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Firma e passaparola ;-)

A: Cittadini Veneti

IO, Cittadino Veneto e Europeo, richiedo che i cittadini veneti siano chiamati ad esprimere la propria volontà rispondendo al seguente quesito referendario: “Vuoi che la Repubblica Veneta sia uno stato indipendente con una piena personalità giuridica internazionale e legale?”

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Le grandi aziende resteranno in Veneto anche dopo l’indipendenza?

Tutti i piccoli paesi che hanno ottenuto l’indipendenza sono visti con grande favore dalle grandi imprese, grazie all’aumentato livello infrastrutturale, le minori tasse sulle imprese e un’amministrazione pubblica meno articolata e più efficiente. Sicuramente la tradizione di buona amministrazione e la propria vocazione mercantile consentiranno al Veneto indipendente un grande fiorire di imprenditorialità innovativa e sostenibile, attraendo nuovi capitali internazionali, ora praticamente assenti in Veneto.
Oggi le grandi imprese investono solo in parte in sedi nazionali delle loro filiali allocate in Veneto. Ciò avviene perché i poli romano e milanese diminuiscono l’interesse di aprire sedi produttive e commerciali in Veneto, parte del sistema-paese Italia.
Dopo l’indipendenza, le aziende che vorranno entrare nel mercato veneto dovranno aprire le proprie sedi a Padova, Treviso, Verona, Vicenza e in tutte le città venete, con un fiorire di opportunità commerciali ora impossibili.
Inoltre, la posizione strategica del Veneto permetterà di aprire le sedi principali delle filiali EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa) di molte multinazionali, con enorme aumento di posti di lavoro qualificati ora appannaggio di Roma, Milano, Monaco, Vienna, Lubiana.

Partito Nazionale Veneto

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Il Veneto indipendente può reggersi sulle proprie gambe?

Il Veneto ha un’enorme potenziale economico, con grande ricchezza di risorse ambientali e una forza lavoro altamente competitiva.
Sono pochi i paesi al mondo che possono competere con la nostra capacità di inventare e lavorare e che hanno risorse ambientali pari alle nostre. Gli studenti veneti sono più istruiti e conoscono le lingue straniere meglio degli studenti italiani.
Abbiamo un settore enogastronomico di rilievo mondiale, università di grandi tradizioni che con le risorse che deriveranno dall’indipendenza potranno incrementare la loro potenzialità di ricerca e innovazioni.
I veneti hanno una reputazione mondiale per capacità economica, imprenditoriale, artistica e scientifica, seguendo una tradizione storica che tanto apporto ha dato all’umana civiltà.
Le nostre imprese si affermano nel mondo, il nostro potenziale turistico è di primaria importanza. L’aumento di risorse pubbliche nelle infrastrutture oggi carenti a causa del malgoverno italiano incrementerà ulteriormente la competività e la qualità di vita nel nostro paese.
I problemi odierni del Veneto non sono certamente la mancanza di risorse. Casomai è l’impiego delle stesse per controproducenti politiche di assistenzialismo al di fuori del Veneto.
I problemi odierni del Veneto sono una mala gestione dell’ambiente che per la propria tutela ha bisogno di maggiori leve decisionali locali che solo l’indipendenza può garantire.
Il Veneto inoltre vede invece negli ultimi tempi l’affacciarsi di fenomeni di povertà che negli ultimi trent’anni sembravanno scomparsi.
Il Veneto sta infine facendo i conti per la prima volta nella propria storia con il pericoloso incremento dell’insicurezza delle nostre città, dovuto a una pessima gestione italiana delle politiche immigratorie e ad un decadimento oramai irrecuperabile del costume giuridico italiano che vede prevalere le logiche di impunità delle azioni criminali.

Ecco perché il Veneto indipendente ci farà fare tornare finalmente nel novero dei Paesi civili, come sempre lo siamo stati nel corso della nostra millenaria storia di stato indipendente.

Partito Nazionale Veneto

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I rifiuti italiani in Veneto, la prima purga solidale del federalismo tombale statalista e catto-comunista

Galan continua a tradire il Veneto e assieme ai suoi alleati regge il sacco alla futura Repubblica Federale Sovietica d’Italia.

