Archivi per la categoria ‘è tutta un’altra storia’

Récordi in Léngoa Vèneta – secondo toketo.

domenica, 10 ottobre 2010
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El Lusènburgo el xé conosésto cofà Piàsa Finansiaria, cofà se dixe, parké a ghe xé tante banke de tùto el mondo.‘Ste banke le vien in Lusènburgo parké inte i àni pasà ‘sto Stato picinin incastrà tra Francia, Alemanha e België el xé sta bon de metare in piè un vèro inpero finansiario, tanto da parmetarghe de devenhere la Camara de Conpensasiòn Finansiaria (cusì se dixe) no solo par l’ Europa, ma anca par tante altre parti de ‘l mondo.

Mi so un informatego, un struca botoni i dirîa i me amighi matemateghi par ridarme drio (l’ Informatica la xé in realtà na specialixasiòn de la Matematica).

A pararîa ke no gabia tanto a ke fare co Finansa e robe de ‘sto xénere, ma invèse un informatego ke vien in Lusènburgo a laorare el ga alte probabilità de rétrovarse a fare software o projèti par cualke banca.

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Récordi in Léngoa Vèneta – primo toketo.

venerdì, 8 ottobre 2010
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Racuanti àni pasà, el primo inverno ke mi jèro in Lusènburgo la me fameja la jèra  oncora in Patria (prima de venhere a Lusènburgo a viveimo inte la zona de ‘l Antico Dogado). Cusì, par poder pasare cualke dì in fameja inte i fine setimana, el venare sera o el sabo matina de frecuente a jèro a la stasiòn de i treni de Luxembourg-ville da indove ke ‘l pasèa el bus ke ‘l portèa a ciapare el aèreo a ‘l aèroporto ke se trova in Alemanha.

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MA QUALE “RISORGIMENTO” !?

venerdì, 24 settembre 2010
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di Fabio Calzavara

Introduzione

La rivoluzione francese del 1789 fu un avvenimento violento e sanguinario senza precedenti, venne causata, oltre che dalle dissipazioni del Re Luigi XVI, della sua Corte e della burocrazia statale, dall’enorme debito per le ingenti spese di guerra contratto con i grandi banchieri (i Rothschild tra questi) i quali, infatti, la istigarono assieme alle elites “Illuministe” di nobili e borghesi, bramosi di nuovi poteri e rendite.

Lo storico accademico di Francia, Pierre Chaunu, la defini’ une vera “peste nera” europea. Vedi sua intervista su:
http://www.mariadinazareth.it/Martiri/martiri%20in%20vandea2.htm

Il periodo del Terrore francese fu la fucina della nuova classe dirigente giacobina ed i valori neo-liberali furono imposti ovunque sulla punta delle baionette con drastici cambiamenti degli assetti, politici, religiosi, economici e territoriali in tutta Europa.

Alfiere di tale cambiamento, il generale massone Napoleone Bonaparte, invase e distrusse proditoriamente con false motivazioni antichi Stati (come la millenaria Repubblica Veneta) e ne creo’ di nuovi (come il Regno d’Italia), sul modello centralista francese e di stampo nepotista, sconvolgendo vita, tradizioni e commerci del tempo, facendo pagare lacrime e sangue ai Popoli sottomessi le pretese “liberte’, egalite’, fratenite’”.

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“Di qua e di là del mare”, un atto d’amore per la Venetia

lunedì, 13 settembre 2010
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Paolo L. Bernardini - a cura di Elisa Bianco Di qua e di là del mare. Venezia e il mondo universo

L’ultima opera di Paolo Bernardini, che devolverà i diritti d’autore a VENETO STATO

In anteprima siamo lieti di pubblicare sul nostro sito l’indice e la prefazione di “Di qua e di là del mare. Venezia e il mondo universo, l’ultima opera (in fase di stampa) scritta da Paolo Bernardini (presidente emerito del PNV), che rappresenta un autentico atto d’amore per la Venetia.

Paolo Bernardini devolverà alla neonata forza politica VENETO STATO i diritti d’autore che provengono dalla vendita di tale opera, che può già essere ordinata on line dal sito dell’editore www.arasedizioni.com.

