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Treviso comunista e l’indipendenza del Veneto

Tradimenti e retroscena nel centrodestra che ha sacrificato il capoluogo della Marca, alla vigilia dell’approvazione della legge referendaria

Schermata 2013-06-12 alle 11.45.41Passate le elezioni, passato ieri il primo giorno di mercato senza Gentilini, da oggi ufficialmente Treviso è entrata nella normalità della sua nuova fase storica. Da oggi ufficialmente Treviso è diventata “comunista”.
Il suo nuovo sindaco non è un pericoloso mangiabambini, intendiamoci, ma un uomo di apparato sicuramente. Una persona moderata, ma sempre di apparato.
Come ha fatto quindi Giovanni Manildo a sbancare Treviso, trasformandola da città simbolo della conservazione e della moderazione a “città liberata” come cantavano i suoi seguaci forse più illusi dopo la vittoria elettorale di lunedì?
Gran parte del merito va sicuramente alla sua abilità nell’essere riuscito a tenere unite in coalizione componenti tra loro molto distanti, mentre altrettanto non si può dire dei suoi avversari.
La figura di straordinario impatto mediatico di Giancarlo Gentilini ha coperto le ragioni vere della sconfitta elettorale della coalizione della lega e del pdl. Queste ragioni vanno trovate nella divisione della coalizione che ha attraversato lo stesso pdl dilaniato ancor più della lega da una lotta interna di potere, tanto che la potente corrente che fa capo a Maurizio Sacconi ha apertamente appoggiato un altro candidato sindaco, senza nemmeno apparentarsi per il ballottaggio allo sceriffo e oggi anticipa la resa dei conti in un’intervista sui giornali locali.
Cosa c’è in ballo per spiegare una scelta apparentemente suicida?
Probabilmente qualcuno ritiene che la fase storica odierna sia per certi versi simile a quella del 1993-94. Anche nel 1993 il centro-sinistra vinse in molte città, apparentemente conquistando una posizione che pareva inattaccabile. In realtà che si trattasse di vittoria di Pirro lo si capì l’anno successivo, con il trionfo del centro-destra guidato allora da Berlusconi.
Oggi il senso della pugnalata alle spalle che spiega la sconfitta di Treviso va cercata proprio in questa battaglia tutta interna al centro-destra e in particolare nel partito di Berlusconi. Riteniamo però che qualche calcolo sia stato fatto in modo sbagliato.
Un modello di questo tipo mal si adatta a un periodo che pare più vicino al dopoguerra che ad altro, per la gravità della crisi socio-economica che stiamo attraversando. Il calo nell’ultimo anno della produzione industriale del 4,6% e del pil del 2,4% proprio in Veneto e a Treviso si manifesta nelle forme più dure, testimoniate da una catena impressionante di suicidi per ragioni economiche, nella perdita massiccia di lavoro e nell’impressionante aumento di fallimenti di aziende. Oggi il peso rappresentato dallo stato italiano predatore rappresenta quindi per il Veneto una palla al piede che ci sta trascinando nel gorgo della disperazione.
Il Veneto quindi deve sganciarsi – ora o mai più – dai giochetti dei partiti italiani e deve sapersi riscattare trasformando la drammatica situazione di crisi in una straordinaria opportunità di rilancio con la propria indipendenza politica.
Spetta ora al consiglio regionale uscire dall’impasse, accelerando il dibattito preliminare della commissione affari istituzionali già alla prossima settimana, in modo da non perdere l’occasione della convocazione del consiglio straordinario per il prossimo 27 giugno, come paventato oggi da qualcuno.
L’unico che in questa fase può spingere sull’acceleratore è Luca Zaia e noi confidiamo che sappia leggere con grande attenzione la delicata fase che stiamo attraversando.
Caro Governatore, forse è giunto il momento di alzare la cornetta del telefono e dare il ritmo che serve per raggiungere l’indipendenza del Veneto.

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A Treviso l’italianista Gentilini ostaggio degli indipendentisti veneti di Alessia Bellon

foto (47)La cosa appare abbastanza paradossale per un vecchio nostalgico italianista come Giancarlo Gentilini, al secolo “lo sceriffo”, ma il suo destino nel ballottaggio appare ora legato in modo decisivo alle indicazioni di voto che darà Indipendenza Veneta.

