Archive for month: marzo, 2012

Pizzati: “Veneto Stato non fa melina”

Intervista esclusiva al segretario indipendentista alla vigilia delle elezioni

Alla vigilia dell’appuntamento elettorale Press News Veneto ha intervistato il segretario e legale rappresentante di Veneto Stato, l’economista Lodovico Pizzati che ha saputo sdoganare l’indipendentismo dai fallimenti autonomisti ai successi odierni che promuovono Veneto Stato come unica alternativa alla partitocrazia italiana

1) Veneto Stato, un partito indipendentista, raccoglie firme per l’indipendenza del Veneto. Il Veneto della Serenissima o il Veneto così come è stato ridisegnato dopo l’annessione all’Italia?

PIZZATI: Lo statuto di Veneto Stato dice chiaro che guardiamo ai confini della Serenissima. Per questo abbiamo una sezione attiva a Brescia e simpatizzanti a Bergamo, in Friuli e in Istria. Ci tengo a precisare che non si tratta di rivendicazioni territoriali perché sta ai cittadini di ogni territorio storicamente veneto (fuori o dentro l’attuale Regione Veneto) decidere tramite referendum se far parte di una confederazione veneta oppure no. Se ci sono zone che non vogliono farne parte a noi sta bene, ma dove esiste ancora una volontà di ricostituire un veneto stato indipendente, come ad esempio nel caso dei nostri iscritti di Brescia, allora noi ce la mettiamo tutta pure là.

2) Veneto Stato è un nome che taluni, in ambienti libertari, non hanno mai apprezzato: quanto stato ci sarà nel Veneto indipendente per cui lei lavora?

PIZZATI: Veneto Stato non e’ un partito libertario, ma e’ un movimento con un unico obiettivo: la completa indipendenza politica dallo stato italiano. Il mio auspicio e’ di formare una confederazione di provincie venete con piena autonomia anche sulla struttura politica. Se la provincia di Vicenza vuole un’impostazione piu’ liberale (meno tasse, e di conseguenza meno settore pubblico) mentre la provincia di Venezia vuole un’impostazione piu’ socialista (piu’ tasse e piu’ servizi pubblici) questo puo’ accadere in un sistema confederato. Col tempo ci sarà una inevitabile convergenza, e se impostato bene in partenza sarà lo stato con la pressione fiscale più leggera d’Europa, con il grosso delle risorse trattenute nei comuni, con imposte legate a dei servizi specifici, e con decisioni tramite democrazia diretta a livello comunale.

3) Da tangentopoli ad oggi, nulla sembra cambiato nella politica italiana. Tanto nella penisola, quanto in Veneto. In che modo il cittadino veneto potrà assere maggiormente garantito, quando il Veneto sarà indipendente?

PIZZATI: I paesi con potere centralizzato (come lo stato italiano) sono infestati dalla partitocrazia, mentre nei paesi piu’ decentralizzati (come la Svizzera) i partiti hanno molta meno ragione di esistere. Impostando il Veneto Stato in maniera decentralizzata con le risorse trattenute nei comuni (e non le tesorerie centralizzate) e le decisioni fiscali decise tramite democrazia diretta a livello comunale, evapora il sistema clientelare alla base del marciume italiano.

4) In questi giorni l’agenda politica italiana presenta lo strappo fra il governo e una parte del sindacato sulla questione dell’articolo 18. Nel Veneto indipendente quali saranno le politiche del lavoro, quali le tutele per i giovani, per i dipendente e quali le opportunità per gli imprenditori?

Dopo l’indipendenza lo stipendio medio veneto sara’ il piu’ alto d’Europa, e il costo del lavoro per le imprese sara’ il piu’ basso d’Europa occidentale. Questo perche’ togliendo il parassita di mezzo, le tasse sul lavoro e i contributi sociali diminuiranno drasticamente (anche se gradualmente), creando benessere, piu’ opportunita’ lavorative, e rendendo le nostre imprese molto piu’ competitive nel mercato mondiale. Abbiamo stimato che lo stipendio netto medio salira’ da 1100 euro al mese a 1700 euro al mese.

5) Nel motivare i cittadini veneti e spingerli verso l’indipendentismo pagano di più le ragioni economiche o le ragioni storico-culturali?

