Archive for month: gennaio, 2012

La partecipazione del Popolo all’amministrazione della Giustizia

di Alessio Morosin

Riportiamo un interessante intervento dell’Avv. Alessio Morosin pubblicato in originale nella Rivista “AVVOCATI.VE”, l’organo di informazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Venezia (fonte)

Nella trattazione del delicato argomento tornato d’attualità – ed oggetto anche di un recente interessante convegno organizzato dall’AIGA a Venezia – non possiamo non partire dal richiamo del testo di due importanti norme costituzionali: l’art. 101 “La giustizia è amministrata in nome del popolo” e l’art. 102 “La legge regola i casi e le forme di partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia”.
Come ha scritto il Prof. Ennio Amodio: “Sono anzitutto le norme costituzionali ad offrire la conferma della posizione primaria che spetta ai giudici senza toga nei processi penali in virtù del principio della sovranità popolare” [Vedi il libro “I Giudici senza toga” Giuffrè editore]. L’identità tra il “popolo” ed i “giudici” è fin dall’esperienza della polis ateniese un momento centrale nella vita delle prime comunità organizzate. Insomma, la sovranità popolare esprime e rappresenta la fonte primaria della potestà di “decidere” nel processo penale. “Si riannodano per questa via ad una antica radice, il diritto di voto ed il diritto di esercitare la iurisdictio …” [Così ancora Amodio].
Si è passati, nel tempo, dalla convinzione primitiva, oracolare ed irrazionale, riassunta nel brocardo vox populi vox dei che partoriva dei “verdetti” (veri-dictum) ad elaborazioni ed esperienze, varia- mente attuate nel tempo, tutte sempre orientate a non separare “il comune sentire” e “le attese di verità e giustizia” della società civile rispetto all’esigenza di affermare, comunque, l’autorità punitiva dello Stato. Read more

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Veneto Stato: una forza pacifica inarrestabile che non teme i copioni e i violenti

Nonostante le intimidazioni e le minacce ricevute dagli ultrà (di cui alcuni a viso coperto) ad Isola della Scala mercoledì sera, i soci di Veneto Stato hanno dimostrato una reazione civica straordinaria.

Solo oggi infatti si contanto una serie di attività impressionanti da parte di Veneto Stato (www.venetostato.com), quello vero:

  • Gazebo a Venezia (Santi Apostoli)
  • Gazebo a Mestre
  • Gazebo a Piove di Sacco
  • Incontro pubblico a Belluno
  • Volantinaggio a Resana e Castelfranco Veneto
  • Scuola quadri nazionale a Treviso
  • Cena per l’indipendenza a Padova

Brave ragazze! Bravi ragazzi! Grazie alla vostra opera, al vostro coraggio civico, alla vostra capacità e impegno, che non si piega nemmeno di fronte alle minacce e alle intimidazioni, possiamo stare certi che il Veneto Stato diventerà indipendente in un tempo veramente breve.

Sono invece di poco conto alcune azioni di puerile boicottaggio sempre della fazione dell’intolleranza, che dimostrano quanto alcuni di loro siano più dediti a cercare di distruggere l’opera positiva dei soci fedeli alla legalità di Veneto Stato, impegnati nel coinvolgimento dei cittadini veneti e nella diffusione delle ragioni dell’indipendenza, che non a costruire un loro percorso originale.

Dal punto di vista programmatico si può notare infatti, a dimostrazione di ciò, che i loro siti sono infarciti delle analisi economiche di Lodovico Pizzati e delle mie tesi sul percorso legale per l’indipendenza del Veneto. Tale notizia mi rendeva lieto fino a pochi giorni fa, perché dimostrava che da un punto di vista di idee devono ancora iniziare a mettere in campo le proprie, se ne hanno, e si limitano alla propaganda sulla base di slogan e immagini ad effetto, rubando a man bassa i contenuti prodotti dai soci di Veneto Stato che loro odiano.