“Di qua e di là del mare (indice e prefazione)”

“Dopo tanti anni vissuti nella Venetia, questo volume è un mio minimo atto d’amore verso questa terra, e questo mare, splendidi, che presto rinasceranno sotto il nuovo sole della Libertà e dell’Indipendenza. Ieri è nato “Veneto Stato”, il motto “l’unione fa la forza” credo che in questa caso valga davvero. E’ un volume, questo, che raccoglie diecine di miei scritti sparsi, principalmente pubblicati su “Il Corriere del Veneto”, il dorso veneto de “Il Corriere della Sera”, dal 2003 al 2009. Moltissimi sono tuttavia gli inediti. E’ una sorta di mia personalissima enciclopedia della Venetia, tratta di temi, figure, momenti e celebrazioni di una storia ben più che millenaria. In qualche modo testimonia dell’amore verso un luogo e una cultura nel momento in cui tale amore si sviluppa, e prende forma. Dunque, testimonia di un innamoramento. Sono lieto che sia in stampa a partire da oggi, il giorno successivo alla nascita di “Veneto Stato”. Un partito che darà alla luce, e meglio ancora riporterà in vita, una tradizione millenaria di libertà. Un partito dunque che ha una grandissima responsabilità, e le cui decisioni ed i cui orientamenti influenzeranno la vita di generazioni future. Se anche non venderà milioni di copie, solo felice di offrirlo simbolicamente alla Venetia libera cui è anche esplicitamente dedicato; i miei diritti d’autore li devolvo con grande piacere a “Veneto Stato”. Poco o tanto che sarà, anche questa mia decisione ha un valore simbolico. W la Venetia libera!”

Paolo L. Bernardini


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L’Italia e ITA: due universi differenti (e non comparabili)

martedì, 24 agosto 2010
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Per comprendere meglio la difficoltà che molti hanno ad accettare la dissoluzione di ITA e la relativa creazione di 20 (forse meno) Stati indipendenti e sovrani, l’unica forma di salvezza possibile per 60 milioni di disperati, occorre affrontare brevemente un tema che può apparire secondario, ma che tale non è.

I vari, tristi e tetri regimi che hanno costituito l’essenza e la spina dorsale di ITA dal 1861 ad oggi – con l’intermezzo di due guerre devastanti, una dittatura durata 23 anni, un’invasione tedesca e una alleata, cui si aggiungono sciagurate ed atroci imprese coloniali e la deportazione di 27 milioni di “italiani” oltreoceano o anche solo aldilà delle Alpi, e di qualche migliaio di ebrei ad Auschwitz, tutto all’ombra del trick-olore – hanno cercato di confondere le acque, con l’aiuto di un manipolo di intellettuali prezzolati a pane raffermo, e ogni tanto graziati con qualche caramella.

Ovvero, hanno creato un sistema di identificazione, a livello di propaganda e quindi di coscienza individuale, tra l’Italia quale universo geografico e culturale, linguistico e storico, con ITA, ovvero un governo sabaudo trasformato in regime romano, una mera sovrastruttura rispetto alla geografia (milioni di anni) e alla storia umana (migliaia di anni) che ha riguardato e riguarda il suolo italico, questa “Penisola” con diverse isole vagamente separata dal resto d’Europa dalla cornice alpina e dal mare mediterraneo.

Infelici interpreti di Hegel, che leggevano magari in traduzione, ma di cui intuivano il potenziale ideologico (nella misura in cui riguarda l’asservimento dei popoli ai loro governanti) hanno visto in ITA, in uno Stato non nazionale (“fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani” diceva forse il D’Azeglio: il contrario si può dire per veneti, sardi, liguri etc., sono stati “fatti” da millenni), il compimento, l’”inveramento”, la “terza fase della dialettica”, la sintesi, insomma, dell’Italia millenaria per popolazioni e milionaria, in termini di anni, per geografia. Si leggano le pagine turpi di storici “patrioti” zelantissimi come Salvatorelli, che in un libro del 1963 (ahimè funesta il mio anno natale!) si fa portavoce arrogante di tale idea.

