Author Archive for: Claudio G

Addio all’imperatore

Allora è finita, la lunga parabola politica di Silvio Berlusconi. Ovviamente la sua ombra durerà ancora a lungo, ma almeno come primo ministro la sua strada sembra essersi conclusa.
Da un video vedevo una folla che intonava Halleluya, e altri che urlavano “buffone” nelle piazze di Roma di fronte ai palazzi del governo e del Quirinale.
Molti si sono sentiti sollevati, ed hanno pure festeggiato. Quasi come quando viene destituito un dittatore.
Perché di dittatura un po’ si è trattato, a dir il vero. Dittatura a cui ha contribuito con grave responsabilità l’opposizione e pure quel partito che doveva curare gli interessi del nord, sapete quelli con la mania del verde.

Ma adesso è finita. Senza Berlusconi i mandorli fioriranno, e i campi saranno ricoperti di biondo grano maturo che ondeggia al vento, maiali saranno arrostiti per le notti d’inverno perché grassi essi saranno, ed abbondanti, ed i soldi finalmente spunteranno dagli alberi, come ben avevano promesso il Gatto e la Volpe. Read more

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Una giornata da dimenticare

foto presa dal gruppo “a son fiero de eser veneto” in facebook, raffigura l’istante dell’inno nazionale veneto all’apertura del congresso di Veneto Stato del 23 Ottobre 2011 a Vicenza


23 Ottobre 2011 – Oggi si è finalmente tenuta l’assemblea di Veneto Stato, ma a mio parere non è stata una gran giornata, anzi. Non era questione di essere a favore di una o l’altra parte, ma di metodo. In questo resoconto scenderò in qualche tecnicismo, non certo per annoiarvi ma per aiutarvi a capire cosa è successo, anche se la mia reale intenzione con questa lettera è giustificare la mia scelta di abbandonare Veneto Stato.

In un’atmosfera surreale, con uomini di security ai lati della sala, ed uno sul palco, non posizionati per garantire la sicurezza dei presenti ma per intimidire e tacitare i presenti (uno che aveva cercato di avvicinarsi a me l’ho avvertito che avrei chiamato il 113 e lo avrei denunciato per aggressione se avesse solo provato a sfiorarmi), si apre l’assemblea sotto la presidenza di Silvano Polo che la gestisce in modo a dir poco autoritario, respingendo ogni mozione d’ordine con la scusa che non era pertinente, neppure la mia che era relativa alla modalità di esecuzione del voto, in spregio allo statuto che assegna ai soci la sovranità: Read more

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Uniti, Nella Mediocrità

E così finisce la saga. Il segretario si scusa, si riappacificano gli animi, si và tutti a Vicenza. E farete autocritica, immagino. Dovrete pentirvi di avere anche solo pensato cose malvage, come contestare il Presidentissimo o il Segretarissimo. Uniti si vince, sarà il mantra. Anche le pecore stanno unite, e ben dirette da qualche furbo cane pastore.

No, grazie. Io preferisco i ribelli. Non amo quelli che chinano la testa con il pretesto di riconoscere un direttore. Perché qui non si trattava di parteggiare per il partito del Segretario o per quello del Presidente, qui si trattava di conquistare una consapevolezza prima di tutto individuale, dell’essere per uno su N padroni del partito. Questa è la grande sconfitta che ne è uscita, fatalmente, da questa vicenda. Ad avere perso è la persona, come individuo prima di tutto, e come comunità di singoli individui associati nella fermezza di imprimere la propria volontà. Ha perso la  sovranità, non dei capi. Non è un popolo sovrano quello che ha vinto, ma è un popolo di vassalli che ha radunato la plebe, ai comandi dei loro rispettivi capi.

Non c’è storia. Qualcuno mi ha chiesto di venire all’assemblea di Vicenza, ora che Pizzati si è arreso. Peccato che non era Pizzati il mio capo, ma era ed è la mia coscienza. Andateci voi a Vicenza, io non mi associo, io mi ribello, io mi rifiuto, io asserisco il valore della persona, che doveva respingere uno ad uno, ogni uno, i diktat di chi era assunto, incaricato, come gestore per fare una missione. Non c’è assemblea neutra se è guidata dai dirigenti, ed invece sarà così.

Chi si sente perduto nello stare fuori dal gregge, nel non essere consapevole di sé stesso e della propria personale responsabilità, non accetta l’esistenza di chi reagisce, e così si scaglia contro chi si distingue, non stà nei ranghi, non si allinea. Così in seguito a queste parole io mi aspetto una marea di biasimi. Qualcuno dirà che sono un guastafeste, un irresponsabile, o anche un folle eccentrico. Non mi aspetto che questo popolino che non mostra la sua forza rifiutando il dogma del capo, comprenda le ragioni che sto invocando, e di sicuro salterà anche fuori qualche mascalzone a cui avrò fatto il contropelo nel passato e sentendosi protetto nell’anonimato che conferisce il confondersi nella massa ne approfitterà per sbraitare inveendo anche più forte degli altri.
Adesso siamo tutti contenti perché i capi si sono accordati, uno deponendo le armi e l’altro imponendo la sua supremazia? Ma per carità! Il popolino ha perso. Il Veneto indipendente? Si, lo avrete, forse, ma non illudetevi, sarà come è oggi, con i suoi capi indiscutibili, con i suoi comitati per la purga, con i suoi vassalli e i suoi intrallazzatori, e qualche meschino fanatico che minaccerà anatemi contro il libero pensiero che diventerà “collaborazionismo” o “cospirazione”.

