Archive for month: aprile, 2012

Riflessioni a San Marco

Mi sono per caso imbattuto la settimana scorsa, nella biblioteca comunale di Montebelluna in un libro dal titolo “Unità e diffusione della civiltà Veneta”, libro del 1974 creato a partire dalle relazioni e comunicazioni avvenute durante un convegno dell’associazione degli scrittori Veneti. Il primo capitolo di Luigi Lanfranchi è dedicato alla “funzione nazionale ed europea della Repubblica Veneta”. Riporto alcuni passaggi significativi che ho il piacere di condividere con voi: “Solo che a Venezia, per le ragioni sopra dette, non è il comune tumultuante e fiammante di mezza Italia, ma piuttosto la Città dei Maestri Cantori, con i suoi ordinati istituti, che, nel loro meccanismo intimo, spesso complicato, sono pur sempre tutela di libertà. L’opposizione al tiranno è quindi, per Venezia, un sentimento naturale… e continua poche righe dopo :“Questo patriziato locale, attivo e perciò mutevole nel numero e nelle attribuzioni singole è, in fondo, agli antipodi della nobiltà feudale”… e ancora, citando la libertà mercantile: “Venezia è centro di pace operosa e di libertà costruttrice”. “Petrarca, uomo libero che ben si adegua ad ambienti di vita diversi, non è più un esule lontano dalla patria e trova in Venezia una fonte di vita perfetta, lui, uomo moderno fra gente moderna, fra gente che giorno per giorno elabora la sua libertà, che costruisce quell’equilibrato e pur prezioso confine fra spirito e corpo, fra religione e potere temporale dello stato, in una mirabile sintesi di istituti e di pensiero, che, pur non toccando il dogma, alimenta teorie filosofiche nuove.

In chiusura riporto le conclusioni finali del capitolo “Questo è il significato più profondo della storia politica veneziana: il creare un nesso tra genti diverse offrendo un modello di vita da tutti accettabile. La costruzione di questo nuovo tipo architettonico su una società multiforme per razze e per religioni, per interessi e per passioni si può affermare sia in buona parte riuscita, soprattutto perché Venezia, pur avendo leggi proprie, sa rispettare le leggi, consuetudini ed usanze altrui. Tutto ciò ha una radice unica: la Libertà.

Queste frasi, da me rilette ieri, giorno di San Marco, mi hanno toccato profondamente. Non conosco bene la storia Veneta, le sue istituzioni, la cultura, però, ne sono stato sempre intimamente attratto, interiormente affascinato. Ogni lettura successiva alla nascita di questo sentimento innato lo conferma e lo rafforza. In Venezia c’è qualcosa di grande, di trascendente, di eterno. A volte, passeggiando per Venezia mi chiedo che cosa pensavano, che cosa sentivano, che visioni avevano del mondo coloro che hanno potuto creare un simile capolavoro artistico. Studiando Venezia, o parlando di Venezia ci si ferma spesso alla superficie, all’effetto finale: il capolavoro artistico, il meccanismo istituzionale perfetto, le leggi per l’epoca futuristiche. Noi però, nuovi abitanti di queste terre e del mondo, non dovremmo replicare quelle opere, quelle leggi, quelle istituzioni, ma dovremmo coglierne i valori ed i sentimenti sottostanti. Dobbiamo farci ispirare da quei sentimenti e pensieri elevati per modellare il mondo in cui viviamo con le nostre capacità creative adattate al contesto in cui viviamo. Questo patrimonio di umanità non è solo Veneto, appartiene a tutti e dovremmo avere il piacere di condividerlo. Molti grandi artisti, si rendono conto che la loro ispirazione è quasi “involontaria” arriva e si esprime con o senza la loro volontà. Analogamente, Venezia, sembra essere un artista che si è fatta veicolo di ispirazione di un agente superiore. In Venezia convivevano la difesa della libertà e la necessità di far prevalere il Bene Superiore, che non è a mio avviso necessariamente lo stato come istituzione ma piuttosto un insieme di valori, sentimenti, principi in cui ogni essere umano, riesce, se pienamente libero di esprimersi, a riconoscersi.

Riporto, con il permesso della redazione, il giuramento di Perasto, chiaro esempio, dei sentimenti elevati che ispirava Venezia. Non si può sicuramente esagerare negli elogi. Alcuni storici hanno opinioni divergenti, visioni diverse sulla Repubblica Veneta. Non so quale sia la piena verità, ma parole così ispirate e piene d’amore cosa possono riflettere se non sentimenti della stessa natura?

