Lo stato dell’arte dell’indipendentismo veneto dopo il declino di IV e VS

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Negli ultimi anni l’indipendentismo è diventato un attore protagonista dello scenario politico veneto, grazie all’individuazione di un percorso che ha saputo indicare un’alternativa concreta allo sfascio del sistema italiano.
Le fasi attraverso le quali tale percorso si è sviluppato sono molteplici e ben al di là dal concludersi. Paradossalmente, il nuovo nodo gordiano da sciogliere ora si presenta proprio con lo stallo del dibattito istituzionale all’interno della Regione Veneto attorno al progetto che è nato ancora nel 2006-2007, subito dopo la riforma del codice penale che ha reso legale perseguire in modo pacifico e non violento la completa indipendenza politica del Veneto e che oggi trova la propria massima rappresentazione in Plebiscito2013, la piattaforma referendaria apartitica e trasversale che ha saputo diventare il fulcro del dibattito sull’indipendenza del Veneto, assieme ad altre esperienze simili, quali ad esempio Vivere Veneto.
Presentai in anteprima assoluta tale percorso l’11 febbraio 2007 all’hotel Viest di Vicenza, in occasione del primo convegno pubblico del movimento “Veneti” di cui fui tra i fondatori; esso divenne a distanza di pochi mesi il programma politico del Partito Nasional Veneto, che fu la prima organizzazione politica che iniziò la costruzione del consenso popolare attorno a tale progetto, a partire dal 2008-2009. Dopo le elezioni regionali del 2010, seguì quindi la creazione di Veneto Stato, per “aggregazione” del Partito Nasional Veneto con altre formazioni indipendentiste allora createsi attorno alla lista “Veneti Independensa”, che resi possibile grazie al passo indietro che feci lasciando la segreteria del Pnv. VS era una formazione acerba e dopo poco più di un anno lasciò quindi il testimone alla nuova-vecchia formazione Indipendenza Veneta, che dopo un inizio esaltante, ha perso ben presto la testa inseguendo sogni elettorali italiani e accordi con la corrente leghista di Luca Zaia. Il congresso di ieri che ha visto la partecipazione di meno del 28% degli aventi diritto è lo specchio migliore di un fallimento annunciato.
In virtù dell’odierno disastro, si ripresenta uno scenario politico senza attori protagonisti, con i resti di alcune formazioni indipendentiste prive di un progetto politico e attaccate allo scoglio del legalismo vuoto e sterile, come un naufrago dopo la tempesta.
D’altro canto è ovvio che ciò avvenga se si rinuncia alla visione del futuro.
Oggi il Veneto si trova all’appuntamento con scelte importanti da fare senza punti di riferimento certi, immerso nella “notte in cui tutte le vacche sono nere”.
Eppure il discrimine tra passato e futuro, tra Italia e Veneto, tra rischi e opportunità, non è mai stato così forte e evidente come oggi, testimoniato dalla recrudescenza nervosa di rigurgiti nazionalistici italiani, come l’infausta decisione del sindaco trevigiano Manildo di sostituire la bandiera civica di Treviso con il tricolore, triste simbolo di morte e guerra. Questa apparente contraddizione deve farci comprendere che il percorso che stiamo facendo in questi giorni e settimane sarà propedeutico a una nuova stagione politica. Sarà proprio la nostra capacità di riconoscere le cose importanti rispetto alle facezie che determinerà la prossima fase politica, oltre a una più consumata esperienza sulle figure in campo.
Assisto in particolare al dibattito attorno all’esigenza di creare “una casa comune dei veneti”, portato avanti da Edoardo Rubini su vivereveneto.com. Egli individua come preliminare l’esigenza di costruire “una struttura ideale e di programma che in seguito dà luogo ad una struttura anche politica”. Altri esponenti di rilievo rilevano come sia fondamentale stabilire prima di tutto un codice etico che precisi di non includere nel progetto “qualunque Veneto che si dimostri litigioso, o polemico verso qualche altro Veneto” (“i contrasti se ci sono vanno affrontati in privato “face to face””).
Se da un lato va ben precisato che la polemica non deve essere confusa con la dialettica, che invece risulta un motore fondamentale dello sviluppo umano, risulta però evidente che bisogna fare ordine rispetto alla confusione imperante, causata da vacue lotte di un inesistente potere.
È convinzione diffusa insomma che l’attuale fase sia chiaramente propedeutica a una sintesi che ancora non viene concepita. Ciò determina in molti una sorta di scoramento, perché paiono venir meno gli obiettivi a breve termine, consumati sull’altare dell’opportunismo politico di una classe dirigente che in Regione Veneto non si sta assumendo le proprie responsabilità, recitando una commedia dell’arte all’insegna della non decisione, commedia in cui tutte hanno colpe e nessuno ha meriti. Se per qualche miracolo il consiglio regionale dovesse rinsavire e convocare il Plebiscito per l’indipendenza del Veneto, vorrà dire che saremo ancora più preparati ad affrontare la campagna di comunicazione, ma al momento non c’è da illudersi che ciò avvenga. Il rischio che la partita in Regione si traduca in una semplice bandiera elettorale ad uso e consumo di Luca Zaia e dei suoi nuovi alleati pseudo-indipendentisti è ahinoi molto elevato.
In realtà lo scenario è già visibile ai più attenti, che guardano oltre le macerie dei partiti venetisti che cercano di unirsi per mascherare le proprie debolezze. Il disastro coinvolge in primis anche i partiti italiani, nessuno escluso, a cominciare, per quel che ci riguarda, dalla lega, che si ritrova orfana di un progetto politico a cercare di adottare il pargolo già sofferente dell’indizione del referendum per l’indipendenza del Veneto. Ciò per quanto nel silenzio e nella sostanza il movimento indipendentista si rafforzi ogni giorno di più grazie a una consacrazione popolare determinata dal sostegno al Plebiscito da parte di 86 comuni (numero che cresce ogni giorno di più), in rappresentanza ormai di oltre UN MILIONE di cittadini veneti.
Il quadro in cui operiamo, nonostante i rischi, è inedito e per molti aspetti incoraggiante e il vuoto politico che si presenta davanti a noi è in realtà solo una prateria dove far presto cavalcare, sotto nuove forme e modalità, il destriero indipendentista che ora sta facendo il pieno di biada e acqua dopo aver disarcionato l’ultimo apprendista stregone.
Non temiamo, cavalli e cavalieri dell’indipendenza si ritroveranno in fretta.

Gianluca Busato

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