Sul tema del conferimento di rifiuti italiani in Veneto, il governatore Giancarlo Galan si conferma servo peloso di Roma. Capiamo bene che egli è come minimo “ubbidiente” nei confronti del capo del governo italico dei miracoli e degli effetti speciali, dato che per lungo tempo ne è stato sul libro paga, ma passa molta strada da qui a tradire il Popolo Veneto facendo entrare i rifiuti italiani che sono un’offesa al nostro senso civico, oltreché una insensata azione di irresponsabilità politica verso il malaffare di chi non ha voluto gestire l’emergenza laddove si è verificata.
Ecco che gli attori presenti nella Regione Veneto si dimostrano deboli e dalla schiena molla, o forse peggio. Di sicuro non sono assolutamente in grado di difendere i nostri interessi messi sotto scacco da un’Italia coloniale e ingrata verso i veneti.
Temiamo inoltre che questo sia solo l’inizio di un impalamento amaro per la Repubblica del Leone, che sarà confezionato con l’oscenità del “federalismo fiscale” et “solidale”, un autentico ossimoro tridimensionale, una contraddizione in termini tripartita che noi preferiamo chiamare “federalismo tombale”, visti i contenuti anticipati dall’ineffabile Calderoli del relativo disegno di legge delega, che sembrano appunto la tomba di ogni speranza di libertà per il Popolo Veneto.
Al di là della boutade sui finanziamenti per Roma capitale, emerge una chiara impostazione del ddl sul federalismo imbevuta di statalismo e centralismo e tendenzialmente catto-comunista. Ecco che il termine “tombale” ben si adatta anche alla cultura di morte “putiniana” fatta propria da Berlusconi, amico e alleato dell’uomo forte di Mosca, unita a una visione cimiteriale generale delle ambizioni di autogoverno veneto.
Altro che federalismo, questo ddld Calderoli appare un pamphlet più adatto alla pianificazione sovietica che una riforma adatta a risolvere la Questione Veneta, insomma.
Lo stato fa infatti tutto: dalla determinazione dei servizi essenziali (sanità, assistenza, istruzione, ma anche, incredibilmente trasporto pubblico e molto altro ancora) e del loro costo standard, alla determinazione dei tributi propri derivati e dei trasferimenti dal fondo perequativo per coprire i costi standard dei servizi essenziali. Lo Stato determina la capacità fiscale di ogni Regione, e in base a questo “perequa” le risorse delle Regioni perché queste abbiano risorse pari ai costi dei servizi determinati dallo stato.
Le prime anticipazioni sembrano insomma sostituire l’attuale sistema-gruviera basato sul rimborso ex post della spesa storica e dei suoi puntuali buchi di bilancio ad un “innovativo” sistema di pianificazione statale comunista in cui dal Centro si determina il costo dei servizi e si fanno arrivare i soldi necessari per pagarli.
Non si comprende ancor bene infine come sarà invece alimentato il fondo perequativo. Speriamo non avvenga grazie all’appiattimento ad un unico livello di tutti i finanziamenti regionali, permettendo così il miracolo dei veneti che pagavano le tasse in Regione Veneto per finanziare il clientelismo italiano.
Bisogna infine dire che un favore questi signori ce lo fanno ed è enorme: lasciano infatti sempre più deserta l’alternativa politica alla nostra indipendenza :- )

Partito Nazionale Veneto

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Giulio Tremonti, il nuovo grande segretario del PCC (Partito Comunista Conservatore)

Riportemo un interesantisimo articolo de Michele Boldrin, che svela in modo autorevole l’inpianto sostansialmente socialista anca de sto governo de drita…

L’intervista di un genio
di Michele Boldrin, 16 Agosto 2008

tratto da noiseFromAmerika.org

Il titolo, per una volta, non è ironico. L’intervista rilasciata ieri (14 agosto, ndr) da Giulio Tremonti al Corriere prova che l’uomo un genio è: della mistificazione. Perché il vero regista di questo governo è lui, BS fa solo la parte più brillante in una trama scritta altrove.

Perché occuparsi di un’intervista fondamentalmente minore ed in cui l’intervistato non dice nulla di nuovo? Perché questa intervista è un capolavoro del MinCulPop – che è ciò che il Corriere è diventato da quando la scommessa su VW è andata buca e i padroni del vapore hanno ordinato a Mieli di lavorare per la Grosse Koalition e la stabilità a ogni prezzo – e permette di capire quale sia lo scheletro ideologico della sequenza di balle su cui le politiche economiche di questo governo si fondano, e si fonderanno.

L’intervista mi ha stuzzicato anche per una seconda ragione: sono in Italia da due mesi (non temete, in meno d’una settimana me ne vado) ed ho letto i giornali con attenzione; ultimamente ho anche cominciato a guardare le notizie alla televisione. L’impressione di un regime è fortissima, asfissiante. Questo vale soprattutto per i due principali canali RAI (con il TG3 che conferma la regola mettendo in onda solo veline del loft PD) visto che a tutti sembra ovvio che i canali Mediaset facciano propaganda per il loro proprietario (a Fede ho resistito solo 4 minuti, poi basta: ma come fate?). La parte piu grave, però, sono i grandi giornali cosidetti “indipendenti”: Corriere, Stampa e Sole in testa, con dietro Messaggero, Gazzettino, Mattino di Napoli, eccetera: il coro esegue polifonicamente lo stesso spartito, quindi meglio dare un’occhiata allo spartito.

Eccone l’impianto. Il capitalismo mondiale è in crisi e gli USA ne sono l’epicentro. Le cause della crisi sono da un lato la globalizzazione e dall’altro la speculazione mercatista, il libero mercato, la concorrenza. Sta agli stati, ai governi, rispondere a queste cause di crisi riacquistando un protagonismo fondamentale nella gestione dell’economia: libero mercato e concorrenza portano alla crisi, serve altro. Riscopriamo il corporativismo cristiano-europeo, al centro delle quali stanno governi forti e paternalisti che coordinano associazioni di produttori nazionali e ne difendono i mercati e le prerogative. Tale politica oggi non puo essere svolta solo a livello di nazione, va svolta a livello di Europa continentale (nella perfida Albione hanno sede alcuni dei nemici peggiori). Per ottenere tale risultato occorre la cooperazione di tutte le parti sociali e risulta quindi necessario, sulle questioni fondamentali della politica economica, superare la dicotomia governo/opposizione: esistono supremi interessi nazionali che vanno difesi dall’aggressione esterna, sia essa americana, cinese o della speculazione internazionale. In una situazione come questa, una situazione straordinaria con cause tutte esterne, diventano secondarie le cause nazionali di divisione. Vanno quindi accantonate la questione morale, anzitutto, ma anche l’evasione fiscale da un lato e l’oppressione fiscale dall’altro, la mancanza di crescita nei redditi effettivi di settori estesi della popolazione e della produttivita del lavoro in generale, l’assistenzialismo meridionale e l’illegalità che governa quella fetta di paese, lo sfasciarsi progressivo dell’apparato dello stato, l’accelerarsi della decadenza del sistema scolastico …

