Archive for month: Gennaio, 2012

CAN NO MAGNA CAN

Guadagnini attacca Veneto Stato e difende i parlamentari italiani

Badia Calavena (VR) - 11 gennaio 2009: Riondato contro Valdegamberi (ex compagno di partito di Guadagnini)

Antonio Guadagnini in un comunicato di oggi prende le distanze da Veneto Stato difendendo il parlamentare italiano Dozzo.
Tale presa di posizione politica nasce dopo che il movimento indipendentista ha organizzato per sabato prossimo 14 gennaio a Quinto di Treviso una fiaccolata di dignità civica e di difesa dall’azione predatoria della casta italiana, ben rappresentata proprio da Gianpaolo Dozzo che grazie a 18 anni di carriera nel parlamento italiano, ha guadagnato una cifra di almeno 3 milioni di euro, a fronte degli oltre 700 milioni di euro sottratti ai cittadini di Quinto dalla stessa casta nello stesso periodo.

Ricordiamo tra l’altro che la lega è anche il più vecchio partito presente nel parlamento italiano e che Dozzo è tra i deputati veneti di più lungo corso nel parlamento romano. Cadono sotto la sua responsabilità politica personale ben 360 milioni di euro rubati in questi 18 anni all’intero Veneto dall’Italia. Sulla sua testa infatti pesa – moltiplicato per 18 anni – la responsabilità politica di un millesimo del furto annuale di tasse pagate dai veneti e rubate al territorio, dove non tornano né sotto forma di servizi pubblici né sotto forma di trasferimenti. Quanti di questi 360 milioni di euro rubati hanno magari costretto qualcuno degli imprenditori suicidi veneti a farla finita a causa del taglieggiamento fiscale italiano? Questi veneti morti non sono forse sulla coscienza dell’on. Dozzo e la responsabilità politica di questi misfatti non cade tutta sulla sua testa? Risulta infatti del tutto inutile manifestare contro Equitalia, che è uno strumento operativo dello stato che risponde a precisi mandanti politici, se non si prende posizione anche contro questi ultimi. Uno dei più autorevoli mandanti politici di Equitalia ci pare rappresentato proprio da Dozzo, per meriti di anzianità parlamentare e di fedeltà a uno stato oramai fallito.

Cerchiamo quindi di capire le ragioni dell’attacco odierno di Guadagnini. Per comprenderle va chiarito il reale obiettivo politico di Guadagnini e di altri politici vecchio stampo come Silvano Polo. Esso per quanto non ancora dichiarato, prevede la partecipazione alle elezioni politiche italiane ed emerge chiaramente dalle dichiarazioni degli stessi all’indomani del congresso del Viest del 23 ottobre. Guadagnini affermò a “la tribuna di Treviso” di mirare ad una rappresentanza parlamentare (salvo smentire il giorno seguente per i soliti poveri illusi che lo seguono), mentre Polo affermò a Rete Veneta di ispirarsi alla SVP, che ha sempre appoggiato i vari governi di Roma di destra e di sinistra per strappare concessioni autonomistiche allo stato italiano.

Questa è la vera ragione politica dell’attacco di oggi e non certo una presunta differenza di stile. Guadagnini difende Dozzo perché lo vuole sostituire come parlamentare: can no magna can.

Sempre per ironia della sorte proprio domani sarà il secondo anniversario della clamorosa manifestazione contro Valdegamberi organizzata da Patrik Riondato, leader ambiguo (e vicino a Zaia) del fronte di Guadagnini, anticipata addirittura da lettere anonime, che obbligarono allora Riondato a spostare la sede della manifestazione da sotto casa dell’allora compagno di partito di Guadagnini alla piazza antistante il municipio di Badia Calavena. Oggi quindi la definizione di metodo mafioso risulta un pò sterile e ridicola se fatta da chi si accompagna a dei veri artisti in manifestazioni in tal guisa. A Maggior ragione, così come Veneto Stato organizzò l’8 agosto scorso, con il forte consenso e appoggio di Guadagnini e Riondato, una manifestazione ad personam contro un mafioso di Zimella, responsabile in prima persona di fatti gravissimi, oggi, allo stesso modo troviamo sacrosanto fare una fiaccolata civica di resistenza verso uno dei massimi responsabili politici in prima persona dell’oppressione e del ladrocinio dello stato mafioso italiano.

