli alluvionati.
“Zaia, poveretto, bravo ragazzo… ma non decide nulla”

prima parte

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L’Università: crisi e modelli per la Venetia del futuro

Il futuro ministro dell’Università della Venetia libera, che con un pizzico di nostalgia per la Serenissima vorrei si chiamasse Provveditore agli Studi (ministro ha triste suono italico, meschino), dovrà affrontare la riorganizzazione degli atenei veneti, e non sarà lavoro da poco. Le inamene immagini che giungono da ITA in questi giorni, questo ’68 post-moderno, questi ragazzi in gran parte manipolati da forze allotrie e sinistre, che occupano piazze e strade e perfino San Marco, sono solo uno dei tanti segni di una crisi irreversibile non dell’università stessa, ma di ITA tutta; in quanto Stato marcio, marci sono i suoi componenti, e l’università fra questi. Da quando sono entrato, come studente, nell’università di ITA, e parlo di quasi trent’anni ormai – mi iscrissi alla facoltà di Lettere e Filosofia della mia città natale, Genova, nel settembre 1982 – ne ho visto la progressiva, inesorabile degenerazione. Non erano certo tutte rose e fiori negli anni Ottanta. Ma prima l’abominevole trepiùdue (voluto da un Berlinguer), poi le “riforme” successive, hanno condotto l’università nel baratro in cui si trova ora, che fa tutt’uno, lo ripeto, con quello del Brutto Paese (quello “Bello”, si sa, ormai è solo un formaggio). Poiché credo che strutture come l’università siano superiori ai contenitori politici che le ospitano, gli Stati (Padova c’è dal 1222, ben prima, due secoli quasi, addirittura, che la città di Padova divenisse dominio marciano), pratico con solerzia, dedizione e passione la mia professione di docente universitario. Memore forse anche di qualche atto eroico, e ben più dei miei, che i docenti hanno compiuto nella Storia: i Sette di Gottinga che nel 1837 protestarono contro la degenerazione tirannica degli Hannover, perdendo la cattedra; gli 11 che non giurarono fedeltà al regime fascista (su 1200, d’altra parte don Abbondio lo diceva, “uno il coraggio non se lo può dare”): Bonaiuti, Ruffini, Lionello Venturi…e finalmente quel Professore di filosofia di Monaco che venne ghigliottinato dai nazisti per l’appoggio dato ai fieri eroi della “Rosa Bianca”, Kurt Huber, studioso di Leibniz. Sia benedetta la Sua memoria. Ora, se ci fossero ancora care le sorti di ITA – già abbondantemente segnate – potremmo anche suggerire terapie per salvare dal naufragio il sistema universitario. In realtà, sono molto semplici, in tutta la loro semplicità, e proprio per questo, sono inapplicabili. Sono poi solo due semplici mosse, eccole qui.

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Hai la corrente? Paga il canone!

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsA Roma deve circolare…

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Cittadino del mondo

Preso da Privatseminar

Alberto Alesina, Enrico Spolaore e Romain Wacziarg nell’introduzione del loro paper intitolato Economic Integration and Political Disintegration scrivevano che

In a world of trade restrictions, large countries enjoy economic benefits, because political boundaries determine the size of the market. Under free trade and global markets even relatively small cultural, linguistic or ethnic groups can benefit from forming small, homogeneous political jurisdictions. This paper provides a formal model of the relationship between openness and the equilibrium number and size of countries, and successfully tests two implications of the model. Firstly, the economic benefits of country size are mediated by the degree of openness to trade. Secondly, the history of nation-state creations and secessions is influenced by the trade regime.

Mi sembra una cosa di assoluto buonsenso. In un mondo globalizzato, è nettamente meglio avere l’efficienza di uno governo (minimo) il più vicino possibile al cittadino imprenditore di uno stato piccolo che avere piuttosto una zavorra burocratica di uno stato elefantiaco il cui unico fine sembra quello di metterti il bastone tra le ruote; ai cittadini dello stato italiano non servono esempi di stato iperburocratico e ammazza-imprenditorialità, vero? In un mondo globalizzato nel quale l’azienda della piccola Slovenia e del grando stato italiano hanno lo stesso mercato, cioè il mondo, un vantaggio competitivo importantissimo è quello che c’è dietro l’azienda, cioè l’efficienza della struttura statale e burocratica e il carico fiscale che grava sui cittadini e sulle imprese; e di nuovo, i cittadini dello stato italiano non hanno bisogno di esempi di stati tassassini con servizi da terzo mondo, vero? Ecco perché sono a favore nell’andare verso la direzione del titolo del paper, ossia integrazione economica e disintegrazione politica. Piccolo e aperto sono sinonimi di efficiente e ricco.

