Veneto parente povero nella “Euroregio senza confini”, l’unica soluzione è Indipendenza Veneta

 

Zaia non pensi di fare la supercazzola ai veneti, come fa la lega da vent’anni a questa parte

Schermata 2013-02-19 alle 17.39.35[Treviso, 19 febbraio 2013] – Dura presa di posizione oggi del portavoce di Indipendenza Veneta Gianluca Busato nei confronti del governatore del Veneto Luca Zaia, in seguito alla notizia che il Veneto entra nella “Euroregio Senza Confini”, gruppo europeo di cooperazione territoriale (Gect), composto dalle Regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e dal Land della Carinzia.

Gianluca Busato ha dichiarato: “Siamo tutti contenti della bella notizia, ma non si può però non constatare che l’ingresso della nostra regione equivale all’invito al ballo del parente povero, che non ha neanche i soldi per comprarsi il vestito di gala. Se consideriamo il fatto che la tassazione sui redditi delle imprese in Austria prevede un’aliquota unica del 25% sugli utili e che la regione Friuli ha uno statuto di regione autonoma che prevede diversi vantaggi rispetto al Veneto, per non parlare poi delle vicine province autonome di Trento e Bolzano, oppure della Slovenia, dove la tassazione sul reddito delle imprese è al 20% , ci rendiamo conto che, al di là dei proclami, l’unico a godere di tale nomina sarà proprio il governatore del Veneto che assume la carica di primo presidente dell’euroregione, ma alla quale non corrisponderanno vantaggi significativi per i cittadini veneti che resteranno sempre sotto il tacco italiano.”
Ha quindi continuato Gianluca Busato: “La cooperazione transfrontaliera ha un senso solo se cambieranno radicalmente le condizioni dell’inferno fiscale cui siamo sottoposti e l’unica possibilità di farlo è che i consiglieri regionali, in primis Luca Zaia, approvino in grande velocità la legge referendaria che abbiamo preparato e presentato sabato 16 febbraio, sottoscritta da migliaia e migliaia di cittadini veneti.”
“Abbiamo presentato la pappa pronta al governatore, ora non pensi di farci nuovamente la “supercazzola”, come faceva il Conte Mascetti nel film “Amici miei”, così come la lega fa ai cittadini veneti da oltre vent’anni di promesse tradite e di svendita delle illusioni di cambiamento per un piatto di lenticchie a Roma.”
“L’unica scelta utile per i cittadini veneti il prossimo 24 e 25 febbraio è di votare per Indipendenza Veneta, per accelerare la nascita della nuova Repubblica Veneta e permettere ai veneti di non essere più sudditi di serie B dello stato italiano come sono oggi e di entrare in Europa come cittadini di serie A, al pari degli sloveni e degli austriaci”.

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E la gondola naviga verso l’Indipendenza Veneta

 

Il 16 febbraio a Venezia 10.000 veneti firmeranno la legge per indire il referendum per l’indipendenza veneta. La consultazione referendaria si terrà il 6 ottobre 2013.

foto-32“Vuoi che il Veneto diventi una repubblica indipendente e sovrana? Sì o no?”. Non poteva essere più chiaro il quesito all’art. 1 della proposta di legge regionale di iniziativa popolare per l’indipendenza del Veneto presentata ieri da Indipendenza Veneta, con la la sintesi che contraddistingue i grandi passaggi della storia. Il documento sarà sottoscritto con grande solennità il prossimo sabato 16 febbraio a Venezia da migliaia di cittadini veneti che per l’occasione sfileranno lungo le calli della città lagunare, con partenza alle ore 15 sotto il ponte di Calatravain piazzale Roma.

