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Prendendo spunto da un commento apparso nelle discussioni, intervengo sulla questione della lingua veneta e alla questione della capitale. Ho letto un messaggio nel quale, attraverso un ragionamento articolato, si arriva ad auspicare che la lingua ufficiale del futuro Stato Veneto debba derivare dal gruppo di dialetti vicentino, padovano e palesano. Questo rivendicando, tra l’altro, la centralità politica e culturale dei territori tra Este e Padova.
Bene, credo che se iniziamo così, con questo tipo di rivendicazioni, già si parte male e divisi anche sulle questioni in cui, invece, per rispetto della nostra millenaria storia, non dovrebbe esserci discussione.
Premetto che sono convinto che il Veneto sia importante tutto, è un territorio splendido, con comunità locali ricche di tradizioni anche molto diverse tra loro che meritano una grande autonomia. Io amo il Veneto, in tutte le sue parti. Adoro girare per le città venete come Padova e Treviso, per in nostri borghi medievali di collina come Asolo, Castelfranco, ecc., per le nostre montagne, le Dolomiti, le più belle al mondo. Amo la gente veneta e riconosco anche il maggior ruolo avuto dall’entroterra nella rinascita del Veneto nel dopoguerra.
Tuttavia ho già avuto modo di ribadire che uno Stato forte ha bisogno di simboli unitari forti, per non incorrere nelle divisioni passate, che non hanno consentito il formarsi di una forza unitaria sul territorio che ci difendesse dagli attacchi degli stati stranieri, portando alla caduta della Repubblica: la città di Venezia infatti fu rimasta da sola contro Napoleone.
I principali simboli che dovrebbero unire una pluralità di comunità sotto un’unica Nazione sono, quantomeno, la Bandiera, la Capitale e la lingua ufficiale.
Se i vari dialetti iniziano a rivendicare la pretesa di essere la lingua ufficiale si parte con il piede sbagliato: se si vuole unità bisogna rinunciare qualche rivendicazione localistica in nome di qualcosa e questo non può essere che il leone di San Marco.
Posto che sulla bandiera almeno spero non vi sia discussione, veniamo alla Capitale. Il citato commento rivendicava la centralità politica di Padova. La Venetia antica, quella del tempo dei Romani, sembra avere i suoi centri maggiori nelle antiche Opitergium (l’odierna Oderzo) e Patavium (l’odierna Padova).
Crollato l’impero Romano d’Occidente il Veneto cade dapprima sotto le scorribande barbare, poi risorge nell’età comunale con le grandi città di Padova, Verona, ecc., mentre nella laguna si sviluppa quella che diventerà la grande Venezia, che nei primi secoli di storia guarda soprattutto a Bisanzio, non interessandosi dell’entroterra Veneto.
Tuttavia non si può non riconoscere che dal ‘400 in poi gran parte del Veneto, compresa anche Padova, divenne sotto la protezione di Venezia, che fu da tutti riconosciuta Capitale, tanto che aveva i suoi Podestà (gli odierni prefetti) in tutte le principali città Venete. Venezia è stata per tutta la storia della Serenissima di gran lunga la città più importante, ricca e popolata, non solo del Veneto, ma dell’Europa intera. Ancora adesso, pur essendo svuotata di potere da Roma e ridotta ad un grande albergo dallo stolto sfruttamento turistico, Venezia resta ancora per storia, bellezza, arte e prestigio, l’unica possibile Capitale della nostra Nazione.
E questo lo dico non perché sono veneziano, ma per onestà intellettuale verso la nostra storia e nell’interesse di tutti i veneti. Amici Veneti, è nel nostro interesse trovare unità sotto l’unica capitale e quale può essere se non Venezia.
Vorrei ad esempio vedere anche in piazza San Marco, nella piazza più bella e osservata del mondo, le manifestazioni per l’indipendenza che vediamo spesso nelle altre, pur bellissime, piazze venete. Bisogna riconoscere il ruolo simbolico che avrebbe lo scenario veneziano nella nostra causa e riconoscersi e unirsi nella Capitale, luogo di sintesi si tutte le diverse e importanti comunità venete.
