Il futuro dell’indipendentismo in Veneto

Analisi a caldo dopo le elezioni politiche e amministrative 2013

leoni
Ieri si sono aperte le urne delle ultime elezioni amministrative e il responso ha decretato un’avanzata notevole di Indipendenza Veneta ovunque ci siamo presentati con le nostre liste. Spicca il risultato di Vedelago, dove siamo diventati la prima forza politica e dove abbiamo anche eletto un sindaco donna molto preparato e capace com’è la bravissima Cristina Andretta. Sempre nella Marca, un grande risultato è stato ottenuto a Nervesa e anche nel difficile capoluogo a Treviso sono stati fatti miracoli soprattutto per ciò che riguarda la comunicazione che ci ha portati alla ribalta anche sui media più seguiti e con una squadra che con il 2,13% ha saputo più che raddoppiare i risultati di tre mesi prima fronteggiando autentiche armate elettorali dei partiti che in generale hanno visto un tracollo epocale (la lega al 7%, il pdl al 5, lo stesso pd al 23, i grillini al 7), con un vuoto politico colmato dalle liste civiche. Nel veronese a Lazise e nel Veneto orientale a San Stino di Livenza sono stati raggiunti risultati straordinari in territori dove finora l’indipendentismo aveva sempre faticato a raggiungere percentuali significative.
Al di là delle cifre, ogni tanto è bene però prendere occhiali con gradazione differente e vedere l’evolversi delle cose secondo criteri di interpretazione che possano permetterne una lettura con migliore visione d’insieme.
Un metodo può essere il riassunto di ciò che si è fatto, per capire se il percorso intrapreso è corretto, oppure se va cambiato, o ancora se si intravvedono insidie che fino a poco prima non erano visibili. Parto allora dall’inizio della mia personale esperienza che certamente non è esaustiva, ma in ogni caso comprende un punto di osservazione particolare. Non sarò pertanto brevissimo e di ciò me ne scuso con i miei 2 o 3 lettori.
Sette anni fa ho iniziato a riappassionarmi di politica a seguito dell’approvazione della legge 85/2006 che aprì una strada politica del tutto nuova in Veneto.
Essa, intendiamoci, non prevedeva solo l’ottenimento dell’indipendenza del Veneto. Bisognava raggiungerla in modo pacifico e democratico, basandosi quindi sul consenso popolare, emarginando ogni volta che si avvicinavano teste calde e persone inclini alla violenza. Grazie all’approvazione della legge citata, che depenalizzava l’impianto del codice Rocco che prevedeva i reati di opinione contro la personalità dello stato, finalmente tale progetto diveniva a tutti gli effetti legale.
I primi anni sono trascorsi nella scrittura di un manifesto politico e nell’organizzazione di una primordiale rete politica e organizzativa che permettesse di raggiungere tale obiettivo.
I passaggi sono stati molteplici e anche la maturazione di una nuova militanza che negli anni cresceva sia di numero sia di preparazione. Lo spartiacque è stato la creazione del primo partito dichiaratamente indipendentista, che si proponeva di chiedere esplicito mandato ai cittadini veneti per l’indizione del referendum di indipendenza del Veneto. Abbiamo quindi visto per la prima volta l’allora Partito Nasional Veneto partecipare alle elezioni provinciali di Padova e Venezia del 2009 e alle elezioni regionali del 2010.
Nel frattempo, grazie alla sentenza del 22 luglio 2010 della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja sul caso del Kosovo, si era aperta una nuova ulteriore prospettiva per l’indipendentismo veneto moderno. Vale a dire che non solo si poteva chiedere un mandato diretto ai cittadini veneti per indire un referendum di indipendenza del Veneto, ma addirittura ora grazie a tale precedente diveniva possibile anche l’opzione di dichiarazione unilaterale di indipendenza del Veneto a seguito della semplice vittoria elettorale di una forza politica che avesse tale programma.
Abbiamo quindi visto una prima partecipazione di una nuova forza politica denominata Veneto Stato che nasceva dall’unione del Pnv con altre sigle indipendentiste formatesi nel 2010 e che vide la partecipazione alle elezioni provinciali di Treviso del 2011. Nel settembre 2011 ci fu una prima ribalta mediatica del progetto di indipendenza del Veneto, grazie a una riuscitissima manifestazione ad Arzignano nella quale fu creato un monumento all’imprenditore veneto oberato dalla spaventosa pressione fiscale italiana. Nell’ottobre 2011 Veneto Stato si divise in due componenti, a seguito di un congresso-farsa gestito in totale disprezzo delle più elementari regole democratiche. Per diversi mesi convissero due leadership che si contendevano la denominazione del movimento, finché dopo le elezioni amministrative del 2012 ci fu la nascita di una nuova forza politica dall’unione di una delle due componenti con altre sigle che nel frattempo si erano unite sotto il nuovo nome di Indipendenza Veneta.
Il primo anno di vita del nuovo movimento ha visto l’ottenimento di nuovi e fino a quel momento inediti risultati per l’indipendentismo veneto moderno. Il progetto indipendentista è infatti entrato all’interno delle istituzioni regionali, grazie all’approvazione della Risoluzione 44/2012, al successivo insediamento della Commissione Regionale che ha l’obiettivo di pronunciarsi sugli aspetti giuridici legati alla convocazione del referendum di indipendenza e infine alla presentazione della proposta di legge regionale 342 del 2013 che prevede l’indizione del referendum di indipendenza per il 6 ottobre 2013. Nel frattempo sono sempre più i comuni e gli enti locali che stanno portando una pressione sul consiglio regionale attraverso l’approvazione di ordini del giorno a supporto proprio del progetto di legge 342 per velocizzarne la trasformazione definitiva in legge da parte del Consiglio Regionale.
Nel mentre di questo processo Indipendenza Veneta ha partecipato alle elezioni politiche del febbraio 2013, dove ha ottenuto un risultato per la verità al di sotto delle aspettative di molta parte dei suoi dirigenti. Non al di sotto delle aspettative di chi scrive, che aveva previsto il risultato con largo anticipo.
In seguito, il movimento ha quindi partecipato alle elezioni amministrative di fine maggio 2013.