A quanto pare, per esempio, non hanno ancora il coraggio di dire ai veneti, che il loro segretario – forse sulla scorta della formazione politica ricevuta nei partiti in cui si è seduto, DC, AN, UDC, Liga Veneto Autonomo, fino all’appoggio al PD alle scorse regionali, per citarne alcuni – vorrebbe far tassare al 50% i capitali e i risparmi non impiegati in azienda! Un’idea terrificante che avrebbe come effetto la fuga dei capitali dal Veneto indipendente. Un piccolo Prodi cresce nell’erbetta indipendentista, coltivata con l’humus dell’equivoco ideologico e del parassitismo dei copioni.

È molto più comodo e rassicurante per loro copiare pari pari le analisi economiche di un economista che odiano e diffamano e l’opera di tanti soci da loro ritenuti stupidi e inutili intellettuali, che non far sapere ai veneti come la pensano in realtà.

Per quanto riguarda i miei scritti, fino ad oggi la copiatura sui loro siti mi faceva piacere. Oggi però, dopo che il loro presidente mi ha urlato carinamente la sua intenzione di “far fuori me e i miei gatti” (sic!), devo ammettere che mi dà fastidio vedere la mia opera plagiata da chi mi vorrebbe morto.

Fino a qualche giorno fa avrei augurato loro una buona copiatura, oggi li prego di eliminare i miei scritti dalle loro pagine intrise di falsità e equivoco idelogico. A meno che non arrivino scuse formali per la loro vergognosa intimidazione.

Io con costoro e con i loro metodi non voglio avere più niente a che fare. Io odio la violenza. Io voglio perseguire il percorso pacifico, democratico e legale per l’indipendenza del Veneto, come la maggioranza assoluta degli elettori veneti vuole fare.

Gianluca Busato
Socio fondatore
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L’importante è firmare

Petizione per l'indipendenza

Mi sembra di aver capito che la controversia maturata negli ultimi mesi nata all’interno di Veneto Stato, sia stata trasferita agli uffici legali delle rispettive parti in campo (se non è così, vi prego di correggermi).
Se è così, le due fazioni che rivendicano con animosità la legittima conduzione del partito dovrebbero in attesa del giudizio sulla controversia evitare in qualsiasi maniera di ostacolare le iniziative politiche reciproche e se possibile non imbarbarire la disputa con accuse spesso personali, gratuite ed inutili al raggiungimento dell’obiettivo comune. Le antipatie personali, il senso di tradimento ed orgoglio ferito o l’ideologia di fondo che muove ognuno di noi non dovrebbero condizionare l’unica cosa che conta: il raggiungimento democratico dell’indipendenza. Le due fazioni vivono indipendentemente l’una dall’altra e possono muoversi nel territorio liberamente, ognuno con le sue modalità di propaganda politica.
A mio avviso, ogni atteggiamento di scontro e di attacco alle iniziative altrui va contro la causa dell’indipendenza Veneta. Per usare un esempio, se consideriamo il popolo Veneto il papà, o la mamma di una ipotetica famiglia, i figli (i 2 Veneto Stato) nonostante non si piacciano particolarmente dovrebbero perlomeno convivere pacificamente, per non addolorare il genitore che li ama e che è amato da loro.
Essere più che mai razionali e pragmatici è indispensabile per aumentare la possibilità di raggiungere l’obiettivo prefisso. Nel territorio è partita da tutte e due le parti l’iniziativa di raccolta firme per il referendum per l’indipendenza, credo sia intelligente e di buon senso non ostacolarsi in nessuna maniera, magari facendo firmare due volte alle persone se serve
In conclusione, esprimo la mia idea personale sui metodi di raggiungimento dell’indipendenza Veneta. Sono convinto, più che mai, che il popolo sia già pronto (ed il sondaggio scientifico lo conferma). I Veneti, anche se non tutti conoscono la loro storia millenaria e non si emozionano davanti al glorioso vessillo di San Marco (sempre viva), riconoscono, in chiave moderna la loro appartenenza ad un territorio che si distingue ampiamente dal resto della penisola italiana, magari nel bene, o anche nel male, non è una questione di meglio o peggio, ma i Veneti nel loro cuore sanno di essere Veneti. A questo forte senso di appartenenza si è aggiunto il clamoroso e rapido declino dello stato italiano, che per salvarsi li sta affamando. Queste due condizioni sono sufficienti da sole a raccogliere milioni di firme e ad arrivare in poco tempo all’indipendenza.
In questo contesto Veneto Stato assume ancora di più il ruolo, di mero strumento di conferma del consenso, e come tale dovrebbe essere già trattato. Il numero di soci che si iscrivono è molto importante, ma non oltre una certa misura significativo, l’unione di intenti tra movimenti indipendentisti è importante ma non determinante (si rischia di parlarsi amabilmente sempre addosso e non accorgersi che le gente è più avanti di noi).
Se avessi schei, assumerei (una parte a stipendio fisso, una parte a provvigione) 100 collaboratori per raccogliere firme ogni giorno, in ogni città importante e centri minori del Veneto. In questa maniera potrei essere estremamente efficace superando il meccanismo dei partiti tradizionali basati sull’apprezzabile ma meno vincente approccio volontaristico. Ma forse si può già fare in Veneto Stato questa cosa e quindi il numero di soci avrebbe maggiore peso; diventerebbero dei finanziatori della causa e non solo espressione di consenso. Insomma, non servirebbero solo a far “grumo”, ma avrebbero principalmente lo status di associati/investitori, magari finanziatori di quei 100 che ogni giorno (stipendiati) invaderebbero le strade del Veneto.