Ivano Durante

Il discorso: Read more

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Senza il Veneto Indipendente Andrea Palladio non sarebbe mai esistito

Il mondo continua a parlare dei veneti. Lo scorso 31 marzo ad Oxford sono stati presentati disegni inediti del maestro: Andrea Palladio.

La notizia è stata riportata sui giornali e l’articolo si dilunga spiegando le vicende legate alla perdita dei fogli palladiani, molti dei quali non sono ancora stati pervenuti. Il passo più interessante è però il motivo per cui ogni notizia su questo architetto fa scalpore e desta l’attenzione del mondo: Andrea di Pietro della Gondola (soprannominato poi dal Trissino Palladio, nome che richiamava la sapienza della dea Pallade Atena), nato a Padova nel 1508, ha modificato il panorama del mondo anglosassone. Nel primo ‘600, dopo che Inigo Jones porta i disegni del maestro, l’Inghilterra abbandona lo stile Tudor e sposa lo stile del Palladio. Nel ‘700 anche gli Stati Uniti si fanno palladiani, la Casa Bianca non può nascondere la sua impronta.

Vi è però un errore: egli viene più volte definito “l’architetto italiano”. Italiano? Voglio citarvi un passaggio della monografia su Andrea Palladio dello storico americano James Ackerman: “La sua formazione avvenne in uno dei momenti più intensamente creativi della storia dell’architettura, e non al centro degli avvenimenti, dove egli avrebbe corso il rischio di diventare un altro dei tanti maestri della scuola romana o fiorentina, bensì nell’unica regione periferica in cui stesse sorgendo un’età dell’oro: la Repubblica veneta. Nessun altro fra i grandi architetti della sua generazione nacque e si formò nel Veneto perciò solo Palladio riuscì a far propria la fantasia bizantina o la radiosa levità dell’architettura veneto‐provinciale del primo Rinascimento. La sensuosità dello stile veneto fu il catalizzatore che rese possibile la combinazione degli elementi eruditi e intellettuali di Palladio nell’architettura più umana del suo tempo”.

Ciò significa che Palladio, se non fosse stato veneto, non avrebbe potuto essere Palladio. Un’edifico nasce e prende forma in base alla cultura, alle necessità e al gusto del luogo in cui verrà a sorgere. Un bravo architetto non progetterà mai un qualcosa fine a sé stesso, il risultato sarà tanto migliore quanto più il nuovo manufatto sarà integrato nel sito. Palladio non era certamente come le moderne “archistar” che seguono un estro momentaneo producendo un qualcosa di totalmente estraneo, basato esclusivamente su gusto personale e che determina una stonatura all’immagine di quel luogo. Egli faceva nascere i suoi progetti dalle esigenze della committenza veneta, infatti, tra le diciannove ville superstiti e la ventina di progetti noti dai Quattro libri dell’architettura o da disegni, ben pochi sono i casi di ripetizione, non esiste una villa palladiana “tipica”.

Il motivo sta appunto sul fatto che le esigenze e ovviamente il sito variava caso per caso. Palladio seppe risolvere egregiamente le richieste di gentiluomini che, spostandosi dalla città alla campagna per controllare da vicino la produzione agricola, volevano portare con sé la magnificenza delle loro dimore cittadine. La nobiltà capitalistica veneziana necessitava anche di riunire in un solo complesso la dimora padronale e gli edifici destinati ai servizi, le cosi dette “barchesse”. Furono i tempi a formare l’individuo, tempi in cui si lasciavano le città per il cambiamento dell’economia, per la modifica degli stili di vita, per l’evolversi delle necessità sul territorio veneto. Fortunatamente questo individuo era un genio, capace di edificare in modo grandioso ma allo stesso tempo economico e funzionale.

Il veneto Andrea Palladio soddisfò le richieste di una esigente committenza veneta, facendo sorgere le sue opere sulle campagne venete. Senza Veneto, non senza italia, il massimo esponente dell’architettura del ‘500 non sarebbe mai esistito.

Anna Durigon Read more

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Verona, a rischio la validità delle elezioni comunali

In seguito alla sentenza del consiglio di stato che ha escluso dalla competizione elettorale la lista di Veneto Stato con candidato sindaco Giuliomaria Turco, si apre una prospettiva del tutto inedita che ora pone a grave rischio l’intero procedimento elettorale.

È stata infatti in questa occasione per la prima volta storicamente applicata una norma del nuovo codice del processo amministrativo che è palesemente incostituzionale e gravemente lesiva dei diritti della difesa da parte del candidato sindaco Giuliomaria Turco e di tutti i candidati consiglieri di Veneto Stato che non hanno potuto difendersi in sede di processo in quanto non hanno ricevuto alcuna notifica del ricorso in atto.