Sommando infatti i voti delle coalizioni in lizza nel capoluogo della Marca e dei probabili orientamenti di voto già emersi dopo un giorno, i due contendenti paiono incollati perfettamente in un perverso equilibrio che li vede entrambi al 49%. Per conoscere le sorti di Treviso diventa quindi fondamentale la scelta che farà Alessia Bellon (che tra l’altro è stata anche denunciata dallo sceriffo per una critica politica) e il suo movimento che ha raddoppiato i propri consensi rispetto alle recenti elezioni politiche di febbraio, arrivando al 2.13%.

In città si sprecano già i rumors e i contatti informali, ma c’è ancora grande silenzio attorno alle scelte che saranno fatte dagli indipendentisti veneti e alle condizioni che detteranno a Manildo e a Gentilini per un ipotetico per quanto improbabile appoggio al ballottaggio.

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L’indipendentismo veneto è autoreferenziale?

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Una critica che si sente spesso fare agli indipendentisti veneti è che sarebbero autoreferenziali. A ben vedere tale definizione è alquanto particolare e rivela un lapsus freudiano da parte di chi la fa.
È infatti del tutto evidente che l’intero processo di autodeterminazione di un Popolo è autoreferenziale. La prima spinta viene da Popolo stesso, dal territorio che attraverso un processo di emancipazione ottiene la propria indipendenza politica.
Il riconoscimento e la “referenzialità esterna” avviene solo successivamente al processo di autodeterminazione e quindi autoreferenziale.
È interessante notare come l’errore di chi fa tale critica sia lo stesso, ad esempio, che ha portato la lega a morire politicamente. Anche la lega infatti, scegliendo di competere in un ambito in cui non poteva emergere matematicamente – il parlamento romano – ad un certo punto della propria storia ha preferito abbandonare l’autoreferenzialità di Miglio con la referenzialità di Berlusconi. Quali siano stati i risultati possiamo vederlo tutti oggi. Analogamente oggi la scelta se Indipendenza Veneta debba allearsi con i partiti italiani morenti deve vederci ben consapevoli che ciò significherebbe la morte non solo della forza politica stessa, ma una grave sconfitta e arretramento di posizione per tutto il movimento indipendentistico veneto.
L’indipendentismo veneto fin dalle origini è stato oggetto di tali accuse, da parti contrapposte. Siamo “autoreferenziali”, chiusi al dialogo ci viene detto.
In realtà è del tutto evidente che il processo di avvicinamento all’indipendenza del Veneto è frutto di un’azione complessa, che vede proprio nel dialogo con i cittadini e con le organizzazioni che sono presenti nel territorio il proprio primo ambito di comunicazione. Il dialogo è poi vivo anche con le forze politiche, ma non può mai essere un compromesso che abbia come proprio fine la gestione del potere fine a sé stessa, o il tradimento dell’istanza indipendentista.
Vogliamo inoltre aggiungere di più. In una fase primordiale, per poter essere riconosciuto, è anche normale che l’indipendentismo veneto si sia anche caratterizzato con simboli e ritualità che avevano anche lo scopo di renderlo conosciuto, delineandone anche la propria identità politica. Anche il linguaggio usato può a volte assumere tratti meno eleganti se ciò è necessario a marcare il percorso politico, in determinati frangenti. O quantomeno è naturale che ciò si verifichi. A maggior ragione ciò avviene quando vengono infranti dei tabù e nel corso dell’esperienza dell’indipendentismo veneto moderno di tabù ne abbiamo infranti più di uno. E ne infrangeremo ancora.
L’esercizio della propria autodeterminazione in ogni caso resta di per sé stesso un atto che prima di tutto è autoreferenziale e autoconsapevole e solo in seguito ottiene il riconoscimento esterno, non potendosi logicamente invertire il processo. Altrimenti sarebbe un processo di colonizzazione e non certamente di indipendenza.

Ben vengano quindi le accuse di autoreferenzialità!

