Archive for month: dicembre, 2011

Tassare il possesso: nel Veneto libero non accadrà

Un messaggio di fine anno di Paolo Bernardini

Presidente Istituto Nazionale Veneto

Ho scritto giorni fa un articoletto che mi pareva divertente sul superbollo di ITA per le auto di grossa cilindrata. Un amico mi ha gravemente ricordato un aforisma di uno dei miei maestri giovanili, T. W. Adorno: “difficile est satyras scribere”, che rovescia, mi pare, Orazio, il quale sosteneva che fosse affatto facile scrivere, appunto, satire. Adorno, mi ricordava l’amico, negava che fosse facile scrivere satire in tempi di tragedia, poiché non fanno ridere nessuno, e non contribuiscono ad uscire da tale tragedia stessa. Anzi, la puntellano con un riso amaro e avvelenato come quello sardonico. Il riso amarissimo della rassegnazione.

Avrei dovuto ricordarmelo!

Quel che scrivo ora dunque non è una “retractatio”, tutt’altro, i concetti permangono gli stessi, semplicemente, in tempi tragici, vorrei precisare con altri modi il mio pensiero. Nel Veneto libero auspico che non vi siano tasse sul possesso, su quel che costituisce in varie forme la proprietà. Auspico, poiché non è mio intento candidarmi a ministro dell’economia del Veneto libero; più modestamente, come tanti altri, porto con costanza il mio contributo di idee onde il Veneto, un giorno non lontano, divenga libero. Perché la tassa sul possesso (come del resto quella di successione) è particolarmente odiosa? Perché proprio quella? Partendo dalla constatazione che lo Stato debba costruirsi empiricamente, come comunità allargata, o insieme confederato di comunità, di piccoli Stati (quali appunto sono i “cantoni” svizzeri), quel che il cittadino possiede, perché lo ha ereditato, perché lo ha acquistato con i frutti del proprio lavoro, sia una casa, un’auto, o quant’altro, un patrimonio di ogni entità, è già di per sé il contributo a tale comunità. Non c’è bisogno di tassarlo. Anzi, tassandolo, la comunità in qualche modo sottrae valore ai suoi stessi beni. Tassare una casa avrebbe senso se lo Stato si arrogasse la proprietà antica, originaria, del territorio, per noi dei Veneti, o addirittura degli Euganei. Ma queste belle case venete, questi terreni colti, questi magnifici colli, sono la proprietà del privato che legittimamente ne ha titolo. Poiché però sono fisicamente in un territorio più grande, che si chiama Stato Veneto, essi sono quel che costituisce la ricchezza di tale stato, nella sua forma per dir così ultima, cristallizzata, in muri, ma anche in campi, in titoli azionari, o in lingotti d’oro. Nella misura in cui il cittadino veneto li tiene entro i confini del territorio veneto, significa che ha fiducia nello Stato che si identifica idealmente con tale territorio, senza esserne padrone. Perché il padrone è l’individuo. Ora, lo Stato potrà fissare aliquote sulla ricchezza prodotta, ma non su quella accumulata. Quella accumulata è già la sua ricchezza, anche se non può disporne, poiché lo Stato di per sé, come ente collettivo, è un’astrazione e non dispone di nulla. Sono i suoi rappresentanti che concretamente dispongono della ricchezza (altrui). Tassare una proprietà vuol dire mettere in luce che la comunità ove la proprietà si trova è qualcosa di estraneo, alieno, e potenzialmente nemico di tale proprietà, ovvero di tale proprietario stesso, ché le cose senza le persone non possono neppure essere possedute.
Ora, lo stesso ragionamento si applica alle auto, o alle barche, o agli aerei. E’ vero che molti mezzi di trasporto sono fatti sono per il godimento – una piccola minoranza però – ma perché punire chi si gode la vita? Nel suo stesso godere la vita alimenta un’economia che permette anche a coloro che tali barche costruiscono – gli operai dei cantieri – senza poterne godere direttamente, una vita più agiata. All’ultimo Salone Nautico della mia città, Genova, il giro d’affari e la presenza di espositori erano drasticamente calati. Certamente, nello stato veneto che stiamo costruendo lo Stato chiederà molto meno, perché consumerà molto meno. Sarà uno stato snellissimo che ospiterà cittadini ben pasciuti. La proprietà acquisita non sarà tassata, come non saranno tassati i passaggi di proprietà, come non vi saranno imposte per chi acquista una casa. Si potranno certamente applicare imposte paragonabili all’IVA, ma sarebbe bene lasciar perdere gli immobili, e ogni altro bene primario. E’ il primo modo, per una nuova comunità allargata che prenderà l’antiquato ma per ora non sostituibile nome di Stato, per ingraziarsi i propri cittadini. Quel che è stato faticosamente acquistato è già ricchezza dello Stato, ma solo nella misura in cui è del tutto ricchezza dell’individuo.
Se dunque il 2011 si conclude con il passaggio da una dittatura faceta ad una seria, seriamente intenzionata a sottrarci ogni linfa vitale, auspico che il 2012 inizi sotto il segno della libertà, e che prima del 2016 il Veneto possa tornare ad essere libero, indipendente, sovrano, e si apra una pagina corrusca tanto quanto quella passata, e, forse, ancor di più.

