Archivi per la categoria ‘temi veneti’

Panto (Veneto Stato): “Le nostre bombe sono le cabine elettorali”

domenica, 17 luglio 2011
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In questo frangente in cui Veneto Stato è stato oggetto di un inaudito attacco da parte di un “non so come definirlo” rappresentante delle istituzioni italiane, il cui unico compito dovrebbe essere solo ed esclusivamente quello di occuparsi di rincorrere i banditi e non di avventurarsi pericolosamente in considerazioni di tipo politico, ho apprezzato particolarmente la coraggiosa ed equilibrata risposta di Gianluca Busato pubblicata sul “Il Gazzettino” di oggi ed a cui mi unisco senza indugio.

Non è un caso che tale attacco giunga all’indomani del voto della manovra economica, che porta lo stato Italia, vero carrozzone già paragonato ad un Titatic che affonda non certo da noi ma da un autorevole rivista internazionale quale “L’Economist” a tirare un provvisorio quanto vano sospiro di sollievo. (continua…)

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venerdì, 15 luglio 2011
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Nessun default dell’Italia con un Veneto Stato indipendente

mercoledì, 13 luglio 2011
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Cosa farebbe un Veneto indipendente con un vicino ingombrante e gravemente ammalato come l’Italia? Il distacco dell’economia veneta da quella italiana non produrrebbe un crac finanziario?
Provo a dare risposta a queste domande che in questi giorni di concitata movimentazione finanziaria internazionale possono produrre preoccupazioni in chi guarda e investe in Italia. Risposte che sono una mia interpretazione di quello che presumo sia la linea che penso sarebbe tenuta, e che io, come semplice cittadino-socio, certamente caldeggerei.
In realtà un Veneto indipendente sarebbe una garanzia per i mercati internazionali, per la stabilità finanziaria. Innanzi tutto una forte economia sarebbe scissa e associata ad altre economie forti che garantirebbero la certezza sulla moneta unica, l’euro, e con essa alla garanzia del valore nell’interscambio delle merci nelle piazze internazionali.
Il Veneto indipendente sta per essere preparato, non è certo ancora pronto, ma la sua classe dirigente è “in forno”. Parte dell’attuale classe dirigente veneta è certamente meritevole di poter amministrare le attività locali (penso a molti bravi sindaci) specialmente quanto saranno depurati dalla dipendenza dai partiti italiani. Nel tessuto Veneto vi sono alcuni economisti noti e stimati nel mondo. Molti di loro vivono lontano dal Veneto ma siamo convinti che in un Veneto rinnovato e indipendente alcuni di loro potrebbero essere disposti a lavorare per lo sviluppo dell’economia.
Il Veneto indipendente non lascerà sola l’Italia con il suo debito, ma ne acquisterà una importante porzione. Acquisterà, non spartirà! L’operazione, qui semplicemente abbozzata per semplicità, consisterebbe nella vendita sul mercato di VEC-Bonds (titoli di stato della neo Repubblica Veneta) con i quali finanzierebbe l’acquisto di titoli di stato della Repubblica italiana, sui quali sarebbe applicata una clausola di abbinamento contrattuale per la rivalsa su beni tangibili.

E’ certo che nel momento in cui il Veneto diventa indipendente anche altre nazioni della penisola italiana lo seguiranno. Il Veneto indipendente farebbe da guida per garantire che ogni una di queste nazioni si assuma la sua responsabilità nei riguardi del debito pubblico della Repubblica italiana, almeno per quelle nazioni che intendono riassumere con dignità il ruolo che spetterebbe loro nel mondo. Certamente è credibile per quelle che oggi sono indicate come le regioni più produttive. Il Veneto indipendente farebbe molto per potere aiutare tali nuove nazioni, ed avrebbe la forza per operare anche le pressioni necessarie.
Per gli investitori queste sono garanzie che nessun altro, ad eccezione della Lombardia, possono offrire, ma è quasi certo che la stessa Lombardia sarebbe immediatamente a seguito della guida veneta.

Sul fronte dello sviluppo e della crescita economica, il Veneto indipendente saprebbe fare fronte ai costi di tale operazione, attraverso la riduzione delle richieste che lo stato fa alle imprese (gli adempimenti burocratici) quindi consentendo loro di impegnarsi al 100% sul loro business.
Sviluppando una legge speciale per le aziende che straniere che decidono di portare la loro sede in Veneto, in particolare quelle spiccatamente orientate alla ricerca, con una tassazione del 5% sull’utile delle prime e la esenzione per le seconde a patto che il 25% dei brevetti resti di proprietà di imprese e investitori con stabile residenza nelle Venezie per almeno 10 anni.
Inoltre la istituzione del VPO (Venetan Patent Office) ad alta informatizzazione per facilitare le ricerche e il deposito di brevetti con basso costo e l’incarico a cura dello stato di occuparsi della garanzia di copertura europea, nordamericana, indiana e cinese dei brevetti veneti.
Un investimento non piccolo ma nemmeno esagerato che però assicura un enorme valore per le imprese venete (e internazionali che si insediano in Veneto) che ideano e sviluppano nuove creazioni.