Ivano Durante
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Un episodio che ci rende più forti

Ieri sera nel veronese si è verificato un episodio che è il segnale di una situazione frutto di una campagna di odio.
Veneto Stato, grazie a un nostro socio di Verona, aveva infatti organizzato una riunione a Isola della Scala a Verona, pubblicizzata sul sito internet di Veneto Stato. Una semplice cena, in un famoso risottificio nel centro del paese, dove tra l’altro abbiamo degustato dei risotti straordinari, con un gruppo di nuovi soci e simpatizzanti, desiderosi di partecipare al progetto politico legale e democratico per l’indipendenza del Veneto.
È stata una serata molto proficua, con momenti particolarmente belli e significativi di partecipazione e coinvolgimento.
Gli scambi di idee e opinioni sono stati intensi e costruttivi. E questa di per sé non è una novità, perché tutte le nostre serate sono così.
Ad un certo punto però si è verificato un fatto.
Durante la cena un socio è uscito a fumarsi una sigaretta e si è reso conto che all’esterno del locale c’erano alcune persone con il volto quasi interamente coperto dalla sciarpa in stile tifoso da stadio e che da dietro le ombre della sera spuntavano altre persone, una ventina circa, che non promettevano nulla di buono. Tralascio i nomi, per carità di patria.
Il nostro socio rientrato mi ha chiamato da parte e, dato che era visibilmente turbato, mi sono assunto la responsabilità di chiamare le forze dell’ordine per informarli che c’erano delle persone che probabilmente non ci avrebbero lasciato uscire dal locale in tranquillità e che temevo disordini, dato che un paio di giorni prima avevo ricevuto pubbliche minacce di “girare al largo”.
A quel punto ho informato tutti i soci e i simpatizzanti presenti della situazione che si stava verificando, spiegando loro ciò che già alcuni sapevano. Ovvero che esiste un gruppo di persone che non riconosce il legittimo segretario Pizzati e il legittimo presidente Bellon (e che ieri sera hanno dimostrato di non limitarsi al non riconoscimento, ma anche di passare direttamente all’intimidazione fisica, come sarebbe avvenuto di lì a pochi istanti). Abbiamo quindi detto loro di non temere nulla e di informarsi liberamente sia presso i siti internet gestiti da queste persone sia direttamente sentendoli e poi di farsi una loro opinione.
Abbiamo continuato tranquillamente la cena e alla fine abbiamo consigliato ai convenuti di uscire uno alla volta, se avevano qualche timore. Alcuni hanno voluto invece uscire con noi, perché non avevano alcuna paura di dimostrare il loro pensiero.
Una volta usciti ci siamo trovati di fronte a circa 20 soci del nuovo partito etnico nato al Viest domenica scorsa, guidati da Chiavegato. Essi ce l’avevano in particolare con la presidente Alessia Bellon e ovviamente con me, per i miei comunicati e per il mio pensiero. Nel frattempo è arrivato la pattuglia di carabinieri, ma ciò non ha impedito a Chiavegato di arrivare a intimidire fisicamente me e Alessia Bellon, urlando come un forsennato e anche toccandoci e spingendoci, forse per suscitare una nostra reazione.
Egli era furente, da quel che ho capito tra le sue urla forsennate, perché qualche giorno fa ho scritto della presenza tra le loro fila di un’ala estremista che inneggia ad Hamas (e uno dei suoi fautori era presente ieri sera e ha candidamente confermato la cosa) e ho contestato aspramente lo slogan “Veneto fa chi Veneto è” (invertito rispetto all’originale forma tollerante “Veneto è chi veneto fa” di Luca Schenato), che nei suoi tratti dimostra pura intolleranza e fanatismo da stadio. Queste persone che mi odiano sappiano che io non le odio, anzi. Vorrei tanto poterle aiutare, affinché non si facciano del male, ma non so più come, perché il ragionamento e il dialogo con loro, ormai da tempo, non servono più.
Ieri sera era impossibile parlare con chi aveva l’unico scopo di intimidirci, commettendo quindi una chiara violenza politica, anche se forse non si rendevano conto della cosa.
I veneti non temono di certo l’arroganza e incapacità di confronto dialettico e politico.
Le intimidazioni ci rendono solo più determinati e tenaci nel perseguire il nostro progetto politico legale, democratico e pacifico per l’indipendenza del Veneto.