Gli organizzatori prevedono un afflusso senza precedenti, con 5-10.000 partecipanti, con decine di pullman già prenotati e i treni che si annunciano pieni per una giornata storica, che vedrà una grande presenza dei media internazionali.
Dopo che lo scorso 28 novembre il consiglio regionale del Veneto ha approvato la risoluzione 44, scritta e concepita da Indipendenza Veneta, per il referendum di autodeterminazione del Popolo Veneto, ora la Commissione giuridica, insediatasi per volontà sempre di Indipendenza Veneta e composta dall’Avv. Luca Azzano Cantarutti, dall’Avv. Alessio Morosin, dal Prof. Paolo Bernardini, dal Prof. Carlo Lottieri e dal Prof. Alessandro Vitale, ha presentato il testo del Progetto di Legge veneta che indice il referendum per l’indipendenza del Veneto.
Il testo di legge presentato stabilisce che la consultazione referendaria si tenga il 6 ottobre 2013. Il quorum richiesto prevede la partecipazione della maggioranza assoluta degli elettori veneti e per la nascita della nuova Repubblica Veneta basterà che il sì ottenga il 50% + 1 dei voti validi. La legge proposta prevede anche la copertura finanziaria per tramite del residuo fiscale veneto che lo stato italiano non riversa sul territorio veneto e che equivale a circa 20 miliardi di euro ogni anno, secondo le stime del ministero del tesoro.
Mentre i politici italiani danno il loro triste spettacolo elettorale che preoccupa gli investitori di tutto il mondo, ancora una volta la sorpresa viene pertanto dall’azione politica di Indipendenza Veneta, improntata sulla concretezza e sull’assunzione di responsabilità verso i cittadini veneti, che sono sempre più colpiti da una situazione economica grave che pone in grave difficoltà le famiglie e le imprese.
L’iniziativa del movimento indipendentista veneto si inserisce nel quadro europeo che vede emergere la voglia di indipendenza in sempre più regioni, dalle Fiandre, dove i partiti fiamminghi ormai rappresentano la grande maggioranza della popolazione, alla Catalogna e alla Scozia, dove nel 2014 si terranno i referendum per l’indipendenza. Venezia diventa quindi il nuovo baricentro del terremoto istituzionale che in brevissimo tempo ricomporrà una Federazione Europea all’insegna di nuove e più moderne realtà statuali.
Il segretario Lodovico Pizzati ha dichiarato: “è proprio la gravità della situazione socio-economica del Veneto che impone ai nostri rappresentanti istituzionali in regione di approvare con estrema urgenza la legge per l’indizione del referendum di indipendenza del Veneto. Siamo certi che ciò avverrà in tempi rapidi e con una maggioranza netta. Dopo tutto si tratta semplicemente di dare la parola ai cittadini veneti, che ricordiamo vogliono l’indipendenza veneta a grande maggioranza. Si tratta du un atto di democrazia fondamentale, che rappresenta un dovere istituzionale e civico in un momento tanto delicato per il nostro Veneto. L’indipendenza veneta è l’unica tutela per il nostro benessere, nel segno della legittimità internazionale.”
Il 16 febbraio prepariamoci quindi riassaporare lo spettacolo unico delle gondole indipendentiste che solcheranno il Canal Grande.

Ufficio stampa
Indipendenza Veneta

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Prove Generali di Indipendenza Veneta il prossimo 16 febbraio a Venezia

 

 

Tratto da indipendenzaveneta.net

La legge regionale, proposta da Indipendenza Veneta per indire il referendum per fare del Veneto uno stato indipendente entro il 2013, verrà resa pubblica domenica 10 febbraio. 

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Perché il Veneto diventi uno stato indipendente non occorre avere il permesso da Roma, ma basta solo che sia la maggioranza dei veneti a volerlo. Questo è il principio di autodeterminazione di un popolo, tutelato dalla comunità internazionale, applicato in maniera pacifica e democratica già in passato, e richiamato per il referendum di indipendenza di Scozia e Catalogna nel 2014.