Tra l’altro proprio i firmatari della dichiarazione si espongono a sicure querele per diffamazione (oltreché per contraffazione per essersi fregiati di titoli che non posseggono), poiché definire una “procedura di stampo mafioso” la fiaccolata silenziosa e dignità civica come quella che si terrà a Quinto sabato prossimo partecipata da Veneti, è un atto contro i Veneti stessi.
Attendiamoci pertanto sicuramente delle correzioni almeno nella forma nelle prossime ore.
In termini di comunicazione infine, l’obiettivo di Guadagnini appare ormai chiaro: fare un danno all’immagine di Veneto Stato. Le ragioni di ciò probabilmente le scopriremo a breve.

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La libertà attraverso la violenza?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Enzo Trentin

L’Italia assomiglia sempre di più al “Titanic”. Nei ponti inferiori sono intrappolate le cosiddette classi deboli: i lavoratori a reddito fisso, i pensionati, i medio-piccoli imprenditori. Sono coloro destinati sicuramente a soccombere, e i suicidi quotidiani di imprenditori che non ce la fanno più perché non hanno la sicurezza del pagamento del loro lavoro, ma hanno la certezza del gravame imposto, presto non faranno più notizia sui mass-media.

Al governo non si scompongono, Pensano ad aggravare ulteriormente le tasse per mantenere la spesa – come se ogni centesimo del bilancio dello Stato italiano corrispondesse ad una estrema necessità – ignorando ciò che Vilfredo Pareto scrisse nel lontano 1902:

La spoliazione non incontra spesso una resistenza molto efficace da parte degli spogliati; ciò che finisce talvolta per arrestarla è la distruzione di ricchezza che ne consegue e che può portare la rovina del paese. La storia ci insegna che più di una volta la spoliazione ha finito con l’uccidere la gallina dalle uova d’oro.

Nei ponti intermedi del “Titanic” Italia contina a vivacchiare imperterrita la … LEGGI IL RESTO DEL TESTO

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Fiaccolata di Veneto Stato nel feudo dell’onorevole Dozzo

Fiaccolata di Veneto Stato nel feudo dell’onorevole Dozzo

Pizzati: “sabato deponiamo la prima lapide alla partitocrazia”

Dopo la serie di manifestazioni spontanee di fronte le sedi di Equitalia, ora i cortei di Veneto Stato arrivano sotto casa del parlamentare Giampaolo Dozzo. “Il mandante dell’oppressione fiscale più alta dell’universo è il parlamento italiano” spiega Lodovico Pizzati, segretario nazionale di Veneto Stato, ” Enti come Equitalia sono solo la facciata. Ora portiamo il conto a chi per decenni è stato complice di una politica disastrosa per noi veneti.” Dal comunicato stampa nel sito ufficiale venetostato.com si evince che la scintilla parte da una mancata concessione di una sala pubblica a Quinto di Treviso, roccaforte dell’on. Dozzo. “Non è un’azione ad personam o mirata solo ad un partito antagonista all’emancipazione veneta,” continua Pizzati, “ma Dozzo è dal ’94 che fa il deputato, e Bossi è dall’87 che fa il senatore italiano, un quarto di secolo! E’ giusto partire dal partito italiano più anziano, che da più tempo è complice dei salassi fiscali che prosciugano risorse a noi veneti.”
Rafforzato da centinaia di firme raccolte solo nella mattinata del 7 gennaio in centro a Treviso, Veneto Stato avanza come la novità emergente in difesa di un riscatto politico popolare. “Avremo le forze dell’ordine al nsotro fianco per tutelare il nostro diritto a scendere in piazza per dimostrare il nostro dissenso a questa classe politica italiana autoreferenziale.” conclude Pizzati, “E’ giunto il momento di riappropriarsi della nostra sovranità politica. E’ un dovere civico di ogni cittadino veneto opporre resistenza a questo sistema feudale italiano che ci priva della nostra dignità e del nostro benessere”

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L’italia affonda, salviamo il Veneto

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Le fondamenta di una democrazia duratura

