Il futuro ministro dell’Università della Venetia libera, che con un pizzico di nostalgia per la Serenissima vorrei si chiamasse Provveditore agli Studi (ministro ha triste suono italico, meschino), dovrà affrontare la riorganizzazione degli atenei veneti, e non sarà lavoro da poco. Le inamene immagini che giungono da ITA in questi giorni, questo ’68 post-moderno, questi ragazzi in gran parte manipolati da forze allotrie e sinistre, che occupano piazze e strade e perfino San Marco, sono solo uno dei tanti segni di una crisi irreversibile non dell’università stessa, ma di ITA tutta; in quanto Stato marcio, marci sono i suoi componenti, e l’università fra questi. Da quando sono entrato, come studente, nell’università di ITA, e parlo di quasi trent’anni ormai – mi iscrissi alla facoltà di Lettere e Filosofia della mia città natale, Genova, nel settembre 1982 – ne ho visto la progressiva, inesorabile degenerazione. Non erano certo tutte rose e fiori negli anni Ottanta. Ma prima l’abominevole trepiùdue (voluto da un Berlinguer), poi le “riforme” successive, hanno condotto l’università nel baratro in cui si trova ora, che fa tutt’uno, lo ripeto, con quello del Brutto Paese (quello “Bello”, si sa, ormai è solo un formaggio). Poiché credo che strutture come l’università siano superiori ai contenitori politici che le ospitano, gli Stati (Padova c’è dal 1222, ben prima, due secoli quasi, addirittura, che la città di Padova divenisse dominio marciano), pratico con solerzia, dedizione e passione la mia professione di docente universitario. Memore forse anche di qualche atto eroico, e ben più dei miei, che i docenti hanno compiuto nella Storia: i Sette di Gottinga che nel 1837 protestarono contro la degenerazione tirannica degli Hannover, perdendo la cattedra; gli 11 che non giurarono fedeltà al regime fascista (su 1200, d’altra parte don Abbondio lo diceva, “uno il coraggio non se lo può dare”): Bonaiuti, Ruffini, Lionello Venturi…e finalmente quel Professore di filosofia di Monaco che venne ghigliottinato dai nazisti per l’appoggio dato ai fieri eroi della “Rosa Bianca”, Kurt Huber, studioso di Leibniz. Sia benedetta la Sua memoria. Ora, se ci fossero ancora care le sorti di ITA – già abbondantemente segnate – potremmo anche suggerire terapie per salvare dal naufragio il sistema universitario. In realtà, sono molto semplici, in tutta la loro semplicità, e proprio per questo, sono inapplicabili. Sono poi solo due semplici mosse, eccole qui.
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