Archive for month: novembre, 2011

I VENETI DELL’ARMORICA E GIULIO CESARE

Tratto dal gruppo facebook Ancient Veneti European researches: Poland, Brittany, Veneto, Slovenija, pubblicato da Millo Bozzolan

Traduzione da “Adieu to Brittany, (a transcription and translation of Venetic passages and toponyms).
Di Antony Ambrozic, studioso di origine slovena.

GLI STUDIOSI non sono in pieno accordo circa la data esatta dell’arrivo dei Veneti in Armorica. Alcuni propendono per l’ottavo secolo a.C., altri per la metà del quinto secolo a.C., comunque sia, li troviamo completamente stanziati durante la metà del primo secolo a.C.
Secondo quanto riporta Giulio Cesare nel “De Bello Gallico” essi possIedono una grande flotta, controllano i porti della costa dell’Armorica, raccolgono pedaggi, e controllano i traffici anche con la Britannia.
I toponimi che essi ci lasciano parlano del loro acuto amore e conoscenza della terra, del cielo, delle acque. Soprattutto essi non conoscono dominatori, non si sottometteranno ad alcuno. Quando Roma attenta alla loro pace, essi accettano la sfida.
Cesare incarica Crasso di di costruire una flotta sulla Loira e spedisce Dacimo Bruto nel Mediterraneo con l’ordine di assemblare un contingente di navi da aggregare a quelle di Crasso. Le due armate navali romane si incontrano sulla foce della Loira di fronte ai Veneti.
Quanto allo sviluppo e alla soluzione finale della battaglia, non diamo molta fiducia al rapporto del vanaglorioso Cesare ma ne diamo di più a Dione Cassio, che riporta come la vittoria dei Romani fu dovuta al fatto che flotta veneta rimase in bonaccia di vento piuttosto che al piano di battaglia dei romani e al coraggio che Cesare attribuisce ad essi. Piuttosto che essere presi prigionieri molti si suicidarono: alcuni si annegarono nel mare, altri scalando i vascelli nemici perirono nelle acque, alcuni altri bruciarono sulle loro navi colpite dai dardi inciendiari dei romani.
Cesare si vanta di aver passato i capi a fil di spada e costretti gli altri in schiavitù. Fu la disfatta la fine dei Veneti? Non del tutto. Può essere che abbia segnato la fine della loro egemonia in Armorica. Può essere che abbia spinto alcuni di loro a rifugiarsi nelle foreste interne. Può anche aver costretto alcuni altri a prendere il mare e a navigare verso le isole britanniche o in altre parti della Gallia non occupata. Ma il popolo e il suo linguaggio sopravvisse in Armorica e altrove nei molti secoli seguenti.

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Catalonia Calls to the World

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Alessio Morosin: il Maggior Consiglio è la celebrazione massima della vitalità di Veneto Stato

Dopo aver letto il nome dell’avv. Alessio Morosin tra i sottoscrittori della convocazione di un Maggior Consiglio straordinario di Veneto Stato a Venezia, avvenuta a meno di un mese dalla celebrazione del congresso di Vicenza, abbiamo voluto capire le motivazioni di tale scelta, intervistandolo.

Press News Veneto: avvocato Morosin, siamo rimasti molto sorpresi nel leggere il suo nome tra i sottoscrittori della convocazione del Maggior Consiglio di Veneto Stato. Ha forse smesso i panni di figura super partes?

Morosin: io sono super partes, non mi schiero infatti a favore dell’uno o dell’altro esponente di Veneto Stato, ma ho voluto fare una precisa scelta di assunzione di responsabilità, in un grave frangente di emergenza democratica all’interno di Veneto Stato. Che, lo ricordo, rappresenta una speranza per l’intero Popolo Veneto e interpreta con sempre più forza le istanze di cambiamento che tutta la nostra gente fa proprie.

Pnv: emergenza democratica? Sono parole pesanti…

Morosin: il partito è in grave sofferenza, sta attraversando un momento delicatissimo di crescita e la normale dialettica e confronto politico non riescono a instaurarsi appunto in un alveo di rispetto tra le varie anime, ma trascendono in uno scontro che purtroppo pone a rischio l’esistenza stessa del partito. Ecco perché ho capito che la passività, restando a guardare gli eventi senza far nulla, purtroppo in questa fase significava condannare il partito all’avvitamento su sé stesso.