Questo copione ha ovviamente vaste implicazioni che riguardano sia l’ordine pubblico, che il sistema di valori dominante, che la distribuzione del reddito e del potere politico, economico e mediatico all’interno del paese - sembrano essersene accorti persino a Famiglia Cristiana, seppur nel loro stile predicatorio-buonista - ma discutere questi aspetti ci porterebbe troppo lontano, ed è ancora troppo presto per dire dove si finirà esattamente. L’asse portante, in ogni caso, rimane quello economico come articolato nell’intervista in questione.

Il giornalista, tale Mario Sensini, offre imbeccate servil-strumentali che permettono al signor Ministro d’esibire la sua enorme sapienza. La quale non si fa desiderare: linguaggio ampolloso, latinorum a go-go, metafore ardite, affermazoni epocali sin dalla prima riga. L’intervista non si apre con una domanda ma con una sentenza: agosto, apparentemente, ha scalzato aprile ed è il più crudele dei mesi, quello nel quale esplodono le crisi. Il nostro ci ricorda che quella dei mutui si manifestò l’anno scorso di questi giorni ma si scorda di notare che lui, a quel tempo, prediceva il 1929 e l’imminente fine del mondo, mentre un anno dopo il mondo gode di decentissima salute. Fa niente.

La parte di politica internazionale fa tristezza, ed anche la voglia di dire cose troppo cattive, ma non è questo il punto. Il punto essendo che gli USA sono fuori gioco e sta alla ritrovata Europa giocare la partita con la ritrovata Russia imperiale: il quadro di riferimento è quello della seconda metà del XIX secolo.

Poi viene l’associazione chiave del Tremonti-pensiero a quello di Ratzinger. Di nuovo, tralasciamo la baggianata sui grandi passaggi epocali che la chiesa sa correttamente interpretare (il pensiero rinascimentale e poi scientifico, la rivoluzione francese, quella industriale, l’unità d’Italia, l’avvento dei fascismi europei …) accontentiamoci di questa falsità:

«L’aspetto orrendo della speculazione è sul grano, sul mais, sugli alimenti. Anche sul petrolio. Nel giro di sei mesi il prezzo è salito vertiginosamente e poi precipitato. E’ la prova che dietro c’era la speculazione. Da un lato questa ha divorato se stessa, causando recessione, dall’altro ha subito i colpi dell’azione forte di molti governi».

Sì: dice proprio così, ed il Sensini-Rigoletto non gli chiede di dare qualche esempio d’azione “forte” dei “molti governi” ma continua chiedendogli di parlare della crisi USA. Sì, di quella USA, non di quella italiana! GT racconta una balla grande come una casa ed il Sensini non riesce nemmeno a chiedergli: scusi, signor ministro, mi spiega come una variazione di un 20% nello spazio di sei mesi possa causare una recessione che negli USA ancora non c’è e che invece c’è in Italia, Germania e Francia dove, grazie all’apprezzamento dell’euro, il prezzo del petrolio è cresciuto molto meno e la speculazione finanziario-mercatista non s’è vista, come dice lei?

No, il nostro gli chiede degli USA, e GT ne approfitta per spiegarci che sono oramai allo sfascio, tutto per colpa della scienza economica triste fatta con le formule matematiche. La prova: i giudici hanno ordinato a due banche fraudolente di ricomprarsi i titoli piazzati con sporchi trucchi. In Italia, quando già governava lui, le varie Cirio, Parmalat e il sistema bancario nel complesso (buoni argentini) fregavano i piccoli risparmiatori con titoli di cacca senza che nessuno ordinasse loro di ricomprarseli. Morale: le crisi epocali si evitano lasciando che i banchieri nazionali truffino impuniti. Non scherzo: l’ingegneria finanziaria sporca era una passione del GT prima maniera, nonostante le prediche odierne.

Aggiunge poi, il vostro ministro, che invece in Europa la situazione è più equilibrata. Strano, oggi lo stesso giornale ci informa in prima pagina che l’area euro è già in recessione … Ah le statistiche: prodotti del diavolo matematico e triste. Ma le perle vengono dopo: le pensioni italiane sono sicure e gli unici settori dell’industria italiana dove le cose non vanno bene sono quelli delle privatizzazioni sbagliate (esempi non dà, cosa intenda chi lo sa, ma di certo le privatizzazioni gli sembrano una jattura), e l’unico punto debole (come lo imbecca il Mario Rigoletto) sono i conti pubblici che GT ha messo in ordine con la finanziaria anticipata. E dentro i conti pubblici che lui ha messo in sicurezza trovano la medesima anche i risparmi delle famiglie. Cosa vuol dire? Non lo so, ma il giornalista deve aver capito perché non chiede chiarimenti. Qualcuno mi illumina? Mi illumino da solo: occorre far passare il messaggio che i conti dello stato e quelli delle famiglie sono la stessa cosa, la corazza dello stato paterno protegge (non dice “dentro” a caso) i risparmi delle famiglie. Competitività, produttività, crescita, concorrenza non servono a nulla, lo stato conta.