Tutte e due. Le ragioni economiche attraggono l’attenzione e hanno un impatto immediato. Invece le ragioni storico-culturali servono per approfondire la convinzione indipendentista e le vedo molto efficaci soprattutto con i giovani che si sentono traditi dall’istruzione ricevuta nelle scuole italiane. Io, per esempio, sono spinto da ragioni storico-culturali perché mi batterei per la completa indipendenza politica anche se non ci fossero vantaggi economici.

6) In veneto, più che in altre zone della penisola, trovano lavoro e rifugio numerosi extracomunitari, talvolta senza permesso di soggiorno. Se veneto è chi veneto fa, cosa sono i figli degli stranieri? Qual è la sua posizione in merito al dibattito fra ius solis e ius sanguinis?

Chi risiede in Veneto in maniera illegale deve essere rispedito al paese d’origine. Puo’ essere utilizzato piu’ riguardo per i bambini portati qui illegalmente, come ad esempio consentendo la fine del semestre scolastico, ma a prescindere, se esiste una regola bisogna farla rigorosamente rispettare. Riguardo ius solis e ius sanguinis e’ un discorso parallelo tra la differenza tra nazione e stato. La nazionalita’ e’ una scelta soggettiva di appartenenza e puo’ essere molto radicata anche al di fuori del veneto tra i discendenti di immigrati. La cittadinanza riguarda l’appartenenza ad un insieme sociale che si chiama stato e altro non e’ un’amministrazione di servizi pubblici finanziati da tasse sull’attivita’ economica nel territorio stesso. Per questo sono favorevole a ius solis per quanto riguarda la cittadinanza, perché deve essere chi paga le tasse sul territorio ad avere una voce elettorale in capitolo, anche se immigrato naturalizzato.

7) La Corte di Cassazione italiana, su invito della Comunità europea, si è pronunciata a favore di un riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Nel Veneto indipendente di domani quale sarà la sua posizione in merito al matrimonio e all’adozione da parte di persone dello stesso sesso?

Lo statuto di Veneto Stato non prevede discriminazioni di alcun tipo, e per questo lo stato dovrebbe limitarsi solo a compiti anagrafici. Cerimonie matrimoniali dovrebbero rimanere nell’ambito privato e religioso. Read more

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Caso Cherubin: fiducia nella magistratura

Il politico ex democristiano e fuoriuscito da Veneto Stato implicato in una brutta storia

Giustino Cherubin indagato?

In ambito venetista la notizia del giorno è sicuramente quella di una denuncia che secondo la “tribuna di Treviso” sarebbe stata fatta nei confronti di Giustino Cherubin e altri in merito a una truffa da 1,8 milioni di euro nei confronti dell’Unione Europea. Le contestazioni riguardano l’attività di una associazione (la Efal) relative a corsi di formazione “gonfiati” per disoccupati, finanziati appunto con fondi erogati dall’Ue.

Oggi sono stati notevoli i clamori nell’ambiente politico vicino all’udc e alle frange venetiste responsabili del golpe del Viest contro Veneto Stato. Noi non vogliamo essere tra questi. Certamente da Giustino Cherubin ci dividono molte cose, a cominciare dalla sua concezione di democrazia, che lo ha portato infatti alla fuoriuscita da Veneto Stato, per cui non ha più rinnovato la tessera nel 2012.

Noi però non vogliamo puntare il dito con accuse facili in un momento in cui la polvere mediatica e il clima di corruzione dilagante magari lo renderebbe semplice. No, anzi. Esprimiamo la nostra piena fiducia nella magistratura, auspicando un’attività di indagine che appuri in tempi brevi se truffa c’è stata e che non lasci dubbi sul ruolo svolto da Giustino Cherubin.

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Effetto collaterale del rigor Montis: indipendenza del Veneto Stato