Il processo in corso è partito quindi in realtà fin dal 2006 attraverso uno straordinario viaggio che pochi visionari allora avevano avuto il coraggio di mettere nero su bianco. Oggi si può dire che essere indipendentisti è un fenomeno che riguarda la massa, ma ciò è stato ed è possibile perché alcune persone coraggiose, capaci e responsabili hanno indicato la strada da percorrere e le modalità per farlo, quando magari era scomodo esporsi, da un punto di vista anche personale e lavorativo.

Tra pochi mesi queste righe potrebbero essere state sorpassate dagli eventi che si succedono ad un ritmo che è impressionante per la grandezza dell’obiettivo politico che stiamo perseguendo. Esso nel presente appare lento quanto si dimostra frenetico agli occhi dell’osservatore paziente che osserva il mutare degli umani avvenimenti nel tempo. Appare pertanto quasi pretenzioso voler fissare in un dato momento lo stato delle cose, ben sapendo che l’equilibrio è fortemente dinamico.

Eppure rimane ancora da completare e forse per certi aspetti e sicuramente per molte parti del nostro territorio addirittura da iniziare una vera sfida che è cruciale per il nostro destino. Emerge infatti con sempre più forza la necessità di creare una nuova classe dirigente all’altezza del compito grande, ma obbligato, che ci aspetta: la costruzione di una nuova Repubblica Veneta, moderna, snella, tollerante, democratica e aperta all’Europa e al mondo e in grado di portare i Veneti nell’era moderna da protagonisti, come ci meritiamo. Alcuni scettici – sempre meno per la verità – dicono che sia un’impresa impossibile. Noi crediamo invece che sia impossibile continuare a restare sudditi di uno stato che ci sta separando dal novero dei Paesi che appartengono al mondo civile.

Se qualche anno fa tali parole sembravano quasi utopistiche, oggi sono di una drammatica e impellente concretezza e costituiscono di fatto l’unico progetto politico reale e percorribile esistente in Veneto, che sta interessando e coinvolgendo sempre più cittadini.

I prossimi passaggi che Indipendenza Veneta, e più in generale tutto l’indipendentismo veneto devono affrontare hanno proprio la diversa risposta a questa sfida la chiave di interpretazione politica.

Si fronteggiano infatti due visioni, ancora una volta. Com’è naturale che sia.

C’è una parte che interpreta la crescita del movimento come lobby trasversale e meno in chiave elettoralistica, se non come appoggio ad altri partiti, o ad ex esponenti di altri partiti riciclati e chi invece crede che la nuova Repubblica Veneta non potrà nascere in modo virtuoso e forse non potrà proprio nascere, se non gettiamo già oggi le semi per la crescita di una nuova classe dirigente che non può essere quella che fino a ieri disegnava e purtroppo ancor oggi delinea le scelte politiche del Veneto all’insegna del servilismo verso il sistema politico italiano. La mia idea è rivoluzionaria, pacifica, non violenta, ma squisitamente rivoluzionaria, nel senso che credo che le cose debbano essere cambiate e non semplicemente riformate. Non credo infatti che riproporre un’Italia in miniatura possa rappresentare una soluzione neanche di compromesso per noi veneti rispetto alla situazione attuale. Il ciclo virtuoso che nascerà dall’indipendenza del Veneto si alimenta anche e forse soprattutto dalla capacità di migliorarsi rispetto alla situazione attuale.

Le forze politiche della nuova Repubblica Veneta stanno nascendo già oggi.

Credo che nei prossimi giorni e settimane il confronto all’interno dell’indipendentismo veneto potrà delinearsi con maggiore chiarezza.

Gianluca Busato

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