Poi viene tutta una parte in cui GT maramaldeggia spiegando ai sinistri cio che dovrebbero fare e non fanno. Cosa dovrebbero fare? Glielo suggerisce il Rigoletto, e lui felice condivide

La commissione Attali in Francia, il ruolo di Giuliano Amato nella consulta per Roma, dimostrano che c’è terreno per coltivare esperienze bipartisan.

«Ed è la via giusta. [...]».

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/L%E2%80%99intervista_di_un_genio#body

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Rifiuti italiani in Veneto: bene Muraro, male Bossi e Berlusconi

Il Partito Nazionale Veneto esprime solidarietà e apprezzamento per il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro che ha impedito l’arrivo di 3.500 tonnellate di rifiuti campani nella Marca Trevigiana.
Il PNV chiede inoltre le immediate dimissioni dei presidenti dei Consorzi TV2 e TV3 che, di nascosto, avevano dato l’assenso al governo coloniale italiano per portarci immondizia di dubbia composizione e probabile tossicità.
Ci chiediamo inoltre quanto sia nemico dei veneti questo governo che, con l’imprimatur di Berlusconi e Bossi, adotta tecniche ingannevoli per portare nel nostro territorio schifezze quale premio dopo il furto continuato delle nostre risorse da parte di uno stato centrale profondamente anti-veneto.
Ci chiediamo inoltre perché continui il silenzio colpevole e ipocrita sul tema da parte della Giunta Regionale del Veneto e del governatore Galan che dimostra per l’ennesima volta di saper fare molto bene il collaborazionista dei nostri aguzzini.

Partito Nazionale Veneto

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Guerra tra Mediaset e Youtube

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La Georgia vista da Washington

A go leto l’opinion de Giane sui fati del Caucaxo, e ghe tegno a xontar on paro de robe. Come ke Giane el ga buo modo de sentir łe reasion da Berlino, mi ve dago on parere influensà dała me rexidensa a Washington.

Ghe xe tri dimensioni a sta crixi: i) ghe xe na cuestion połitega (l’Abkazia, l’Osetia del Sud, el governo de Tblisi e l’influensa rusa in te sta region); ii) ghe xe na cuestion economega (el cołegamento energetico fra Mar Caspio e Mar Nero, i interesi de Gazprom e cuei europei); e iii) na cuestion geo-połitega (el biłancio de potere fra Rusia e Stati Unìi).

I. ła dimension połitega

Łe spinte independentiste in Abkazia e Osetia del Sud no łe xe na novità. Łe ghe xera dal 1990 co ke ła Georgia ła ga otegnù l’independensa da l’Union Sovietega. Na autonomia de ste regioni ła ghe xera durante el periodo sovietego, e łe mape storike (vedi articoło de Saakashvili) łe testimonia ke el Caucaxo pre inpero ruso el ga senpre vudo na moltitudine de realtà połiteghe. Ghe xe però na gran difarensa co l’independensa perseguia dai veneti o da altre popołasion europee. Ste do tere caucaxike łe xe confinanti e soto controło miłitare xa da diversi ani dała Rusia. A tuti i abitanti del’Abkazia ghe xe sta conceso el pasaporto ruso, e deso Mosca giustifega ła so “mision de paxe” par protegere ła minoransa etnica “rusa”. Ieri in tełevixion go sentìo Gorbachev dire ke in Abkazia e Sud Osetia i ga da esar lìbari de decider se i vol far parte deła Georgia o deła Rusia (sta ultima opsion no me par mia ke se ciame independensa).
Oltre a l’inpoxision miłitare rusa ghe xe na seconda raxon parké noialtri veneti gavemo da tor łe distanse da sto tipo de independensa viołento. Al contrario del pacifico referendum in Montenegro (dove pì del 80% ga partesipà, e dove el 55% ga votà a favore), in nte’l Caucaxo, łe do volte ke i ga votà, presapoco on terso deła xente ga podesto partesipar. Inaxonta me par preocupante ke ła popołasion de l’Abkazia pre incursion rusa ła xera 600miła, e ancó ła xe presapoco 80miła (vedi Human Right Watch). Par finire, tri giornalisti del NY Times i segnała na dikiarasion de on para-miłitare oseto: “semo drio bruxar ste caxe par esar sicuri ke i georgiani no i torne indrio.” Xe ciaro ke no podemo dar sołidarietà a na independensa otegnesta in sta maniera kive. No parké no i gabia el dirito, ma parké xe capitanà da criminałi. Senpre ntel steso articoło on logotenente ruso el spiega ke lori i xe miłitari, no połisioti, e no i pol miga starghe drio a ki ke fa man basa.

II. ła dimension economega

Tuti i ga capìo ca pì ke na raxon omanitaria, sta crixi ła ga dełe raixe de natura economega. No xe tanto el sviłupo economego otegnù dała Georgia, o el progreso istitusional. El grafico soto ne fa vedar come rispeto a altre nasioni del Caucaxo (Armenia, Azerbaijan e Rusia), ła Georgia ła xe mesa benon sia come controło deła corusion ke come cresita del Pil. Ma no xe tanto el suceso economego de na nasion ke ła ga adotà i prinsipi comerciałi osidentałi. El punto xe ke ła Georgia controła on coridoio energetico fra Mar Caspio e Mar Nero. Ła ga oleodoti e gasdoti ke rende acesibiłe łe risorse de Iran e altri paexi de l’Axia Centrałe a l’Europa. Sto coridoio raprexenta na conpetision direta co Gazprom, ła dita statałe rusa, ła seconda dita pi granda al mondo (dopo ła mericana General Motors).
Finìa ła goera freda ła vera forsa rusa no ła xe pì miłitare, ma pitosto energetica. Ła Gazprom ła ga cuaxi el monopolio ntel marcà energetico europeo e tanti paexi europei (l’Italia par prima, ma anca ła Dhermania e Francia) i xe intimidìi da ki ke ghe controła el rubineto del gas. E el governo georgian de Saakashvili el ga adotà na połitega antagonista ała Rusia e pro Ocidente. Par sto motivo ła Dhermania ła ga votà contro ła proposta de far ła Georgia on menbro deła Nato, propi par no pestarghe i pie ała Rusia e ała Gazprom.

