Strategia per l’indipendenza. Sei motivi concreti per cui sto con Lodovico Pizzati

Sono molti i soci che in questi giorni stanno anticipando la propria visione e il proprio punto di vista sul futuro di Veneto Stato. Domenica siamo infatti chiamati a fare una scelta sui nomi di alcune persone che si offrono volontari per coprire un servizio e assumersi una responsabilità all’interno del partito.
Credo quindi che ognuno di essi meriti rispetto, perché non stiamo parlando di poltrone retribuite, ma di tanto tanto tantissimo lavoro da fare (e spesso anche di tanti soldi da mettere e proprio nessuno da prendere), sottraendolo alle proprie famiglie, al proprio lavoro, al proprio tempo libero.
Al di là delle reciproche posizioni, la premessa deve essere questa: un grazie di cuore a tutti i soci che saranno presenti e un grazie di cuore a chi quindi si offre volontario per fare qualcosa di più.
Non è banale dire ciò, perché se ne siamo consapevoli tutti, allora si riesce anche a capire le ragioni profonde e vere delle scelte che ognuno è chiamato a fare domenica.
Io non vedo tra l’altro una dicotomia forte tra le linee in ballo, non vedo il bianco da una parte e il nero dall’altra. Vedo impostazioni e soluzioni diverse per raggiungere il medesimo obiettivo.
Più che di linea politica in senso stretto, io preferisco parlare di strategia per raggiungerlo. A me non interessa che il gatto sia bianco, o nero. A me basta che il gatto prenda il topo.

Una strategia corretta per avere più probabilità di successo deve essere calata in un momento storico, in un’area geografica, con determinate condizioni al contorno e deve valutare correttamente il quadro competitivo in cui viene ad essere applicata, valutando mezzi e uomini a disposizione per essere attuata.
A mio modo di vedere, quindi e in senso utilitaristico, va compresa la visione strategica che le leadership di Veneto Stato stanno mettendo a confronto, dato che le differenze politiche sono importanti, ma hanno più effetto sul momento che seguirà l’indipendenza più che su quello che la precede.

Innanzi tutto dobbiamo quindi essere coscienti che la scelta di creare Veneto Stato, unendo le diverse anime dell’indipendentismo, è stata vincente, mentre l’ipotesi di fare scissioni è una scelta possibile, ma sicuramente con meno probabilità di portare al successo, qui e ora. Chi oggi afferma di creare un nuovo simbolo politico per partecipare alle elezioni come minimo è poco saggio.
Altrettanto e ancor più vincente è stata la scelta di teorizzare un progetto politico serio, approfondito e moderno, con il contributo di tanti veneti di cuore e di mente, che da un lato delinea il percorso politico legale, pacifico e democratico per raggiungere l’indipendenza e dall’altro ne spiega le ragioni profonde e anche quotidiane.
Finora la Causa Veneta soffriva infatti di evidente immaturità politica. Veniva portata avanti con grande passione e slancio ideale, ma con pochissima capacità di incidere sul quadro politico. Avere una base teorica è importante non solo per ragioni accademiche, ma anche perché non esiste un’azione politica che possa avere successo se non è supportata da una visione approfondita e completa.
Su ciò tra l’altro, a parte pochissime eccezioni, credo che tutti convengano.
Abbiamo quindi creato lo strumento politico, abbiamo individuato il progetto politico, ora ci stiamo interrogando sul piano operativo per attuarlo, quindi sulla strategia.

Quali strategie quindi si confrontano domenica? Nessuno ne parla in modo esplicito, voglio pertanto dare la mia visione di quale sia la strategia da adottare.

Primo. Rifarsi all’esperienza di altri Stati che hanno ottenuto l’indipendenza recentemente, o che sono sulla strada per ottenerla, in modo pacifico, legale e democratico. Ritengo che questa sia la prima condizione per avere successo, anche perché i veneti sono persone pacifiche e hanno già dimostrato di saper votare in massa, spostando il proprio voto anche molto velocemente, quando individuano un progetto politico che ritengono credibile e che intercetti la speranza di cambiamento. Ciò implica che non si deve assolutamente andare a Roma. Chi propone di far votare l’assemblea sulla possibilità di andare a Roma inganna e introduce un pericoloso precedente che apre il partito a tale possibilità. Io sono favorevole ad introdurre nello statuto il divieto di entrare nel parlamento italiano. Sicuramente non posso appoggiare nessun segretario politico e nessun minor consiglio che tentennino sul punto, o non si esprimano chiaramente. Lodovico Pizzati ha detto chiaramente che a Roma non si va e anche per questo avrà il mio voto di fiducia. Per tale ragione tra l’altro mi candido anch’io al Minor Consiglio, al fine di far desistere chi dovesse avere strane idee in proposito.

