Steve Jobs, uomo carismatico.

È di questi giorni la notizia che Steve Jobs  ancora una volta si è preso qualche mese di malattia, chiedendo di essere sostituito nelle sue attività quotidiane di Direttore Generale della Apple.

Speriamo che anche questa volta riesca a rimettersi in forma.

Steve Jobs, come Bill Gates è fra la poche persone al mondo (che non siano politici, pop-star, attori o qualcuno del genere) che vengono ben identificate anche dai  non addetti ai lavori.  Voglio dire che non serve essere un informatico per conoscerli e per sapere chi sono o che cosa hanno fatto.

Compirò 39 anni fra qualche mese, da quando ne avevo 10 manipolo computer.

Iniziai con quelli che venivano definiti Home Computer e che io amo chiamare computer tavernicoli, perché li si usavano nella cucina, nel salotto o nella taverna di casa, collegandoli ad una televisione da usare come video e ad un registratore a cassette magnetiche (forse i più giovani nemmeno li hanno mai visti) a svolgere il ruolo che oggi è di hard-disk, CD-ROM e memorie varie.

Alle Superiori studiai Elettronica e Telecomunicazioni in un ITIS di Mestre e questo mi portò ad utilizzare i Personal Computer, che venivano più precisamente definiti Personal Computer IBM compatibili, gli antenati di quelli che oggi chiamiamo più semplicemente PC, computer, notebook e che in genere funzionano con il Sistema Operativo Windows o Linux.

E poi, alla fine dell’ITIS ritornò la mia passione di quando ero bambino, l’Informatica, che mi spinse ad iscrivermi al relativo Corso di Laurea presso l’Università di Venezia. E lì avvenne la mia prima, vera e concreta scoperta del Macintosh, la macchina che rivoluzionò il modo che un utente aveva di utilizzare un computer.

Verso la fine dell’Università e subito dopo la laurea, quando iniziai a lavorare come programmatore, il Macintosh e le sue potenzialità grafiche erano gli strumenti che mi permisero di guadagnarmi la pagnotta giornaliera per un lungo periodo.

Non solo il Macintosh era un computer che aveva segnato la strada da seguire a tutti gli altri, ma tutto quello che circondava Macintosh era affascinante, addirittura la pubblicità:

Macintosh – 1984 – Think Different

o il motto che accompagnava questo computer : Think different (pensa differente)

Per tali ragiorni, riguardanti la mia vita e anche per motivi di inclinazione caratteriale, ho sempre trovato antipatico Bill Gates e molto simpatico Steve Jobs.

Steve Jobs riuscì ad amalgamare le persone per creare un vero gruppo di lavoro, lui era il leader, su questo non c’era dubbio, ma gli altri lo amavano.

Steve Wozniak, l’ingegnere che inventò Apple I e che progetto Apple II era uno spirito libero, con la grande capacità di semplificare i circuiti elettronici (e quindi di risparmiare sui costosissimi componenti elettronici di quel tempo), ma fu grazie alla collaborazione con Steve Jobs che poté concretizzare quei due computer. Soprattutto il grandioso successo di vendite di Apple II permise alla Apple di avere i soldi per realizzare il Macintosh, passando pure attraverso due flop prima di giungere alla meta.

Dopo un incidente aereo, S. Wozniak si allontanò dalla Apple, abbandonandola definitivamente nel 1985, ma rimase sempre un buon amico di Jobs.

Dopo qualche anno lo stesso Steve Jobs se ne andò dalla Apple.

Apple, grazie al successo sempre maggiore di Macintosh, divenne uno dei colossi dell’Informatica mondiale, anche se il suo era ancora un mercato di nicchia, soprattutto orientato a chi doveva usare il computer per fare grafica, musica e video.

Il diventare grande, per Apple, ha significato doversi mettere in gioco, aprirsi al mercato, vendere le proprie azioni, avere un consiglio di amministrazione di tipo professionale (e non più composto dai soli amici che furono protagonisti dell’inizio della storia).

In definitiva, Apple stava diventando grande, ma Steve Jobs non voleva crescere.

Ed iniziò il momento del blocco creativo. Il MacOS, sistema operativo che muoveva il Macintosh, era purtroppo diventato obsoleto (Windows divenne un sistema operativo multitask, invece MacOS non lo era ancora) e perdeva parti consistenti del suo mercato di riferimento.

Purtroppo, la mentalità di Apple rimase quella di un bambino che ormai stava in un corpo adulto.

Steve Jobs lasciò Apple sbattendo la porta (Jobs, Presidente della società, entrò in contrapposizione con colui che lui stesso nominò come Direttore Generale).

Poi, la storia più recente la si conosce meglio. Dopo alcuni anni, Steve Jobs venne richiamato in Apple e portò con se Next, la società che nel frattempo aveva fondato e che stava per fallire, ma che al contempo portava in dote NextOS, il sistema operativo che venne preso a riferimento per sviluppare MacOS X, la versione di sistema operativo che oggi gira sui Macintosh dell’ultima generazione, ma anche sugli iPhone e sugli iPad.

Steve Jobs è tornato in Apple trasformato, se ne andò come un ragazzo creativo ma immaturo, ne rientrò come uomo adulto, leader nuovo, capace non solo di motivare il piccolo gruppo di amici delle prime ore, ma un’intera multinazionale.

Gli anni di lontananza gli hanno permesso di diventare maturo, adulto e di far evolvere il suo carisma, per adattarlo alla nuova realtà … Perché nel frattempo, anche Apple non era più quella dei primi anni del decennio 1980 – 1990.

Negli ultimi anni, Steve Jobs lo ha dichiarato più volte : quando se ne andò da Apple non se ne faceva una ragione, sbattè la porta ed era convinto di avere ragione e che tutti gli altri fossero degli imbecilli, ma poi, si rese conto che allontanarsi da Apple gli ha permesso di evolvere, di ritrovare una sorta di creatività e di carisma che restando in Apple avrebbe perso del tutto … Andandosene da Apple, Steve Jobs dice di aver avuto il modo e il tempo di preparare al meglio il suo ritorno.

Seve Jobs, ultimamente ha pure affermato che la sua lontananza da Apple ha permesso alla stessa Apple di evolvere, di diventare un’altra azienda, più adatta ai tempi che cambiavano e al fatto che si stava ingrandendo.

Ecco perché mi piace questa persona, sa ammettere quando sbaglia e sa riconoscere i pregi e i meriti degli altri. Non soffre di egocentrismo ed è l’esempio di come un uomo può evolvere, crescere e accettare il fatto che il mondo non ti aspetta se tu non evolvi con lui.

Steve Jobs è un vero uomo carismatico, brillante e che al tempo stesso sa farsi amare.

A volte mi piace raccontare questa storia, perché mi capita di vedere spesso persone creative, brillanti e capaci, ma che poi distruggono quello che hanno creato, perché quando hanno bisogno di condividere la loro creatura con altri non lo sanno fare … e non sanno farsi amare.

Andrea

Venetkens – Lusènburgo

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