Archive for month: Luglio, 2011

Bloomberg intervista David Marsch

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Panto (Veneto Stato): “Le nostre bombe sono le cabine elettorali”

In questo frangente in cui Veneto Stato è stato oggetto di un inaudito attacco da parte di un “non so come definirlo” rappresentante delle istituzioni italiane, il cui unico compito dovrebbe essere solo ed esclusivamente quello di occuparsi di rincorrere i banditi e non di avventurarsi pericolosamente in considerazioni di tipo politico, ho apprezzato particolarmente la coraggiosa ed equilibrata risposta di Gianluca Busato pubblicata sul “Il Gazzettino” di oggi ed a cui mi unisco senza indugio.

Non è un caso che tale attacco giunga all’indomani del voto della manovra economica, che porta lo stato Italia, vero carrozzone già paragonato ad un Titatic che affonda non certo da noi ma da un autorevole rivista internazionale quale “L’Economist” a tirare un provvisorio quanto vano sospiro di sollievo. Read more

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Bottacin, cosa aspetti ad entrare in Veneto Stato?

Abbiamo letto questa settimana alcune dichiarazioni del presidente della provincia di Belluno, Giampaolo Bottacin, leghista, che ci hanno fatto molto piacere. Ad inizio settimana, a margine della presentazione del volume “Il lavoro e i suoi percorsi”, tenutosi a Villa Patt di Sedico, tra i passaggi più significativi del suo discorso, Bottacin ha affermato che «ogni anno regaliamo allo Stato decine di miliardi di euro in tasse. Se ci tenessimo tutti i nostri soldi saremmo autosufficienti: il Veneto può essere uno Stato a sè». Molti altri punti riportati dal presidente di Belluno erano assolutamente condivisibili e di buon senso. Oggi Bottacin rincara la dose contro lo stato italiano, reclamando l’accisa sui carburanti destinata alla tragedia del Vajont e che il territorio di Belluno non ha mai visto dal 1963 ad oggi.
Entrambi i punti sollevati dal presidente di Belluno sono cavalli di battaglia e temi forti di Veneto Stato, come ben noto. Al contrario, entrambi i temi vedono tra i più decisi avversari proprio il partito in cui milita lo stesso presidente. Read more

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meglio un default che l’austerità estrema

di Lodovico Pizzati

Diversamente dalla crisi finanziaria 2008-2009, la crisi dei conti pubblici italiana è stata ampiamente prevista, ma è mancata la politica economica adatta per cambiare rotta con convinzione. Ora che ci si avvicina all’inevitabile arrivano affannate le proposte estreme che, come già visto altrove, rischiano di fare peggio.

La crisi finanziaria 2008-2009 ha lasciato due cose: una riduzione del 6.5% del Pil italiano (-1.3% nel 2008 e -5.2% nel 2009), e un aumento sostanziale dell’indebitamento globale (i vari stimulus plans ciclopici per salvare il sistema bancario internazionale). Come per ogni epidemia i più deboli sono i primi a rischiare, anche se non sono i primi a starnutire. Nel caso della Grecia prima, e dello stato italiano adesso, il crollo del reddito nazionale comporta per le casse dello stato un tracollo delle entrate fiscali (meno reddito, meno tasse), che lentamente rende la solvenza dell’enorme debito pubblico sempre più insostenibile. Questo pericolo per la sostenibilità fiscale è stato largamente anticipato più di due anni fa, ancora nella primavera del 2009, quando tutta l’attenzione politica discuteva se gli stimulus plans erano larghi abbastanza per salvare ad ogni costo il sistema bancario. Insomma, l’analisi economica per allertarci del pericolo c’era, ed era anche scontata e mai messa in discussione. Read more

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Veneti Siti

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Nessun default dell’Italia con un Veneto Stato indipendente

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“Too big to save”: il redde rationem per Tremonti, l’Italia e i suoi conti farlocchi

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9 luglio 2011, Veneto Stato dà il via alla dura lotta dei Veneti contro l’Italia

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsLo slogan: BASTA…

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Sempre più in basso…

Considerazioni da “The Economist” e dalla realtà di ITA

di Paolo L. Bernardini

Sinceramente, negli anni di giovinezza non avrei mai pensato di vedere cotante bassure, nel paese in cui mio malgrado sono nato. Invecchiando, il mio pensiero va alla condanna che tocca le generazioni dei giovani, di coloro che ora hanno trent’anni o venti. Non hanno futuro. Ma forse solo quando diventeranno pienamente consapevoli di questo abbracceranno tutti la causa dell’indipendenza. Sperando che si liberino presto di questo giogo, non quando sarà troppo tardi.

Di ritorno da un lungo soggiorno negli USA ho avuto già modo di rabbrividire. Sono tornato presso un popolo le cui gioie sono divenute minime…Qualche giorno di speranza, ad esempio, e di gioia, per il promesso abbassamento delle aliquote IRPEF (un poco d’aria…!), promessa subito rimangiata, tanto ormai si subisce ogni cosa, il bastone è divenuto uguale alla carota, non c’è più neanche questa fondamentale differenza: d’altra parte forme falliche sono entrambe, ed entrambe, lo sappiamo bene, hanno una direzione ben precisa, vanno là, ove non batte il sole. Nella condizione in cui siamo, mi ricorda, tragicamente, la promessa che il boia, nel medioevo e per tutta l’età moderna, faceva spesso ai condannati al rogo: “Ti strangolerò prima di darti alle fiamme”. Sul rogo, il malcapitato si attende il laccio. E invece il boia gli sussurra, come a Grandier vittima innocente nella Francia isterica di Luigi XIII: “Niente da fare, ora bruci vivo!”, e si allontana sghignazzando. Perlomeno, il poveretto per qualche giorno avrà avuto lo speranza di poter morire con minore sofferenza, e assai più rapidamente. Ma siccome di lamenti e treni (nel senso di canti funebri, non di mezzi di trasporto), son pieni i giornali, le tv, e i nuovi media, vorrei invece soffermarmi sul lungo inserto che l’Economist ha dedicato a ITA, in data 11 giugno 2011. Ora, devo dire che sono in disaccordo con tutte o quasi le premesse di questo lungo attacco a ITA, e ovviamente, a partire dal titolo, “Oh for a new Risorgimento”, si capisce che i bravi giornalisti inglesi credono che solo sostituendo il bersaglio principale del loro dossier, Silvio Berlusconi, una situazione compromessa dal 1861 si possa rovesciare con una tornata elettorale (o un colpo di Stato). Il titolo del numero intero dell’Economist è eloquente, e cattivo: sopra una foto del Silvio nazionale sorridente, sta scritto “The man who screwed an entire country”. L’uomo che ha rovinato (traduciamo così, togliendo gli impliciti sessuali del verbo “to screw”), un intero paese. Ma chi questo paese conosca assai meglio dei filogaribaldini dell’Economist, potrebbe facilmente rovesciarlo, parafrasandolo così: “the country which screwed an entire people”. Perché questa – senza voler salvare Berlusconi, peraltro – è la verità. Read more

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#VenetianRevolution

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsA breve vedrà…

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