Per tale ragione Veneto Stato ha deciso di ricorrere presso il Tribunale Amministrativo Regionale, impugnando l’esito finale dell’elezione e della proclamazione degli eletti, atto nel quale si ripercuotono tutti i vizi del procedimento elettorale a monte.

Il codice del processo amministrativo non ci consente infatti di rimediare a un grave errore giudiziario. Non abbiamo potuto difenderci né in sede di 1° giudizio presso il Tar di Venezia (dove tra l’altro Giuliomaria Turco aveva vinto nel merito) né di 2° grado, perché non abbiamo avuto nessuna rituale notifica dei ricorsi, delle udienze e proprio di nulla, a meno che non voglia considerarsi tale la definizione lesiva del diritto di difesa che viene adottata.

Da un punto di vista giudiziario resta solo la strada di impugnazione della proclamazione degli eletti.

Tra l’altro, mentre i ricorrenti hanno avuto a disposizione il termine previsto dalla legge elettorale per presentare un contrassegno alternativo, a noi non è stata data tale possibilità con grave lesione dei diritti di partecipazione politica, pur ammessi dall’ufficio preposto.

L’atto del ricorso al Tar dei ricorrenti è stato pubblicato sul sito del comune il 12/4 e il 13/4 alle ore 9.30 si è tenuta l’udienza, senza che potessimo costituirci tutelando i nostri diritti. Idem per quanto riguarda l’udienza del consiglio di stato

Veneto Stato è inoltre consapevole che il proprio caso costituisce un clamoroso inedito che dimostrerà l’assoluta incostituzionalità delle norme previste dal nuovo codice del processo amministrativo che probabilmente verrà impugnata presso la Corte Costituzionale.

In ogni caso la sentenza di ieri è una notizia positiva perché fa chiarezza rispetto alla confusione degli ultimi mesi e segnerà il via a un processo di emancipazione del movimento indipendentista veneto dalle frange che occhieggiano pericolosamente per metodi e pensiero al nazional socialismo in salsa venetista.

Ufficio stampa
Veneto Stato Read more

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Evoluzione di Veneto Stato

Nel corso di un’entusiasmante campagna elettorale che sta distruggendo lo stomaco di molti invidiosi, voglio oggi trattare un argomento che forse è poco consigliato tirar fuori in questo momento, ma il mio stile è da sempre controcorrente e anticipatore di esigenze che ritengo essere sentite da molti.
E allora voglio dare maggiori dettagli su un punto che ho già per alcuni aspetti introdotto nel dibattito politico qualche giorno fa, ovvero come intendo il futuro di Veneto Stato.
Non fa parte del mio approccio aspettare che le cose avvengano da sole, per causa di una fatalità passiva e rassegnata. Non intendo quindi neanche ora assistere in modo neutro ai tentativi di qualcuno di dare un indirizzo di controllo oscuro sui fenomeni politici in atto che saranno determinanti per il futuro del nostro Veneto Stato indipendente.
Allora voglio dire con grande chiarezza che non credo in nessun modo alla creazione di un partito confederato tra anime che hanno dimostrato di non sapersi rispettare. Peggio, hanno dato prova continua di odio cieco per quanto stupido. Scrivo queste righe dopo che un vecchio oscuro viscido e grigio professionista del divisionismo veneto, che tanta parte ha nell’attuale situazione grazie alle sue improvvide decisioni che oggi dimostra di aver voluto con grande pervicacia, mi ha appena definito un “disperato in cerca di visibilità”.
Io ai suoi occhi (o per il suo interesse) sarò pure un disperato, ma sono e resto un cittadino veneto che si espone in prima persona senza timore di affrontare temi che farebbero accapponare la pelle a molti.
Nello stesso giorno in cui un altro oscuro personaggio decide di entrare a gamba tesa a boicottare la campagna elettorale di Veneto Stato in un altro importante comune del Veneto dico con chiarezza che tra due-tre mesi non ci sarà possibilità alcuna di una comune militanza politica con chi ha dimostrato con i fatti di non essere affatto interessato all’indipendenza del Veneto Stato quanto alla difesa magari di qualche congrega di potere leghista, sconquassato dagli scandali e dal malaffare di qualche personaggio.
Purtroppo fa male a dirsi, ma la domanda che bisogna sempre porsi in questi frangenti è: cui prodest?, a chi giova?.
Allora è chiaro che queste stupide uscite di chi non è neanche riuscito a fare una misera lista nel proprio comune, nonostante le altisonanti cariche vuote che millanta, hanno l’unico scopo di indebolire il fronte indipendentista, per rafforzare i partiti italiani.
E io tutto voglio fuorché un domani accorgermi amaramente di dovermi preoccupare del fuoco amico che arriva alle spalle da qualche sciocco o peggio.
Ecco quindi cosa comporterà il processo di evoluzione di Veneto Stato: il conferimento nella discarica politica di pericolosi rifiuti tossici.
Ne parleremo dopo le elezioni, che testimonieranno una grande crescita del consenso per il progetto legale, pacifico e democratico di un Veneto Stato indipendente, grazie all’impegno di tanti veneti coraggiosi che non temono nulla, neanche i piccoli omuncoli che tramano nell’ombra.

