Archive for category: lettere

Récordi in Léngoa Vèneta – récordi teatrali – 3

A gheva un fià pì de vinti àni cuando ke gheva vésto modo de vedare el laoro teatrale Raconto de ‘l Vajont, de Marco Paolini.

No intendo la versiòn ke i ga mostrà a la télévixiòn inte ‘l 1997, ma una de le prime rapréxéntasiòn a ‘l publico, forse la jèra la prima asoluta.

A jèrimo inte ‘l jardin de ‘na vila a Mira, drio el Navilio de la Brenta. Me pàre ke ‘l fuse el 1993, fine Setenbre o inisio de Otobre. A se podeva stare oncora fóra, ma scumisieva far fresco. Read more

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Récordi in Léngoa Vèneta – secondo toketo.

El Lusènburgo el xé conosésto cofà Piàsa Finansiaria, cofà se dixe, parké a ghe xé tante banke de tùto el mondo.‘Ste banke le vien in Lusènburgo parké inte i àni pasà ‘sto Stato picinin incastrà tra Francia, Alemanha e België el xé sta bon de metare in piè un vèro inpero finansiario, tanto da parmetarghe de devenhere la Camara de Conpensasiòn Finansiaria (cusì se dixe) no solo par l’ Europa, ma anca par tante altre parti de ‘l mondo.

Mi so un informatego, un struca botoni i dirîa i me amighi matemateghi par ridarme drio (l’ Informatica la xé in realtà na specialixasiòn de la Matematica).

A pararîa ke no gabia tanto a ke fare co Finansa e robe de ‘sto xénere, ma invèse un informatego ke vien in Lusènburgo a laorare el ga alte probabilità de rétrovarse a fare software o projèti par cualke banca.

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Io sono contro gli OGM

panòcia ogmCari lettori che in questo momento passate per il portale del PNV, vi prego di dedicarmi un po’ del vostro tempo, l’articolo qui sotto è lunghetto e ricco di premesse, ma credetemi, io penso che valga la pena di leggerlo fino in fondo e di seguire i temi sugli OGM anche da altre angolature.

Quando ho letto i due articoli relativi agli OGM scritti qualche giorno fa sul sito del PNV, mi è venuta la voglia di partecipare allo scambio di idee sull’argomento, ma poi ho preferito aspettare.

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Il degrado di Venezia, nel disinteresse italiano

Fregio staccatosi da Palazzo Gussoni-Algarotti

Fregio staccatosi da Palazzo Gussoni-Algarotti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera ricevuta da un nostro lettore, che spiega bene come le istituzioni pubbliche veneziane e italiane non diano certo un bell’esempio di civismo e tutela del nostro patrimonio artistico secolare. L’indipendenza del Veneto ci serve anche per tutelare la nostra cultura.

Questo pomeriggio (26 luglio 2010, ndr), sulla facciata di Palazzo Gussoni-Algarotti (civico Castello 5601) che da sul Rio della Fava, era appoggiato sul davanzale un frammento di pietra d’Istria, corrispondente ad una porzione della decorazione di una finestra.

La finestra corrisponde a quella a destra dalla porta d’acqua, vedendo il prospetto acqueo è la prima a destra.

L’edificio del secolo XV è vincolato dalla Soprintendenza ed è uno degli esempi più interessanti di edilizia civile rinascimentale della città.

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Sempre a proposito di scritte monolingua e becero nazionalismo

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsRiceviamo e volentieri…

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A son fiero de esar Veneto

Tweetgovernment,politics news,politics news,politicsEsar veneti vol…

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Lucio Chiavegato: “ecco perché non farò il segretario del PNV”

Perché sarei onorato di essere il segretario del PNV ma allo stesso tempo non credo sia il momento opportuno per tale decisione.

Caro Gianluca e cari amici del PNV.

Dopo essere stato nel freezer per 3 anni, a seguito delusioni avute dal corso del PNE, post mortem Giorgio Panto, mi ero promesso di stare fermo alla finestra e guardare il panorama Veneto- venetista, ma vedendo la vostra-nostra euforia e concretezza non ho potuto far altro che aggregarmi al PNV.
Ho fatto la mia corsa elettorale, forse non al 100%, ma di sicuro con tutte le forze e tempo a mia disposizione .
Il risultato da noi ottenuto non mi ha sorpreso, anzi mi ha dato ancora una volta la spinta necessaria a proseguire il cammino con il PNV, di cui sono fiero di farne parte malgrado la mancanza di una mia tessera attuale.
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La nostalgia dell’emigrato

Per chi ha avuto esperienza di vita in altri luoghi diversi da quello di nascita, pare che immancabilmente arrivi prima o poi il momento della nostalgia per la sua “terra natale”.
Sentivo che anche chi, a dispetto delle penose condizioni del luogo di origine da cui era letteralmente fuggito, arrivi prima o poi questo momento.
A volte chi ha la fortuna ritorna, e trova pace con sé stesso, altre volte l’esperienza dura poco e riemergono le ragioni che lo avevano fatto fuggire. Altre ancora il biglietto è risultato di sola andata, e questa mania viene lentamente trasferita ai figli, che vivono in un paese che in realtà è il loro ma con un mito di un’altro luogo: quello dei/del genitore.
Un mito che non verrà mai capito, poiché per conoscere un luogo occorre viverci e farci delle esperienze, e non per un giorno. Per esempio, per chi vive da dipendente e magari ha una posizione importante e su posti pubblici, in Italia può anche star bene. Un paese sostanzialmente comunista infatti funziona relativamente bene con chi altro non fa che seguire le direttive di qualcun’altro, per definizione, e risulta in una categoria protetta. Poi magari arriva il giorno che serve una cura medica, o qualche altro servizio fondato sul monopolio di stato, ed allora improvvisamente si apre la voragine, ma fino ad allora tutto può apparire liscio.

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25 aprile – esponiamo il Gonfalone di San Marco

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Il 25 Aprile esponiamo con orgoglio la nostra bandiera Veneta

Un malinteso sentimento di integrazione verso persone di culture, religioni e usanze diverse provenienti da altri continenti o regioni d’Italia, si trasforma per alcuni in uno strumento di autocensura nei diversi contesti sociali in cui normalmente manifestiamo gli aspetti della nostra identità collettiva. Si parli dell’esposizione dei crocefissi in luoghi pubblici, dell’allestimento dei tradizionali presepi natalizi o addirittura della preparazione di piatti della nostra cultura enogastronomica, si sentono qua e là voci di funzionari o semplici cittadini che chiedono di rinunciare alle nostre usanze per “paura di offendere” coloro che provengono da altri contesti.

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La squadra

Da piccolo giocavo a pallacanestro. E non in una squadretta, eh! Sono arrivato a giocare nella Benetton Treviso! Anzi, ho fatto parte della prima squadra giovanile che potesse vantare questo nome, nel 1982 se ricordo bene.

In realtà ho giocato gran poco perché ero brocco, ma tanto tanto brocco. Mi assalivano quelli che il mio primo coach – nella piccola squadra di Dosson che l’anno dopo appunto fu inglobata nella neonata Treviso – chiamava gli spiriti malefici della partita. E allora capite che per un nanerottolo, con un tiro scarso, poca tecnica e senza autocontrollo agonistico, la mia carriera cestistica era segnata!

Eppure in quella che molti avrebbero vissuto come una piccola tragedia ho imparato tante cose. Ho capito che le squadre grandi diventano tali proprio grazie all’apporto di tutti, ma proprio tutti, anche di quel piccolo brocco che ero io.

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