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un cambio drastico del quadro politico italiano. Sotto la minaccia del default immediato, il tragicomico governo Berlusconi ha lasciato il campo a un governo tecnico di professoroni guidati da rigor Montis, che cerca di tenere in vita sotto respirazione finanziaria assistita il moribondo stato italico, causando però alcuni effetti collaterali forse imprevisti.
Oggi infatti il quadro politico italiano manca dell’unico puntello che negli ultimi vent’anni lo ha tenuto tristemente in piedi, ovvero l’antiberlusconismo.
Con il cadavere politico del cavaliere, che sopravvive malamente a sé stesso, è infatti venuta meno quella straordinaria “unità nazionale” delle sinistre e dell’intellighentia italica fondata esclusivamente sull’odio verso Silvio. Morto Silvio, è morta l’Italia. Il dramma tutto italiano è che nel frattempo nulla appare all’orizzonte in grado di frenare la decomposizione dei partiti italiani, il cui fetore nauseabondo è oramai ben avvertibile anche dai nasi meno sensibili.
In tale scenario si comprende bene il consenso ormai galoppante verso il progetto legale e democratico di indipendenza di Veneto Stato.
Oramai non fanno più notizia i convegni con centinaia di persone, che applaudono il segretario Lodovico Pizzati, il presidente Alessia Bellon, l’avvocato Alessio Morosin, o nuovi giovani straordinarie speranze come Anna e Elena Durigon.
Il passaparola mediatico e personale sta infiltrando ogni giorno di più la struttura dello stato italico che teneva il Veneto succube del potere della partitocrazia ladra italiana e dei suoi squallidi vassalli locali.
L’altra sera ho cenato con un sindaco leghista, che ci sta pregando di insegnare ai suoi capi il percorso democratico per l’indipendenza del Veneto Stato. Ho fatto una domanda a questo per ora anonimo politico della lega che intrattiene relazioni pericolose con l’establishment di Veneto Stato.
“Ma cosa direte ora agli elettori per convincerli a votarvi?”. Quale sarà la parolina magica che useranno gli apprendisti stregoni per cercare di frenare l’emorragia di consenso a favore del progetto indipendentista di Veneto Stato?
“Siamo morti, la lega è morta e sepolta”, è stata la sua risposta.

Silvio è morto, la lega è morta, la sinistra è morta, l’Italia è morta.

L’indipendenza del Veneto Stato è questione di poco tempo, forse pochi mesi.

Aiutati ad ottenerla, iscriviti oggi stesso a Veneto Stato.

Gianluca Busato Read more

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Zombitalie, un parassita impotente che nulla può contro l’indipendenza del Veneto Stato

La velocità degli eventi è superiore alla più certosina tra le pianificazioni strategiche. Ad inizio 2008 parlavo di una possibile indipendenza del Veneto nel 2012. Allora non esisteva ancora Veneto Stato. E nemmeno il Pnv, formalmente. Saputo di un mio comunicato in tal senso, mi invitò in studio la giornalista Rosanna Sapori all’interno di una trasmissione di una tv che oggi non esiste più, Tele Nord Est. Il suo intento era di prendermi in giro, ovviamente. Era la prima volta che entravo in uno studio televisivo. Mi ricordo che gli ospiti erano quasi tutti venetisti, a parte me, che non mi considero un venetista e un residuato bellico nostalgico fascista. Mi ricordo Carlo Trevisan della life, che al tempo non credeva nel percorso democratico per l’indipendenza, Ettore Beggiato, che ancora oggi milita in un partito autonomista, Giampaolo Borsetto, che ho riascoltato con grande piacere giovedì scorso in una conferenza storica a Zero Branco.
Tutti ridevano quando parlavo di indipendenza nel 2012, di uno stato che da lì a qualche anno sarebbe fallito e della necessità di intraprendere un nuovo progetto democratico e legale per l’indipendenza del Veneto.
Sono passati solo 4 anni eppure sembra un’era geologica. Mi ricordo quando ancora uno-due anni prima portavo già avanti l’esigenza di creare un movimento indipendentista, che chiedesse agli elettori veneti il mandato per indire un referendum per l’indipendenza. Mi consideravano alla stregua di un matto, gli altri indipendentisti, per non parlare dei poveri autonomisti falliti e frustrati.
Questa mattina ero a Silea, ad un banchetto per preparare le prossime elezioni amministrative, per Veneto Stato.
Sono passati solo pochi anni da quando lo stesso identico messaggio, con lo stesso identico percorso politico suscitava le risate degli interlocutori.
Oggi invece non ho trovato alcuna persona contraria e tanti entusiasti, a parte un paio di padani “giapponesi combattenti nella foresta”, che se avessero sentito solo la sera prima un “loro” sindaco a cena confessarmi che la lega è morta e defunta, probabilmente avrebbero avuto un istinto al suicidio.
Ora non so se l’indipendenza avverrà effettivamente nel 2012. Però, permettetemi l’ironia, i Maya ad occhio pare avessero qualche suggeritore in posti importanti, almeno a giudicare dall’andazzo tragicomico dello stato italiano.
Non scherzavo, nel 2008. Non scherzo, oggi.
Comprendo chi mi odia. Fa bene. Sono lo specchio vivente (per ora) della loro frustrazione. Mi odiano in particolare alcuni poveri autonomisti falliti, che sono solo i cugini poveri dei centralisti falliti. Sono contento del loro odio nei miei confronti, perché forse dò loro una ragione di vita politica, che altrimenti non avrebbe più alcun senso.