Per cui molti cittadini veneti, liguri, sardi, si dicono fieri di “essere italiani”, ma in questa fierezza confondono il miglio (la bellezza dei paesaggi, la ricchezza d’arte, la splendida lingua “dove il sì suona”, le tradizioni agricole unite a quelle mercantili, lo splendore della civiltà comunale e quello ancor più corrusco di quella rinascimentale), con il loglio, la malerba di ITA, che è solo uno Stato e un apparato coercitivo, qualcosa di fortunatamente transeunte. Dunque, per parafrasare Sergio Salvi, forse l’Italia esiste, ma è ITA che non esiste, che è una formazione tumorale pronta ad asservire ai propri scopi la bellezza dei luoghi, la varietà delle genti, lo splendore di una lingua. Creando un “loop”, un corto circuito concettuale e coscienziale che per fortuna dei delinquenti ha funzionato per un secolo e mezzo (abbastanza) bene. Italia è espressione geografica come, poniamo, Scandinavia, o Penisola Iberica. Dell’Italia, poi, ITA si è servita, usurpandone il passato, e facendone al contempo scempio. Hanno scempiato, i tenutari del bordello ITA, l’unico al mondo da cui si esca senza aver goduto affatto, ma avendo speso un patrimonio, i monumenti e i documenti, il passato e il presente, e la lingua stessa, poi, proprio ciò di cui si sentono e si dicono più fieri.

E’ forse italiano il burocratese dei ministeri, delle circolari, delle leggi, degli storici e dei letterati e dei politologi e dei giornalisti “patrioti”, dei cronisti del calcio, delle veline e dei ciarlatani RAI, degli amministratori locali, degli zelantissimi alfieri di ITA sparsi per il mondo universo? O questo è solo la sua immonda caricatura? Quando qualche giornalista RAI da mamma Roma ci racconta le vicende del potere, compiacendosi del fatto che ne è parte, e che lì siede per essersi “seduta” spesso altrove, dalle sue gonfie labbra esce forse una sola frase della lingua di Dante?

No, l’italiano è la mia lingua, non madre, ché tale è il genovese, né compagna, ché tale è il veneto, neppure nonna, che tale è l’ebraico, ma diciamo amante di lunga data, vezzeggiata anche fin troppo, e ora troppo spesso tradita con lingue altre, soprattutto l’inglese.

Scrivo in versi e in prosa, in questa lingua, che è la MIA, non la LORO. ITA ha reso un pessimo servizio all’Italia. Ha sfruttato un marchio e una storia non protetti da alcun copyright, per permettere a qualche centinaio di privilegiati di vivere alle spalle, ignominiosamente, di decine di milioni di cittadini coatti.

Mi dispiace, ma l’Italiano è il mio, non il vostro. Il senso del passato e del presente di questa terra è il mio, e non il vostro, padroni di ITA. Mia è la Liguria e lo sguardo che l’abbraccia e il cuore che la ama come la mia terra; mia è una tradizione di scrittura quasi millenaria, mia la comprensione degli autori e dei tempi che ad essa diedero vita e forma.

NON VOSTRA; SERVI DI ITA!

Quando la Venetia sarà libera, e saranno libere tutte le terre aggiogate da un’associazione a delinquere di sfruttatori, tutto questo apparirà molto più chiaro. E allora accanto al veneto e al sardo e al genovese, rifiorirà anche e proprio l’italiano, proprio perché i fedeli servitori di ITA che lo hanno storpiato fino a renderlo irriconoscibile, saranno scomparsi.

L’Italia delle opere d’arte e di sapere rinascerà, risorgerà davvero proprio quando ITA sarà scomparsa. Questo scrivo per le coscienze lacerate di molti: si può essere orgogliosi, legittimamente, di essere italiani, solo nel momento in cui ITA, che l’Italia non è, sarà scomparsa. L’italiano era visto come koinè, come lingua comune di scambio, da Pietro Bembo, un grande veneziano, nel fiorire del Rinascimento. Ma non era certo la premessa per la nascita di ITA, era se mai la premessa per la nascita di un mondo globale libero, in cui, per mera praticità, ma anche per la sua estrinseca eleganza, l’italiano venisse usato da tutti.