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

L’annientamento della dittatura dei partiti politici italioti è sicuramente una ragione più che valida, in mani agli indipendentisti veneti, per operare con le numerose tecniche della nonviolenza.
È necessario, tuttavia, prendere precauzioni meticolose per prevenire l’ascesa di un nuovo regime oppressivo dalla confusione che seguirà al collasso della partitocrazia. I leader delle forze indipendentiste e democratiche venete devono elaborare in anticipo una transizione ordinata verso la democrazia. Le strutture del regime dittatoriale partitocratico vanno smantellate, mentre bisogna erigere le fondamenta costituzionali e legali e stabilire i parametri comportamentali per una democrazia duratura, Nessuno dovrebbe credere che, con la caduta di una dittatura, all’improvviso emergerà una società ideale. Lo sgretolamento del regime italiota rappresenta solo il punto di partenza, in condizioni di libertà potenziata, per gli sforzi a lungo termine volti a migliorare la società e a rispondere alle esigenze della popolazione in modo adeguato. Per anni continueranno a presentarsi seri problemi politici, economici e sociali la cui soluzione richiederà la collaborazione di individui e gruppi. Il nuovo sistema dovrebbe garantire misure e opportunità alle fasce più variegate della popolazione per continuare a sviluppare costruttivamente politiche adatte ad affrontare i problemi futuri. Read more

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Diménticatelo

Riceviamo da Enzo Trentin e volentieri pubblichiamo. Il seguente testo è un appello a preparare tutti assieme la Costituzione della Repubblica di San Marco. Nel documento allegato qui sotto ci sono già i primi articoli proposti:

“Dimenticatelo, Enzo” dicevano gli amici esperti del mondo politico veneto. “Non ne ricaverai nulla!”

Essi parlavano della possibilità per i vari indipendentisti, o almeno la buona parte del movimentismo veneto, di riuscire a realizzare una coalizione che almeno sugli obiettivi strategici sia concorde, liberi i singoli di agire tatticamente secondo le loro peculiarità e convinzioni.

“I veneti non lo comprenderanno” dicevano gli esperti, “perché mai accettare un testo di nuova Costituzione per una auspicata nuova Repubblica di San marco, quando molti di loro sono convinti che le antiche istituzioni possono rivivere?”

Qualcosa mi faceva pensare che gli esperti avessero torto: la Serenissima era si ben governata, ma a presiederla era un’aristocrazia intellettuale ed economica che provvedeva essa stessa alle spese dello Stato.

Dov’è oggi chi potrebbe fare altrettanto?

Leggi il resto del documento: Diménticatelo

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Fuga per la libertà

Tratto da LibertariaNation

Vi scrivo dalla terribile Svizzera, vero inferno in terra nel quale ormai le strade sono in preda al caos totale. Vi scrivo dalla terribile Svizzera nella quale ormai lo stato ha dichiarato default e tutte le imprese private sono fallite o prossime al fallimento a causa della caduta di domanda e a causa dei continui salassi tassassini che lo stato impone per provare a rimpinguare le esauste casse pubbliche. In un vortice di causa-effetto ormai tutto è allo sbando e la soluzione diventa il problema che butta tutto ancora più giù. E lo sapete qual è stato uno dei motivi principali?

La banconota da 1000 Franchi!

Solo un pazzo poteva pensare che gli svizzeri non avrebbero approfittato di questa banconota dal taglio esageratamente alto (al cambio attuale circa 830€) per alimentare una spirale di nero e di facile fuga di capitale dalle nuove tasse. La tardiva introduzione del limite a 500 Franchi per usare contante ormai è del tutto inutile: il danno è stato fatto e la Svizzera per colpa dei malvagi ricchi che non vogliono redistribuire il loro patrimonio e supportare il fondamentale settore pubblico è avviata a diventare un nuovo paese del terzo mondo.

Oh, wait a moment! Scusate, ho avuto un attimo di confusione, scusate. Sarà che ho mescolato fondue e Rösti e sono andato in bad trip elvetico. In realtà in Svizzera non esiste un limite per pagamenti in contante, le banconote da 1000 Franchi sono usate (certo, se ci paghi un espresso il barista ti guarda un pochino male) e, soprattutto, c’è un nero ridicolo e nessuna fuga di capitali. Perché? Forse un motivo può essere il fatto che la Confederazione non è un inferno fiscale, che ha un regime fiscale moderato e che l’individuo non è schiacciato dal peso di una burocrazia ammazza-impresa.

Capita che io abbia letto questo articolo e abbia avuto uno strano senso di straniamento perché come al solito si confonde l’effetto con la causa.