Paolo Luca Bernardini
Presidente Istituto Nazionale Veneto
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Io sto con la legalità

Passato il Natale, senza timore di apparire cattivi, precisiamo alcune cose su Veneto Stato, prima che la confusione prenda il sopravvento.
Dallo scorso autunno sono infatti insorte interpretazioni e visioni differenti nella gestione di Veneto Stato. Gli equilibri si sono ribaltati più volte.
Ciò che conta in politica sono gli atti formali. Andiamo pertanto a vedere quali sono gli atti formali che si sono susseguiti.
Il 23 ottobre si è tenuta un’assemblea dei soci a Vicenza, presso l’hotel Viest, che ha deliberato l’elezione di alcune cariche. Tale assemblea si è tenuta in modo a dir poco discutibile e ha scatenato, a nostro avviso giustamente, una serie di feroci polemiche sulle modalità di conduzione della stessa, ma anche sull’illegittimità della convocazione che portava in sé incongruenze evidenti e tanto forti da renderla priva di valore secondo un autorevole parere legale che nei prossimi giorni renderemo pubblico.
Fatto sta che, al di là di tali constatazioni, quell’evento politico, fintantoché qualcuno non si prenda la briga di chiederne e ottenerne l’annullamento, ha prodotto degli atti politici che hanno determinato la successiva storia del partito.
Ad esso sono seguiti altri atti, frutto e naturale conseguenza del nuovo corso politico che dal 23 ottobre aveva preso vita. Primo tra tutti, l’espulsione di quattro soci fondatori, tra cui il segretario Lodovico Pizzati. Oltre all’assurdità politica di tale decisione, da un punto di vista giuridico, inoltre, lo stesso Pizzati risultava ancora il segretario in carica, in quanto l’assemblea del 23 ottobre non si era presa la briga di destituirlo con una sfiducia, forse perché gli organizzatori ne temevano gli esiti, o forse solo per grossolanità.
A quel punto, il clima interno al partito si è rapidamente esacerbato, al punto che è partita una raccolta di firme tra i soci che hanno in tal modo messo in atto il meccanismo statutario di autoconvocazione dell’assemblea. Raccolto rapidamente il quorum, la convocazione è stata formalmente comunicata e pubblicata, per l’11 dicembre a Venezia, presso l’hotel Amadeus.
La nuova dirigenza del partito emersa dal congresso di Vicenza ha preferito optare per il non riconoscimento politico di tale assemblea, chiedendo ai soci di non presentarsi, con ciò a nostro avviso commettendo un grave errore, in quanto le decisioni che l’assemblea avrebbe fornito sarebbero state prese con facilità, visti i numeri in campo. In particolare i nuovi dirigenti non avevano compreso che con il loro gesto irresponsabile di salire sull’Aventino, lasciavano il campo libero al compiersi di un nuovo atto politico e legale, che avrebbe nuovamente cambiato la storia successiva del partito.
E infatti così è stato. La nuova assemblea di Venezia dell’11 dicembre ha cambiato nuovamente il corso legale del partito, annullando le espulsioni assurde di soci storici del partito, destituendo tutte le vecchie cariche e eleggendo i nuovi organi del partito. Oltre a ciò, il Maggior Consiglio ha voluto far proprie le prerogative che lo stesso statuto gli riserva, nel momento in cui ha deciso di far approvare un regolamento che sancisce e detta le norme esecutive per il funzionamento del Maggior Consiglio stesso, dalle modalità di convocazione, al suo svolgimento, nel rispetto del dettato dello statuto. Anche l’art. 2 del nuovo regolamento tanto discusso rientra nelle prerogative che lo statuto lascia esplicitamente alla disposizione regolatoria, attribuita sempre allo stesso Maggior Consiglio.
Questo nuovo atto, tra l’altro, impedisce che si possano svolgere nuove assemblee autoconvocate a ripetizione in periodi pre-elettorali, perché ciò distruggerebbe il partito stesso. È una norma dettata dalla saggezza e che preserva in ogni caso la democraticità dell’impianto, poiché in casi particolarmente urgenti o importanti, si lascia la possibilità di autoconvocare un Maggior Consiglio in tali periodi con un quorum che garantisce la possibilità alla maggioranza dei soci di farlo, oppure anche a una quota considerevole di soci, seppure in minoranza, ma con l’appoggio anche di alcuni organi del partito.
In ogni caso, al di là delle opinioni sulle decisioni prese, quanto emerso dall’11 dicembre a Venezia è LEGGE per Veneto Stato e il nuovo corso legale potrà essere modificato solo ed unicamente da un’impugnazione delle delibere ivi adottate con accoglimento da parte di un giudice italiano, oppure da un nuovo congresso convocato nel rispetto del combinato giuridico di statuto e regolamento. Tradotto significa che l’ipotesi in circolazione di organizzare un’assemblea dei soci il prossimo 22 gennaio potrà verificarsi solo ed esclusivamente se la convocherà il nuovo presidente di Veneto Stato, Alessia Bellon, oppure se lo faranno almeno 250 soci (più o meno). Altre scorciatoie non esistono e, d’altro canto, ci pare il minimo, per quello che qualcuno dipinge come “congresso unitario”.
Io sto con la legalità e per tale ragione prima di Natale ho suggerito ai leader delle varie minoranze di sedersi al tavolo con la nuova dirigenza per risolvere politicamente e da persone mature le questioni sul tappeto.
Resta in ogni caso sempre percorribile per le minoranze che non intendessero trovare un accordo l’opzione di creare altri partiti, la qual cosa può anche essere una ricchezza per il movimento indipendentista.