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Il futuro dell’indipendentismo in Veneto

Analisi a caldo dopo le elezioni politiche e amministrative 2013

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Ieri si sono aperte le urne delle ultime elezioni amministrative e il responso ha decretato un’avanzata notevole di Indipendenza Veneta ovunque ci siamo presentati con le nostre liste. Spicca il risultato di Vedelago, dove siamo diventati la prima forza politica e dove abbiamo anche eletto un sindaco donna molto preparato e capace com’è la bravissima Cristina Andretta. Sempre nella Marca, un grande risultato è stato ottenuto a Nervesa e anche nel difficile capoluogo a Treviso sono stati fatti miracoli soprattutto per ciò che riguarda la comunicazione che ci ha portati alla ribalta anche sui media più seguiti e con una squadra che con il 2,13% ha saputo più che raddoppiare i risultati di tre mesi prima fronteggiando autentiche armate elettorali dei partiti che in generale hanno visto un tracollo epocale (la lega al 7%, il pdl al 5, lo stesso pd al 23, i grillini al 7), con un vuoto politico colmato dalle liste civiche. Nel veronese a Lazise e nel Veneto orientale a San Stino di Livenza sono stati raggiunti risultati straordinari in territori dove finora l’indipendentismo aveva sempre faticato a raggiungere percentuali significative.
Al di là delle cifre, ogni tanto è bene però prendere occhiali con gradazione differente e vedere l’evolversi delle cose secondo criteri di interpretazione che possano permetterne una lettura con migliore visione d’insieme.
Un metodo può essere il riassunto di ciò che si è fatto, per capire se il percorso intrapreso è corretto, oppure se va cambiato, o ancora se si intravvedono insidie che fino a poco prima non erano visibili. Parto allora dall’inizio della mia personale esperienza che certamente non è esaustiva, ma in ogni caso comprende un punto di osservazione particolare. Non sarò pertanto brevissimo e di ciò me ne scuso con i miei 2 o 3 lettori. Read more

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Alessia Bellon-Robin Hood ai partiti: “basta tasse, voi siete matti: ci volete tutti morti!”

E ancora: “io difendo i cittadini di Treviso, i miei concorrenti sono statalisti”

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Tutti i suoi avversari sono stati spiazzati dalla mossa a sorpresa di ieri in cui annunciava di restituire ai cittadini i soldi prelevati dalle loro tasche con troppe tasse. Oggi sui giornali tutti i concorrenti, nessuno escluso, hanno duramente attaccato l’unica candidato sindaco donna di Treviso, qualcuno ha minacciato addirittura di querelarla per cercare di fermare l’emorragia di consenso elettorale. E sempre oggi Alessia Bellon, novella Robin Hood di Treviso che restituisce ai cittadini ciò che i politici avevano tolto loro, risponde per le rime, non risparmiando nessuno.

Il candidato sindaco di Indipendenza Veneta, unica donna in lizza per Cà Sugana, ha dichiarato: “la nostra proposta nasce dalla capacità imprenditoriale di trovare le migliori soluzioni nei momenti di massima difficoltà e dalla creatività e buon senso femminile che sono le vere risorse che ci possono permettere di alzare lo sguardo oltre l’orizzonte e non di nascondere la terra nella sabbia dell’impotenza partitocratica italiana.”

“In primo luogo – continua Alessia Bellon – si tratta del risultato già illustrato a livello qualitativo nel programma amministrativo presentato da Indipendenza Veneta, che ora trova la propria quantificazione. Le risorse nascono come già anticipato dalla razionalizzazione della spesa pubblica, cominciando dai costi della politica, abbondantemente alzati dall’ingordigia della casta al governo. Poi per la prima volta abbiamo introdotto il concetto di taglio degli sprechi, musica che a quanto pare suona stonata a chi è stato educato ai principi statalisti dei partiti italianisti, regno del bengodi a discapito di noi cittadini spremuti dalle tasse. Questi sono tutti matti, si rendono conto che le tasse al 70% ci stanno ammazzando? Io capisco che questi vivono di privilegi assurdi pagati dalla politica che mette mano nelle tasche dei cittadini, ma ora per favore si facciano da parte, se ne vadano a casa, che è ora di cambiare registro. Al soccorso rosso che arriva da fuori e che ci accusa di isolazionismo rispondo con orgoglio che la bubbana per loro è finita: ora la partita è la sopravvivenza delle famiglie strozzate da uno stato ladro e incivile e si gioca qui a Treviso, da dove è sempre nato ogni vento di cambiamento, non altrove”.