Pnv: ci sono state espulsioni pesanti in questi giorni, hanno influito nella sua scelta?

Morosin: un partito che non trova una sintesi politica in grado di includere le varie componenti trova sempre più semplice l’eliminazione della controparte. Purtroppo questa scorciatoia condannerebbe il partito stesso, che nasce come unità tra varie anime dell’indipendentismo veneto, a una sterilità politica in brevissimo tempo. Abbiamo tutti sotto gli occhi e nella memoria l’involuzione politica di partiti che nel recente passato hanno fatto propri questi metodi. Le epurazioni di massa sono da condannare sempre, sono un segnale pessimo di incapacità di tenuta democratica, che diamo all’esterno, ma anche all’interno, ai nostri soci che infatti sono molto preoccupati del clima instauratosi.

Pnv: e come può un nuovo Maggior Consiglio risolvere la situazione? Non rischia di creare ancora più confusione?

Morosin: quando l’azione politica va in stallo, per ragioni che non voglio giudicare e che probabilmente prescindono dalla volontà dei singoli, bisogna dare la parola all’Assemblea dei soci, che sono gli autentici depositari della sovranità del partito. Il passaggio congressuale non é mai negativo, anzi, è la celebrazione massima della vitalità di un partito. Per un partito che propugna l’indipendenza del Veneto e per un partito giovane come il nostro, se possibile, tale aspetto è ancor più vero.

Pnv: quindi la vedremo candidato a presidente il prossimo 11 dicembre a Venezia?

Morosin: come dicevo all’inizio, non voglio in alcun modo rinunciare al mio ruolo super partes, per il bene di Veneto Stato. Per tale ragione, anticipo fin d’ora che non mi candiderò e non accetterò candidature per nessun ruolo istituzionale nel partito, anche per sgombrare il campo proprio da qualsiasi possibile interpretazione in tal senso.

Pnv : Qual è il messaggio che,  da animatore e fondatore di Veneto Stato, ritiene di dare in questo delicato momento  ai soci del partito  ?

Morosin: Non scoraggiatevi amici e patrioti Veneti ! La forza delle idee vince sempre sulla idea della forza !  Il progetto indipendentista di Veneto Stato è troppo importante per gestirlo con un taglio da sindacalisti impauriti e  disperati.  Servono uomini  forti, preparati ed azioni non improvvisate. Dobbiamo parlare alla gente veneta , con competenza e serietà, spiegando bene le ragioni del nostro percorso legale. Rassicurare e mostrarci credibili , non facinorosi. Parlare male di altre posizioni politiche o dell’Italia non ci giova Abbiamo già visto la fine fatta da chi gridava Roma ladrona.Cercare lo scontro fine a se stesso o, per esempio, fischiare l’inno di Mameli non porta da nessuna parte. Chi , come noi di Veneto Stato, ha un progetto  politico prezioso  deve solo  parlare  di quello. Siamo una speranza per il Popolo Veneto. Lavoriamo uniti senza personalismi . Anche per questo troviamoci tutti a Venezia domenica 11 dicembre. W San Marco Read more

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Veneti, siamo come i Berlinesi dell’Est nel 1988


Gianluca Busato a Paderno di Ponzano: “Veneti, siamo come i Berlinesi dell’Est nel 1988” Read more

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16° reggimento Treviso 1797 Repubblica Serenissima di San Marco

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VENETO STATO: “GENTILINI LASCIA LA LEGA E VIENE DA NOI”

 

 

Tratto da OggiTreviso
Lui: “Falsità, sono solo passato a salutarli”. Ma rilancia l’idea della rivoluzione armata.

TREVISO – «Gentilini lascia la Lega Nord e aderisce a Veneto Stato». E’ questo l’annuncio shock apparso sul sito internet del movimento indipendentista. Uno scherzo? Si e no. Perché venerdì lo Sceriffo ha fatto capolino a un pranzo organizzato da Veneto Stato a Quinto e, prima di raggiungere una tavolata di leghisti, si è lasciato nominare «socio onorario» da Alessio Morosin, ex consigliere regionale del Carroccio e adesso leader dei venetisti.

