Archive for month: agosto, 2011

L’Italia è irriformabile: scendiamo in piazza e costruiamo subito il nostro Veneto Stato indipendente!


Più passano le ore, non i giorni, più risulta chiaro che questa Italia è morta dentro, senza speranza. Il balbettio inconcludente sulla manovra finanziaria correttiva del governo, ma anche dell’opposizione, delle compromesse e ammanicate associazioni di categoria e dei mezzi di informazione sussidiati che li supportano, con annunci, retromarce, contraddizioni, comunicati stampa, balbetti, rutti e decreti vuoti di significato e valore stanno rivelando lo sbando e il panico più totale classico dei dilettanti allo sbaraglio.
Lo stato marcio e pieno di debiti è ormai ridotto al rango di parassita morente che può solo mangiare parti di se stesso per continuare ad allungare la propria agonia. È un mostro orribile che sopravvive alla sua stessa morte, una specie di zombie istituzionale che spaventa la stessa Europa e il mondo per la puzza virulenta che emana.
Nessuno cari amici veneti potrà salvarci da questa orribile organizzazione disperata e all’ultimo stadio se non noi stessi. Siamo noi cittadini veneti che dobbiamo dimostrare di essere fieri di essere tali.
Non dobbiamo più comportarci da sudditi, schiavi di una classe dirigente italiana fallita, criminale e incapace. Dobbiamo organizzarci al più presto e scendere in tutte le piazze del Veneto con le nostre bandiere di Veneto Stato per far sapere ai nostri concittadini che l’alternativa esiste e si chiama indipendenza del Veneto!
In questi anni di lavoro paziente e meticoloso abbiamo creato una base programmatica e documentale che non teme il confronto con nessun partito ladro dei nostri soldi e interpreta al meglio le prospettive per un futuro di dignità per tutti noi.
Il mondo è cambiato cari amici e dobbiamo cambiare anche noi, molto in fretta. Il cambiamento che dobbiamo fare deve essere veloce perché la storia lascia aperte solo per poco le finestre temporali in cui avvengono i passaggi epocali.
Forza allora, diamoci da fare quanto prima per la crescita di Veneto Stato. Facciamolo subito, prima che sia troppo tardi!

Gianluca Busato
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La quiete prima della tempesta. Come sempre, resta una sola via d’uscita: Veneto Stato indipendente

I politici tricolori sono completamente inaffidabili: Europa illusa o collusa con l’Italia?

Anche l’agosto finanziario più caldo che si ricordi per l’Italia sta volgendo al termine. Ieri dopo mille dietrofront e minuetti incommentabili dei politici italiani, abbiamo assistito al parto di una nuova ipotesi di manovra finanziaria. Ci immaginiamo che tra un bunga bunga e l’altro, in 7 lunghe ore di confronto tra i 2 massimi responsabili politici dello sfascio tricolore, il premier innominabile e il capo della lega, abbiano tirato i dadi per prendere decisioni che non preannunciano nulla di buono. Hanno stravolto la loro stessa manovra, in soli 15 giorni. Non si conoscono ancora i particolari, ma il piano di lacrime e sangue che faceva grondare di sangue il cuore del capo del governo oggi non esiste più.
Ci fanno ridere anche i commenti del giorno dopo, ad esempio quello di Bankitalia che lancia l’allarme stagnazione, oppure quello dei “tecnici” del ministero del tesoro che si accorgono che mancano 4 miliardi all’appello.
Si registrano inoltre già rumors che anticipano la necessità probabile di varare una TERZA manovra finanziaria correttiva delle prime due, tra settembre e ottobre, a seguito di un probabile nuovo e più violento uragano finanziario sui titoli pubblici italiani.
Il silenzio quasi surreale e imbarazzato degli autorevoli pennivendoli di regime fa ritenere che lo stesso Palazzo è incredulo e basito di fronte alla stravolgente incapacità, inadeguatezza e imbarazzante faccia tosta dei politici e dei partiti italiani. Tutti, nessuno escluso, neanche all’opposizione, che ha perso un’occasione d’oro per far percepire che fosse altra cosa dalla maggioranza (ma non poteva coglierla in effetti, perché pari sono). Read more

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Kung Fu Panda 2: Paxe Interna

Raramente el sequel de on film el xe belo come l’originale. Par no parlar dei cartoni animà che i ga dei sequel da voltastomego. I caxi de cartoni animà co sequel de suceso i xe rari, e me vien in mente solo che la trilogia de Toy Story. Da ieri go da zontar anca Kung Fu Panda 2, che adiritura el xe mejo del primo. Ansi, el primo me ga piaso pocheto: bela animasion ma na storia co na morale bastansa banale, anca se condivixibile.