Sul piano fiscale, semplicità e riduzione drastica degli adempimenti: registrazione fatture, possibilità di detrazione totale di ogni spesa inerente l’attività (e non ragionevolmente utilizzato per scopi personali), pubblicazione del bilancio con dichiarazione degli utili, dichiarazione IVA, e tassazione flat, dividendi delle società non tassati, tassa sui redditi personali flat con franchigia per i redditi minori, coperture assicurative per sanità e perdita del lavoro a gestione privata o di casse mutue autogestite dai lavoratori  esenti da imposte, costituirebbe l’intero corpo burocratico fiscale richiesto. Essendo molto semplice è poco costoso, abbatte il costo parassita sul lavoro, induce a creare nuove imprese o ad attrarre quelle esistenti in altri paesi, inoltre rende più facile il controllo di routine che ogni 3 anni verrebbe fatto a ogni impresa, reso ulteriormente rapido e poco costoso grazie alla missione di individuare chi davvero imbroglia senza focalizzarsi su piccolezze.

Sulla riorganizzazione giudiziaria, reintroducendo il diritto veneto aggiornato, tale da assicurare certezza sulla amministrazione della giustizia percepita dalla popolazione, dagli investitori e dagli ospiti, anche con l’introduzione dei lavori forzati al fine di risarcire il danno causato dai criminali, affiancato dall’eventuale sostegno sociale e morale per coloro che hanno commesso delitti minori ed abbisognano di aiuto e pietà.

Sul controllo del territorio attraverso il pattugliamento attivo e l’adozione di video-quadrotteri radiocomandati, e l’indirizzo al severo controllo della viabilità con il rispetto dei pedoni e dei relativi spazi, delle distanze di sicurezza e della velocità massima, del rilascio di rifiuti punibile con lavori forzati, della sobrietà nella guida dei veicoli, e della quiete notturna.

Un Veneto indipendente libero ma rigoroso nel rispetto del prossimo e dell’ambiente, come specchio di una politica economica libera ma rigorosa nel rispetto delle sue obbligazioni e capace di offrire importanti garanzie supplementari per assistere i suoi vicini di casa in difficoltà.
Un Veneto indipendente garanzia del credito e della moneta, verso cui gli investitori potranno guardare con fiducia e verso cui potranno fare affidamento per assicurare una discesa morbida dall’imbarazzante debito pubblico italiano.
L’Europa e il mondo devono guardare al Veneto indipendente come una rara opportunità per salvaguardare i capitali investiti nell’Italia e nell’euro.

Claudio G.

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#eurevolution

sabato, 21 maggio 2011
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Se per la #italianrevolution è possibile mettersi comodi in attesa del prossimo treno, in Spagna le cose si vanno a fare sempre più serie con la sfida da parte del popolo degli “indignados” alle autorità che avevano imposto lo sgombero a partire dalla mezzanotte di ieri, che invece è stata salutata dalla piazza di “porta del sol” in Madrid con un boato di gioia e applausi di una folla che la riempiva all’inverosimile, e con la polizia che saggiamente è rimasta nei suoi ranghi.
Chi volesse può vedere le immagini in diretta su UStream, e seguire i richiami su twitter usando le hash #Indignados, #acampadoviedo ma che sono diventate #democraciarealya (democrazia vera adesso) e sempre più inneggiano a una #spanishrevolution. Ed è così che con la velocità del pensiero e della rete presto si sono accodate #germanrevolution, #europeanrevolution, #catalanrevolution.
Molti parlano che è necessario un cambio della politica vigente, un cambio del sistema. Quale in alternativa non mi è dato di sapere. Ma d’altra parte è sempre così, nelle rivoluzioni (ammesso che questa lo divenga) la massa si accoda, ha speranze ha amarezze e desiderio di cambiare come ingredienti propulsivi, ma non ha idee che solitamente arrivano da piccoli gruppi elitari che hanno capacità di poterle elaborare. Come dire, ad ogni uno il suo mestiere. Il rischio è che in questo marasma si possano insinuare soggetti che di mestiere fanno i guastatori o che semplicemente si dia maggiore risalto a chi la urla più grossa.