L’obiettivo ora è chiaro, si chiama indipendenza del Veneto Stato. E ci stiamo avvicinando a una velocità impressionante.

Siamo in tanti, ma abbiamo bisogno anche di chi legge e che fino ad oggi magari ha assistito in modo passivo agli eventi.

Cosa aspetti ad aiutarci? Smettila di lamentarti e iscriviti oggi stesso a Veneto Stato, l’unica alternativa politica esistente al fallimento italiano.

Gianluca Busato
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Per Elena, e per la libertà di Venezia

E lo vedrai, il Veneto tuo fiorire

Libero, come è già nel suo destino

E felice nel segno del Leone

Nel nome di Marco, il suo Padrone

Alto sugli stendardi, non più chino

Davanti a chi lo vuol solo ferire.

Un giorno noi sotto liberi cieli

Ritorneremo alla gloria antica

In una terra dai fulgidi soli

Guardando al mondo, che sarà di ieri

Ora che noi Venezia avremo Amica

Nella Libertà che rinsalda i cuori.

 

Paolo L. Bernardini Read more

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Cos’è questa crisi?

Nel 2008 è successo qualcosa di cui ancora non ci rendiamo conto. La “crisi”, l’eterna parola, talmente abusata da aver perso significato, è arrivata, si è insediata e non ci molla più. Ma cos’è questa crisi?

Quando non capisco io leggo, leggo e studio, in questo caso economia, storia dell’economia, poi rifletto e scrivo quel che mi è parso di capire, così ho scritto questa storiella.

“Sono un pastore in un antico paese del Mediterraneo, Italia? Spagna? Grecia? Fa lo stesso. Sto per conto mio e pascolo il mio gregge. Dicono che è il 1933 ma a me non cambia granchè il saperlo.

Oggi viene uno con il camioncino, dicono che è americano perché è tornato dall’America e vuole comprare 20 pecore, io gli dico “perché no?” Read more

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LUCA ZAIA BOCCIATO IN INDIPENDENZA

Ieri il governatore del Veneto in occasione della trasmissione “LA VOCE DELLA RETE” ha palesato una preoccupante carenza culturale e politica, dimostrando di non conoscere, o di far finta di non voler conoscere, il percorso legale e democratico per l’indipendenza del Veneto Stato.

Luca Zaia in particolare, al minuto 2.20 nella video-sintesi realizzata dal blogger Stefano Zanet sotto riportata, in merito alla possibilità di indire un referendum per l’indipendenza del Veneto ha risposto “se poi ci sono altre soluzioni che noi non abbiamo capito perché siamo limitati, basta che ce lo dicano”.

Data l’importanza e la gravità del momento politico che stiamo attraversando, cogliamo al volo l’invito del presidente del Veneto per fargli sapere che si sta sbagliando di grosso. Non sappiamo se si sbaglia per una propria carenza culturale, o perché mal consigliato, oppure infine, ma vogliamo pensare che così non sia, perché difende un qualche interesse a tenere il Veneto succube dello stato italiano.

Il diritto di autodeterminazione del Popolo Veneto semplicemente non è di competenza di Roma. La motivazione è semplice e ancor prima che giuridica è naturale. Quando uno stato nascente si alza in piedi, pacificamente e democraticamente, al cospetto della comunità internazionale, nessun altro stato può alcunché nei suoi confronti. Per analogia, Roma avrebbe nei confronti del costituente Veneto Stato lo stesso ipotetico potere di Parigi. Potrebbe quindi fare una sola cosa: riconoscerlo.

L’Italia è quindi incompetente a pronunciarsi su un aspetto che la vedrebbe estranea. Le resterebbe certo la strada della violenza, ma l’Italia non potrebbe perseguirla, poiché è parte integrante della comunità internazionale e ne ha recepito i principi cardine, tra cui appunto l’autodeterminazione dei Popoli.

Insomma, quando il popolo veneto voterà a suo favore in un referendum con monitoraggio internazionale, l’indipendenza avverrà come logica e naturale conseguenza, come emanazione della sovranità popolare veneta.

Certo, è necessario un mandato democratico per ottenere l’indipendenza.