Veneto Stato, ora o mai più.

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Voglia di indipendenza!

È passata meno di una settimana dalla notizia che ha cambiato lo scenario politico veneto. Giovedì scorso infatti, a Canizzano, Veneto Stato ha svelato i risultati del sondaggio che ha visto la maggioranza assoluta degli elettori veneti dichiarare il proprio sì all’indipendenza del Veneto. Il potenziale elettorale di Veneto Stato si è inoltre assestato sopra il 20%, con una cifra reale attorno al 4,5%. È di ieri inoltre la notizia di un altro sondaggio che ci vede addirittura raggiungere il 6,5%.

Al di là delle cifre dei sondaggi, il merito di questa popolarità e autorevolezza è evidente. Esso sta tutto nella forza delle idee e dell’azione politica, chiara, di qualità, portata avanti con forza e preparazione, con grande determinazione da una squadra di persone motivate e capaci, che hanno saputo finalmente dar vita all’autentica novità politica presente nel panorama veneto.

Non è il valore solo di una sigla, o di uno slogan, è il frutto di un grande lavoro e della volontà che tutto può messa in atto da alcuni veneti coraggiosi. Questo lavoro, questa volontà sono più forti di uno slogan o di un simbolo. Essi stessi sono il motore di quel simbolo. Il lavoro e la volontà dei veneti coraggiosi essi non hanno paura di niente e di nessuno.

Sono costoro che oggi devono essere consapevoli della responsabilità che hanno e che hanno già dimostrato di sapersi assumere.

La forza odierna del progetto di indipendenza del Veneto è la vittoria del pensiero e della tenacia, rispetto agli slogan urlati e al foklorismo nostalgico che parevano aver relegato il venetismo alla riserva indiana del 2-3%, nel corso della passata esperienza autonomista degli ultimi venti, trent’anni, che oggi è solo un ricordo di fronte all’onda indipendentista.

Oggi il pensiero politico indipendentista moderno sta invece riscattando la voglia di indipendenza dei cittadini veneti, che si coniuga con un’assunzione di responsabilità individuale, che noi tutti dobbiamo fare nostra.

