Il Veneto libero e il mercato immobiliare

Non sono un esperto di mercato immobiliare, e dunque quello che scrivo ha il valore di osservazione, qual può essere fatta da ogni comune cittadino. Negli ultimi anni, con mia moglie Laura, che lavora a Lugano, abbiamo sempre rivolto particolare attenzione alla situazione immobiliare tra la Svizzera e l’alta Lombardia, per ovvie ragioni personali. Ora, quel che immediatamente si nota, è che il prezzo degli immobili in Svizzera, e non solo nella Svizzera italiana, è mediamente almeno del 20% più alto rispetto ad immobili equivalenti nel Comasco. Ora, ovviamente le considerazioni che si possono fare al riguardo sono varie, innanzi tutto in generale il patrimonio immobiliare svizzero è più recente, meglio tenuto, e distribuito in maniera maggiormente uniforme, senza grandi mostruosità, sul territorio. Ora, è anche vero, e gli amici svizzeri mi perdonino cotale osservazione, che il lago di Como, a mio avviso, naturalmente, è molto più bello di quello di Lugano, e che vi sono località, ad esempio Menaggio, equidistante da Como e da Lugano, in cui il valore degli immobili è paragonabile a quello svizzero (senza parlare di Bellagio, la Portofino del lago). E dove il mercato miracolosamente tiene. Tuttavia il maggior prezzo degli immobili in Ticino si deve senz’altro ad una sistema giuridico che garantisce una certezza della legge ben diversa da quella italiana. La tutela della proprietà in Svizzera è assai maggiore. In Italia, l’apparire e scomparire di tasse sulla casa di varia denominazione, ICI, IMU, e via così, rende oscillante, ovviamente, il valore stesso della proprietà, condizionando fortemente il mercato. Per non parlare delle leggi sull’agibilità e abilitabilità, le dimensioni minime per alcuni vani, il sovrapporsi di normative locali con normative comunitarie, e la mancanza di una organica pianificazione territoriale, oltre al numero enorme di immobili sfitti e in stato di decadimento (diecine di interi stabili solo nell’area dove vivo, delle Terme Euganee). Non dubito che una volta raggiunta l’indipendenza, si assisterà ad una decisa rivalutazione del mercato immobiliare in Veneto, non solo per la chiarezza legislativa apportata dal nuovo diritto, ma anche, ovviamente, per il fatto che gli stranieri, da sempre, soprattutto se ricchi, interessati a immobili a Venezia, Cortina, Asolo, ma anche nell’altopiano d’Asiago, in val Feltrina, etc., saranno ancor più attratti da investimenti altamente protetti in un piccolo Stato. Insomma tornerà un “quartierino” nella Venetia. Inoltre nel Veneto libero ovviamente non vi sarà una tassa di possesso sugli immobili, e vi saranno interventi mirati per rendere, ad esempio, di nuovo abitabili (con il consenso dei proprietari) centinaia di ville venete, un patrimonio immobiliare storico unico al mondo. Per quanto vi sia un istituto a livello regionale che se ne occupa, per ora agisce in sordina, ma necessariamente il suo ruolo sarà estremamente potenziato nel Veneto libero. Naturalmente, per ora, non mi risulta esistano esenzioni di ICI o IMU che sia per tali ville, per cui, essendo di immensa metratura, sono tassate proporzionalmente, invitando i loro proprietari a trascurarle. Posso ipotizzare, nel Veneto libero e indipendente, moderati incentivi pubblici per la ristrutturazione di tali ville e del loro magnifico patrimonio pittorico e artistico in generale, a fronte dell’impegno da parte dei proprietari a renderle periodicamente accessibili al pubblico. Ma siamo naturalmente, per ora, a livello di ipotesi, che lancio sperando che esperti nel settore, sia immobiliaristi sia giuristi, prendano in mano la faccenda e preparino programmi adeguati per saper gestire il “giorno dopo” della liberazione anche per questo settore.

Ma, lasciando stare le ville venete, la contrazione generale del mercato immobiliare percepibile negli ultimi 5-10 anni in Veneto (e non solo in Veneto), sia in termine di volume di vendite, sia in termine di valore medio, verrà sicuramente ribaltato con il raggiungimento dell’indipendenza.

Paolo L. Bernardini

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