Co ke l’aceso deła Georgia ała Nato xe sta bocià, ła Rusia ła se ga sentìa pì libera de rivendicar “i interesi nasionałi rusi nte’l Caucaxo” (parołe de Gorbachev – portavoxe de Putin in Merica). Ma ła realtà xe ke ghe xe in xugo el controło conpleto dełe risorse energetike par l’Europa. Invese de far el dopio xugo (come ke xe drio far el ministero dei esteri talian, perdendo na fraca de punti in Merica), par sti motivi economici gavemo da sostegner a voxe alta l’indipendensa georgiana da influense ruse. A semo drio xugarse el futuro energetico europeo. No gavemo da farse fregar dała retorica rusa (e dei so emisari taliani) ke el Caucaxo par motivi storici el ga da star soto influensa rusa. I rusi no i xe miga in Georgia par darghe da magnar ai oseti ma par tor controło de Gori e Poti, łe do sità del coridoio Georgian (fralaltro al de fora de l’Abkasia e del Sud Osetia). L’interese economico europeo xe de evitar ke Gazprom el se fagociti anca el coridoio georgian.

III. ła dimension geo-połitega

Co sta incursion rusa, i raporti fra Usa e Rusia i ga ciapà na bruta piega. Ghe xe però na diferensa fra łe tensioni de ancó e i 50 ani de goera freda. Union Sovietega e Usa i se odiava, ma i se rispetava. I xera a conosensa de łe so forse. Par questo co ke i cari armà sovietici i xe intrà a Budapest nte’l 1956, o a Praga nte’l 1968, i mericani no i ga posùo far gninte. Xera dominio sovietico e no vałeva ła pena risciar el dixastro de on confronto. Ma ancó xe canbià do robe.
Da na parte Putin ga na anbision ke ła va oltre i interesi economisi de ła so Gazprom. Oltre a na forsa economica, ła Rusia ła ga da tornar ła super potensa de na volta. Par łu l’era de l’inpero ruso otosentesco no ła xe mia finìa, el ga da nar vanti. Altro ke “mision omanitaria par l’independensa dełe minoranse etnike.” Ła rusia ła ga da controłar no soło el Caucaxo, ma anca l’Est europeo. Ancó, vènare 15 de Agosto, el general ruso Anatoly Nogovitsyn el ga dikiarà ke ła decixion połaca (ła Polonia ła xe menbra deła Nato tanto cuanto l’Italia) de inpiantar misiłi difensivi mericani, ła permete ała Rusia, secondo ła so dotrina miłitare, de lanciar on ataco nucleare. Evidentemente par Putin ła Rusia ła ga rialsà bastansa ła testa e ła xe pronta par on riscato geo-połitego.
El problema xe ke da staltra parte i mericani i ga nantra vixion. No ghe xe pì l’ecuilibrio da goera freda, no ghe xe pì el rispeto reciproco. Pai mericani ła Rusia no ła xe pì na superpotensa miłitare, e in sti ultimi 20 ani i xe bastansa sicuri de verli dopià e triplà, e de ver na protesion anti misiłi sofistegà. Par lori i xughi geopołitici ke ła Rusia ła vol far i apartiene a nantra epoca. E se no i ła ga capìa ke i ga xa perso sto status col muro de Berlino, a Washington ghe xe aria de trarghe cuatro bastonà e ridimensionarli (anca geograficamente).

Personalmente no go łe conosense par giudicar ki de i do se sbalia, ma de sicuro al contrario deła goera freda ghe xe on contrasto de prospetiva e de mixura. E dato ke ła situasion ła ndarà in pexo prima ke el primo ministro talian el torne dałe ferie e ghe fasa far ła paxe a Bush e Putin, se ga da sernir da ke parte star. Co ła Georgia (co tuti i so difeti) e ła Merica de Bush (co ncora pì difeti – vedi Iraq), o co i para-miłitari pseudo-separatisti oseti e el KGB de Putin. Tołemo łe distanse da ła poxision fiło-rusa ciapà dal governo talian. I veneti no i vol esar raprexentà nte’l mondo da sti volta-facia e maestri del dopio-xugo.