Come un pesce pilota con lo squalo, l’esportazione illegale di valuta e in genere l’accumulazione nera di capitali in contanti destinati allo “spallonaggio” oltre frontiera offrono una traccia che le indagini e i sequestri della Guardia di Finanza hanno dimostrato in questi anni essere inequivocabile: le banconote da 500 euro. Un taglio sproporzionato e pressoché invisibile nella routine delle transazioni quotidiane per contanti. Con una significativa concentrazione nella sua circolazione. Proprio sulla base delle segnalazioni del circuito bancario alla Finanza, si scopre infatti che oggi, all’interno dei nostri confini, i quattro quinti delle banconote da 500 si concentrano in tre aree: i comuni a ridosso del confine italo-svizzero, la provincia di Forlì (la porta di accesso alla Repubblica di San Marino, al segreto delle sue banche e delle sue finanziarie), il tri-Veneto. Guarda caso le tre “rampe” di fuga dei nostri capitali verso l’estero, così come del loro rientro clandestino. In un Paese che per legge ha abbassato da 2.500 a mille euro la soglia massima delle transazioni per contanti, il pezzo da 500 dovrebbe avere vita impossibile. E lo stesso dovrebbe dirsi dell’intera area dell’Unione, dove per altro il ricorso alla moneta elettronica e dunque la tracciabilità dei pagamenti presenta percentuali decisamente superiori alla media italiana (nel nostro Paese, quello con una delle più alte concentrazioni di bancomat in Europa, il contante resta il principale mezzo di pagamento). Al contrario, come documentano i dati della Banca d’Italia, il numero di banconote da 500 circolanti all’interno dell’Unione Europea, è passato dai 167 milioni di pezzi del 2002, ai 600 milioni di pezzi del novembre di quest’anno. Con un significativo incremento dell’incidenza percentuale del valore complessivo delle banconote da 500 sull’intera massa liquida in euro in circolazione. Dal 23,27%, al 34,57%. Un punto percentuale in più dei pezzi da 50, la banconota con maggiore circolazione.

Insomma,  il passaggio riportato qui sopra mi ha fatto capire di come la situazione italiana sia senza via d’uscita perché la mentalità diffusa dominante, almeno credo, è quella di chi brama la Tracciabilità Totale. I capitali che fuggono non sono considerati un effetto della sciagurata politica di decenni di spesa pubblica criminale. No, i capitali che fuggono solo la causa dei mali dell’Italia. Con questa mentalità l’Italia non andrà da nessuna parte perché rifiutarsi di ammettere di avere un problema (spesa pubblica folle e regime tassassino) non porterà mai alla soluzione. Quindi, ricapitolando, da una parte abbiamo uno stato fiscalmente moderato, che ha una banconota che vale più di 800€, che non ha nero e fuga di capitali e che non ha limiti alle transazioni in contante; dall’altra abbiamo uno stato che è un inferno fiscale, nel quale tanti vorrebbero eliminare la banconota da 500€, che sopravvive grazie al nero, che ha un limite per i pagamenti in contante e dal quale scappano i capitali: Italy, you are doing it wrong.

Infine, è bene ricordare sempre cosa scrive Charles Adams:

Un’assurdità comunemente sostenuta dal fisco è che l’evasore obbliga il contribuente onesto a pagare di più. Ma non è così. Gli oneri fiscali che vengono evasi o elusi non vengono assunti da altre persone. Se il mio vicino lavora “in nero” e non paga le imposte, le mie aliquote fiscali non aumentano. Questo poteva valere nell’antico Egitto, dove ogni abitante era responsabile per il pagamento delle imposte dell’intero villaggio, ma oggi una regola simile non esiste. Oggi, meno imposte vengono pagate, meno lo Stato può spendere, e molta gente ritiene che lo Stato abbia comunque troppo denaro da spendere. Più di vent’anni fa un inglese di nome Parkinson formulò un paio di aforismi sulle tasse e sulla burocrazia: “Le spese aumentano fino a raggiungere le entrate”, cosa che significa che un governo spenderà tutto quello che riceverà; e “Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile”. In altre parole, gli Stati (e i loro impiegati) sprecheranno, se verrà loro data l’opportunità di farlo, sia tempo che denaro. Viceversa, se i loro portafogli saranno piccoli, i governi faranno economia, quindi l’evasione potrebbe, alla lunga, avere un effetto benefico sulla spesa pubblica.

Luca Read more

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