Gianluca Busato Read more

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Ditelo a Monti e tutto il clan dietro di lui, Lega Nord compresa

Vivo in Veneto, ieri sono andato al collocamento a rinnovare la mia situazione di disoccupato. Qui in Veneto siamo decine di migliaia di ex imprenditori senza lavoro, senza reddito. Le preciso che un imprenditore non è necessariamente un industriale con 100 operai e uno stabile di 10 mila mq, come una certa propaganda vuol far credere. Siamo quel popolo delle partite iva che lavoravamo in proprio. Io addirittura ho dovuto chiudere la partita iva anni fa, e darmi alla clandestinità (nero) perchè a lavorare in regola non ce la facevo più. Non ho mai chiesto l’elemosina, meglio il nero che la carità.
Il cammino verso la miseria è graduale, la clandestinità cui ci costringe lo stato italiano è l’ultimo gradino, il capolinea. Lo stato italiano mi toglie i mezzi per sopravvivere perchè distrugge il tessuto produttivo con la sua oppressione fiscale. Ed io vittima oltre ad essere senza averi, sono anche senza speranza, adesso capisco perchè i miei colleghi si suicidano. Non possiamo neppure più sognare.
Mi sento come un animale a cui viene tolto l’habitat per sopravvivere, in nome di che? Sono come un uccello a cui hanno bruciato tutti gli alberi, e asfaltato tutti i boschi.
Al collocamento ho chiesto chiarimenti sulla posizione mia. Non ho mai avuto diritto ad una cassa integrazione, ad una mobilità a nulla. Il solito impiegato statale mi dice che non può far nulla. Vivo di elemosina io e la mia famiglia e trovare un lavoro è impossibile perchè oltre a  essercene ben poco  (si cercano soli giovani), le istituzioni danno il lavoro a chi è in mobilità  o cassaintegrazione. Loro sono i fortunati, loro prendono soldi, loro possono comperare la farina e il lievito per farsi il pane. Ditelo a Monti e tutto il clan dietro di lui, Lega Nord compresa.
In conclusione, esiste un esercito di esseri umani che ricevono un trattamento peggiore degli abitanti più miseri del pianeta.
I media ci ignorano, i politici neppure sanno che esistiamo, i sindacati idem. Tutti parlano di cassaintegrati, di mobili, ma nessuno parla di questo esercito di persone come me che non hanno nulla, capisce nulla! Quanti siamo?
Mi vogliono cittadino, ma sono solo suddito e non azionista di un sistema geopolitico.
Non mi interessa salvare l’italia, tanto più in basso di così non si può. Uccidiamola e facciamola finita. Io voglio tornare a sperare a sognare, non chiedo carità ma opportunità in un mondo libero, dove non devo nascondere la mia miseria o il mio lavoro.

Un ex imprenditore veneto senza lavoro Read more

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Una depressione e una proposta

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Lega, fine gita padana. Ora è il tempo di Veneto Stato

Questa sera a Bergamo è andato in scena un tentativo vano di far rinascere la lega dopo l’ultimo grave scandalo che ne ha minato la credibilità in modo tanto grave da far cadere il suo leader Bossi.
In realtà la morte della lega è prima di tutto politica. Il partito padano ha infatti esaurito il proprio obiettivo sociale.
Con la caduta del governo Berlusconi anche l’ultima parvenza di inganno federalista se n’è infatti andata, ogni illusione si è sciolta come neve al Sole.
La questione morale in realtà non è cosa nuova per la lega. In questi anni di sindaci e assessori corrotti non ne sono certo mancati sotto il sole delle alpi.
Il passaggio però da partito di potere a partito inutile è ben più pesante da digerire, se non per i suoi illusi militanti, di sicuro per il suo elettorato che fino a ieri era anche disposto a buttar giù qualche rospo amaro e qualche ladro e furbetto del quartierino, ma che non può più sopportare di vedere anche oggi la moglie di un imprenditore vicentino farla finita impiccandosi all’altalena in giardino.
Il troppo è troppo e il voto alla lega ormai è un lusso che non possiamo più permetterci, non è solo e non è più un semplice insulto all’intelligenza politica.
Pazienza ladri, ma incapaci no, questo è troppo.