Lodovico Pizzati
PNV
Washington, DC

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La Georgia vista da Mosca

Poreto el Presidente Saakhasvili,
no contento de ver incasina’ i raporti de l’area caucasica e internasionai, no contento de ver perso la guera da lu scominsiada, el serca de salvarse la carega co le buxie e la propaganda da l’acusa de genocidio dei Oseti del Sud… ma le buxie le ga le ganbe curte:
Riepilogo i fati principai par chi in sti di’ el gavese leto sol che la “voxe” de Washington e, visto l’argomento delica’, lo scrivo in talian in modo che posa esar capio ben anca da foresti:

1) La notte tra giovedi’ 7 e venerdi’ 8 Agosto l’esercito georgiano, su ordine del Presidente Saakhasvili, ha inaspettatamente rotto la tregua a suo tempo concordata con Osseti del Sud e Russi e proditoriamente e vigliaccamente attaccato i militari RUSSI della forza di interposizione stanziata ai confini, decimandoli e disperdendoli;

2) Nello stesso tempo ha iniziato a bombardare villaggi e citta’ dell’Ossetia del Sud, particolarmente la capitale la cittadina diTskhinvali/Schinvali, distruggendola assieme all’ospedale cittadino;

3) I soldati di Tblisi, praticamente senza resistenza data l’ora e la sospresa hanno raggiunto Tskhinvali/Schinvali ed iniziato ad occuparla massacrando indisciminatamente la popolazione civile scappava per le strade o che si era rifugiata in qualche scantinato, sono stati riportate diverse cifre dalla parte osseta e russa;

4) Tra le giornate di giovedi’ 7 e domenica 10 ii bombardamenti e le azioni di guerra georgiani hanno causato qualche migliaio di morti, la stragrande maggiornaza CIVILI, donne e bambini inclusi e la fuga di 30-35.000 ossetiani costretti a fuggire nella vicina Nord Ossetia.
Evidentemente, considerata la popolazione residente totale di circa 70.000 abitanti si tratta di genocidio e di pulizia etnica, fortunatamente limitati dall’intervento russo;

5) La Russia e’ stata costretta ad intervenire militarmente in difesa dei suoi MILITARI e dei suoi CITTADINI che erano stati attaccati, bombardati e massacrati dalle truppe georgiane, oltre che per i suoi interessi e prestigio nell’area;

6) Il Consiglio Federale dei Rappresentanti della Federazione Russa (Camera alta) ha deciso all’unanimita’ di iniziare un’indagine giudiziaria per raccogliere le prove documentali del genocidio osseto da parte dei georgiani da presentare al Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, il Presidente russo Medvedev ha avvallato ufficialmente l’iniziativa;

7) Immediatamente dopo tale notizia i diplomatici di Tblisi in olanda hanno presentato una denuncia di genocidio a carico dei Russi (contro i militari georgiani attaccanti?) ma SENZA ALCUNA DOCUMENTAZIONE e, per di piu’, sbagliando indirizzo per incompetenza o per calcolo consegnando tale denuncia al Tribunale Civile Internazionale, sempre all’Aja ma che giudica le contese tra Stati e non i crimini di guerra… evidentemente “contropropaganda” georgiana;

8 ) Il Presidente Saakhasvili, oltre per l’infame ordine di attacco alla Popolazione osseta si e’ bruciata la reputazione anche con i suoi comunicati fasulli di aggressione, di sterminio della popolazione, di 90 aerei russi abbattuti, del bombardamento mai avvenuto di Tblisi, dell’invasione non veritiera della Georgia se non in parte per distruggere le postazioni vicine al confine da cui i Georgiani bombardavano l’Ossetia e le truppe russe, nonche’ l’aeroporto militare di Poti da dove partivano gli aerei georgiani per gli attacchi portati a Tskhinvali ed ai russi, della volonta’ dei russi di “marciare” su Tblisi, del mancato rispetto da parte dei russi sul “cessate il fuoco” deciso lunedi’ 11 dal Presidente Medvedev (e’ chiaramente evidente che dall’ordine di “stop” ai combattimenti in corso impone un certo tempo misurabile in almeno 24 ore, non pochi minuti o poche ore).

9) Cosa dire anche del fatto che Saakhasvili proprio il giorno precedente aveva dichiarato alla Stampa internazionale la sua intenzione proseguire negli sforzi diplomatici per dirimere la questione Osseta?E come mai, il giorno dopo l’inizio della guerra contro il Popolo Osseto si e’ fatto riprendere ripetutamente in diretta dalle televisioni statunitensi ed europee con dietro la bandiera europea (di cui non fa parte) quella della NATO (di cui non e’ membro)? … e perche’ mai le democratiche televisioni occidentali non hanno dato eguale spazio alle dichiarazioni del ben piu’ importanti Pesidente Medvedev?;

10) Il Popolo degli Osseti e’ piu’ antico degli stessi Georgiani e dei Russi ed ha sempre lottato contro il mini-imperialismo centralista della Georgia, scegliendo sempre di stare dalla parte della Russia sin dalla sua annessione all’Impero zarista del 1801;

11) Gli Osseti sono stati divisi apposta, contro la loro palese volonta’, dal dittatore georgiano Joship STALIN in 3 parti: in 2 Repubbliche ora all’interno della Russia (Ossetia-Alania del Nord dove sono maggioritari e nella Repubblica di Kabardino-Balkaria dove sono ormai integrati) ed una all’interno della Georgia, appunto l’Ossetia del Sud);

12) Ogniqualvolta la Georgia ha potuto comandare sugli Osseti ha proibito la loro lingua (di tipo iranico-sarmatico), la loro scrittura, le loro tradizioni e la partecipazione paritaria agli organismi amministrativi in un regime che ora giudicheremmo di “apartheid”;

13) Alla decretazione ufficiale di scioglimento dell’URSS decisa dalla Duma Federale, le Repubbliche sovietiche poterono scegliere di restare federate tra loro oppure di divenire indipendenti tramite un REFERENDUM POPOLARE, la Georgia non volle attuare tale obbligo, pertanto gli Osseti sono nella condizione legale di reclamare la propria indipendenza;