Solo una goliardata? Non proprio, perché Gentilini ci ha messo molto del suo. «Ho rinunciato alle cariche a Roma perché voglio stare con il mio popolo e portarlo alla rivoluzione, come ho detto a Venezia – ha scandito registrato da una selva di telefonini – e la rivoluzione comporta l’occupazione con le armi: con le ciacole non si fa niente». Così è tornata a galla l’ormai famosa rivoluzione invocata dal palco della Lega nel 2008 contro extracomunitari, nomadi e zingari. Insomma, altro che i miti consigli che negli ultimi tempi l’hanno portato a bocciare l’idea di dar vita alla Padania e a esprimere il proprio sostegno al governo Monti, andando in contro alla reprimenda dei vertici del Carroccio.

«Sono di quella generazione che aveva le damigiane di olio di ricino e i manganelli – ha detto prima di andarsene con una spilla di Veneto Stato appuntata sulla giacca – sono più rivoluzionario di voi». Ma vedere la sua performance catapultata dritta dritta su internet non gli è piaciuto per nulla. E tanto meno vedersi bollare come un nuovo acquisto di Veneto Stato. «Tutte falsità – taglia corto – sono solo passato a salutarli, il resto sono vaccate». Ma le frasi sono registrate e la macchina di Youtube ormai si è già messa in moto. Read more

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Convocato il Maggior Consiglio di Veneto Stato per l’11 dicembre a Venezia

Articolo tratto dall’originale pubblicato su venetostato.com

CONVOCAZIONE MAGGIOR CONSIGLIO DI VENETO STATO
(Ex art 11 c. 6 dello statuto)

I sottoscritti soci di Veneto Stato, in numero superiore al 10% del totale dei soci ordinari, a’ sensi dell’art. 11 c. 6 dello statuto, convocano il Maggior Consiglio di Veneto Stato in prima convocazione per sabato 10 dicembre alle ore 8.00 e, poiché è probabile che in tale data non si raggiungeranno le maggioranze prescritte per la validità dell’assemblea, in seconda convocazione per domenica 11 dicembre 2011 alle ore 9.30 presso l’hotel Amadeus in Cannaregio 227 a Venezia per discutere e deliberare in merito al seguente ordine del giorno:

  • azzeramento delle cariche;
  • rinnovo delle cariche istituzionali (segretario nazionale, presidente nazionale, minor consiglio, consiglio dei diexe, tesoriere).
  • modifiche allo statuto;
  • mozioni congressuali presentate;
  • varie ed eventuali.

Si propone che l’ordine dei lavori avvenga secondo il regolamento proposto in allegato e che verrà approvato, o emendato dall’assemblea all’avvio dei lavori dopo l’insediamento del presidente dell’assemblea stessa. Data l’importanza degli argomenti in discussione si raccomanda la presenza di tutti i soci.

Venezia, 22 novembre 2011

I SOTTOSCRITTI SOCI ORDINARI

LODOVICO PIZZATI
GIANLUCA BUSATO
STEFANO VENTURATO
RAFFAELE SERAFINI
PAOLO BERNARDINI
ELISA BIANCO
GIUSEPPE BOTTACIN
VESNA TRTIC
STEFANO ZANELLATO
MARZIA SAVIOLO
MORENO BREDA
CLAUDIO RIGO
ANGELO DE MARCHI
GIANFRANCO FAVARO
MANUEL CARRARO
FULVIO TOSATTO
WALTER TORRESAN
PATRIZIA VIVIANI
MASSIMO CAMPIGOTTO
FRANCO GUARNIER
GIANLUCA PANTO
EMANUELA TURRINI
VIRGINIA SCIRE’
MARCO VOLPATO
GEDEONE NENZI
MARIA PIA PIAIA
VITTORIO MILANI
TIZIANO BUSATO
GIORGIO PAVAN
LUIGINO GAZZEA
MICHELE SARTI
MICHELA SARTI
ALESSIA BELLON
LUCA ROCCA
STEFANIA ZANELLATO
FAUSTO MASSAROTTO
ANGELO MANOLLI
FRANCO NORDIO
FRANCO TONELLO
PIERO PAZZI
PIETRO ALVISE GAGGIO
CARLO DE PAOLI
GIAMPAOLO BORSETTO
FRANCA TONELLO
CHIARA TONELLO
UMBERTO VECCHIATO
GIOVANNI VECCHIATO
SANDRO CASADORO
DAVIDE ORSATO
ALESSIO MOROSIN
ALBERTO DE BIASIO
LUCA SCHENATO
SIMONE FERRARI
FILIPPO FERRARI
PAOLO VIAN
DIEGO TURCO
LORENZO RIGHETTO
IMERIO RIGHETTO
RICCARDO ZANCONATO
ELENA DURIGON
RICCARDO TONNELLATO
PAOLO BARBON
FRANCA BETTIOL
MASSIMO BUOSI
TERESA DAVANZO
MONICA MARTON
GIANNARCISO DURIGON
GIORGIO GASPARINI
PIERANTONIO TONIETTO
ROBERTO BUSATTO
MAURO RIGO
SIMONETTA TONELLO
FEDERICO DE MARCHI
MARIO MONTEMEZZO
ULDERICO VEDOVATO
SILVANO LOTTO
PAOLO TOME'
ELENA BACCEGA
GUALTIERO SCAPINI
FRANCESCO VIANELLO
ANTONELLA MARANGON
STEFANO VIANELLO
GIORGIO ROSSO
ROBERTO SILVESTRI
NICOLA VIANELLO
MAURIZIO DAMIANI
MASSIMO VISINTIN
E I SOTTOSCRITTI SOCI SOSTENITORI
CHIARA CORO’
BARBARA TURCO
EMANUELE CORO’
MARCELLO PAVAN
DOMENICO LOVADINA
STEFANO LOVADINA
MARCO VENDRAMELLI
MARCO DE MARTIN
TIZIANO PAGOTTO
ANGELO SCHIEVENE
MASSIMILIANO VOLPATO
VINCENZO TESTINI
SELENA VERONESE
MARTA FRISON
MARINA MACCARONE
ENRICO MAGRINI
CLAUDIO MORGANTE
CRISTIANO ZANIN
DANIELE PERNIGOTTO