Perché il Veneto venga confermato a livello internazionale come paese sovrano e indipendente, il volere del popolo veneto deve essere interpellato in maniera istituzionale, e la Regione Veneto è l’istituzione riconosciuta come rappresentante della popolazione veneta.

La Regione Veneto, secondo il proprio statuto, ha la possibilità di fare un referendum consultivo, e per indire un referendum solo qui in Veneto occorre che venga approvata una legge regionale a riguardo. Una proposta di legge può essere presentata di iniziativa popolare, ed è proprio quello che Indipendenza Veneta farà sabato 16 febbraio a Venezia.

L’avv. Luca Azzano Cantarutti ha già presentato una bozza di questa proposta di legge alla commissione di giuristi, insediata per dare un parere consultivo sull’indizione di una consultazione referendaria (come previsto dalla Risoluzione 44). Questa domenica verrà reso pubblico il testo di questo atto storico. Quali sono i contenuti?

In questa proposta di legge regionale viene definita la data del referendum (vi anticipo che sarà proposta una data in ottobre 2013), viene definita la percentuale del quorum perché il referendum sia valido, e viene specificata la tempistica per la dichiarazione di indipendenza in caso di esito positivo.

Ora, solo perché una proposta di legge verrà presentata non vuol dire che verrà approvata dal consiglio regionale. Dovrà essere convocato un consiglio straordinario (da almeno quindici consiglieri regionali), la proposta dovrà essere accettata da una apposita commissione del consiglio regionale, e alla fine dovrà essere approvata dalla maggioranza dell’aula.

Al momento non è detto che ci sia un consenso in consiglio regionale per approvare un documento nei contenuti molto più potente della Risoluzione 44 che va direttamente al dunque. Per questo è fondamentale fare sentire il più possibile il supporto popolare a sostegno di questo documento storico. Indipendenza Veneta invita tutti i cittadini veneti a partecipare alla presentazione in Regione Veneto, sabato 16 febbraio a Venezia. Fate venire amici e familiari al ritrovo a Piazzale Roma alle ore 15.00, per poi recarci tutti insieme di fronte a Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio Regionale, per sottoscrivere questo documento che passerà alla storia. Saremo in migliaia, e solo così possiamo far sentire l’urgenza di non perdere un fondamentale appuntamento con la storia. Scozia e Catalogna diventeranno paesi indipendenti, e noi veneti non possiamo perdere il treno dell’indipendenza. Ne va del nostro benessere.

Lodovico Pizzati
Segretario Indipendenza Veneta Read more

 
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La libertà di espressione è sacra: 10, 100, 1000 bastaitalia!

 

bavaglio-allinformazioneIn questi giorni gira in rete una stucchevole per quanto marginale propaganda alimentata da piccoli gruppi fanatici che come da loro abitudine si scagliano contro la libertà di espressione contestando duramente un articolo pubblicato sul sito bastaitalia.org. Voglio personalmente dire come la penso sulla questione e lo faccio ripubblicando un altro articolo del 2009 dell’amico Gualtiero Scapini, che riflette anche il mio pensiero. Probabilmente non servirebbe nemmeno farlo, dato che il sottoscritto nel 1997, un mese dopo i fatti del Campanile, per il solo fatto di aver sostenuto i Serenissimi e averli definiti patrioti sulle prime pagine dei giornali, mentre altri che oggi si fanno belli se ne rimanevano a guardare, fu messo sotto inchiesta e fu oggetto di dure perquisizioni, con sequestro di un’enorme documentazione (per lo più libri di università, sic!, e circa 400 floppy disk di lavoro, tanto che i giornali di regime i giorni seguenti sbatterono il mostro in prima pagina con il titolo “Sgominata la centrale di intelligence dell’indipendentismo”).

Per questo posso ben dire che quell’atto eroico non è al di sopra del bene e del male e quindi se qualcuno lo vuole commentare o analizzare lo può fare senza che dei fanatici che fanno un danno enorme all’indipendenza oggi facciano una pubblica lapidazione nei confronti chi non ha fatto altro che esprimere le proprie idee. 10, 100, 1000 bastaitalia.org che rompono il muro del silenzio dei media italiani su di noi!