“Per quanto riguarda il tenore degli attacchi ricevuti, voglio stendere un velo pietoso e mettere solo in evidenza la spocchia e anche un certo machismo imbarazzato di chi vede crollare il consenso che pensava di avere per diritto divino. La situazione socio-economica è grave, Treviso è stata ridotta a una città-fantasma e quindi è ovvio che i trevigiani diano fiducia a chi ha individuato un piano concreto di taglio delle tasse e di sviluppo economico della città, per ridare il sorriso a Treviso”.

“I 150 euro a famiglia – conclude Alessia Bellon – sono solo un piccolo anticipo di ciò che ogni cittadino, neonato o ultracentenario, avranno dopo l’indipendenza veneta, grazie al mancato furto delle nostre risorse da parte dello stato italiano. Ricordo che i cittadini trevigiani vantano un credito per residuo fiscale nei confronti dello stato italiano pari a circa 320 milioni di euro, secondo gli ultimi dati disponibili dei conti territoriali dello stato forniti dal ministero del tesoro. Tale cifra inoltre, secondo le ultime stime provenienti dalla regione Veneto, si preannuncia in enorme crescita, addirittura oltre i 400 milioni di euro”.

assegno-indVenerdì sempre ai gazebo di Alessia Bellon verrà distribuito anche tale assegno, ben più sostanzioso, pari a quasi 4.000,00 euro a cittadino e che porta la data del 6 ottobre 2013, quando si terrà il referendum per l’indipendenza del Veneto secondo il progetto di legge regionale 342, concepito da Indipendenza Veneta e protocollato dal consigliere regionale Valdegamberi, che è in esame in regione Veneto e per il quale si preannuncia già un’ampia maggioranza trasversale di consiglieri regionali favorevoli.

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A due giorni dalle elezioni, Alessia Bellon distribuisce assegni ai trevigiani

Alessia Bellon: “daremo un assegno sociale di 150 euro a ogni famiglia per compensare le troppe tasse comunali”

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Si avvicina l’appuntamento al voto di Treviso di domenica 26 e lunedì 27 maggio prossimi e il candidato sindaco Alessia Bellon anticipa un’iniziativa che verrà portata avanti dalla sua amministrazione dopo l’insediamento a Cà Sugana: “Daremo un assegno sociale di 150 euro ad ogni famiglia del Comune di Treviso, per compensare i cittadini dell’esasperata pressione fiscale comunale praticata dalla vecchia amministrazione”.
La somma che sarà ritornata alle famiglie deriva dall’ammontare del taglio di spesa pubblica calcolato dalla squadra di Alessia Bellon e che sarà ritornato direttamente ai cittadini, oltreché dall’istituzione del nuovo capitolo di bilancio comunale denominato “residuo fiscale”, che contabilizzerà le voci a credito dallo stato italiano: “Sarebbe stato meglio che tale cifra non fosse mai uscita dalle tasche dei trevigiani, considerata la situazione di grave crisi economica che stiamo attraversando a causa dello stato italiano, ma il danno da parte di chi finora è stato a guardare il disastro reggendo il sacco ai furti di stato è stato aggravato dall’aver aumentato a propria volta anche le tasse comunali, oltre a quelle statali. Noi vi porremo rimedio restituendo i soldi sottratti ingiustamente ai cittadini, a fronte di servizi ridicoli.”
Alessia Bellon distribuirà inoltre ai cittadini un fac-simile di assegno “pagabile a vista” dopo la sua elezione a sindaco e che sarà consegnato ai cittadini che si presenteranno ai gazebo di Indipendenza Veneta venerdì prossimo con la propria carta di identità.
“Sarà un’anticipazione di ciò di cui godranno tutte le famiglie del comune di Treviso. Credo che in un momento difficile come questo la miglior cosa sia aver un sollievo economico per quanto piccolo possa essere”.
“Tra l’altro esso è solo un piccolo anticipo di ciò che ogni cittadino, neonato o ultracentenario, avrà dopo l’indipendenza veneta, grazie al mancato furto delle nostre risorse da parte dello stato italiano”.