Come? I modi sono tanti, un esempio per tutti è proprio quello di iscriversi a Veneto Stato.

Ce lo impone la nostra coscienza.

E quando la coscienza dei veneti si muove, non ce n’è per nessuno.

Gianluca Busato
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Obblighiamo i politici veneti a indire il referendum per l’indipendenza

Veneto Stato, ora o mai più!

Aiuta anche tu a raccogliere le firme per l'indipendenza del Veneto

Ora sappiamo che l’indipendenza avverrà. Quando infatti la maggioranza assoluta dei potenziali elettori veneti si esprime a favore di un Veneto indipendente, ciò significa che di fatto nella testa dei veneti siamo già uno stato indipendente.
È chiaro che l’indipendenza non ci verrà concessa per grazia ricevuta, ma dobbiamo ottenerla, votando sì al referendum per l’indipendenza.
Un referendum vero, non simulato. Un referendum che sancisca oltre ogni ragionevole dubbio la decisione sovrana del Popolo Veneto di creare un nuovo Veneto Stato.
Per arrivare al referendum serve una decisione della classe dirigente che guida l’attuale Regione Veneto. Al momento il governatore Zaia si è espresso sul tema, in modo sprezzante e noncurante della volontà popolare, affermando che la “secessione” è illegale. Ricordiamo a Zaia che la secessione è il termine dispregiativo con cui i nemici dell’indipendenza la classificano. In realtà i veri secessionisti sono proprio coloro, come Zaia, che vogliono tagliar fuori i veneti dal mondo civile, mantenendoci all’interno dello stato italiano che occupa gli ultimi posti del mondo occidentale nella classifica di quasi tutti gli indici economici, sociali e civici.
Risulta pertanto chiaro a tutti quale sia ora il momento. Non è più, o almeno non più solo il momento di convincere i veneti delle ragioni dell’indipendenza. I veneti sono già convinti di ciò.
Il momento quindi è quello di convincere la classe dirigente al potere in Veneto della necessità dell’indipendenza e quindi dell’indizione di un referendum in tal senso.
L’indipendenza serve ora, non fra un anno. Sarebbe troppo tardi per il nostro tessuto economico, per le nostre famiglie, per le nostre imprese, per i nostri giovani.
Allora, dato che la classe dirigente al potere è corrotta dall’esercizio dello stesso e da tanti anni di servilismo verso la casta dei partiti italiani, non possiamo pensare che per convincerla basti il ragionamento o un’azione di semplice pressione informativa.
Dobbiamo travolgere i nostri governanti in regione da una massa di sottoscrizioni alla petizione popolare per indire un referendum di indipendenza, organizzata da Veneto Stato.
Il 16 giugno 2012 l’ufficio del governatore del Veneto, Luca Zaia, deve essere sommerso da decine di migliaia di firme di veneti, che gli impongano l’indizione di detto referendum.
I veneti sono già convinti e determinati. I politici veneti invece no, perché sono ancora troppo impegnati a sbafarsi alla mangiatoia romana del potere.
Diamo loro una scossa, facciamo loro sentire il fiato sul collo del Popolo Veneto.

Veneto Stato, ora o mai più!

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Le minacce del Viest Stato sono respinte al mittente

La sala del Viest conta 200 soci, ma gli organizzatori ne dichiarano 400

In merito alle parole del giovane Mirto, che inaugura il nuovo corso del partito etnico Viest Stato con minacce alla mia persona, debbo una veloce quanto doverosa replica e scelgo di farla da qui, per non impegnare il sito di Veneto Stato con questioni che non meriterebbero nemmeno di essere menzionate, ma che non si possono far passare sotto silenzio per evitare che abbia il sopravvento il detto “diffama diffama che poi qualcosa resta”:

  • Le parole “gira al largo” non sono belle da scrivere in un comunicato ufficiale e consiglio a chi le ha scritte di controllare il proprio linguaggio perché qualcuno meno comprensivo di me di fronte a simili espressioni potrebbe in futuro creargli problemi di natura legale; in ogni caso respingo al mittente tali minacce puerili che hanno l’unico effetto di rendermi ancora più determinato nel proseguire il percorso democratico, pacifico e legale per l’indipendenza del Veneto;
  • la frase “il Veneto fa chi il Veneto è” è una frase proprio del giovane Mirto e non me la sono inventata io; essa stravolge il significato di un libro straordinario la cui lettura ha fatto entrare molti soci in Veneto Stato e ha un significato squisitamente nazional socialista; pertanto ad offendere i soci di Veneto Stato con simili stupidaggini è proprio l’autore di quella frase; spero che il nuovo partito Viest Stato non si faccia travolgere da tale visione intollerante che sicuramente nuoce alla costruzione del consenso attorno al percorso di indipendenza del Veneto;
  • il sottoscritto non ha sottratto nessun sito al partito. Il sito www.venetostato.com era di proprietà del sottoscritto, che lo aveva lasciato in gestione a Veneto Stato e nella fattispecie al suo legale rappresentante, che è Lodovico Pizzati. Posso però comprendere la stizza di chi non accetta il principio della proprietà privata;
  • In merito infine alla riunione di oggi, la capienza della sala è di 200 persone. Per quanto ve ne fossero molte in piedi, è chiaro a chiunque che esse non sono altrettante di quelle sedute: erano forse appese al soffitto le rimanenti comunicate delle 400 comunicate?
  • Rispetto al paragone con l’assemblea di Venezia essa è del tutto fuori luogo, perché nel frattempo Veneto Stato ha praticamente raddoppiato i propri soci. Se si vuole fare un paragone, basti prendere il congresso organizzato a Canizzano giovedì scorso in cui c’erano veramente 400 soci ad ascoltare il segretario Lodovico Pizzati e il presidente Alessia Bellon.

Pertanto credo che il nuovo partitino nato oggi al Viest debba decidere se consumare le proprie risorse fisiche ed economiche nel tentativo di sottrarre il nome Veneto Stato a chi lo possiede legalmente. È una scelta che debbono fare loro. Pizzati e Bellon il proprio mandato ad andare avanti lo hanno già ricevuto.

Gianluca Busato
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Alessia Bellon (presidente VS): “il Veneto è già uno stato indipendente nella testa dei cittadini veneti”

Intervista al Presidente di Veneto Stato sullo storico risultato del sondaggio sull’indipendenza del Veneto

Alessia Bellon (presidente Veneto Stato)

Ieri sera 19 gennaio, a Canizzano (frazione di Treviso), circa 400 persone hanno partecipato alla presentazione dei risultati del sondaggio scientifico sull’indipendenza del Veneto commissionato da Veneto Stato e realizzato da MPS Marketing Research.

I numeri non lasciano spazio a dubbi. I veneti in un referendum per l’indipendenza del Veneto voterebbero per il sì, con una maggioranza del 53,3%.

Abbiamo voluto sentire l’opinione del presidente di Veneto Stato, Alessia Bellon, che ci ha rilasciato un’intervista.

Press News Veneto: Presidente, qual è il significato politico del sondaggio che in un eventuale referendum, vede la maggioranza assoluta di dichiarazioni di voto favorevoli all’indipendenza da parte dei veneti?

Alessia Bellon: Parafrasando Ernst Renan, il quale diceva che una nazione è un plebiscito di tutti i giorni, possiamo dire che il Veneto è già uno stato indipendente, di fatto, nella testa dei cittadini veneti.

Press News Veneto: Eppure non si registra un uguale consenso per Veneto Stato

Alessia Bellon: saremmo sorpresi del contrario. La voglia di indipendenza dei veneti esiste a prescindere da Veneto Stato. Noi siamo solo lo strumento politico per facilitare il raggiungimento di tale obiettivo, che è l’obiettivo della maggioranza dei nostri concittadini. In ogni caso è un dato veramente notevole il fatto che ci voterebbe un veneto su 5 di coloro che sanno della nostra esistenza. Vuol dire che abbiamo un potenziale già oggi, a poco più di un anno dalla nostra nascita, del 20% di consensi. Siamo convinti che tale potenziale stia aumentando molto velocemente.