Una lingua dolce che non avrebbe avuto, di per sé, alcun desiderio di farsi carnefice delle lingue locali, di pari dignità e di storia talora più diuturna, e che non a questo fine era stata concepita. Da chi la creò, donando alla toscana favella il tocco del genio.

ITA è uno Stato marcio; l’Italia e l’italiano, rispettivamente, una terra magnifica e la lingua che forse sola porta su di sé, come voleva Vittore Branca, l’eredità del greco e del latino. Una eredità immensa, che proietterà i popoli liberi di Venetia, Sardegna, Sicilia, Liguria, Lazio, e tutti gli altri, in un futuro luminoso.

Paolo L. Bernardini

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È giusto e sacrosanto che il Sud Tirolo diventi al più presto libero e indipendente dall’Italia

venerdì, 23 luglio 2010
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Lo stato italico fa la voce grossa contro un territorio che culturalmente non gli appartiene

In questa calda estate ci sono episodi vergognosi che stanno dando dimostrazione della natura intollerante dell’Italia.
Purtroppo questo stato in gravissima crisi economica, finanziaria e morale – probabilmente per nascondere il proprio declino e incapacità di restare unito – sta iniziando una sorta di politica aggressiva contro le minoranze etniche presenti storicamente in territori che sono stati oggetto di invasione militare italiana, ma che culturalmente ne sono sempre stati estranei.

Sono di oggi le parole assurde, immotivate, pretestuose e gravissime di un oscuro e insignificante ministro del governo romano, che paradossalmente avrebbe una delega agli affari regionali, uno dei tanti insomma ad occuparsi a vanvera di presunto federalismo. Usiamo il condizionale, perché nulla vi è di meno certo delle deleghe dei governi tricoloriti. Questo signor Fitto oggi ha tuonato che «in Alto Adige, i 36 mila cartelli in montagna scritti in lingua tedesca devono sparire». In 60 giorni. E se non lo farà la provincia autonoma di Bolzano, lo farà Roma. Tra l’altro questi cartelli sono ad opera di organizzazioni volontarie e solidaristiche locali e non della pubblica amministrazione.

Tali parole di inusitata e irragionevole violenza fanno rabbrividire e riportano alla memoria quelle di 80-90 anni fa del cavaliere Benito Mussolini che tanto impegno profuse nell’italianizzazione forzata del Sud Tirolo.

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20 Luglio 1969

martedì, 20 luglio 2010
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Eh si, è giusto ricordare un passato della *nostra* storia che è stato mistificato, ma c’è anche un’altra storia, una storia un po’ più asettica e che ci porta al tempo stesso a guardare al futuro. Il 20 Luglio del 1969 posava le sue zampe sulla Luna l’Apollo 11. Un fatto così straordinario che ancora oggi lascia molti perplessi e dubbiosi sulla verità di quei fatti lontani.

Quello che pochi sanno è che con le missioni Apollo dagli USA partì una evoluzione non solo tecnologica ma anche culturale epocale, la cui scia ci sta toccando ancora oggi.  Leggendo questo testo infatti sfiorate quella scia, che come il rumore lasciato dal Big Bang, ancora oggi ci trascina: in fondo non leggereste questo testo se quella volta non fosse stato fatto quello sforzo. Se a quel tempo non fosse stato commissionato al MIT di costruire l’AGC, un computer che guidò le missioni Apollo, e che insieme a molte altre macchine di calcolo e alla stessa posa della prima linea, avvenuta proprio nel 1969, che sarebbe in seguito diventata DARPA e poi ARPANET fino all’odierna Internet. Una spinta propulsiva che tra i tanti indusse due studenti un po’ venturieri e un po’ più interessati agli affari (e ad arraffare) piuttosto che studiare a costruire i primi personal computer. (continua…)

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La chiarezza delle informazioni e la Democrazia dei numeri.

domenica, 18 luglio 2010
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diagramma a tortaVenerdì sera, arrivato a casa, come al solito apro la cassetta della posta e come al solito non trovo niente di particolare, solo la fattura della compagnia elettrica.