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I bookmaker inglesi: Alessia Bellon prossimo sindaco di Treviso

Il primo sindaco donna prevarrebbe al ballottaggio con 56% contro il 44% dell’esponente della sinistra

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Il terremoto politico delle scorse elezioni politiche di febbraio, si annuncia ancor più forte per l’appuntamento delle amministrative di domenica 26 e lunedì 27 maggio prossimi. E’ quanto affermano da Ladbrokes, tra i più famosi bookmaker inglesi, che si sono pronunciati in merito alla prossima competizione elettorale di Treviso, preannunciando un esito a sorpresa dalle urne.

Alessia Bellon è data come la grande favorita dai bookmaker inglesi, quotata 1/5. Questo vuol dire che se si scommette 1 euro, il guadagno sarà di un quinto rispetto alla puntata, quindi si incasseranno 1,20 €. Una quota che indica il candidato sindaco di Indipendenza Veneta come “cavallo vincente”, quello con le più ampie possibilità di tagliare il traguardo per primo, per restare in ambito ippico.
Alle sue spalle Giovanni Manildo, molto distaccato: 5 a 1, il che vuol dire che la vittoria è pagata 5 volte la posta: per 1 euro di scommessa se ne guadagnano 6. Una buona quota se si vuole rischiare, ma significa che le chance del Pd a Treviso sono molto basse, come da tradizione a Treviso, che non vede mai primeggiare gli esponenti del centrosinistra.

Ancora più basse le quotazioni per gli altri contendenti. Per i grillini che candidano Alessandro Gnocchi, quotato 8 a 1: si vincono 9 euro se se ne scommette 1. Segue distaccato il rappresentante dell’amministrazione uscente, Giancarlo Gentilini. Lo sceriffo 84nne è quotato 12 a 1. I bookmaker vedono molto improbabile un Massimo Zanetti sindaco, quotato 50 a 1. Praticamente fuori dai giochi Beppe Mauro, dato 200 a 1.

Per quanto riguarda il sondaggio utilizzato da Ladbrokes a contendersi infatti la poltrona di sindaco sarebbero nientemeno che Alessia Bellon e Giovanni Manildo, con il secondo che nel primo turno prevarrebbe con il 28% dei voti, contro il 20% dell’unica candidato sindaco donna. Nel secondo turno il sondaggio prevede invece il sorpasso di Alessia Bellon, con un netto 56% contro il 44% del rappresentante del centro-sinistra che non riuscirebbe a sfondare nell’elettorato moderato, com’è ovvio che sia a Treviso.

Gli altri candidati nel primo turno esclusi dal ballottaggio sarebbero invece Gnocchi, con il 17%, Gentilini, con il 15%, Zanetti con il 13% e Mauro con il 7%.

Siamo oramai nell’ultima settimana, per cui a breve scopriremo se Treviso avrà oppure no il primo sindaco donna della propria storia.

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Edward Luttwak: “l’Italia è fallita”. Unica soluzione: indipendenza

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La nuova Repubblica Veneta si fonda su comunità locali e su persone fiere e responsabili

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L’anno che abbiamo appena trascorso non è un anno qualsiasi per l’indipendenza del Veneto. Grandi risultati sono stati ottenuti rispetto al recente passato. Il progetto indipendentista è entrato all’interno delle istituzioni regionali, grazie all’approvazione della Risoluzione 44/2012, al successivo insediamento della Commissione Regionale che ha l’obiettivo di pronunciarsi sugli aspetti giuridici legati alla convocazione del referendum di indipendenza e infine alla presentazione della proposta di legge regionale 342 del 2013 che prevede l’indizione del referendum di indipendenza per il 6 ottobre 2013.

I risultati ottenuti non sono frutto del caso o dell’improvvisazione. La concezione di una nuova via politica indipendentista, ben separata dal comodo orticello autonomista nel quale per vent’anni si erano riparate – e tutt’ora si riparano – forze politiche ignoranti, vigliacche e ben pasciute alla mangiatoia romana, era stata fatta propria fin dal 2006 da un gruppo di pochi visionari, che hanno avuto l’accortezza di mettere nero su bianco la loro visione, per evitare che nel tempo vi fossero diversioni dal percorso tracciato. Oggi si può dire che essere indipendentisti è un fenomeno che riguarda una parte importante di Popolo per impegno e addirittura maggioritaria per consenso, ma ciò è stato ed è possibile perché alcune persone coraggiose, capaci e responsabili hanno indicato la strada da percorrere e le modalità per farlo e hanno saputo percorrerla in mezzo a mille difficoltà e attacchi di ogni sorta, quando era scomodo esporsi, da un punto di vista anche personale e lavorativo.