Press News Veneto: Come cambia ora lo scenario politico?

Alessia Bellon: l’Italia si sta decomponendo, i segnali  sono evidenti. Il Veneto ha la fortuna di avere tutte le carte in regola per passare a un nuovo equilibrio istituzionale in tutta tranquillità. I veneti sono persone responsabili e senz’altro in breve tempo otterremo l’indipendenza, dato che ormai è diventata una questione di dovere civico. 

Press News Veneto: cosa farete ora?

Alessia Bellon: prima di tutto dobbiamo farci conoscere, per cui dobbiamo intensificare le attività di comunicazione sul territorio. Il nostro obiettivo rappresenta l’aspirazione dei cittadini veneti, ora tocca a noi dimostrare di essere l’unico partito ad avere un progetto politico concreto e voluto dalla maggioranza. Siamo consapevoli inoltre che possiamo essere un catalizzatore che può permettere l’accelerazione determinante nel raggiungimento dell’indipendenza, pertanto metteremo i rappresentanti istituzionali regionali di fronte alle loro responsabilità, affinchè prendano da subito la decisione di indire un referendum per l’indipendenza del Veneto. Read more

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L’invidia, le menzogne e l’ignoranza dei servi dei partiti

Leggo ancora menzogne in rete su di me. Evidentemente qualcuno trova più tempo da dedicare alla diffamazione dell’avversario piuttosto che alla costruzione di un Veneto Stato indipendente.
Questo qualcuno, rigorosamente anonimo, mostrando documenti che hanno tutta la caratteristica di essere artificiali, asserisce che io prenderei soldi dal Pdl. Mi piacerebbe sapere come. Non ho contratti con persone legate al pdl, che io sappia. Ho fatto un solo contratto di modesta valore economico, destinato a un servizio pubblico, per conto di una società privata che me lo ha commissionato. Tale contratto costituisce meno dell’1% del fatturato della mia azienda, che per il 99% dipende dal settore privato e per più del 50% da società multinazionali. Non conosco le posizioni politiche dei miei Clienti né mi interessano, non ne abbiamo mai parlato, com’è normale che sia in affari e anche perché il lavoro che faccio, per fortuna, o per abilità, ha la caratteristica di avere poca concorrenza, perché le competenze sono esclusive.
Dopo l’attività politica giovanile, compresi infatti che la prima condizione per fare politica in modo serio senza subire ricatti era l’indipendenza economica. Senza libertà economica non c’è alcuna libertà!
Diversi anni fa ho scelto quindi a proposito di specializzarmi nel settore delle tecnologie di comunicazione innovative, proprio per evitare nel futuro (e nel presente) di dipendere da ricatti di partiti, o di singoli esponenti politici. Dopo aver lavorato come dipendente per diversi anni, con molte soddisfazioni, un anno fa decisi di fare il salto e di mettermi in proprio, investendo la mia liquidazione nell’avvio di una nuova società dedicata principalmente allo sviluppo di applicazioni per smartphone, tablet e social network.
Non è facile il mio lavoro (come nessun altro lo è): esso richiede grande flessibilità per capire le evoluzioni continue di mercati molto turbolenti, ma mi dà grande gratificazione. Capisco che magari chi fa un lavoro che dipende dagli umori e dagli ordini dei politici fatichi a capire la mia situazione di fiera indipendenza, ma non posso farci niente, se non provare umana compassione per chi ogni giorno é costretto magari a avvilirsi professionalmente, pur di accontentare qualche padrone di partito. Io ho la fortuna di non doverlo fare e la sfortuna di dover sopportare chi non può capirlo.
Non ho la presunzione di farmi benvolere dagli invidiosi, ma non posso nemmeno permettere che vengano fatte girare falsità da qualche malintenzionato, che magari si gode uno stipendio pubblico in quota di qualche partito danneggiato dalla mia azione civica per l’indipendenza del Veneto Stato.