Gianluca Busato
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Avanti col percorso politico democratico e legale per l’indipendenza del Veneto Stato

L’altro giorno ho apprezzato un intervento di Antonio Guadagnini che lanciava un appello all’unità dell’indipendentismo veneto, sotto il simbolo di Veneto Stato. Ho invece apprezzato un po’ meno il suo articolo di oggi (sempreché sia stato scritto di sua penna, dato che già lunedì scorso è uscita una comunicazione firmata a suo nome contro il Presidente Alessia Bellon, dichiarazione poi smentita dallo stesso, che si è poi scusato per l’invio di un comunicato da lui non autorizzato). In ogni caso, nell’intervento odierno egli si risente perché i neo eletti presidente e segretario di Veneto Stato hanno compiuto un atto dovuto comunicando a lui e a Lucio Chiavegato quali erano le nuove cariche emerse dal Maggior Consiglio e le implicazioni ovvie di tali delibere assembleari. Possiamo capire la sofferenza politica, ma d’altro canto la dimostrazione che il nuovo corso legale di Veneto Stato emerso a Venezia fosse questo appariva evidente proprio dalle comunicazioni dello stesso Guadagnini, che intelligentemente e con grande maturità politica, da allora non si è più firmato come segretario e legale rappresentante di Veneto Stato, poiché egli sa bene che tale non è più.
Capiamo certamente il travaglio che egli possa avere e lo rispettiamo, ma la fonte di ciò va ricercata nella scelta fatta proprio a Venezia, o meglio, alla scelta non fatta. Risulta infatti chiaro che il non voler partecipare a un’assemblea dei soci regolarmente convocata seguendo quanto recita lo statuto e il regolamento di Veneto Stato è stato un errore politico. Oggi lamentarsi delle decisioni prese da chi si è preso la briga di partecipare appare un po’ puerile, anche se, lo ripetiamo, è umanamente comprensibile.
Politicamente, e non solo, gli assenti hanno sempre torto.
Detto ciò però devo fare un piccolo appunto, laddove egli scrive di non essere mai intervenuto sulle azioni politiche condotte sul territorio, in quanto io stesso purtroppo sono stato oggetto di dure critiche proprio per la mia intensa attività politica, addirittura per l’organizzazione di attività benefiche quali gli aiuti agli alluvionati. Capisco però che in un momento particolare come questo la memoria possa avere qualche défaillance.
Personalmente invito Antonio Guadagnini e Lucio Chiavegato a deporre le armi della polemica e invece a confrontarsi in modo costruttivo con la nuova dirigenza, magari – perché no? – in veste di leader dell’anima più movimentista di Veneto Stato. Le correnti esistono in tutti i partiti, sinceramente non capiamo perché non debbano coesistere anche in Veneto Stato. Ci sembrano una ricchezza di cui andar fieri.
Io per esempio sarò presente all’iniziativa contro Equitalia che si terrà a Treviso. Anzi, come coordinatore della città di Treviso di Veneto Stato, la condurrò personalmente e ne ho appena comunicato l’organizzazione alla questura di Treviso e alla polizia municipale.
Su su, che il tempo per le polemiche si è concluso. Ora si deve avere il coraggio e la responsabilità di portare avanti le azioni politiche per il percorso legale e democratico di indipendenza del Veneto Stato.