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Pizzati, Busato, Venturato e Serafini espulsi: ecco il nuovo corso unitario di Veneto Stato

La notizia è stata tenuta segreta per tre giorni. E non fatichiamo a crederlo, aggiungiamo. La vergogna deve essere stata immensa, incommensurabile.
Ecco i fatti. Venerdì sera scorso si riunisce il Consejo dei Diexe di Veneto Stato. Sono presenti 6 membri su 10, che, secondo il regolamento che si è dato lo stesso organo sono un numero insufficiente ad adottare provvedimenti di espulsione.
L’occasione però è ghiotta. Sono presenti anche il segretario Guadagnini e il presidente Chiavegato, eletti il 23 ottobre scorso in modo discutibile con una listone unico di sapore fascista e che evoca il triste passaggio storico del Plebiscito truffa del 1866.
All’ordine del giorno c’è niente di meno che l’espulsione di Lodovico Pizzati, il segretario di Veneto Stato che a dire il vero da un punto di vista giuridico continua ad essere in carica, dato che la delibera assembleare del 12 settembre 2010 che lo aveva eletto segretario è ancora valida, in quanto mai è stata formalmente annullata da qualsiasi atto previsto dallo statuto, o dalla legge.
Bene, in questo quadro complesso, che esce dalla mala gestione di un congresso condotto con metodi dittatoriali e antidemocratici, cosa esce dal cilindro della nuova “dirigenza” in evidente difficoltà politica?
Nientemeno che l’espulsione proprio di Lodovico Pizzati, assieme a Gianluca Busato, Stefano Venturato e Raffaele Serafini. L’epurazione è compiuta, il golpe pare concluso alla grande.
Le sorprese però non finiscono qui. Press News Veneto ha scoperto quella che appare come una gran brutta notizia per i nuovi dirigenti di Veneto Stato.
La notizia bomba è che il diritto all’uso del simbolo del partito è proprio nelle mani di uno degli espulsi. Dalle indiscrezioni raccolte è partita un’azione legale contro la nuova dirigenza, che a quanto pare non potrà utilizzare il nuovo simbolo in competizioni elettorali.
Staremo a vedere ora se la base del partito sarà felice di aver visto sterminato il diritto di dissenso al pensiero unico croccante in salsa etnonazionalista mista al gusto democristiano dei nuovi maître à penser venetisti, che non amano il confronto politico.