Il Veneto nel 2012 deve riscoprire il proprio destino e lo deve fare cambiando il proprio voto. La scelta è obbligata, immediata, semplice, senza più scuse né alternative.

Il cittadino veneto nel 2012 può e deve dare un segnale politico forte. La scelta è tutta nelle sue mani. O muore con la lega e con i partiti italiani, o sceglie di dare il proprio consenso all’unico progetto politico esistente, legale, pacifico, democratico, per l’indipendenza del Veneto Stato.

Tertium non datur.

Gianluca Busato
Candidato sindaco a Silea
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Carlo Pizzati a Rai Radio 3 sul tracollo della Lega

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Carlo Pizzati ospite del programma “tutta la città ne parla” del 10 aprile 2012

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Gianluca Busato: “dopo le elezioni ci sarà l’evoluzione di Veneto Stato”

Sono giorni concitati questi di campagna elettorale. Da una parte la morte politica della lega, distrutta dallo scandalo sull’uso vergognoso dei finanziamenti pubblici ai partiti che ha costretto alle dimissioni il vecchio leader di Gemonio, dall’altra la grande vittoria politica di Lodovico Pizzati, che ha dimostrato la propria leadership politica, vincendo la sfida di Verona grazie al responso della commissione elettorale che ha riconosciuto l’utilizzo del simbolo elettorale all’economista e dato il via alla campagna elettorale del candidato sindaco Giuliomaria Turco.

Ora si registra la presa di posizione del candidato sindaco di Silea di Veneto Stato, Gianluca Busato, che ha lanciato una nuova sfida: “questa campagna elettorale ci permetterà di far decollare il nostro progetto legale e democratico per l’indipendenza del Veneto. Subito dopo le elezioni dovremo inoltre assumerci le responsabilità e rendere ancora più forte Veneto Stato. Ci sarà un’evoluzione politica. La ricetta è sempre la stessa, tanta formazione e una struttura a rete che possa garantire alla nuova classe dirigente di avere un’organizzazione che la supporti nel percorso che ci accompagnerà verso l’indizione del referendum per l’indipendenza del Veneto”.

“Dobbiamo saper crescere” – continua Busato – “e permettere al Popolo Veneto di cogliere il destino che si merita che si realizzerà solo con la capacità di decidere del proprio futuro, in totale indipendenza.”

“L’Europa degli stati ottocenteschi è in grave crisi, un’epoca storica di assistenzialismo centralista lascerà lo spazio alla rinascita di nuovi e moderni stati più vicini ai Popoli, tra i primi ci sarà la Venetia. Veneto Stato ha avuto un periodo di crescita continua dalla nascita ad oggi, ma ora dobbiamo fare una scelta di maturità, aprendoci ai cittadini veneti per bene e chiudendo invece le porte ai residuati bellici della partitocrazia italiana, che in questo periodo hanno cercato inutilmente di salire a bordo”.

“Lo avevo già pronosticato 4 anni fa e ora tutti ci accorgiamo quanto fosse vero: il 2012 sarà l’anno cruciale per l’indipendenza della Venetia”

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Silea e Casale sul Sile: le liste di Veneto Stato estratte al primo posto nella scheda

I candidati sindaci Gianluca Busato e Claudio Rigo iniziano alla grande la campagna elettorale

È arrivato stamattina l’ok alle liste di Veneto Stato nei comuni di Silea e Casale sul Sile. La commissione elettorale circondariale di Treviso si è pronunciata in merito al ricorso presentato da alcuni concorrenti, riconoscendo la titolarità del simbolo di Veneto Stato al segretario Lodovico Pizzati, che ne aveva autorizzato l’uso.
Sempre la commissione elettorale circondariale ha quindi proceduto all’estrazione tra le liste accettate per decidere l’ordine di stampa nelle schede elettorali.
Se il buongiorno si vede dal mattino, allora la campagna elettorale di Veneto Stato a Silea e Casale sul Sile è iniziata alla grande.
Infatti sia il candidato sindaco Gianluca Busato, portavoce e fondatore del movimento indipendentista sia Claudio Rigo, storica figura dell’indipendentismo veneto sono stati estratti al primo posto.
Ora gli elettori che vorranno scegliere il simbolo di Veneto Stato non potranno sbagliare di certo, trovandolo al primo posto in alto nella scheda.

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