La sorpresa ce l’ho quando, entrato a casa, apro la busta.

Insieme alla solita fattura da pagare c’è un piccolo foglio, che mi ha lasciato positivamente sopreso.

Prima di dire cosa vi fosse scritto, premetto che la compagnia elettrica di Luxembourg-ville (città dove vivo) è una società a gestione comunale, quindi è pubblica, e gestisce la fornitura di elettricità per tutti i residenti (imprese comprese) e per qualche piccolissimo villaggio dei dintorni.  Le decisioni più importanti riguardanti la compagnia elettrica sono prese per mezzo di sondaggi che di tanto in tanto vengono somministrati ai cittadini residenti. Poi, vi è pure una comissione di cittadini che segue le dinamiche della società, in modo che tutto sia il più trasparente possibile.

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AMMONIZIONE POSTUMA

martedì, 22 giugno 2010
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Reperto Od5 di Oderzo

Riportiamo di seguito un contributo del prof. Nerio De Carlo che non riflette la posizione ufficiale del PNV in materia, ma che auspichiamo contribuisca ad alimentare il dibattito sui Veneti Antichi.

Nel Museo civico di Oderzo è conservato un antico reperto contrassegnato come *Od7. Si tratta di un sasso di porfido alpino, presumibilmente portato dalle correnti dei corsi d’acqua, inciso su entrambe le facce. L’iscrizione recita:”kaialoiso / pazros pompetexuaios”. Esso viene presentato come “Ciottolo confinario venetico. Questi ciottoli del Piave venivano posti ai confini per segnare le proprietà”.

La funzione confinaria del ciottolone è alquanto improbabile. Esso sarebbe stato, infatti, facilmente spostabile e ne sarebbe conseguita incertezza sul limiti dei campi. I Veneti Antichi, primi Slavi della storia, erano forse ingenui per natura, non essendo ancora venuti a contatto con popoli con i quali bisognava tenere gli occhi ben aperti, ma non al punto da usare distintivi asportabili o mobili!

Anche la composizione minerale del ciottolone è discutibile. Se fosse trachite, come si dice, risulterebbe strano un rinvenimento a distanza di oltre cento chilometri dalla zona di estrazione. Come è noto la trachite proviene soltanto dai Colli Euganei e avrebbe richiesto una propedeutica levigatura.

Quasi nessuno, specialmente tra gli esponenti della cultura locale, ha dimostrato finora particolare interesse per una credibile interpretazione di quelle parole misteriose. (continua…)

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La libertà si chiama Ticino.

venerdì, 28 maggio 2010
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Cronaca di una giornata nella Svizzera italiana

In memoria di Andy Hug

Un buon camminatore raggiunge dal centro di Como in meno di un’ora la frontiera di Chiasso. Ma basta accomodarsi sui lindi treni TILO (Ticino-Lombardia), per transitare in pochi minuti in un altro Paese.

Spesso sentiamo italiani parlar male degli svizzeri e della Svizzera. Credo che una buona spiegazione la possa dare un autore che certamente non amo. Freud.
Contrariamente ad Adorno, non credo che le uniche cose vere della psicanalisi siano le sue esagerazioni.
Ecco qui un concetto utile, anche per la nostra lotta per l’indipendenza della Venetia. Freud parla di “narcisismo” in relazione alle “differenze minori”. Ovvero, ci irrita enormemente, irrita il nostro io, non tanto la differenza radicale, l’alterità assoluta, quanto le differenze cosiddette minori, parlare (quasi) la stessa lingua, vestirsi (quasi) allo stesso modo, arredare (quasi) identicamente le nostre case, avere (quasi) le stesse targhe automobilistiche.
Un bel verso da una canzone di Peter Gabriel: “he looks like we do, he talks like we do, but he’s not one of us…”.

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