Archive for month: ottobre, 2011

Linciaggio e disinformatia

In questi giorni vengo a conoscenza di una serie di infamanti accuse nei miei confronti. Non passa giorno che scopro nuovi orribili delitti di cui mi sarei macchiato, che mi vengono riportati a voce da amici increduli di ciò che sentono viene riportato di bocca in bocca.
L’elenco è lunghissimo e impressionante: controllo occulto di siti internet, grande fratello mediatico, censura preventiva di pensieri altrui, gestione di conti correnti personali, macchinazione e manipolazione del consenso, lavaggio di cervelli, infiltrato, corrotto al soldo di servizi segreti (qui abbonda la lista di Paesi per cui presterei servizio), concorrenza sleale e avanti così.
Per tale ragione ora pende sulla mia testa una richiesta di provvedimenti disciplinari, sponsorizzata da esponenti importanti del partito. Nel mio passato, quando sono stato ad esempio in lega nord, ho già subito tali provvedimenti, che in tal caso hanno comportato la mia espulsione dal partito, dove anche allora non ricoprivo cariche. Oggi la cosa curiosa è che ciò avviene nel partito che ho contribuito a fondare. So per certo che qualcuno non vorrebbe che si scrivesse pubblicamente di queste cose, ma è chiaro che la pubblica autodifesa è l’unica possibilità che rimane di fronte alle tecniche sperimentate del linciaggio e della disinformatia che passano di bocca in bocca con falsità. Read more

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Auguri a Lucio

Lucio me lo presentò Lodovico o Gianluca.
Non ricordo bene, sta di fatto che mi parlarono entusiasticamente di un noto imprenditore “vulcanico” del basso veronese che aveva aderito al PNV.
Fu così che andammo ad una riunione serale presso la sua fabbrica, seduti in una ventina tra i suoi mobili, ricordo delle sedie stile antico veneziano.
Tornammo tardissimo, immersi nella nebbia, che tempi che bei ricordi.
Da qui fu fondata la famosa frase “ci servirebbero cento Lucio Chiavegato” che abbiamo ripetuto spesso perché il lui vedevamo un modello di trascinatore popolare.
Quando mi candidai alle regionali 2010 andammo a Bovolone in campagna elettorale dove Lucio riunì per l’occasione credo un centinaio di persone in una sala pubblica e avvenne una presentazione memorabile. Era l’inverno 2010.
A Marzo mi chiamò e facemmo una giornata a Venezia città, per raccogliere voti.
E’ stato incredibile, girando per le calli ogni cento metri qualcuno (non lui) lo fermava per salutarlo: è veramente una persona conosciuta in centro storico, per merito del suo lavoro con il quale si è fatto non solo clienti ma anche molti amici.
Dopo quella occasione non perdo mai l’occasione di fermarmi in un ristorante vicino a Rialto.
Entro e mi presento: “Mi manda Lucio!” Significa tappeto rosso, tavolo assicurato nella migliore posizione, violini, rose per la signora e prezzo ok.
Mi fa piacere vedere sempre il mio nome sul simbolo nel suo sito luciochiavegato.com. Read more

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Mani in alto

Dico subito che in ogni assemblea dei soci, in ogni manifestazione, in ogni evento di Veneto Stato in cui vedrò tre dita alzate, io, a mia volta alzerò entrambe le braccia, in segno di disapprovazione e dissociazione. Ora vi spiegherò perché.
Il simbolo delle tre dita è variamente interpretabile e quindi indubbiamente equivoco. Pochi all’interno di VS sanno qual è il suo reale significato: forse nemmeno coloro che per primi lo hanno introdotto. Tanti altri poi si sono aggiunti, per emulazione, ma inconsapevoli di cosa quel simbolo stesse a rappresentare. E’ prova di ciò, il fatto che non esista ad oggi una interpretazione, per così dire, autentica di quel gesto. Vari sono stati i maldestri tentativi di dare ad esso un significato accettabile. Ultimamente và per la maggiore questo. E’ il gesto che le reclute della guardia svizzera compiono, giurando fedeltà al papa, fino al sacrificio estremo. Ora che un partito indipendentista faccia proprio il simbolo di fedeltà al Sommo Pontefice, francamente, non riesco a capire che utilità possa avere.
Altri significati che si son visti: è segno benedicente. Rappresenta Dio uno e trino. Per altri ancora sta a significare Dio, patria e famiglia etc etc. Beh, allora? Che problema c’è, si chiederanno alcuni di voi.
Il problema esiste ed è macroscopico.
Vi sono certi gesti che possono essere intepretati in molti modi, a seconda dei luoghi e del momento storico in cui ci si trova. Il famoso saluto romano, in epoca imperiale era sicuramente segno gradito. Mostrava la mano aperta e ben in alto. Stava a significare: “Guarda, non ho nessun arma in mano. Vengo in pace.” Read more