giane Read more

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Peccato, Pinocchio

Ho letto un resoconto di Lucio Chiavegato dei fatti che hanno preceduto il congresso-farsa del 23 ottobre 2011. Una lunga lettera nel suo stile, piena di mezze verità e di tante menzogne. Fino ad oggi mai mi aveva tirato in ballo personalmente e dunque non ho mai raccontato alcune vicende che ci riguardano direttamente. Oggi però ha deciso di rompere il silenzio, per cui anch’io mi sento libero di farlo, anche se non rivelerò tutti i suoi segreti (o presunti tali) che mi ha confessato.
Ora voglio solo fare un appunto su un episodio che mi riguarda, che è anche l’ultimo momento in cui ho parlato con il cuore in mano a quel signore.
È stato il 29 settembre 2011, prima della serata di presentazione di Quinto di Treviso organizzata da Veneto Stato, dagli straordinari ragazzi della sezione 121. Mi chiamò mentre ero al lavoro nella mia azienda, dicendo che doveva parlarmi, dove poteva raggiungermi. L’ho allora invitato prima in ufficio da me e quindi a casa mia.
Solo a quel punto il sig. Chiavegato mi ha spiegato la ragione della sua improvvisa visita. Mi rivelò che da mesi alcuni soci si riunivano in provincia di Vicenza e Verona per fare le scarpe a Lodovico Pizzati e che lui subodorava un tentativo di golpe interno. Mi disse che il nuovo candidato cui stavano pensando era Antonio Guadagnini, che aveva dato la propria disponibilità a scalzare Lodovico, troppo moderato per i suoi gusti. Mi disse anche che lui non appoggiava tale scelta “parché no podemo mia far la rivolusion cole veciete che va in Ciexa”. Per tale ragione proponeva a me – come se io avessi avuto qualche ruolo particolare che mi poteva far esaudire il suo desiderio – di appoggiarlo come segretario. “Sta tranquilo giane, mi no so mia chel tipo che se mete là davanti, dopo delego tuto a Lodovico e a ti”, furono le sue parole. Gli spiegai che il mio desiderio – ancora oggi – è di arrivare al giorno in cui non devo più far nulla per Veneto Stato, perché non ce n’è più il bisogno, perché magari sono entrate migliaia di veneti e io posso riposarmi un po’, magari solo scrivere qualche articolo, oppure fare qualche intervento.
Gli spiegai inoltre che se qualche socio voleva sostituirsi a Lodovico Pizzati come segretario ne aveva tutte le facoltà. Bastava che si leggesse lo statuto e individuasse le modalità per farlo. Le alternative possibili erano due: o sfiduciavano il segretario con i 2/3 del Minor Consiglio, oppure lo sfiduciavano con un voto di sfiducia dei soci nel Maggior Consiglio (l’assemblea sovrana). Come sappiamo nessuna delle due ipotesi si verificò e oggi infatti Lodovico è ancora il segretario e il legale rappresentante di Veneto Stato, con buona pace di tutti.
Parlammo quindi di altro, su cui tengo il riserbo, quindi andammo alla riunione in sala consiliare a Quinto di Treviso, che decretò in forma entusiastica il grande appoggio popolare che si stava costruendo Veneto Stato, grazie all’opera del tanto vituperato Lodovico Pizzati.
Da allora Chiavegato con me non si è più fatto sentire.
Lucio Chiavegato l’avevo conosciuto ad inizio 2010 grazie all’introduzione iniziale di Geremia Agnoletti, che me lo aveva presentato come grande uomo della Life. Allora ero segretario del Partito Nasional Veneto. Andai quindi a trovarlo con altri esponenti del Pnv, a Bovolone. Era particolarmente ossessionato dalla lega, ma aveva una grande carica e pareva essere una persona di cui fidarsi. Oggi devo rivalutare quella persona che allora mi fece una grande impressione. In questi ultimi mesi ho capito che il mio giudizio di allora era sbagliato.

Peccato, Lucio.

giane Read more

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