Gianluca Busato
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Imu: la lega vuole mandare Equitalia a casa di ogni veneto, mentre Zaia opera da proconsole romano a Venezia

La proposta di non far pagare l’imu ai cittadini, fatta dai sindaci leghisti di Vittorio Veneto Gianantonio Da Re e di Treviso Giampaolo Gobbo, costituisce il classico esempio di retorica inutile e fuorviante della lega, che da vent’anni non fa che aggiungere bufale a bufale, senza portare alcun vantaggio concreto ai cittadini veneti.
La lega continua a gridare al lupo al lupo, perché sente la sfiducia crescente di un elettorato che oramai non crede più alle storielle di Babbo Natale.
Tra l’altro quest’ultima proposta farlocca di non far pagare l’imu ai cittadini di Vittorio Veneto e di Treviso si rivelerebbe un boomerang pericolosissimo per i cittadini stessi, che si vedrebbero recapitare a distanza di pochi mesi le cartelle esattoriali di Equitalia, il mostro della riscossione italiana, che non starebbe certo ad ascoltare le panzane natalizie degli autentici pagliacci politici Gobbo e Da Re.
Se costoro fossero politici seri e rispettabili, avrebbero invece potuto riscuotere l’Imu senza far rischiare inutilmente i cittadini veneti e quindi restituirla agli stessi cittadini sotto forma di servizi, oppure di diminuzione di altre tasse locali.
La lega romana invece, pavida e furfantesca, cerca in tal modo solo ed esclusivamente di ricrearsi una verginità che ha irrimediabilmente perso dopo anni di prostituzione politica vergognosa perpetrata nei palazzi romani, condotta non certo nella difesa degli interessi dei cittadini veneti, ma solo ed esclusivamente per conquistare poltrone, privilegi, posti di potere e per perpetrare quel vergognoso sottobosco di sprechi e consorterie politiche che costituiscono il magna-magna tumorale che ha contribuito fortemente al debito pubblico vergognoso dello stato italiano fallito e ben disteso sul letto di morte.
Questi politici leghisti non tengono vergogna, a cominciare dai loro rappresentanti veneti, primo tra tutti quel Luca Zaia, che pure avrebbe tutti gli strumenti politici e giuridici per iniziare un percorso democratico e legale per la completa indipendenza del Veneto e invece si accontenta di fare la bella statuina bugiarda nel presepe italiano delle menzogne.
Al Natale delle bufale leghiste seguirà senz’altro un’Epifania con tanto carbone per i vari reggicoda locali verde-padani che tentano con ogni scusa di tenere in piedi uno stato marcio. Il loro sforzo sarà vano, perché nel panorama politico oggi si fa sempre più forte e determinata la presenza di Veneto Stato, l’unica formazione politica ad avere un progetto politico coerente, forte e di grande spessore, che garantirà ai cittadini veneti un futuro di dignità, nel nome dell’indipendenza.

Gianluca Busato
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Spread Spagna-Italia

 

Vardar el spread fra obligasioni taliane e todesche no xe el masimo par valutar l’andamento del stato talian. Sto grafico (tólto da lavoce.info) del spread fra obligasioni taliane e spagnole el xe tanto pi indicativo par rendarse conto del dixastro de politega economica fata prima da Berlusconi e deso da Monti.