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Pericolo imminente

Domenica è successo qualcosa di vergognoso che ha infangato la reputazione di un popolo rappresentato dall’unico spiraglio di salvezza che è Veneto Stato. Dopo settimane di sobillamento, ora è chiaro a tutti che tumore Veneto Stato aveva in ventre. Dalla fretta però hanno fatto l’errore di mettere nei direttivi di partito gente sana. Possiamo riderci sopra chiamandoli presidente della Bulgaria e company, ma è tutta gente sana di cuore. A loro va il nostro supporto perché non lascino che l’unica speranza di salvezza che noi veneti abbiamo, cioè Veneto Stato, venga dirottata in una direzione in antitesi con la nostra gloriosa storia. Tegnì streto e drito el timone, ve racomando.

Lodovico Pizzati

Tratto da Il Messaggero

Roma, le Ronde Nere sono arrivate:
saluti stile Ss in piazza della Repubblica

«Alemanno disse che non dovevamo venire? Eccoci»
Il sindaco: intervengano prefetto e questore, stop pagliacciate

ROMA (18 settembre) – Un saluto nostalgico doc: braccio destro alzato con tre dita aperte, come le Ss impegnate nel giuramento sulla bandiera ai tempi di un certo Adolf Hitler. Poi, tanto per non farsi notare, camicia color ocra, pantaloni neri stemma tricolore e un’aquila con la sigla Spqr appuntata al petto. Si sono presentati così a piazza della Repubblica gli improbabili volontari della Guardia Nazionale, peggio noti come “Ronde nere” dell’Msi-Dn. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva annunciato… [leggi articolo intero]

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In bocca al lupo

Ieri si è tenuto il congresso di Veneto Stato a Vicenza. Inutile nascondere che la tensione era carica e il clima forte che si respirava nell’aria lo testimonia. Ciò a cui si è assistito non è stato però un grande spettacolo.

Spiega bene Luca Schenato in un suo intervento alcuni passaggi dell’assemblea che avevano un gusto retrò che non voglio definire per carità di patria veneta. Intendiamoci, si sapeva benissimo che si voleva arrivare a ciò. Le prove generali si erano tenute il 31 luglio e ieri è andata in onda la prima.

Mi fa un po’ sorridere sentire ora, dopo una giornata così, gli appelli all’unità. Già, sono un po’ tardivi, specie dopo le minacce di tre giorni di creare un altro partito. In ogni caso voglio rassicurare i nuovi dirigenti di Veneto Stato: nessuno ha intenzione di abbandonare il percorso legale, pacifico e democratico per l’indipendenza della Venetia.

Cionondimeno sono bersagliato da soci che intendono restituire la tessera. Sto cercando di rassicurarli e di spiegare loro che bisogna continuare, ma l’emorragia c’è – inutile nasconderlo – e ci auguriamo tutti che essa sia il più contenuta possibile. È chiaro però che la sensazione è stata di gara truccata. So bene che saranno molti a rovesciare addosso ai mostri sconfitti la responsabilità del listone unico. A dire il vero sono cose già sentite, negli anni 20 per la precisione. Anche allora la colpa del listone unico era degli avversari. Read more

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Una giornata da dimenticare

foto presa dal gruppo “a son fiero de eser veneto” in facebook, raffigura l’istante dell’inno nazionale veneto all’apertura del congresso di Veneto Stato del 23 Ottobre 2011 a Vicenza


23 Ottobre 2011 – Oggi si è finalmente tenuta l’assemblea di Veneto Stato, ma a mio parere non è stata una gran giornata, anzi. Non era questione di essere a favore di una o l’altra parte, ma di metodo. In questo resoconto scenderò in qualche tecnicismo, non certo per annoiarvi ma per aiutarvi a capire cosa è successo, anche se la mia reale intenzione con questa lettera è giustificare la mia scelta di abbandonare Veneto Stato.

In un’atmosfera surreale, con uomini di security ai lati della sala, ed uno sul palco, non posizionati per garantire la sicurezza dei presenti ma per intimidire e tacitare i presenti (uno che aveva cercato di avvicinarsi a me l’ho avvertito che avrei chiamato il 113 e lo avrei denunciato per aggressione se avesse solo provato a sfiorarmi), si apre l’assemblea sotto la presidenza di Silvano Polo che la gestisce in modo a dir poco autoritario, respingendo ogni mozione d’ordine con la scusa che non era pertinente, neppure la mia che era relativa alla modalità di esecuzione del voto, in spregio allo statuto che assegna ai soci la sovranità: Read more

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S-ciao mio

Ci sono almeno tre elementi che mi differenziano dalla maggior parte degli indipendentisti mainstream e che fanno sì che una non piccola parte degli indipendentisti mi consideri un nemico tout court da combattere e verso il quale indirizzare il proprio odio considerandomi alla stregua di un pericoloso infiltrato.