E quindi arrivo anche alla questione di una lingua. Anzitutto una lingua si può anche costruire e codificare. Questo attraverso lo studio di professori ed esperti, che, dall’analisi delle letteratura storica veneta, potrebbero costruire una lingua “superiore”, anche se i dialetti manterrebbero tutta la loro dignità di lingua parlata di tutti i giorni. Se da tale studio uscisse una lingua più simile ai dialetti padovano o vicentino, niente da eccepire.
Se invece si ritiene di scegliere un dialetto particolare, amici miei, se ancora ci lasciamo prendere da rivendicazioni locali dividiamo lo Stato Veneto ancora prima che risorga. Il veneziano è stata la lingua parlata dai governanti della Serenissima con la Repubblica intera, dall’entroterra ai possedimenti di oltremare, da Bergamo a Perasto. Pur restando sempre vive le varietà linguistiche locali, alcune ascese a dignità letteraria, come il padovano per via della diffusa presenza di scienziati e intellettuali nella città universitaria per eccellenza, non si può rinnegare che il veneziano sia sempre stato la lingua madre della Serenissima, poiché base di tutti i documenti ufficiali, di tutte le leggi della Dominante.
Allora perché farci del male, perché derubricare a dialetto quella che è stata la lingua parlata da Dogi, Magistrati, Procuratori di San Marco in tutti i territori della Repubblica di Venezia?
Bisogna pur dare importanza alla storia millenaria della Repubblica come base per la rinascita della Venetia in chiave moderna.
Quindi vi prego, concentriamoci e battiamoci contro le vessazioni che provengono da Roma e rinunciamo a qualche pretesa localistica per una buona causa: l’unità dei Veneti nella bandiera di San Marco e la fedeltà verso la Capitale, la Dominante Venezia.
Un saluto a tutti.
Viva San Marco!
Alberto Baffa
ciao Alberto, per chiarezza verso chi legge è bene precisare che il commento si riferisce a una discussione in corso nella mailing list non visibile al pubblico, ma solo agli iscritti. Ora reinoltro il messaggio alla lista perché lo possa leggere, dato che in questo luogo non è molto comprensibile
La mail di Alberto è da condividere nei contenuti sia per quanto riguarda la ricerca di una lingua ufficiale che non sia l’italiano, che per la scelta della capitale.
Quest’ultimo tema non dovrebbe neanche essere posto, non avendo mai smesso Venezia di essere la capitale di quanti si dichiarano Veneti, nemmeno per un istante.
Per la lingua: abitando in montagna, trovo difficile far accettare a questa gente, che parla molto spesso un veneto conservativo, con inflessioni antiche che la gente di pianura ha perso, fino al limite della incomprensione reciproca, o non lo parla affatto, appartenendo alle minoranze come quella ladina, un nuovo “patois” di pianura. Vedo anzi riproporsi in maniera preoccupante, la divisione attuale tra mondo della montagna e mondo della pianura, con una scarsa comprensione del sentire locale da parte di quelli di pianura.
Il veneziano, avrebbe se non altro una giustificazione storica profonda, e non favorirebbe in maniera particolare alcuna zona della Venezia; dovrebbe però essere affiancato dall’italiano nei documenti ufficiali. E questo non sia visto come motivo di scandalo: andate a vedere tutte le ordinanze pubbliche di Venezia. erano pubblicate SEMPRE in lingua toscana, affiancate spesso dalla lingua parlata localmente.
sorbolo
Giusta osservazione di Sorbolo. L’affiancamento dell’italiano appare necessario. Se non altro perché, lo si voglia o meno, la monocultura savoiarda ha fatto di tutto per far sparire i dialetti ed anche se non ci è riuscita, oggi molti giovani in Veneto parlano solo italiano.
Quindi, a mio avviso, il sistema dovrebbe essere più o meno questo: lingua veneta ufficiale (veneziano) e italiano nei documenti ufficiali. Tali lingue (e rispettive letterature) verrebbero anche insegnate nelle scuole in tutti i gradi. Mentre nella scuola primaria si potrebbero attuare iniziative di riscoperta e valorizzazione dei dialetti e delle culture locali.
Un saluto a tutti.
Viva San Marco!