Femo on sunto de parché xe utile vardar cosa che fa i marcà finansiari:

  • No ghe xe mejo termometro de cosa che decide de far milioni de investitori co miliardi dei propri schei: sto chi xe el marcà.
  • Se lo stato talian ispira manco fiducia de poder ripagar el proprio debito  (i titoli de stato che’l vende), ghe sarà manco investitori disposti a risciar i propi schei co ste obligasioni taliane (i BTP).
  • Se ghe xe manco richiesta par ste obligasioni taliane, le deventa dele patate bolenti, e par vendarle al stato ghe toca ofrir dei rendimenti pi alti par rasicurar del riscio che no le vegnarà ripagà.
  • Pi alto el riscio de scioco, pi alti i interesi promesi par vender sto toco de debito publico che se ciama obligasion, e pi alti i costi da pagar pai conti publici, che a so volta aumenta ncora de pi el riscio de scioco.

Vardar ala difarensa fra interesi de na obligasion decenale taliana co una todesca (el spread), no xe el mejo paragon parché i interesi su na obligasion todesca i se move par altre ragioni de natura globale che centra poco co el stato talian. Par exenpio, se ghe xe riscio che el dolaro se svaluta, tanti investitori i scanpa verso le obligasioni todesche sbasando i interesi todeschi e aumentando el spread rispeto le obligasioni taliane, sensa nesuna colpa de Monti.

Invese, on paragon fra obligasioni spagnole e taliane a xe tanto pi indicativo, dato che i do paexi i xe nte na situasion simile. Dal grafico se nota come che la politega insulsa, de Berlusconi prima e de Monti deso, la vien punia dai marcà. La logica la xe la seguente:

  • I investitori i taca fidarse cronpar titoli de on stato (sbasandone i interesi) se l’economia de sto stato la ga prospetive de cresita, par ver le entrate fiscali necesarie par ripagar el debito ntei ani a venire.
  • Se te deprimi na economia aumentando le tase te stui le prospetive de cresita, e el spread el crese aumentando i costi de mantegner el debito.
  • Berlusconi ga fato cusì: el ga aumentà le tase par far bela figura col bilancio de sto ano, ma stuando le prospetive de cresita i investitori i ga tacà scanpar.
  • E la BCE ghe ga dito: “bravo che te ne ghè scoltà, ma deso no basta mia parché co la recesion che te ghè creà, deso ghe xe na situasion pezo de prima.”
  • Alora riva Monti e cosa falo? Aumenta ncora de pì la presion fiscale, senpre secondo la logica de pensar al bilancio de ancó, pitosto che a incentivar la cresita par sostegner i bilanci futuri.

Parché xe interesante el paragon co la Spagna? Parché anca se in Spagna el Partito Popolare de Mariano Rajoy ga vinto le elesion a novenbre, el novo governo no se indarenta fin a zenaro. Ma anca se no ga posuo far ncora gnente, solo anunciando na politica credibile par la cresita el ga sbasà enormemente el spread, sparagnando tanti pì schei che le manovre sanguinarie de Mario Monti. Rajoy el ga puntà su la cresita, anunciando riforme sul marcà del laoro, e no n’aumento dele tase. Eco parché xe tanto pì inportante crear aspetative de cresita. Deso le obligasioni spagnole le ga dei interesi de 2 punti percentuali pì base de chele taliane. Vol dir on sparagno pai conti publici de decine de miliardi de euro, che xe l’ecuivalente de na manovra sanguinaria de Monti.

Come che insegna libertarianation, no te curi mia na economia sofegà da tase alsando ncora de pì le tase. Mario Monti lo bocemo in economia, ma ghe faremo na statua par ver acelerà la fine moribonda de sto stato italian che deprime el benesere e la felicità de tuti i popoli de sta belisima penixola.

Lodovico Pizzati
Segretario – Veneto Stato

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Tassami, ma di baci saziami!