  •  Non sono un passatista. Ritengo che l’eredità della Serenissima sia quasi ininfluente al fine dell’indipendenza del Veneto. Ossia, non considero importante che i territori veneti nella storia siano stati una repubblica indipendente per mille anni. Ritengo sufficiente che una popolazione in un dato territorio si senta affine e che abbia la volontà di decidere da sola del proprio destino affinché possa diventare stato a sé. Anzi, ritengo che l’eredità della Serenissima in molte occasioni sia un fardello per gli indipendentisti veneti facendoli apparire alla popolazione veneta in generale come “folklore” e spesso “folklore che fa paura”.
  • Non metto come priorità la questione “identitaria” ma quella “economica”. Ossia reputo prioritario staccarsi dallo stato italiano per il fatto che noi veneti siamo una sottocolonia dello stesso. Tanti in questa mia visione economica vedono lo sprettro del gretto materialismo. Tanti indipendentisti quindi vorrebbero, anche inconsciamente, una Little Italy dove Venezia sostituisce Roma e non capiscono che se mettiamo lo stato, anche veneto, al di sopra dell’individuo, non facciamo altro che ripetere le sciagure dello stato italiano. La mia questione economica è questione di libertà e quindi a cascata anche di cultura. Imporre da Venezia uno stato etico veneto non porterà al rifiorire della cultura veneta.
  • Sono per la globalizzazione. Ossia sono per la libera interazione tra gli individui nel mondo, ossia per il libero mercato. Evviva le aziende venete che delocalizzano perché in questo modo attuano una salutare riconversione del mercato del lavoro veneto aggiornandolo e non facendolo vivere di protezionismo che impoverisce tutti. Evviva gli stranieri che si trasferiscono in Veneto per lavorare perché colmano un vuoto e portano ricchezza con il loro lavoro. Evviva i veneti che girano per il mondo perché solo conoscendo gli altri si può progredire. Per lavoro giro per il mondo e ho imparato nella mia modesta esperienza che avere come orizzonte solo il Veneto è una sciagura.

Sono entrato entusiasticamente nel PNV perché ho sentito per la prima volta qualcosa che faceva vibrare le mie corde e perché ho visto in quei pochissimi militanti che allora facevano parte del PNV dei compagni di viaggio con i quali si poteva costruire un progetto esaltante e serio. Ho conosciuto persone fantastiche con le quali non condividevo sempre tutto ma che guardano lontano, che mi hanno insegnato tanto e grazie alle quali sono cresciuto: Gianluca Busato, Lodovico Pizzati e Claudio Ghiotto sopra tutti.

Ho accettato il confluire del PNV in VS perché ritenevo che i tempi non fossero maturi per avere più partiti indipendentisti in Veneto e, anche se nutrivo dubbi sulla filosofia della controparte indipendentista, mi dicevo che il comune obiettivo fosse un aggregante talmente grande e importante da minimizzare le differenze. Oggi, dopo un anno, ho assistito a qualcosa di tremendo che mai mi sarei aspettato, ossia alla impossibilità da parte dei soci di Brescia e di Venezia di votare al Maggior Consiglio e per di più a una sorta di lista unica dato che non si sono accettate le candidature di persone come Gianluca Busato e altri: o così o così. La cosa che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta è stata la condotta del presidente dell’assemblea che ha gestito il tutto in modo scandaloso e adducendo formalismi da Unione Sovietica ha nei fatto reso l’assemblea non sovrana.

Oggi mi sono reso conto che questo non può più essere il mio partito perché  ora ho ben chiaro che non posso riconoscermi in un partito politico all’interno del quale c’è una forte componente che ha una visione che io reputo antiquata e perdente. Non lo dico con arroganza. Magari sarà anche vincente elettoralmente, ma perdente secondo il mio giudizio morale. In particolare, ho letteralmente paura di una certa tendenza etnonazionalista che sembra andare di moda tra i giovani. Statalismo comunitarista antimercato e anti-individuo: io ho paura.

In questi mesi per motivi personali e lavorativi non ho partecipato all’attività di partito e mi sono preso una buona dose di insulti perché facevo l’intellettuale che non si sporcava sul campo. Sarà anche vero. Tra poco andrò a vivere a tre ore di macchina da Verona fuori dal Veneto e per correttezza mi sono dimesso dal Minor Consejo perché non mi sembra eticamente giusto far parte di un direttivo politico di un partito indipendentista e non abitare nel territorio. Avevo inizialmente pensato di restate un socio che contribuisce anche solo economicamente o con la pubblicità alla crescita del partito che vuole liberare la terra dalla quale proviene, ma vedendo come stanno volgendo le cose penso che l’anno prossimo non rinnoverò la tessera.