Kung Fu Panda 2 ga invese na trama pi avincente e se volemo anca pi profondo, ntei limiti de on carton animà. Ghe xe na interasion pare-fiolo su do piani, co da na parte la relasion del eroe (el panda) adotà da on oco, e da staltra del so antagonista (on paón) fiolo de on re. El paón el xera sta exilià da so pare (parche’ el xe on spicopatico genocida), ma el eredita el regno na volta morti i genitori (dela serie: el va al potere de dirito invese che par merito), e el taca col so piano de concuista dela l’intiera Cina. Fatalità chive ghe xe on paralelo co la vera storia de l’unificasion dela Cina, e dela atuale propaganda filmatografica del governo cinexe de glorificar la forsa de na Cina unia soto un inperatore, rispeto a l’alaternativa de ver tanti regni antagonisti fra de lori. Ma sto chive a xe on particolare che penso che i putei spetatori (e tanti dei so genitori) no i gapia mia captà, ma tanto no xe altro che n’aspeto secondario che contrapone el cativo paón megalomane che sogna el grande inpero, e el bon panda che’l difende l’indipendensa de ogni çità-stato (a difarensa dela vera storia cinexe, vinse el panda). [continua…] Read more

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LA MURRINA VENEZIANA E LE PERLE DI VETRO VENETICHE

Tratto dal gruppo facebook Ancient Veneti European researches: Poland, Brittany, Veneto, Slovenija

In Italia c’è il vezzo consolidato di considerare quasi tutto quello che è di origine antica, di derivazione romana o (se nel nord dello stivale) al massimo celtica. Cercate notizie sull’origine delle famose murrine veneziane, troverete riferimenti ad Aquileia romana (guai a voi se scrivete venetico romana). Da lì i vetrai veneziani avrebbero continuato l’arte antica, che li rese famosi nel mondo. Tanto che queste “perle di vetro” si trovano oggi tra i reperti archeologici persino in Africa, dove erano considerate come delle monete di gran valore, arrivate in loco già nel 1600 con le prime navi europee. In realtà possiamo dire che, una volta (forse) imparata la tecnica dai primi inventori che furono gli egiziani, i quali esportarono i loro manufatti in tutto il Mediterraneo, divenne una tipica produzione veneta già nel 500 a. C. Parlano chiaro i reperti, poiché queste perle di pasta di vetro colorata fusa in strati sovrapposti, le trovate esposte nei musei di Montebelluna e Mel, rinvenute nei siti venetici assieme ad altri manufatti. Grandi quantità furono trovate anche in Austria nella zona di Hallstatt. Come quelle che potete ammirare nella foto, testimonanza della nostra antica civiltà, rinvenute in Slovenia.

Millo Bozzolan Lago

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L’Italia è un regime vergognoso e una palla al piede per il Veneto che deve diventare indipendente

Questa calda estate 2011 vede terminare il periodo vacanziero sempre più breve e tirato per i sempre meno veneti che si concedono un qualche viaggio. Si riinizia a lavorare, per chi ancora ha la buona sorte, o la pazzia di lavorare, e spesso a soffrire una condizione quasi insostenibile, a causa della pressione fiscale paralizzante che lo stato parassita italiano cala sui singoli veneti, sulle famiglie, sulle imprese. Ieri si potevano leggere sul Sole 24 Ore due squallidi editoriali che imputavano alla Germania la responsabilità per il rischio di bancarotta della bagnarola statale italiana e che quasi ordinavano – da bravi straccioni – all’Europa di procedere con gli Eurobond della vergogna: uno a firma di Amato e uno cofirmato da Prodi, due tra i cinque capi di governo che assieme a Ciampi, Dini e Berlusconi negli ultimi 20 anni hanno portato l’Italia alla crescita zero che ci condanna al penultimo posto al mondo dopo il terremotato Haiti per sviluppo economico su base decennale. Read more

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Prodromi di una Guerra Globale

Che questa sarebbe stata un’estate bollente, e non mi riferisco alla metereologia, lo sapevo fin da Gennaio, ma gli eventi che si sono susseguiti nella primavera delle rivoluzioni arabe, e le relative conseguenze che ancora sono imperscrutabili e interconnesse nell’economia mondiale, e la inattesa direzione presa dalla politica americana e il soggiaciente ribollire, hanno superato ogni più estrema aspettativa. Read more

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Che la Valtellina ritorni in Svizzera

Come cambia velocemente il clima geopolitico. Solo un paio di anni fa la Svizzera pativa minacce da Gheddafi che proponeva di dividerla tra Germania, Francia e Italia, e allo stesso tempo il settore finanziario elvetico subiva pressioni internazionali contro l’anonimato dei propri conti bancari. Oggi invece, anziché essere assecondato in modo servile a Roma, Gheddafi conta i suoi ultimi giorni in un bunker a Tripoli, e intanto il franco svizzero vola perché i capitali di mezzo mondo cercano rifugio lontano dalla politica monetaria inflativa dell’euro e del dollaro.