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La Democrazia Diretta è solo un “arto” della sovranità popolare

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

di Roberto Sommacal (Accademia degli Uniti)

Il Professor Hans Hermann HOPPE qualche anno fa, durante un convegno tenutosi all’Università di Padova, ebbe tra l’altro a dire:
«Lo Stato può essere definito convenzionalmente come: un’agenzia che esercita un monopolio territoriale, imposto con la forza, sia sulla decisione finale da prendersi in caso di controversie (giurisdizione) sia sulla tassazione. Per definizione quindi, ogni Stato, a prescindere dalla sua particolare Costituzione è economicamente ed eticamente inadeguato. [Perché è inadeguato?] Ogni monopolio è un “male” dal punto di vista del consumatore. Intendiamo per monopolio la mancanza di libero accesso ad una particolare linea di produzione: solo un’agenzia A può produrre il servizio od il prodotto X.
«Non solo nessuno, potendo evitarlo, accetterebbe
un tale monopolio nella fornitura di servizi
giudiziari, ma [non accetterebbe] nemmeno il fatto
che sia il giudice monopolista a determinare
unilateralmente il prezzo dei propri “servizi”. È
facilmente prevedibile, che un tale monopolista
userebbe sempre più risorse (proventi della
tassazione) per produrre sempre meno beni e perpetrare sempre più misfatti. Questa situazione non è la ricetta per la protezione dei cittadini ma per la loro oppressione e sfruttamento. Il risultato del costituirsi di uno Stato, quindi, non è la pacifica cooperazione [economica tra i cittadini] e l’ordine sociale, ma il conflitto, la provocazione, l’aggressione, l’oppressione e l’impoverimento in altre parole la de-civilizzazione (imbarbarimento). Questo, soprattutto, è perché un tale monopolista è giudice supremo di ogni conflitto e quindi anche di quelli che lo riguardano direttamente. Di conseguenza, invece di tendere a prevenire e risolvere conflitti, un giudice supremo monopolista sarà portato naturalmente a causare e provocare conflitti da comporre a proprio vantaggio.
Questo, soprattutto, è quello che ci ha mostrato la storia degli Stati. Essa è infatti, in primo luogo, la storia di milioni di vittime innocenti del potere statale.»

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Centrifuga iberica: Paesi Baschi e Catalunya vicini all’indipendenza

Ieri si sono tenute le elezioni politiche in Spagna, che hanno sancito uno storico sconvolgimento dell’equilibrio politico. Il risultato ha determinato la totale deframmentazione politica tra la Catalunya e i Paesi Baschi e il resto della Spagna. Il voto si è polarizzato come mai prima, con grande successo delle formazioni politiche indipendentiste da una parte e del partito popolare dall’altra, mentre l’unico denominatore comune sembra essere stato la disfatta del Psoe, il partito socialista dell’ex premier uscente Zapatero che non si è ripresentato come candidato.
Il risultato più clamoroso però è stato quello dei Paesi Baschi, dove la formazione indipendentista abertzale Amaiur ha conquistato 7 seggi che si uniscono ai 5 seggi del Pnv (Partido Nacionalista Vasco), determinando una maggioranza assoluta in Euskadi a favore dell’autodeterminazione e quindi dell’indipendenza dei Paesi Baschi. Proprio il successo di Amaiur sancisce l’assoluta sterilità dei processi violenti verso l’indipendenza, che sono oggi stati sconfitti con l’addio alle armi da parte dell’Eta.
Un grande successo ha quindi avuto anche la formazione autonomista CiU (Convergencia i Unió), che si sta progressivamente avvicinando a posizioni favorevoli all’indipendenza, che ha conquistato 16 seggi, aumentando di 6 seggi la propria presenza a Madrid e diventando la terza formazione politica in assoluto in tutta la Spagna. Il partito indipendentista catalano ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) ha confermato i propri 3 seggi, aumentando decisamente la forza della parte politica favorevole a un processo di indipendenza della Catalunya.
In ultima analisi si può ben dire che il processo di decomposizione dello stato spagnolo sembra avviato verso il punto di non ritorno. Il vento dell’indipendenza soffia sempre più forte in tutta Europa, dopo la vittoria schiacciante del Partito Nazionale Scozzese in Scozia, che nella primavera scorsa ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento di Edimburgo.
Il fenomeno che ha visto il formarsi di nuovi stati indipendenti dalla fine degli anni ’80 in poi, oggi sembra aver contagiato in modo definitivo anche gli assetti istituzionali dei leviatani marci di debiti dell’Europa occidentale.

La Venetia deve darsi da fare quanto prima per ottenere la propria indipendenza, con un percorso legale, democratico e pacifico, approfittando di una finestra storica che resterà aperta solo per pochi anni.

Gianluca Busato
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