Secondo. Favorire la propositività rispetto alla contrapposizione. I veneti hanno più propensione a seguire chi sa fare proposte rispetto a chi protesta. Per tale ragione, ad esempio, bruciare le bandiere non va bene: perché allontaniamo i cittadini veneti dal nostro partito. Lodovico Pizzati ha sempre agito con fermezza su tale punto, anche al costo di attirarsi le antipatie di alcuni, e anche per questo avrà il mio voto di fiducia.

Terzo. Creare un’organizzazione a rete e orizzontale, sistema che nella scala evolutiva occupa un gradino superiore rispetto ai vecchi sistemi partitici verticali, con capi e capetti. Poche regole e condivise e grande capacità di interpretare la situazione ambientale locale da parte dei nodi della rete (i coordinatori), permettono una crescita maggiore, perché la base è proattiva e non mera esecutrice di ordini. Se un nodo non funziona, si cambia il nodo e il reticolo ricomincia a fare il proprio lavoro. I sistemi verticali e militarizzati vanno bene per fare le guerre, perché permettono maggiore velocità ed efficienza nella trasmissione degli ordini operativi, ma non credo che questo sia il nostro obiettivo, a meno che qualcuno non abbia tale insana idea. Di sicuro Lodovico Pizzati ha fatto proprio tale modello organizzativo, che va ulteriormente migliorato, ma che già nell’impianto delle province di Treviso, Padova, Venezia, Brescia e Belluno comincia ad avere i propri effetti e che dobbiamo ora far applicare anche alle province di Verona e Vicenza. Per questa ragione io voterò la fiducia a Lodovico. Una seconda motivazione della mia candidatura al Minor Consiglio è proprio migliorarne ancor più l’applicazione.

Quarto. La formazione politica di ogni socio diventa fondamentale per permettere all’organizzazione reticolare di funzionare al meglio. Ogni socio in tale ambiente diventa più capace di dare risposte veloci ai suoi interlocutori e saprà prendere decisioni più velocemente, esigenza che sarà sempre maggiore. Lodovico Pizzati fa formazione politica continua in ogni serata in cui partecipa sia nelle riunioni pubbliche sia in quelle interne di partito. Per tale motivo io gli darò il mio voto di fiducia. Anche per supportarlo in tale compito, oltreché per iniziare a formare nuovi “formatori”, mi candido al Minor Consiglio.

Quinto. Avere la consapevolezza che stiamo vincendo. In un anno abbiamo fatto passi da gigante in termini di visibilità e posizionamento politico. In breve tempo stiamo occupando un vuoto politico che si è formato. E non è un caso, perché ciò è stato previsto da alcuni già da qualche anno e i tempi di creazione di Veneto Stato sono stati dettati anche da tale consapevolezza. Ora dobbiamo essere coscienti che siamo forti e lo saremo sempre di più. I veneti ci stanno appoggiando in numero sempre maggiore e sempre di più lo faranno, provenendo anche da altre idee politiche. Se noi ci rendiamo conto di ciò, non ci ferma più nessuno. Lodovico Pizzati emana tale certezza in modo naturale e diretto. Per tale ragione io gli darò la mia fiducia domenica.

Sesto. Comunicazione. Viviamo in un’era moderna e in un ecosistema globale, dove ignorare le regole della comunicazione significa condannarsi alla sconfitta certa. Il web, i social network, il mondo mobile sono tutti ambiti di comunicazione nei quali siamo presenti ancor prima della nascita di Veneto Stato e che ci hanno permesso di forare il muro di gomma mediatico del regime italiano. Ora abbiamo iniziato anche la foratura del muro televisivo. Di ciò va dato atto a Lodovico Pizzati, che ha saputo farlo con intuizioni geniali e con una capacità operativa straordinaria di metterle in pratica. Per tale ragione io gli darò il mio voto di fiducia.

Con un augurio di un serenissimo Maggior Consiglio a tutti.

Gianluca Busato

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