Tra pochi mesi queste righe potrebbero essere state sorpassate dagli eventi che si succedono ad un ritmo che è impressionante per la grandezza dell’obiettivo politico che stiamo perseguendo. Esso nel presente appare lento quanto si dimostra frenetico agli occhi dell’osservatore paziente che osserva il mutare degli umani avvenimenti nel tempo.

Appare pertanto quasi pretenzioso voler fissare in un dato momento lo stato delle cose, ben sapendo che l’equilibrio è fortemente dinamico. Eppure rimane ancora da completare e forse per certi aspetti e sicuramente per molte parti del nostro territorio addirittura da iniziare una vera sfida che è cruciale per il nostro destino.

Che si vada verso l’indipendenza del Veneto è cosa ormai ovvia e scontata. L’alternativa è la morte civica nell’Italia reclinata su sé stessa e non esiste un insieme così grande di pazzi che voglia suicidarsi come topi nell’acqua. Il vero nodo gordiano da sciogliere è però quale Veneto noi vogliamo per il nostro futuro, anzi per il nostro presente prossimo. Ricostruire una piccola Italia significherà infatti dopo breve tempo ritrovarsi in una situazione uguale all’attuale e forse addirittura peggiore, perché si sarebbe sprecata la grande occasione della nostra storia.

Risulta pertanto fondamentale oggi completare – e forse per certi aspetti e sicuramente per molte parti del nostro territorio addirittura iniziare – una vera sfida che è cruciale per il nostro destino. Emerge infatti con sempre più forza la necessità di creare una nuova classe dirigente all’altezza del compito grande, ma obbligato, che ci aspetta: la costruzione di una nuova Repubblica Veneta, moderna, snella, tollerante, democratica e aperta all’Europa e al mondo e in grado di portare i Veneti nell’era moderna da protagonisti, come ci meritiamo. Alcuni scettici – sempre meno per la verità – dicono che sia un’impresa impossibile. Noi crediamo invece che sia impossibile continuare a restare sudditi di uno stato che ci sta separando dal novero dei Paesi che appartengono al mondo civile.

Se qualche anno fa tali parole sembravano quasi utopistiche, oggi sono di una drammatica e impellente concretezza e costituiscono di fatto l’unico progetto politico reale e percorribile esistente in Veneto, che sta interessando e coinvolgendo sempre più cittadini.

Noi abbiamo iniziato questo percorso attraverso la creazione di squadre di persone responsabili che si stanno presentando alle prossime elezioni amministrative. Il passaggio è fondamentale, perché il meccanismo del consenso si costruisce proprio dalla prima mattonella fondamentale di costruzione della nostra comunità, ovvero il comune, la frazione, il luogo dove viviamo.

La rivoluzione culturale che ci aspetta è proprio questa e l’esempio più fulgido è la candidatura di Alessia Bellon a sindaco di Treviso, che assieme a molte altre candidature presentate dagli indipendentisti veneti in diversi comuni del Veneto, deve rappresentare lo stimolo per creare l’anno prossimo 3-400 squadre di cittadini indipendentisti che si presentino alle elezioni amministrative che interessano la gran parte dei comuni veneti, senza scendere a compromessi con il sistema politico italiano. Questo aspetto è fondamentale sia che l’indipendenza sia già ottenuta l’anno venturo sia che il percorso debba ancora completarsi. Nel primo caso se non sapremo cogliere tale sfida costruiremo infatti una nuova piccola Italia, mentre nel secondo ci condanneremo ancora alla servitù chissà per quanto tempo ancora verso la vecchia grande Italia.

Per vincere la sfida che ci aspetta serve sacrificio, studio, preparazione, consapevolezza e assunzione di responsabilità. Serve una coerenza straordinaria. Serve la capacità di resistere alle sirene del facile compromesso con chi oggi gestisce il potere locale concesso dai nostri carnefici per mantenerci schiavi. Solo così saremo capaci di spezzare il meccanismo di servilismo politico che ha alimentato i partiti italiani, che tutt’ora mantengono una cappa di controllo che prima ancora che politica è culturale. Essa si fonda sulla paura di osteggiare i potenti, che sono l’immagine locale e brutale dell’Italia fallita. La rinascita del nostro Veneto non può che fondarsi invece sul riscatto individuale rispetto a questo meccanismo perverso che costituisce la prima e fondamentale mattonella su cui fino ad oggi si è fondato il più odioso tra gli stati occidentali.

