i va in merica

Qualche settimana fa, mi sono recato all’American Enterprise Institute (AEI), uno dei principali think tank di Washington, per una lecture di Charles Murray. Per chi non lo conoscesse, Murray è forse il più brillante sociologo americano contemporaneo. Sta scrivendo un libro sulla popolazione americana e, in particolare, sulle crescenti differenze economiche e sociali tra i bianchi ricchi e i bianchi poveri. In via generale, si è parlato del declino dell’American way of life e del rischio che l’America perda la sua eccezionalità, diventando un “altro Paese europeo”. Sebbene Murray sia un libertarian pessimista (un ossimoro?), la conferenza è finita con alcune note ottimistiche (per gli americani): comunque vada, l’America è meglio posizionata dell’Europa, non rischia il collasso del sistema di welfare e non ha niente a che vedere con l’Europa che sarebbe oggi entrata in una fase post-cristiana e pre-islamica (!). Si è parlato inoltre del ruolo benefico della religione nella vita pubblica, fatto sul quale la maggior parte degli americani è concorde, compreso un agnostico con simpatie quacchere come Murray!

Di conferenze e seminari all’AEI ne ho visti tanti, ma la lecture di Murray è stata speciale. Vi spiego perché. A un certo punto, durante la discussione, è emersa la seguente domanda retorica: dove lo trovate un Paese nell’Occidente nel quale, come negli Stati Uniti, le persone aiutano i propri vicini senza badare ai legami di parentela, dove la religione ha ancora un forte peso e anima la vita sociale, dove l’industriosità dei cittadini è diffusa, dove la dinamicità socio-economica si esprime in mille modi diversi, dove una larga parte della popolazione è impegnata in attività di volontariato, dove sono così diffusi l’amore per l’altro e il senso civico, dove gli immigrati si integrano così bene, ecc.? La risposta era ovviamente che non esiste al mondo un simile Paese oltre agli USA. Nella sala erano tutti d’accordo, Murray per primo. Io no.

Avrei voluto alzarmi e gridare che conoscevo un altro Paese così (penso abbiate capito a cosa mi riferisco!), ma mi sono invece messo a piangere sommessamente pensando alla nostra dolce patria. Per qualche ora ho pure pensato che sbaglierei se decidessi di stabilirmi negli USA definitivamente perché il mio posto è in Veneto a lottare affinché lo Stato italiano non cancelli per sempre la Venetian way of life, che peraltro, per molti versi, è di gran lunga più magica di quella americana.

Viva il Veneto, viva la libertà!

un veneto in USA

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