Nella sua storia secolare la confederazione elvetica ne ha visti di Gheddafi, questi paladini del centralismo, che con la stessa potenza e vita breve di una fiammata, prima spiccano e poi si estinguono data la loro instabilità e l’insofferenza che provocano tra la propria gente. La Svizzera, con la sua democrazia diretta, il suo decentramento fiscale, la sua neutralità, non ha mai prodotto carismatici leader maximi però è stata in grado di garantire benessere e stabilità secolare alla propria cittadinanza. In questo periodo di crisi il modello svizzero è visto come punto di riferimento dai propri vicini, se non addirittura con nostalgia e rimpianto. Questo  perlomeno è il recente caso della Valtellina, oggi la provincia italiana di Sondrio. Read more

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Lodovico Pizzati a Radio 3 con Giampaolo Bottacin

Lodovico Pizzati, segretario di Veneto Stato, viene intervistato a “Tutta la città ne parla” programma di Radio 3 in onda alle ore 10 del 19 Agosto 2011. Interviene in risposta il presidente della provincia di Belluno, Giampaolo Bottacin

Registrazione: Lodovico Pizzati a radio 3 il 19 agosto 2011 ore 10

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No all’Economia Hamiltoniana degli Eurobonds

Nei primi anni dopo l’indipendenza americana ancora non era chiaro che struttura politica la neonata nazione avrebbe adottato, perché sotto la guida del primo presidente George Washington si scontrarono due scuole di pensiero. Da una parte c’era Thomas Jefferson che difendeva l’autonomia dei singoli stati e auspicava il decentramento per poter lasciare più potere vicino ai cittadini, e quindi spingeva per un governo nazionale debole e limitato. Dall’altra parte c’era Alexander Hamilton che aspirava ad un governo nazionale potente e con autorità sopra le assemblee dei singoli stati dell’unione. L’America indipendente nasceva in un mondo dominato da superpotenze europee bellicose e monarchiche, e le idee di Hamilton ebbero la meglio nel determinare nella politica di George Washington la necessità di avere un governo centrale forte.

Dopo aver finanziato la guerra d’indipendenza gli stati americani si ritrovavano fortemente indebitati. Non solo l’esercito era stato pagato con buoni, ma ogni stato d’America si era anche pesantemente indebitato con cambiali verso fornitori privati per gli armamenti. Hamilton, come primo Segretario del Tesoro americano, si trovò da gestire $54 milioni di debito (il 30% del Pil di allora), di cui $11 milioni verso paesi stranieri, e $27 milioni di debito di ogni singolo stato. Hamilton trovò prima di tutto doveroso ripagare il debito straniero perché per una neo nazione era indispensabile onorare i propri creditori esteri per costruire la credibilità necessaria per futuri prestiti. Per questo vennero introdotte nuove tariffe e un’accise sui liquori, e ironicamente la popolazione si trovò con più tasse rispetto a quelle britanniche che avevano fatto scatenare la rivoluzione americana. Nel 1794 ci fu anche una ribellione i Pennsylvania contro l’accise sul Whiskey, ma venne repressa da un esercito capitanato da Washington e dallo stesso Hamilton, e finanziato dalle stesse tasse che venivano contestate. Read more

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I colpevoli del debito

Il rumore che si è sollevato all’indomani della manovra economica bis, cioè il raddoppio di quella di meno di un mese fa già di suo grande, rende difficile parlarne perché le diverse voci che si alzano provocano un senso di cacofonia che distrae e rende difficile scriverne.
Nel gran rumore che dalla rete si percepisce c’è in incrocio di accuse su chi sarebbe il responsabile del debito, ma anche voci di chi vorrebbe ripudiare il debito sempre puntando il dito verso un nemico immaginario (in questo caso i banchieri). Sembra un attacco d’isteria che coglie chi d’improvviso si sveglia e scopre che il mondo gli crolla addosso, o che la nave sta davvero affondando. Read more

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