Se qualcuno la pensa diversamente, basta che pubblichi un articolo in cui esprime il proprio pensiero. La censura appartiene solo ai deboli di spirito. E agli ignoranti.

Gianluca Busato

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QUANDO SCALARONO IL CAMPANILE

di Gualtiero Scapini

Sono un pacifico, non un pacifista. Mi piace il quieto vivere, bado ai fatti miei e non amo intromettermi nelle vicende degli altri. Con questa filosofia sono stato educato e ho vissuto. Fino a un certo punto, però, perché un giorno ho capito che così, in un mondo e in un’epoca come l’attuale, non è più possibile tenere gli occhi girati dall’altra parte.

Per una sorta d’eredità familiare e anche per aver provato sulla mia pelle, da bambino, l’esperienza delle rappresaglie antifasciste dell’immediato dopoguerra, ho sempre avuto una sorta di simpatia nei confronti degli sconfitti del 25 Aprile, pur non facendo mai politica e senza essere iscritto ad un partito. Nel ‘94 e nel ‘96 ho votato per AN, conformemente all’idea che avevo della politica. Avevo però sempre una riserva, in fondo al cuore. Perché questa riserva? La spiegazione è questa: mia madre veniva da una famiglia storica di Venezia, una di quelle iscritte al Libro d’Oro. Mio nonno materno, che mi allevò durante la guerra, pur essendo stato fascista, mi aveva inculcato l’amore per la Serenissima e per la sua millenaria, gloriosa storia. Da ragazzo ero un campanilista. Per me non c’era niente di più bello e amabile della terra veneta. Ancora oggi amo la mia terra in maniera quasi maniacale, anche se la vita mi ha portato a vivere a Brescia, in Lombardia (si, ma in quella parte di Lombardia che un tempo fu veneta). Sono così sentimentalmente legato alla Venezia che, in qualsiasi parte di quello che fu il dominio veneto, in Italia, in Slovenia, Croazia, Montenegro o Grecia, quando vedo il Leone di San Marco mi sento a casa.

E vengo al fatto: ricordate quella sciagurata iniziativa dei signori della sinistra, Cacciari in testa, che volevano festeggiare i duecento anni della caduta della Repubblica Veneta? Ricordiamo tutti quell’episodio, definito allora, da quelli che ci governavano, come eversivo e terroristico: l’assalto al campanile di Piazza San Marco da parte di alcuni “fanatici attentatori venetisti”. Armati di un vecchio mitra Mab da demolizione, a bordo del temibile “Tanko” (un vecchio trattore da semirimorchio camuffato) occuparono Piazza San Marco e, saliti sul campanile, esposero il glorioso vessillo. Furono così disonesti e pericolosi da pagare il passaggio sul traghetto! Perché lo fecero? Fu la risposta del popolo veneto all’iniziativa scriteriata e vigliacca dei giacobini di casa nostra. Fu la vera celebrazione dell’anniversario della caduta della nostra gloriosa Repubblica di San Marco.