Perché un popolo che non mostra i coglioni, è un popolo che si fa usare, un parco buoi per arare i campi.

 

Claudio Ghiotto H.

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Lettera aperta di Riccardo Zanconato

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Tassazione e acredine sociale

Gli stati occidentali dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi hanno avuto un impressionante, quanto preoccupante, incremento della tassazione. Non sono solo le percentuali ad essere cambiate, ma la base di tassazione che si è anche allargata, includendo tasse e accise su beni che un tempo non erano tassati o lo erano in forma irrisoria. Il settimanale italiano specializzato in automobili Quattroruote ha di recente ripubblicato delle edizioni originali degli anni cinquanta. In una di queste ad esempio, l’autore di un articolo commentava quasi sbalordito che in USA si dovesse pagare a tempo, come fosse una bomba ad orologeria, l’uso dei parcheggi lungo le strade, e pensava che mai in Italia sarebbe accaduto qualcosa del genere. Quello dei parchimetri a pagamento è un esempio di allargamento della base di tassazione. Come lo sono gli aumenti delle tasse automobilistiche e i bolli o tasse applicate a conticorrenti e servizi assicurativi (peraltro obbligatori).

Tutto ciò è strettamente correlato con l’aumento continuo del debito pubblico, e soprattutto della spesa corrente, la cui voragine che si allarga sempre di più è sostanzialmente dovuta al pagamento di servizi forniti dallo stato, o per spesa supposta come servizio anche se questo non viene reso, anzi questa è più la regola che l’eccezione. Anche la corruzione ha assunto livelli preoccupanti. In USA il tasso di corruzione è salito in modo vertiginoso ed ha assunto contorni preoccupanti, come testimonia lo slittamento fuori dai 20 paesi meno corrotti al mondo, documentato in questo articolo, che sembra evidenziare più una sorta di punta dell’iceberg anziché l’emersione della sua base.
Spesa pubblica e corruzione sono da sempre due soggetti che vanno a braccetto. E i fatti sono li a dimostrarlo. Read more

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I sassi nella scarpa

Cari soci di VS, continuo ad usare questo blog e la cortesia del suo proprietario che mi/ci ospita, per esprimere ancora questioni riguardanti Veneto Stato.
Per fortuna che esiste questo blog, vorrei aggiungere, libero e aperto, dove chiunque può inviare la sua lettera e vedersela ragionevolmente pubblicata (è possibile spedire i propri messaggi a Giane o a me), e commenti liberi anche se gli anonimi sono poco graditi, perché il sito ufficiale di VS appare blindato: non sono ammessi commenti, e l’annuncio della autoconvocazione del Maggior Consiglio pubblicata ieri mi sarei aspettato fosse stata pubblicata anche sul sito ufficiale. Read more

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Appello ai soci di Veneto Stato

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Il pericolo del non governo

Ormai è da più di un mese che in una situazione di allarme rosso nessuno governa la nave, o meglio, tutti vogliono tirare il timone da una parte o dall’altra, chi sventa le vele, chi molla l’ancora per frenare mentre altri provano a mettere tutte le vele al vento.
Insomma, l’impressione del caos è tanto chiara che la percepiscono benissimo a New York, Londra, Hong Kong, visto l’andamento dei titoli e della borsa.

Ora sia chiaro, io sono di idee minarchiche, che significa un governo minimo che si occupa di cose essenziali, quindi lamentarsi di un non governo sembrerebbe una contraddizione. Però qui la situzione è diversa. Qui esiste istituzionalmente un governo con tutti i poteri e quelli che vi sono, al potere, prendono decisioni che un governo minimo mai potrebbe prendere, esiste soprattutto una “rappresentanza” politica dei cittadini che non rappresenta niente se non sé stessa.

Questa dopotutto è una occasione che ci permette di capire che la democrazia rappresentativa è un fallimento, perché una volta eletti i rappresentanti fanno poi quello che vogliono, e cioè cose che raramente se non mai corrispondono all’interesse dei rappresentati (gli elettori).
E’ ovviamente un caso estremo, ma è significativo, perché i modelli si collaudano nelle condizioni estreme, e questa è in fondo una rara occasione per poterlo verificare. Read more

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Prodromi di una Guerra Globale

Che questa sarebbe stata un’estate bollente, e non mi riferisco alla metereologia, lo sapevo fin da Gennaio, ma gli eventi che si sono susseguiti nella primavera delle rivoluzioni arabe, e le relative conseguenze che ancora sono imperscrutabili e interconnesse nell’economia mondiale, e la inattesa direzione presa dalla politica americana e il soggiaciente ribollire, hanno superato ogni più estrema aspettativa. Read more

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