Tale mandato sarà originato appunto da un referendum con un’unica semplice domanda che permetterà al popolo veneto di dire un chiaro “Sì”, oppure un “No” all’indipendenza della Venetia. Potranno votare tutti gli aventi diritto al voto nel territorio veneto chiamato alle urne per il referendum.

È bene che il governatore sappia che la regione Veneto ha l’autorizzazione per tenere un referendum per l’indipendenza. Lo prevede lo statuto e nulla osta de facto persino nella costituzione, dato che l’Italia recepisce e fa propria la norma, divenuta oramai principio di diritto internazione, sull’autodeterminazione dei popoli, rafforzandola adirittura con la definizione legalmente riconosciuta di popolo veneto. Tale combinato giuridico, proprio in quanto diritto internazionale rappresenta un diritto cogente e ha valore superiore anche alla costituzione.

Ciò nella storia non è avvenuto per caso, in quanto il diritto di autodeterminazione costituisce un diritto pre-costituzionale inalienabile e nel mondo moderno dove i confronti tra popoli si dirimono sempre più in base alle convenzioni internazionali tale evoluzione risulta una logica e naturale conseguenza.

I veneti non vivono in un mondo diverso e isolato dal pianeta Terra, anche se l’Italia costituisce una sacca di retroguardia nel mondo civile: così come è avvenuto in moltissimi dei quasi 130 nuovi stati indipendenti che si sono aggiunti ai circa 70 del dopoguerra e così come oggi sta per iniziare ad avvenire nel cuore d’Europa, da Edimburgo a Bruxelles, presto il percorso di indipendenza si compierà avverrà anche nel Veneto Stato.

Che a Zaia piaccia oppure no, è sufficiente che lo voglia la maggioranza dei veneti. Veneto Stato è nato proprio per far sì che ciò avvenga e in tempi rapidi.

Gianluca Busato
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Za-Za: Zaia-Zanonato una commedia sterile per il Veneto, mentre Veneto Stato miete consensi su consensi

All’Italia i nostri soldi, a noi veneti i loro mafiosi: l’ora per l’indipendenza è scoccata: tutti a Curtarolo il 9 marzo!

Anche oggi si ripete la commedia della tristezza, dell’impotenza, della falsità e probabilmente della connivenza con il ladrocinio della stato centrale nei confronti del Veneto. Parliamo di Za-Za, la premiata coppia Zaia-Zanonato che si contendono il palcoscenico delle battute ad effetto sulla pelle di noi veneti.

Mentre costoro duellano sui giornali in modo sterile e inconcludente, da un lato i soldi dei veneti volano verso una capitale lontana dove si perderanno nel buco nero della burocrazia fallimentare italiana, dall’altro lo stesso stato come contromoneta ci regala i rifiuti della mafia italiana, a cominciare dal figlio di Totò Riina che presto diventerà cittadino veneto.

Questo è l’esito terribile dei vassalli veneti della politica italiana, i Za-Za che appunto stanno sancendo il degrado delle nostre terre derubate e violentate.

È in questo panorama desolante di servilismo poltronaro che per fortuna ha iniziato a splendere la stella di Veneto Stato.

Forte della consapevolezza di avere il consenso popolare dei veneti, il movimento politico guidato da Lodovico Pizzati sta mietendo successi su successi, ogni settimana che passa, comune dopo comune, provincia dopo provincia, inesorabilmente.

Venerdì prossimo 9 marzo a Curtarolo Veneto Stato si riunisce in una convention che appare storica, in cui verranno anche annunciate altre candidature importanti oltre a quelle già emerse. A cominciare dai candidati sindaci di Verona e di Conegliano, che permetteranno a Veneto Stato di fare un salto di qualità nella realizzazione del percorso legale e democratico per l’indipendenza del Veneto.

L’appuntamento – da non mancare – è quindi presso il Sala Forum in Via Kennedy, 6 (vicino agli impianti sportivi), a partire dalle ore 21.

Facciamo un altro passo fondamentale verso l’indipendenza, tutti assieme!

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L’insostenibile inconsapevolezza (o connivenza?) dell’attuale classe dirigente veneta

La passività dei politici veneti ha aperto le casse degli enti locali al furto statale

Vi sono notizie che paiono tanti incredibili quanto assurda la mancanza di reazione e di indignazione popolare al loro divenire realtà, che supera la più macabra fantasia, parafrasando Pirandello. Come altrimenti descrivere la notizia ormai consumata del decreto sulle liberalizzazioni (articolo 35) che, “ai fini della tutela dell’unità economica (sic!) della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica”, ha sospeso il regime di tesoreria unica.