14) L’Ossetia del Sud e’ indipendente di fatto dal crollo dell’Unione sovietica nel 1989 ed il 90% della sua popolazione e’ cittadina russa;

15) L’autoprocalamatasi Repubblica autonoma di Ossetia ha effettuato ben 2 Referendum popolari (1996-2006) per la propria autodeterminazione, ambedue vinti a stragran maggioranza ma senza i controlli internazionali di rito in quanto boicottati dalla georgia e dalla Comunita’ occidentale;

16) La Georgia, con l’attacco dell’8 Agosto 2008, ha rotto unilateralmente la tregua dichiarata e sottoscritta tra Georgiani, Osseti e Russi sotto la supervisione dell’OSCE europea ed ha assalito a tradimento la Forza di Interposizione russa ed osseta;

17) La Georgia ha attaccato senza successo altre 2 volte l’Ossetia, nel 1991 e nel 2004;

18) La presunta europeicita’ della Giorgia reclamata da Saakhasvili e’ solo ideale e non corrisponde, basta recarsi in quel Paese e in Russia per capire che il confronto, clima a parte, non regge proprio.

19) Anche riguardo la presunta americanizzazione della Georgia vantata da Saakhasvili (laureato alla Columbia Univeristy di New York e con moglie cittadina americana) e’ solo virtuale, a meno che non si intendano i nuovi padroni che hanno comprato quasi tutto il vendibile in Georgia;

20) Il presunto “regime” di Mosca, rappresentato dal Presidente Medvedev e dal Primo Ministro Putin gode di un reale altissimo e visibile consenso popolare, mentre il Governo democratico di Saakhasvili (portato al successo dalla “Rivoluzione delle Rose” finanziata letteralmente dal Governo statunitense e da gruppi di finanzieri d’assalto come Soros e Berezowsky) non ha assolutamente il supporto maggioritario del Popolo georgiano: giusto l’anno scorso, 2007, ci sono stati proteste popolari di piazza che reclamavano maggiori diritti e minori ladrocini da parte del Governo di Saakhasvili e che chiedevano le sue dimissioni.
Il suo Ministro della Difesa Irakli Okruashvili ha appoggiato pubblicamente le manifestazioni, si e’ dimesso dal Governo passando con l’opposizione, denunciando brogli, ruberie ed omicidi su commissione.
Il democratico Saakhasvili ha decretato la legge marziale in Georgia ed ha tentato di arrestare Okruashvili che e’ riuscito a riparare in Francia dove ha ottenuto asilo politico.

21) Il democratico Saakhasvili ha fatto spendere alla Georgia piu’ del 40% del suo PIL in armamenti nel 2006 e ben il 70% (settantapercento) nel 2007, “dimenticandosi” che quasi il 50% della popolazione georgiana femminile e maschile e’ disoccupata… COME MAI? (la Russia pur incrementando la spesa per la difesa si mantiene attorno al 3,5%;)

22) Solo la settimana precedente il vile attacco della Georgia si erano tenute in prossimita’ dei CONFINI con l’Ossetia del Sud le manovre militari congiunte tra georgiane e militari angloamericani denominate “Immediate Response” (RISPOSTA IMMEDIATA)… casualita’?… tra l’altro e’ indicativo che le truppe americane impiegate, il Southern European Task Force (Airborne) normalmente sono stazionate a VICENZA, il 21mo Comando di Teatro da Kaiserslautern (D) piu’ un paio di battaglioni di Marines provenienti dall’Oahio;

23) Come mai i “democratici” occidentali, in testa USA e Paesi NATO hanno bombardato la recalcitrante Serbia (con false e pretestuose motivazioni), hanno appoggiato e riconosciuto l’indipendenza del nuovo Stato narcoterrorista del Kossovo e fanno il contrario con i Popoli degli Osseti e degli Abkhazi?… due pesi e due misure non vanno bene!

24) E’ inutile che Saakhasvili, con l’appoggio dei soliti gruppi guerafondai “neocon” anglo-americani tenti di far vedere la Russia come l’URSS di un tempo, e’ evidente che non e’ cosi’, e hanno fatto benissimo i Russi a dichiararlo come persona non piu’ credibile… non saranno loro a cambiare il Presidente della Georgia ma il suo stesso Popolo, passata la “buriana”.

O forse e’ tutta una trappola per qualche altra guerra, fomentata da chi si vuole impadronirsi senza pagare le immense risorse della Russia?

Fabio Calzavara
PNV

MOCKBA/Moscow

Fonti:

http://www.itar-tass.com/eng/
http://www.interfax.com/
http://en.rian.ru/
http://www.freeosetia.com/ (solo russo)
http://www.gov.ru/index.html (inglese salvo alcuni articoli)
www.wikipedia.org
www.effedieffe.com

Falo lexar a un amigo! Falo lexar a un amigo!

Caucaxo: xe in xogo ła libartà

I referenda del’Osetia del sud, del’ Abkhaxia e deła Cecenia ghe someja al plebiscito trufa del 1866. Tbilixi 2008 come Berlino 1948?