Grazie a tale energia liberatrice, riusciremo ad agganciare le nostre città all’Europa e al mondo civile e a costruire una nuova Repubblica Veneta virtuosa della quale poter essere orgogliosi nel mondo.

Ricordiamoci che mai il mostro che si alimenta da parassita delle nostre risorse rinuncerà in modo volontario al suo privilegio basato sulla nostra arrendevolezza. Per tornare indipendenti e sovrani dobbiamo decidere di alzarci in piedi da noi stessi, senza paura, riconoscendoci tra fratelli.

Gianluca Busato Read more

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Alessia Bellon: “troppi sprechi nel comune di Treviso, utilizziamo meglio le risorse per chi è svantaggiato”

Cambiamento e innovazione significano anche cambiare punto di vista e atteggiamento mentale nell’amministrazione dei beni pubblici

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La situazione particolare che stiamo vivendo come cittadini e come amministrazione che si appresta ad essere rinnovata alle prossime elezioni impongono anche un radicale cambio di mentalità. Cambiamento e innovazione significano anche capire come poter far tesoro di scelte sbagliate del passato per dare risposte e soluzioni ai problemi concreti dei cittadini.

Dopo il successo ottenuto ieri sera durante l’incontro con gli altri candidati presso Confartigianato, un esempio concreto che il candidato sindaco di Treviso Alessia Bellon ha portato oggi è quello dell’uso da parte del comune di autisti: “a cosa servono gli autisti del comune di Treviso e le auto riservate ai politici? Quale servizio svolgono per i cittadini oltre a rappresentare un inutile e antistorico privilegio di amministratori locali che non sono neanche capaci, o peggio magari non hanno neanche la voglia di guidarsi la propria auto?”.

Rilancia quindi Alessia Bellon: “non ha senso utilizzare gli autisti del comune per chi può benissimo arrangiarsi da solo, mentre potrebbero averne un grande beneficio, per esempio, i disabili che vivono nei quartieri e che da dopo le 20 o le 20.30 sono impossibilitati a recarsi nel centro città perché i mezzi pubblici non effettuano il servizio. Gli autisti del comune potrebbero turnarsi per supplire a tale situazione, permettendo quindi a persone svantaggiate di usufruire di un servizio che per i politici è sicuramente superfluo. È l’unica alternativa concreta che vediamo al loro licenziamento.”

Gli sprechi del comune non si esauriscono certamente con il servizio di autisti e di automobili poco o mal utilizzate. La polizia locale ha in dotazione alcuni segway che giacciono probabilmente inutilizzati in qualche magazzino.
“Nei primi 100 giorni dall’insediamento a Cà Sugana faremo un inventario preciso di quanti strumenti e risorse oggi sono a disposizione del Comune e non vengono usati. Motiveremo, responsabilizzeremo e formeremo il personale affinché sia sfruttato ciò che oggi magari è ricoperto dalla polvere come i Segway, che potrebbero essere utilizzati per servizi ai cittadini che si trovano in situazione di svantaggio. Se gli sprechi o il mal utilizzo di risorse a disposizione del Comune sono stati fatti, ciò non impedisce ora di trasformare in risorsa ciò che è mal sfruttato o addirittura non usato. Per farlo dobbiamo inoculare un nuovo approccio prima di tutto culturale, che fa della creatività e dell’ottimizzazione delle risorse un atteggiamento mentale che sia condiviso e diventi una caratteristica distintiva della macchina comunale di Treviso.”

L’utilizzo del buon senso e il comportamento del buon padre di famiglia nella situazione odierna è pratica comune in tutti i cittadini: “non si capisce – conclude Alessia Bellon – perché gli unici a non adeguarsi alla situazione siano i politici che non rinunciano ai loro privilegi e alla loro inefficienza. Diamo la sveglia anche a loro, per ridare il sorriso a Treviso.”

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