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Popolo padano e Popolo italiano pari sono: invenzioni di parassiti

Napolitano bacia Bossi con la lingua (politicamente) e usa il condizionale sul progetto di Veneto Stato

Di certo non sono passate inosservate le dichiarazioni di ieri del capo dello stato italico Giorgio Napolitano. La prima reazione ovvia è di rabbia per la mancanza di buon senso che esso emanano. Conoscendo però la tradizione contorta e infida del malcostume politico italiano, abbiamo voluto fare qualche analisi in più, che andasse oltre il senso di enorme fastidio che esse hanno provocato.
L’analisi deve essere su due piani: politica e giuridica.
Primo. Da un punto di vista politico tale azione ottiene l’effetto di dare luce all’azione politica della lega nord che in questi giorni sta attraversando la più profonda delle proprie crisi. Il partito di Bossi è sconquassato dal fiume carsico della delusione dei propri militanti che non possono accettare di aver salvato dalla galera mafiosi, ladri e parassiti grazie al voto parlamentare dei padani che si sono schierati a difesa delle truppe cammellate berlusconiane falcidiate da processi e condanne. Veneto Stato conosce bene tale fenomeno, poiché nel territorio si rivela con un consenso e un calore sempre più forte e palpabile attorno al progetto legale e democratico di indipendenza del Veneto.
La posizione di Napolitano malcela il tentativo di tenere in piedi lo zombie leghista che ormai è un cadavere politico che continua a camminare per inerzia. Egli con la sua violenza verbale di fatto ha dato un bacio politico in bocca a Bossi, sperando di rianimarlo.
Secondo. Da un punto di vista giuridico e semantico, considerato il particolare ruolo istituzionale che il capo dello stato italiano ricopre, le sue parole di ieri sono rivelatrici. Già. Pare incredibile, perché a prima vista egli ha sferrato un attacco durissimo al progetto di Veneto Stato. In realtà, esse da un lato hanno fatto chiarezza della differenza tra il concetto di ottenimento di separazione di un territorio dallo stato attuale con metodi violenti, che nella scienza politica passa sotto il nome di “secessione” e di indipendenza ottenuta con un percorso democratico. La differenza si evince dal fatto che l’ottuagenario Napolitano ha assunto sui due temi due posizioni diverse. Nel primo caso, la secessione portata avanti con in bla-bla-bla dagli scalcagnati leader della lega, ha usato parole durissime, evocando il carcere e la durissima reazione dello stato in caso si passasse dalle parole ai fatti. Nella seconda parte del suo discorso invece, è stato abilissimo nel calibrare tempi e avverbi di declinazione del suo pensiero. Egli infatti ha affermato che la costituzione italiana limita la sovranità del popolo entro i limiti della costituzione e delle leggi. Dall’altro, nell’affermare che non c’è spazio per una via democratica all’indipendenza, ha aggiunto “IO NON AVREI DUBBI”. L’uso del condizionale nelle parole del capo dello stato rivela la sua non titolarità a pronunciarsi su un aspetto che attiene un tema di diritto internazionale e non di diritto interno dello stato italiano. Infatti, se la prima parte della frase afferma il suo pensiero in merito, la seconda parte gli fa ammettere che comunque egli non avrebbe poteri di fatto per opporsi in alcun modo al percorso democratico, pacifico e legale di creazione del Veneto Stato indipendente.
Per concludere in bellezza, siamo infine perfettamente d’accordo sul fatto che il popolo padano non esiste. Esso è un’invenzione di un gruppo di parassiti che attorno a tale concetto ingannevole hanno costruito il loro potere e la loro fortuna. Nello stesso identico modo in cui gli inventori del popolo italiano, altrettanto inesistente, fecero un secolo e mezzo fa. Non lo diciamo noi, beninteso. Lo ha detto ancora nel 1921 il perugino Giuseppe Prezzolini nel suo mai abbastanza decantato “codice della vita italiana”.

Gianluca Busato
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