[Treviso, 15 agosto 2008]. I dì de feragosto, che antisipa l’autuno caldo 2008 che i veneti ris-cia de ver a cauxa del’opresion famełica del stato tałian, i vede s-ciopar na guera inte na tera lontana, metà Europa metà Axia, metà cristiana metà islamica, un bresparo de etnie, łengoe e rełigion che nisuni pol autorevolmente definir in modo univoco co na ciara letura e interpretasion che posa esar condivixa da tuti.
Un comento sui fati xe difisiłe, parché łe fonti xe inquinae e no se capise realmente cosa che sipia drio sucedar, a parte l’ovio pexo dei forti intaresi energetici, pì che dei diriti dei Popołi. Manco de tuti ło capise el ministro dei afari foresti taliani Frattini, che preferise infati starsene cołe bałe al mojo al mar ale Maldive, pagà da naltri, intanto che el resto del mondo discute del tema.
Un ponto inportante par naltri independentisti veneti xe che parte del contendar xe dovùo ała lota independentista del’Osetia del Sud, region autonoma deła Georgia, che vede ła prexensa de un governo indipendente guidà da Eduard Kokoity e del’Abkhaxia, altra region, guidada da Sergei Bagapsh, che domanda l’independensa da Tbilixi.
Molti se domanda parché el PNV no se gà lancià inte ła difesa de uficio dełe istanse indipendentiste dei Oseti del sud e dei Abkhaxi.
Ła raxon xe senplice: sti Popołi no gà seguìo un proceso democratico, anca i do referenda independentisti tegnui nel 1991 e nel 2006 in Osetia del Sud gà escluxo gran parte del Popoło Oseto dal poder partesipar al voto (se parla de un 30-40% almanco), el steso val par el referendum tegnùo in Abkhaxia nel 1999, cusì come ła farsa del referendum ceceno del 2003. Tra l’altro tute ste region xe ogeto de cołonialismo forsà, speso par man rusa, tanto da distrugiar popołi intieri come queło ceceno, o far scanpar minoranse etniche, come i 100.000 Ingusi scanpai nel 1991 in Ingusesia dal’Osetia del nord fiło-rusa. El steso cołonialixmo e rusificasion forsada portada vanti da Stalin co łe so tristemente famose “purghe” anca nei Paexi Baltici e in gran parte del’ex URSS.
No tegner prexente sti aspeti de legitimità democratica par naltri veneti ancuò vol dir ver poca memoria storica e dixmentegarse par exenpio che sti referenda i par tante riedision del vergognoxo plebisito trufa del 1866 che ne gà aneso al’Itałia e che gà costreto ała diaspora de un mucio de profughi veneti in volta pa’l mondo.
Ancor pì grave xe no tegnerghene conto nel momento in cui semo drio progetar ła nostra independensa, par mexo de un referendum. El mancà riconosimento internasionałe dei referenda-farsa caucaxici ne dimostra che sbalia chi che vol crear na anagrafe veneta separada e autogestìa rispeto ai atuałi rexidenti deła Region Veneto co citadinansa tałiana.
In realtà se fa fadiga a capir ben cosa che sipia drio sucedar in Caucaxo, ła guera ancor prima che miłitar xe mediatica e da n’altri l’amicisia anca personal del ditator informativo al poter inte’l stato tałian co l’omo forte de Mosca, uno dei do contendenti, no ne favorise tanto a distinguar par ben cosa che sipia vero e cosa che sipia buxie.
Na ciave de letura particolar mi parò ła gò.
Inte i dì cruciali del 7-8 agosto co xe partìa ła question, gero infati a Berlin, che xe un ponto de oservasion particołare e dirìa unico par vałutar i fati euroaxiatici.
Ła xe ancora vivo e forte el ricordo de un regime comunista opresivo e contrario ała libartà del’omo, tanto da riusir a crear un muro no soło inte na stesa sità, ma inte un steso quartier, dividendo mare e fiołi, da un dì a st’altro, inte ła note del 12 de agosto 1961. Xe ancora forte el ricordo de un bloco logistico, sempre ordinà da un dì a st’altro dal’Union Sovietica el 24 de giugno del 1948, che mirava a spegnar na sità intiera, tegnùa in vita par mexo de 278.228 vołi dei Rosinenbomber (che vol dir “bonbardieri de uveta”) dei ałeati osidentałi che gà permeso ła sopravivensa de Berlino Ovest par 15 longhi mexi.
Eco che me fa pensar un mucio mal el lexar in sti dì tante lodi nei confronti de Vladimir Putin, che par tanti ani gà fato parte, proprio in pianta stabiłe nel’ex Germania est comunista de una dełe pì crudeli organixasion creae dal’omo, el KGB, l’intelligence sovietica, organixasion criminałe superada forse soło che dała Gestapo naxista.
Sicuramente el governo georgian nol xe un exenpio de purixmo democratico e de rispeto dełe minoranse etniche e łengoistiche che ansi xe stae de frequente no rinosue e calpestae co l’uxo deła viołensa, anca a cauxa de na clase politica che nase col visio del dirigixmo comunista, ma xe anca sicuro che Putin, che pur xe un omo in ganba e ancà un mucio amà dai rusi – forse un pochetin parché i ghe ne gà anca paura :- ) – de sicuro no’l xe el stinco de santo che bona parte de giornałisti e połitici co ła benedision del so amigo Berlusconi (n’altro de bon…) i vol farlo pasar.
Eco parché ritegnemo che se el Veneto fuse indipendente el dovarìa vałutar a fondo se promovar e aderir a un aiuto internasionałe verso Tbilixi, partecipando a un ponte aereo de sostegno umanitario verso ła popołasion georgiana soto asedio de Mosca.

Gianluca Busato

segretario Partito Nasional Veneto
Web: www.pnveneto.org