Non porto rancore verso nessuno perché sono convinto che tutti stiano agendo in buona fede. Semplicemente, siamo persone diverse (sì, anche voi che dite che siete solo e unicamente veneti, sì, anche voi avete un’individualità) che non sono riuscite a fare fronte comune. Io vado via perché voglio fare esperienze nuove e perché reputo che la vita sia miserevolmente troppo corta per avere paura del cambiamento.

Lo ammetto, sarò banalissimo, ma ho avuto un’epifania ad ascoltare il discorso di Steve Jobs a Stanford.

Il vostro tempo è limitato, perciò non lo sprecate vivendo la vita di qualcun’altro. […] Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno cosa volete realmente diventare. Tutto  il resto è secondario.

Vi lascio sperando che vi fermiate cinque minuti a riflettere veramente su queste parole. Non porto rancore verso nessuno, ringrazio i meravigliosi compagni di viaggio di questi anni per tutto e spero che vengano tempi migliori.

Ti co Nu. Nu co Ti

Live Free or Die

Luca Schenato Read more

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La storia si ripete

21/22 ottobre 1866: 640.700 sì, 69 no.
23 ottobre 2011, la storia si ripete.


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Una domenica da leoni

Tolto da http://onthenord.wordpress.com/2011/10/22/passaggio-a-nord-est-13-una-domenica-da-leoni/

Domani, 23 ottobre, avrà luogo il congresso generale dei soci del partito indipendentista VenetoStato. A partire dalle 9 e trenta del mattino, in quel di Vicenza e precisamente all’Hotel Viest, inizierà, con apertura al pubblico indistinto, il Maggior Consiglio –così si chiama l’assise–, convocato due settimane fa dal presidente dimissionario Giustino Cherubin.

Chi pensasse che le informazioni appena date siano fin troppo dettagliate, sappia che nessuna di esse veniva data per scontata fino a pochi giorni fa. La convocazione presidenziale, infatti, si è scontrata da subito con una coriacea opposizione da parte del presidente in carica, Lodovico Pizzati, che a sua volta ha lanciato una convocazione per lo stesso giorno, ma in quel di Treviso. Allo stallo di un possibile doppio congresso hanno cercato di porre rimedio decine di soci, che hanno sottoscritto un’autoconvocazione per un terzo congresso, unitario, in quel di Padova. Per motivi che è inutile qui riassumere, l’iniziativa di un Maggior Consiglio autoconvocato è naufragata e, per ragioni di buonsenso e, diciamolo pure, di patriottismo veneto, il segretario Pizzati ha infine scelto di rinunciare al “proprio” congresso trevisano, che avrebbe spaccato il partito, aderendo a quello di Vicenza. Con il che la contorta vicenda procedurale si è chiusa, riportando la formazione indipendentista ad una coesione interna almeno formale.

Ma c’è coesione sostanziale in VenetoStato? Da cosa è nato questo caos? E perchè è stato convocato un congresso che prevede all’ordine del giorno il rinnovo totale delle cariche interne, segretario compreso, proprio nel momento in cui VenetoStato gode di grandissima visibilità mediatica e di crescenti adesioni sul territorio?
A queste tre domande possono essere date altrettante risposte, fra loro compatibili. Read more

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Strategia per l’indipendenza. Sei motivi concreti per cui sto con Lodovico Pizzati

Sono molti i soci che in questi giorni stanno anticipando la propria visione e il proprio punto di vista sul futuro di Veneto Stato. Domenica siamo infatti chiamati a fare una scelta sui nomi di alcune persone che si offrono volontari per coprire un servizio e assumersi una responsabilità all’interno del partito.
Credo quindi che ognuno di essi meriti rispetto, perché non stiamo parlando di poltrone retribuite, ma di tanto tanto tantissimo lavoro da fare (e spesso anche di tanti soldi da mettere e proprio nessuno da prendere), sottraendolo alle proprie famiglie, al proprio lavoro, al proprio tempo libero.
Al di là delle reciproche posizioni, la premessa deve essere questa: un grazie di cuore a tutti i soci che saranno presenti e un grazie di cuore a chi quindi si offre volontario per fare qualcosa di più.
Non è banale dire ciò, perché se ne siamo consapevoli tutti, allora si riesce anche a capire le ragioni profonde e vere delle scelte che ognuno è chiamato a fare domenica.
Io non vedo tra l’altro una dicotomia forte tra le linee in ballo, non vedo il bianco da una parte e il nero dall’altra. Vedo impostazioni e soluzioni diverse per raggiungere il medesimo obiettivo.
Più che di linea politica in senso stretto, io preferisco parlare di strategia per raggiungerlo. A me non interessa che il gatto sia bianco, o nero. A me basta che il gatto prenda il topo. Read more

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