Ecco che tali elites si manifestano con articoli come quello apparso su El Confidencial, dove l’economista Luis Garicano suggerisce dei punti, e soprattutto sottilinea di non demonizzare il mercato portando certo dei validi argomenti a suo sostegno.
Perché dal minestrone delle rivendicazioni sono emerse anche alcune tesi quanto meno sconcertanti. Se in alcune di esse si invoca maggiore democrazia, con richiami alla necessità che sia la popolazione a decidere anche su norme internazionali ed europee (e qui un campanello d’allarme dovrebbe suonare nei palazzi di Bruxelles), per altre si cade in argomenti che spesso sono privi di concretezza e sono il frutto di tesi ideologizzate che si scontrano con il senso della ragione o meglio tendono a negare quei principi di libero mercato (come neppure Luis Garciano riesce ad esprimere) che per poter essere applicati negano in una clamorosa contraddizione il diritto di libertà e di espressione dei cittadini tanto invocato nella facoltà di determinazione delle scelte politiche, come se potesse esistere un essere comune che interpreta l’equalità di tutte le persone; cosa palesemente impossibile.

Se di questi temi si discute e si suggerisce nella piazza spagnola, in quella italiana si fa un fritto misto e si assumono interpretazioni molto singolari, come ben riportate in questo articolo da La Voce di Trieste. In esso per la verità pare si menzionino quelle degli Indignados spagnoli, ma avendo udito e letto direttamente alcune di quelle rivendicazioni, mi pare che nella salsa italiana siano state un po’ alterate e indotte ad argomento ancor più fuorvianti e che in pratica si scollano dal sentimento popolare. Guardate questo video di SestinaTv sul tentativo di manifestazione a Milano, e capirete meglio.

Questa è forse una delle ragioni del perché la Italianrevolution può attendere, e forse non si farà mai. Esistono anche altre ragioni. La Italianrevolution è impossibile perché più che di rivoluzione si finirebbe a parlare di guerra civile. Affinché si possano cambiare gli assetti infatti sarebbe necessario che due parti della popolazione si scontrassero su interessi che sono diametralmente opposti, e che vengono mantenuti in piedi a spese del debito pubblico prorogato ai pronipoti.
Il principale problema dell’Italia è infatti la contrapposizione dell’interesse di chi vive a spese di una parte della popolazione, e crede pure di essere importante e produttivo. Esiste in Italia gente che crede che il loro lavoro sia utile e necessario, per esempio inutili agenti per la raccolta di rifiuti che non lavorano per questo e lasciano Napoli sommersa di rifiuti, fatto ancora di attualità benché taciuto dai media italiani. Autisti di politici (ci centinaia di auto di stato in Italia, diverse volte più degli US) e una professione strana che si chiama “portaborse”. E’ stimato che circa il venti per cento della popolazione attiva lavori in entità che sono parassitarie al sistema produttivo. Tutta questa gente, e parliamo di milioni di persone, sono chiaramente in contrasto di interesse con i loro vicini di casa che invece sono anche vessati da un sistema illiberale che è difficile da immaginare per chi vive in US o in Canada. Se le due fazioni possono trovare un punto in comune nell’indignazione per il comportamento dei politici e della corruzione che grava nel paese e che lo ha divorato fino a raggiungere anche le parti che ne erano rimaste relativamente indenni come le Venezie, Friuli e le Valle d’Aosta, e c’è un sentimento trasversale di ribellione su questi temi, la linea del culo viene quando si devono considerare le ragioni che sostengono economicamente questo stato di fatto. Quando avverrà la guerra civile sarà inevitabile. Nel frattempo non attendiamo la #italianrevolution.

Claudio G.

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i va in merica

sabato, 21 maggio 2011
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Qualche settimana fa, mi sono recato all’American Enterprise Institute (AEI), uno dei principali think tank di Washington, per una lecture di Charles Murray. Per chi non lo conoscesse, Murray è forse il più brillante sociologo americano contemporaneo. Sta scrivendo un libro sulla popolazione americana e, in particolare, sulle crescenti differenze economiche e sociali tra i bianchi ricchi e i bianchi poveri. In via generale, si è parlato del declino dell’American way of life e del rischio che l’America perda la sua eccezionalità, diventando un “altro Paese europeo”. Sebbene Murray sia un libertarian pessimista (un ossimoro?), la conferenza è finita con alcune note ottimistiche (per gli americani): comunque vada, l’America è meglio posizionata dell’Europa, non rischia il collasso del sistema di welfare e non ha niente a che vedere con l’Europa che sarebbe oggi entrata in una fase post-cristiana e pre-islamica (!). Si è parlato inoltre del ruolo benefico della religione nella vita pubblica, fatto sul quale la maggior parte degli americani è concorde, compreso un agnostico con simpatie quacchere come Murray!