In termini pratici significa che i surplus di regioni ed enti locali vadano assorbiti direttamente dalla tesoreria statale, con aumento degli interessi per riavere i fondi necessari per le spese locali e ovviamente l’aumento del rischio di indisponibilità di liquidità dato il grave stato in cui versano i conti statali.

Io stesso ho proposto che gli enti locali optassero per l’internazionalizzare della tesoreria, sconfiggendo il complesso del provincialismo italiano che vorrebbe farci secedere dal mondo civile e stipulando apposite convenzioni con banche di altri paesi dell’Unione Europea. Vedo che lo stesso governatore del Veneto ha manifestato l’intenzione di copiare tale proposta, con un grave ritardo che ha significato la perdita di oltre 4 milioni di euro per le casse regionali.

Ma la cosa decisamente più grave è stata l’incredibile passività dimostrata dagli attuali rappresentati istituzionali veneti, nessuno escluso e ad iniziare dal governatore della regione Veneto. Costoro, probabilmente mal consigliati, hanno fatto solo uno sterile esercizio di proteste, conferenze stampe e sterili lettere di diffida agli istituti di credito che si sono trovati a dover scegliere se porsi al di fuori della legge, oppure di mettere a rischio il loro rapporto contrattuale con l’ente con cui avevano stipulato una convenzione per svolgere il servizio di tesoreria.

La grave lacuna e colpa dimostrata dai legislatori veneti è stata proprio l’assoluta omissione delle funzioni sovrane legislative ed esecutive per il cui compimento avevano ricevuto un preciso mandato dagli elettori veneti.

Nessun ente locale veneto, che sia dato sapere, ha promosso alcuna delibera, legge regionale, o atto normativo che contrastasse una norma dello stato che era con tutta evidenza illegittima.

La colpa politica più grande ovviamente è quella del governatore, della giunta e del consiglio regionale che hanno tradito il mandato ricevuto dagli elettori veneti, lasciando aperte le porte della casa regionale e permettendo al ladrocinio governativo di aver luogo senza alcuna opposizione, come pure era nelle loro facoltà fare. Nessun partito presente in regione, nessun politico si è alzato in piedi per proporre l’unico atto che si doveva fare, come ha ben messo in evidenza Ivone Cacciavillani nel suo fondo pubblicato sul Corriere del Veneto il 3 marzo, approvando una legge regionale, che in quanto cronologicamente posteriore, anche se di rango inferiore (regionale vs decreto legge), avrebbe permesso di aprire un conflitto legislativo, qualora lo stato avesse avuto l’impudenza di impugnare la legge regionale, da dirimersi in sede di Corte costituzionale.

Invece no, la classe dirigente veneta si è solo messa a belare più forte, per dare maggiore risalto alla propria condizione di sudditanza o connivenza con lo stato centralista indebitato e morente.

In tale contesto appare grossolana e ingiustificabile anche l’azione dei consulenti strapagati che spianano la strada agli attuali gestori del potere politico in Veneto, lega in primis.

A cominciare proprio dal prof. Luca Antonini, ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Padova, che ha svolto un ruolo fondamentale fin dalla concezione del cosiddetto federalismo fiscale abortito dal ministero Calderoli e che ha ricevuto il mandato di trovare tra le pieghe delle proprietà statali e delle funzioni statali ciò che è, più o meno immediatamente, alienabile a favore delle Regioni. Visto il ruolo di suggeritore che pare svolgere e per quanto il suo rapporto con la lega possa non essere organico, ma diciamo istituzionale e probabilmente politicamente mercenario, alla luce del grave danno che tutti i cittadini veneti stanno subendo a causa della passività inebetita della regione e degli enti locali veneti, qualcuno farebbe bene a farlo cadere dal piedistallo dorato su cui si è inalberato sfruttando l’assoluta inconsapevolezza dell’attuale classe dirigente del Veneto, il cui peso è divenuto oramai insostenibile per il Popolo Veneto.

Diamo finalmente lo spazio che si merita all’unica alternativa politica concreta che oggi esiste nelle Terre di San Marco e che è data da Veneto Stato e dalla formidabile classe dirigente che sta nascendo grazie all’opera instancabile di Lodovico Pizzati, Alessia Bellon e dei loro collaboratori.

Gianluca Busato
Candidato sindaco di Silea
Veneto Stato Read more

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