Proposta per una nuova gabella.

di Paolo L. Bernardini

Eccellentissimo Primo Ministro, Pregiatissimo Collega:

sono rimasto assai colpito, favorevolmente, s’intende, dalla nuova gabella che Lei e il Suo Eccellentissimo Governo avete di recente introdotto, nel c.d. “decreto salva ITA” (pardon, salva Italia, i lunghi anni all’estero mi inducono ad azzardate abbreviazioni, ad incauti acronimi), ed in particolare dal superbollo auto. Che vergogna, che ribrezzo, coloro che osano, sfidando ogni decenza, ogni pudore, circolare con auto di cilindrata superiore, di potenza irriverente, di ben 272 cv, così tanti, chissà quanto letame lasciato sulle autostrade peninsulari e persino nelle isole, che ITA(lia), Dottore Illustrissimo, non è solo peninsula, sappiamo. Certo, poca importa che siano auto antiche o vecchiotte, che valgano assai meno della combinazione bollo-superbollo che Lei, profondo conoscitore dell’economia, che giustamente fa fare anche a (quasi) tutti gli altri (come Scientia, intendo, non pensi Illuminato Sire che voglia fare doppi giuochi di lingua), ha introdotto; poco importa che siano il Sogno di una Vita per molti, vili vecchioni sudici – quasi tutti imprenditori veneti e lombardi – ma magari anche professori, Suoi colleghi, o Luminare, che giunti a 60 anni o 70 finalmente, dopo aver dato lavoro a generazioni, aver contribuito alla ricchezza di ITA, anche alle pensioni e ai vitalizi d’oro dei Parlamentari sia benedetto il loro nome, ai 40.000 euro al mese dell’Amato Illustrissimo, ai 15.000 del Bossi-Trota Nobilissimo, aver avuto figli e nipoti, acquistano, mali uomini, una Porsche del 2000, una Maserati del 1998, per le cifre astronomiche di 20.000 euro, o di 15.000 euro, la metà dunque della pensione mensile dell’Amato, l’intiero importo (mensile) dell’indennità del Trota suddetto. Miserabili lussuriosi, figli del Demonio. Avrà pensato – Lei che senz’altro è storico fine – al Magistrato alle Pompe della Serenissima Nostra, Le rammento, “una delle 4 repubbliche marinare”, che teneva a bada i borghesi, che non diventassero nobili, adottando vestimenta ed usi de li Membri de lo Maggior Consiglio. Read more

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E mi me ne so andao


Venezia, 17 dicembre 2011. Interpretazione inedita di Franco Tonello, Enrico Magrini e Lodovico Pizzati de ‘E mi me ne so andao’, in occasione della cena di auguri di Natale di Veneto Stato alla storica trattoria ‘Aquila Nera’. Read more

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Una, anzi tante squadre formidabili per l’indipendenza del Veneto

Molti si chiedono quale sia la migliore formazione possibile per la veneta indipendenza. Ogni indipendentista ha la propria idea in merito.
Io credo che non ce ne sia solo una di squadra. Penso che ce ne siano tante.
E non credo che sia nemmeno il caso di doverle coordinare tutte.
Ognuna interpreta al meglio le aspirazioni di una parte del Popolo Veneto.
A mio modesto parere il miglior modo per permettere a tutte queste squadre di giocare al meglio le partite di costruzione del consenso popolare attorno al progetto politico legale e democratico di indipendenza del Veneto è lasciarle libere di fare ognuna la sua partita.
In questo momento le frizioni che ci sono tra diverse squadre sono solo ed esclusivamente legate al fatto che esse si contendono un nome di partito, che rapidamente ha avuto un grande salto di visibilità. È d’altro canto indubbio che l’impasse degli ultimi mesi sta arrecando danni al posizionamento di quel marchio. È anche evidente che le parti di fatto dimostrano di non voler più giocare nella stessa squadra, perché le dividono troppi fattori. Il fattore critico secondo me è esattamente il contrario di quello che molti indicano. Non è vero che il Veneto oggi manca di un leader: la realtà è che invece ne ha troppi e tutti validissimi! Read more

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Assunzione di responsabilità per l’indipendenza del Veneto

Il momento che sta vivendo tutta la Venetia è storico e di fondamentale criticità.

Ieri un suo intervento intitolato “Il Veneto degli imprenditori suicidi”, Beppe Grillo ha dato la dimensione del fenomeno in atto. Citiamo le parole finali del suo intervento, che, meglio di ogni altra analisi, fotografano la situazione: “I movimenti indipendentisti veneti stanno aumentando. Non sono cani da lecca come la Lega. Il Veneto non si farà suicidare in silenzio.”

Sempre ieri abbiamo letto e apprezzato l’intervento di Antonio Guadagnini, che ha lanciato un appello all’unità dell’indipendentismo veneto sotto il simbolo di Veneto Stato.  Dopo il Maggior Consiglio di domenica 11 dicembre a Venezia, che ha ripristinato la legalità violata nel congresso tenutosi al Viest il 23 ottobre, e che ha consentito ai soci di azzerare futili epurazioni, ora la ricomposizione politica diventa il prossimo passo di rilievo. Pertanto auspichiamo una convocazione di un Maggior Consiglio unitario secondo le regole della legalità uscite dall’assemblea sovrana dei soci dell’11 dicembre scorso.