Di conferenze e seminari all’AEI ne ho visti tanti, ma la lecture di Murray è stata speciale. Vi spiego perché. A un certo punto, durante la discussione, è emersa la seguente domanda retorica: dove lo trovate un Paese nell’Occidente nel quale, come negli Stati Uniti, le persone aiutano i propri vicini senza badare ai legami di parentela, dove la religione ha ancora un forte peso e anima la vita sociale, dove l’industriosità dei cittadini è diffusa, dove la dinamicità socio-economica si esprime in mille modi diversi, dove una larga parte della popolazione è impegnata in attività di volontariato, dove sono così diffusi l’amore per l’altro e il senso civico, dove gli immigrati si integrano così bene, ecc.? La risposta era ovviamente che non esiste al mondo un simile Paese oltre agli USA. Nella sala erano tutti d’accordo, Murray per primo. Io no.

Avrei voluto alzarmi e gridare che conoscevo un altro Paese così (penso abbiate capito a cosa mi riferisco!), ma mi sono invece messo a piangere sommessamente pensando alla nostra dolce patria. Per qualche ora ho pure pensato che sbaglierei se decidessi di stabilirmi negli USA definitivamente perché il mio posto è in Veneto a lottare affinché lo Stato italiano non cancelli per sempre la Venetian way of life, che peraltro, per molti versi, è di gran lunga più magica di quella americana.

Viva il Veneto, viva la libertà!

un veneto in USA

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Persone

domenica, 15 maggio 2011
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Di una cosa sono rimasto stupito .

Inserire nel mio blog due semplici frasi ha creato un caso.
Alla maggior parte stranieri che vivono e lavorano nel nostro territorio per lo meno a quelli culturalmente e socialmente evoluti, o che ispirano a tale condizione, piace molto l’idea di un Veneto Stato.

“Indipendentisti si nasce o si diventa: qualunque sia la nostra origine abbiamo la fortuna di abitare ed amare la nostra terra veneta come pochi sanno fare.

Il rispetto, la tolleranza, il buon governo e la giustizia, unitamente al progresso, fanno della nostra civiltà una delle più avanzate al mondo.”

Evidentemente sono o vogliono essere come noi , veneti , in tutto e per tutto, per appartenere alla nostra civiltà e per contribuire anch’essi a renderla migliore.

Una civiltà che ogni giorno vediamo violentata nella sua autostima da parte di un regime che si ostina a volerci mantenere in una situazione coloniale , che sfrutta i cittadini veneti ed addita gli stranieri che vivono e lavorano onestamente con noi e al nostro fianco con disprezzo razzista Piave.

A queste persone dico GRAZIE per aver sposato senza indugio la causa di un Veneto Stato Indipendente .

Gianluca Panto

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Onore ai leghisti

sabato, 7 maggio 2011
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Tra un momento e un’altro degli impegni che ho in questo periodo ho avuto occasione di leggere questo articolo, che involontariamente un facebookaro mi ha segnalato. La testata non è molto obiettiva nei confronti della Lega e lo è sempre in genere quando c’è da mettere in croce chi và contro il suo pensiero guida, ma in questo caso l’articolo fa un mero riassunto di quanto da un po’ di tempo arriva in Radio Padania, e basta fare un giro su youtube (o ascoltarla) per accorgersene.

E allora si, diamo onore a quei leghisti che finamente rinsavendo capiscono quanto pagliacciata e soprattutto truffaldina sia stata la Lega, onore perché è gente che seppure sul termine un po’ scurrile del “avercelo duro” si identificava in un concetto molto pratico: essere reattivi e combattivi, o se volete usando lo stesso tono popolare, dimostrare di avere le palle. Perché gente così, sia essa stata in Lega, o in qualunque altro partito non importa purché genuinamente si senta orientata alla difesa del proprio territorio e della propria autodeterminazione, merita onore perché servono persone attive e che agiscono, non le mammolette che stanno a discutere sull’amministrare lo zerovirgola percento di quanto viene rubato ai Veneti ogni giorno, senza però osare a nemmeno additare la vera causa di tale disastro. Si pensi che la sola città di Venezia ha un credito nei confronti dell’Italia di 84milioni di euro (fonte: dichiarazione del sindaco Orsoni), e si parla delle sole briciole che ufficialmente da Roma concedono alla città senza considerare quanto viene realmente rubato. Cioè non solo il taglieggiatore ti estorce la maggior parte del tuo reddito, ma pure rubacchia su quanto ha deciso di lasciarti!
Di mammolette e di pesci lessi che si beano della cultura italiana che gli è stata cucita su misura nel cervello per ammantarlo dalle verità storiche e dalle verità fattuali su come funziona il mondo, ce ne sono fin troppi e sono quelli che, spesso con toni razzisti non dissimili da quelli usati in epoca fascista, schiacciano qualsiasi volontà di rivalsa da parte di una popolazione che percepisce di esserne vittima. Le mammolette al massimo sono utili per amministrare ciò che gli viene detto di fare, per esempio un condominio, sono degli esecutori non dei creativi.  Al Veneto servono condottieri che sappiano avere una visione ben più inoltrata della semplice amministrazione cittadina, seppure con quest’ultima sia pure necessario fare i conti.

