Archive for month: Febbraio, 2011

Una nuova alba per il Veneto Stato indipendente

Si aprono nuovi e straordinari scenari per la nostra indipendenza

L’abrogazione del Regio Decreto 3300 del 4 novembre del 1866 con il quale si stabiliva (sic!) che «le provincie della Venezia e quelle di Mantova fanno parte integrante del Regno d’Italia» apre scenari politici nuovi per l’indipendenza del Veneto.

Da un lato infatti si moltiplicheranno le benefiche iniziative giuridiche di contestazione della validità storica e politica di quel triste avvenimento, dall’altro la straordinaria visibilità mediatica che il fatto dà alla Causa Veneta porterà nuova linfa alla battaglia politica moderna per l’indipendenza del Veneto, condotta da Veneto Stato.

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ho 17 anni e vi dico che il Veneto non ha da festeggiare

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsTratto da IlGazzettino…

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IL VENETO FA ANCORA PARTE DELL’ITALIA?

Tweetgovernment,politics news,politics news,politics Dal Tg Venezia…

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Veneti, siamo di nuovo uno stato!

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsTolto da xoventu.org…

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Morosin su A3 (LaVoceDelMattino)

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsL’Avv. Alessio…

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Dead State Walking

The only sustainable future for Italy is its fragmentation.

A State can be dead without being aware of that. When does it happen? Normally, i.e. historically, this happens when citizens feel completely detached from the State they are subject to, when any possible form of adherence to that State loosened, and it is seen just as a burden (onto personal freedom) and as enemy, as well as a threat. Read more

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La lega del desaparecido Zaia all’attacco di Veneto Stato

Iniziato il duello politico degli indipendentisti veneti con il partito italiano più vecchio e inconcludente

– ISCRIVITI A VENETO STATO DA QUI –

Ci stiamo avvicinando a tappe veloci verso le prossime elezioni di primavera. L’appuntamento più importante per quanto ci riguarda è quello della provincia di Treviso, dove c’è la grande novità della candidatura a presidente di Antonio Guadagnini, per conto della lista di Veneto Stato, il partito che persegue la completa indipendenza politica del Veneto, con metodi legali e democratici. Quella di Guadagnini è una grande sorpresa e novità per tutta la politica veneta e la sua figura è di valore assoluto, tanto da far grande paura alla lega degli sprechi.

L’entusiasmo attorno a questo giovane partito veneto cresce ogni giorno. Ho assistito in questi mesi a incontri di straordinaria partecipazione e attenzione nel territorio e so che molti altri ne stanno avvenendo in tutto il Veneto.

Una classe dirigente preparata, onesta e determinata, guidata con grande saggezza e acume dal giovane segretario Lodovico Pizzati (docente di economia a Cà Foscari, consulente della Banca Mondiale) sta emergendo con grande forza e incisività, sbaragliando il campo di fronte alla concorrenza politica inesistente dei partiti italiani incapaci e arruffoni. Tra di essi, il peggiore e il più pericoloso per noi veneti è proprio quella lega nord che si è radicata nelle nostre amministrazioni venete come la gramigna, con la famelica voracità di poltrone che contraddistingue i comportamenti di chi sembra ispirarsi alla gestione del potere simile a quella della mafia. Opportunismo e ricatti, incultura e lingua biforcuta sono gli elementi base della loro ricetta politica parassita.

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Pace disarmata?

Il 13 febbraio in Svizzera si vota un referendum di iniziativa popolare che tocca un aspetto caratteristico della società elvetica: le armi da fuoco. L’iniziativa è denominata “Per la tutela contro la violenza delle armi” e in sintesi propone i seguenti punti:

  1. Chi acquista o usa armi deve fornire la prova di averne la necessità e le capacità.
  2. Proibito detenere a scopi privati armi per il tiro a raffica e fucili a pompa.
  3. Obbligatorio custodire le armi d’ordinanza ai militari in locali sicuri dell’esercito e che non siano cedute ai militari prosciolti.
  4. Un registro delle armi da fuoco centralizzato e non a livello cantonale come è adesso.

In pratica i promotori di questa iniziativa popolare vogliono rendere molto più difficoltoso il possesso di armi da fuoco da parte della popolazione invertendo la consuetudine svizzera di una fortissima presenza di armi tra i privati. Sono infatti circa 2,3 milioni le armi in circolazione su una popolazione di nemmeno 8 milioni. A far diventare ragguardevole questa cifra è l’arma d’ordinanza data a ogni cittadino di sesso maschile durante il servizio militare (a richiami annuali tra i 18 e 30 anni di età) che deve custodire fuori dal servizio. Finita la leva, si può scegliere se tenere o meno l’arma.

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El Codice Da Vinci de Noaltri

Tweetgovernment,politics news,politics news,politics Coming out soon:…

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Assurdità e pericolosità della patrimoniale straordinaria

da noiseFromAmeriKa.org

di alberto bisinmichele boldrinsandro brusco

Il dibattito di politica economica italiano non sembra essere mai sazio di idee nefaste. In questi giorni si fa un gran parlare di una patrimoniale straordinaria con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico. Proviamo a spiegare perché si tratta di una idea assurda e inefficace, usando un po’ di economia ma senza esagerare, che quando le idee sono così assurde spesso basta il buon senso.

Le origini della discussione

L’idea dell’imposta patrimoniale è venuta a mezzo mondo, durante gli ultimi anni, a volte come spauracchio o minaccia, a volte come supposta soluzione dei nostri problemi di finanza pubblica. L’attuale dibattito, comunque, parte da un discorso fatto da Giuliano Amato in dicembre, a cui fanno seguito un vasto numero di commenti più o meno positivi e quasi tutti di sinistra. Camusso, De Benedetti, Piercarlo Padoan, sono tutti  a favore di una patrimoniale per ridurre lo stock in essere del debito – problema che ossessiona tutti: persinoGiannino ha la sua versione … mentre Della Vedova propone dismissioni patrimoniali pubbliche, sempre allo stesso fine – sino al culmine del discorso di Veltroni a Torino, dove la patrimoniale viene presentata come ingrediente essenziale di una miracolosa manovra di finanza pubblica.

Pietro Ichino (who should know better, si dice qui da noi) arriva in aiuto a Veltroni – a gamba tesa però – roba da rosso diretto. Prima ci spiega che ci dobbiamo fidare, che questa volta dopo la patrimoniale arrivano i tagli; e poi ci dice che invece delle nuove promesse di liberalismo di Berlusconi no che non ci dobbiamo fidare, perché lui non ha la reputazione, non ha mai fatto nulla di liberista. Nessuno qui si fida del liberismo di Berlusconi, proprio no. Ma della capacità del PD di tagliare la spesa dopo una bella patrimoniale (che ritarderebbe la necessità di tagliare la spesa) noi non abbiamo visto alcun segnale. Alcuno. Mai. E poi mai.

Continuiamo comunque. A dare un tono “tecnico” all’intera cosa, arriva infine, un’intervista sul Corriere della Sera di tal Pellegrino Capaldo, il quale si diletta a darci una magistrale lezione di finanza, pubblica e non. Tralasciamo le ironie sui tecnicismi di Capaldo. Troppo facili e fanno comunque parte del lungo volume “elites italiote” che i nostri lettori oramai conoscono molto bene. Capaldo, come Amato ed altri, è solo un altro esemplare di quella nociva specie.

Ma veniamo alle questioni di fondo.

Siamo veramente a rischio di bancarotta sul debito pubblico? E, che ci siamo o no, come possiamo evitare di finirci a rischio di bancarotta? Read more

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