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Uno strano fenomeno: economia in forte crescita ed entusiasmo alle stelle nel mondo digitale

Dal web 2.0 al nuovo mondo digitale, il Veneto può essere protagonista solo con la completa indipendenza politica

Riporto di seguito alcuni spunti che auspico possano contribuire a capire l’evoluzione del web (che per certi versi spiega anche l’andamento economico generale, essendo forse le tecnologie digitali l’avanguardia tecnologica dell’umana attività).

È opinione condivisa che internet sta rapidamente cambiando, al punto che Wired ha recentemente sentenziato con la copertina choc di settembre che “il web è morto”.

In occasione del Web 2.0 Summit tenutosi a San Francisco dal 15 al 17 novembre, sono stati diversi gli sforzi di dipingere la nuova realtà.

Morgan Stanley ha voluto fotografare alcuni aspetti in particolare che riguardano l’interazione e la nascita di nuovi “imperi” all’interno del mondo digitale.

In particolare emergono con forza il mondo dei social network (con Facebook leader con oltre 620 milioni di utenti e una crescita annuale del 51%), il mondo mobile (con l’attacco di Apple,120 milioni di utenti e + 111% nell’anno) e il mondo del search marketing con Google che impera con 940 milioni di utenti.

Seguendo un altro sforzo di sintesi, il summit ha anche disegnato una nuova mappa mentale dei domini in fase di affermazione.

Al punto che il papà del world wide web lancia l’allarme con un articolo che sarà pubblicato a dicembre in Scientific American (già visibile qui).

La diagnosi è analoga a quella di Wired: il web sta morendo, soffocato dalla nascita degli imperi centrali di Facebook e Apple.

Una cosa è certa, si stanno muovendo grandi capitali a supporto di nuove iniziative nel mondo social e mobile. E chi si ferma è destinato a soccombere in un’isoletta dispersa e tagliata fuori dalle nuove rotte economiche digitali.

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Irlanda e Grecia: do vie al cołaso

Cavà da Venet.net

Do Paexi difarenti co do crixi de debito de orijine difarente: ghe vołe do difarenti sołusion.

Ma ghe xe anca dełe somejanse deła crixi irlandexe co ła crixi greca de l’inisio de ‘st’ano.

Tute do łe tira in bało Stati de l’area Euro co grosi deficit che inisialmente i gheva visto che i tasi de intarese so i debiti i creseva a cauxa dei grandi deficit, ma dopo ła cresita dei rendimenti ła ga ciapà na strada tuta sua, in sałita. El aumento inte i tasi de intarese el xe stà da lu lu soło visto cofà el motivo de l’aumento dei rendimenti (visto che crese el riscio sentìo de default), roba che la ga ałimentà ła cresita ulteriore dei rendimenti, e via cusì.

Ma ghe xe anca difarense:

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L’insostenibile pesantezza dell’Italia

Prima di entrare nel vivo di questo articolo premetto che tutto quanto andrò a dire non deve essere inteso ad oscurare ciò che i sindaci e amministratori locali hanno fatto durante l’alluvione. A simbolo per tutti prendo Achille Variati, che pure ha posizioni filosofico-politiche che non mi sono molto vicine, ma al quale non posso non riconoscere, come ad altri riconosco, gli elogi che si meritano per quanto fatto nei giorni dell’emergenza ed ancora fanno adesso. Ho preso Achille anche perché ha saputo lottare civilmente per il rispetto della volontà popolare nei giorni del referendum autogestito per il Dal Molin. Quell’area che da più parti si ode essere indicata come concorso in causa del disastro accaduto. Ed anche per questo motivo lo prendo come simbolo, di un rispetto dei valori della volontà popolare e della buona amministrazione.

Variati, come il presidente della prov. Vicenza, Attilio Schneck, e tutti gli altri amministratori locali, cioè quelle persone che davvero fanno (o meglio sarebbe, cercano) di fare funzionare le cose, sono in condizioni patetiche.

Le colonie africane sfruttate dalle potenze coloniali dell’ottocento, ci fa notare l’economista Pizzati, erano meno sfruttate di quello che è oggi il Veneto dall’Italia, e a questi signori tocca andare a Roma a far i mendicanti.

Tutta la storia è meglio raccontata qui, in questo articolo che invito a leggere fino in fondo, pubblicato oggi dal Giornale di Vicenza.

La farsa della repubblica delle banane è tutta condensata in quelle righe. Read more

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451° F + 1984

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsAlluvione: Zaia…

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L’Italia riesce a inoculare la mafia a Belluno? VENETO STATO INDIPENDENTE!

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsRiportiamo questo…

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