In periodo elettorale l’aria è sempre un po’ irrespirabile, e non vorrei renderla se possibile ancor più mefitica anche perché io sono completamente fuori dalla partita e sospetto che dovrò definirmi straniero ora che i legami con la penisola sono completamente spenti, ma di certo tali talenti, tali energie e caparbietà non possono essere sprecate e occorre che i leghisti delusi del loro ex partito che ce l’aveva duro e adesso è più mammoletta delle mammolette e più compromesso dei compromessi, non si scoraggino e guardino laddove persone capaci si sono preparate da alcuni anni, per affrontare la reale sfida che l’allora Liga Veneta voleva affrontare ma che mai riuscì a compiere proprio per accettazione di un compromesso che l’ha vista fagocitata, svilita e annichilita. La politica è un mercato delle proposte, ma dovrebbe in futuro diventare l’ambito di decisione *diretta* dei cittadini. Ma fintanto ché essa è un mercato quale quello che è oggi, gli elettori hanno ancora una possibilità come in qualunque mercato: boicottare il vecchio per comprare il nuovo.

 

Claudio G.

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Campagna Shock di Panto e gli indipendentisti “volano” nei sondaggi

venerdì, 6 maggio 2011
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Sarà pur vero che la campagna personale di Panto su facebook per le provinciali a Treviso  è stata additata come macabra e che i cartelloni dal messaggio boccaccesco erroneamente, ma fatalmente attribuiti a Veneto Stato  hanno indignato i bigotti campagnoli (ma ce ne sono ancora nel XXI secolo?), peraltro sistema già utilizzato dal trevigiano Benetton tramite il fotografo Toscani in anni ben più oscurantisti di questo 2011.

Panto afferma testualmente : “Gli attacchi della stampa contro di noi si stanno trasformando in un boomerang per i nostri concorrenti , la gente non è stupida , noi siamo un partito popolare siamo radicati nel territorio e passeggiando nei nostri paesi riceviamo sostegno , vedo come la gente sia tutta con noi e contro il potere dominante che non da risposte ai cittadini con vera azione politica ma con mera amministrazione” .

Sta di fatto che gli indipendentisti di Veneto Stato, movimento che riunisce in un’unica forza organizzata tutti i precedenti gruppi , e che sostiene il candidato presidente Antonio Guadagnini “vola” nei sondaggi oltre ogni previsione. (continua…)

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Giane Busato a Villorba per Veneto Stato

sabato, 30 aprile 2011
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Basta razzisti omofobi ignoranti e bugiardi, tutti a Treviso il 7 maggio per un Veneto Stato indipendente

giovedì, 28 aprile 2011
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Evitiamoci un futuro da barboni sotto l’Italia, noi veneti ci meritiamo di meglio!


Ogni giorno, senza sosta, dobbiamo assistere ad un indecoroso spettacolo di cialtroneria politica senza pari. Siamo stufi di leggere, vedere e ascoltare degli autentici buoni a nulla che ogni giorno la sparano più grossa pur di nascondere i loro scarsi risultati.

Gobbo, Gentilini, Muraro: basta!!! Basta idiozie, basta razzismi, basta ladri!!!
Non ne possiamo più di sentire i re degli ignoranti sparare scemenze una dietro l’altra, non ne possiamo più di razzisti omofobi e intolleranti.

Noi veneti non siamo razzisti, noi veneti non siamo omofobi, noi veneti non siamo xenofobi.

Noi veneti ci meritiamo di meglio di questi incapaci. E l’unico modo per liberarcene è di ottenere la completa indipendenza politica, attraverso il percorso democratico e legale indicato da Veneto Stato. La nostra è l’unica strada che non passa per Roma, la più semplice da percorrere, dato che richiede solo il consenso dei veneti per essere attuata.

(continua…)

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