Questo è un passaggio importante, ma che nulla cambia rispetto all’esigenza di ogni indipendentista veneto di assumersi le proprie responsabilità e di aumentare il più possibile la propria attività politica, nel momento in cui appare chiaro a tutti che l’Italia è fallita, anzi, per citare Alessio Morosin, è sul letto di morte.

Non basta però che questo stato in putrefazione si dimeni come un mostro tumorale in preda alle convulsioni. Per far sì che i veneti non si facciano suicidare in silenzio dobbiamo ancor più favorire il percorso naturale per la nostra indipendenza.

Tale percorso si compie con l’assunzione di responsabilità che passa per un esercizio che prima di tutto è individuale, in ognuno di noi e quindi diventa di gruppo e di popolo.

Rafforziamo quindi e ricompattiamo il movimento con l’azione politica continua e libera, senza filtri, cosicché la spontaneità ma anche la potenza di un movimento veramente popolare possa esprimersi alla sua massima espressione.

Per farlo, basta poco. Tanto per iniziare basta aderire a Veneto Stato, in pochi secondi, compilando il seguente modulo on line, favorendo così l’unico progetto politico esistente oggi nel panorama politico, per l’ottenimento pacifico, democratico e legale della completa indipendenza politica del Veneto.

Gianluca Busato Read more

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Via le province! E via anche il prefetto!

In questi giorni in cui i politici tutti, con in prima fila quelli della lega, tanto si impegnano a difendere i rottami istituzionali napoleonici come le province, vogliamo riportare uno scritto di Luigi Einaudi, purtroppo dimenticato da molti, che si scagliava proprio contro la concezione dello stato dirigista che fu inoculato da Napoleone, lo stesso delinquente della storia che tanto odiò la Serenissima Repubblica di Venezia e tanto invece è adorato dall’attuale governatore del Veneto, che oggi, guarda caso, è in prima fila nel difendere l’ossatura istituzionale del dinosauro italiano.

Via il Prefetto!

di Luigi Einaudi

Proporre, in Italia ed in qualche altro paese di Europa, di abolire il « prefetto » sembra stravaganza degna di manicomio. Istituzione veneranda, venuta a noi dalla notte dei tempi, il prefetto è quasi sinonimo di governo e, lui scomparso, sembra non esistere più nulla. Chi comanda e chi esegue fuor dalla capitale? Come opera l’amministrazione pubblica? In verità, il prefetto è una lue che fu inoculata nel corpo politico italiano da Napoleone. Gli antichi governi erano, prima della rivoluzione francese, assoluti solo di nome, e di fatto vincolati d’ogni parte, dai senati e dalle camere dei conti o magistrati camerali, gelosissimi del loro potere di rifiutare la registrazione degli editti che, se non registrati, non contavano nulla, dai corpi locali privilegiati, auto-eletti per cooptazione dei membri in carica, dai patti antichi di infeudazione, di dedizione e di annessione, dalle consuetudini immemorabili. Gli stati italiani governavano entro i limiti posti dalle « libertà » locali, territoriali e professionali. Spesso « le libertà » municipali e regionali erano « privilegi » di ceti, di nobili, di corporazioni artigiane ed erano dannose all’universale. Nella furia di strappare i privilegi, la rivoluzione francese distrusse, continuando l’opera iniziata dai Borboni, le libertà locali; e Napoleone, dittatore all’interno, amante dell’ordine, sospettoso, come tutti i tiranni, di ogni forza indipendente, spirituale o temporale, perfezionò l’opera. I governi restaurati trovarono comodo di non restaurare, se non di nome, gli antichi corpi limitatori e conservarono il prefetto napoleonico. L’Italia nuova, preoccupata di rinsaldare le membra disiecta degli antichi ex-stati in un corpo unico, immaginò che il federalismo fosse il nemico ed estese il sistema prefettizio anche a quelle parti d’ltalia, come le province ex-austriache, nelle quali la lue erasi infiltrata con manifestazioni attenuate. Si credette di instaurare libertà e democrazia e si foggiò lo strumento della dittatura. Read more

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