In quel periodo mi trovavo a Kusadasi, in Turchia, a circa novanta chilometri da Smirne. Lavoravo, per conto di un’azienda lombarda, alla realizzazione di un parco acquatico. Ero l’unico italiano in un cantiere brulicante di operai curdi e iracheni. Avevo due colleghi turchi, due geometri di Smirne. Con uno di loro, Ibrahim, avevo fatto amicizia e spesso ero ospite a casa sua. Da tre giorni ero tornato dall’Italia, dov’ero stato per consultazioni tecniche con la direzione. Ibrahim arrivò trafelato in cantiere e m’invitò a seguirlo al bar, appena fuori dal cancello. Mi disse: ” Walter, tu sei veneto…vieni a vedere quello che sta succedendo a Venezia….C’è un attacco di terroristi….lo stanno trasmettendo alla televisione”. Così vidi la nostra bandiera che sventolava in cima al Campanile…,e poi l’assalto dei Nocs e infine il nostro glorioso vessillo strappato dalle mani di uno degli uomini catturati, gettato a terra e ignobilmente capestato da uno degli agenti mascherati. Lo speaker turco commentava, il mio amico traduceva le sue parole: ” …le forze speciali della polizia italiana hanno catturato i terroristi che volevano attentare all’integrità dello stato esponendo una bandiera della Repubblica di Venezia sul campanile di Piazza San Marco…” Ero esterrefatto e indignato. Mi si rivoltò il sangue fin quasi a star male e provai un’avversione profonda nei confronti del governo e dei partiti italiani. Mi chiedevo come mai nessuno, in Italia, Lega in testa, mostrasse solidarietà con quei quattro gatti che erano saliti lassù. Il mio amico turco era come me scosso e offeso per il gesto del poliziotto che aveva calpestato la bandiera. Il suo commento fu molto duro: ” Il tuo paese ha gettato a terra e calpestato un vessillo glorioso e carico di storia. Noi fummo nemici dei Veneziani per quasi cinquecento anni e abbiamo sempre provato timore e rispetto verso quella bandiera, simbolo di una Nazione antica e piena d’onore e di gloria. Questo dovrebbe essere un giorno di lutto e invece è occasione di vergogna per l’Italia”.

Da quel giorno decisi d’abbracciare la causa dell’indipendenza delle Terre di San Marco. Mai più con l’Italia e con i partiti italiani. Provo solo un profondo rammarico pensando a quelli che caddero per unire questo strano paese che non diventerà mai Nazione. Erano i nostri fratelli, i nostri padri, i nostri nonni. Caddero a centinaia di migliaia su tutti i fronti, nelle guerre alle quali questo stato partecipò, nell’illusione d’essere una grande potenza, per ritrovarsi poi preda della partitocrazia mafiosa o del settarismo dei compagni. No, noi veneti non siamo di questa pasta, noi siamo figli di San Marco! Arma la prora marinaro e salpa verso il mondo….Par tera, par mar, San Marco!

Gualtiero Scapini Read more

 
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ALESSIA BELLON PRESENTA IL PROGRAMMA: “RIDARE IL SORRISO A TREVISO”

 

L’evento si terrà domani sera 24 gennaio. Economia, cultura, sicurezza e il taglio di un assessore tra i punti che saranno illustrati ai cittadini a Cà del Galletto alle ore 21

Alessia-Bellon-800Il prossimo giovedì 24 gennaio a partire dalle ore 21 presso l’hotel Cà del Galletto in Strada Santa Bona Nuova a Treviso si terrà la presentazione del programma per il comune di Treviso del candidato sindaco Alessia Bellon.

Nel corso della serata saranno presentati i primi elaborati delle commissioni specialistiche che nel corso di questi mesi hanno redatto le proposte concrete per il rilancio di Treviso.

Oltre al candidato sindaco Alessia Bellon, interverranno il candidato vice sindaco di Treviso Maurizio Giomo e il coordinatore di Indipendenza Veneta Gianluca Busato, oltre agli esperti che hanno contribuito a redigere le tesi programmatiche che hanno l’obiettivo di agganciare Treviso alla modernità.

Concretezza, passione, determinazione sono gli elementi base che contraddistinguono l’attività della squadra guidata da Alessia Bellon e il prossimo giovedì la cittadinanza potrà quindi conoscere in anteprima la nuova visione nel segno dell’innovazione per ridare il sorriso a Treviso.

Le prime proposte targate Alessia Bellon riguarderanno in particolare i parcheggi, con un piano inedito e a costo zero per l’amministrazione che finalmente permetta di risolvere un annoso problema mai affrontato negli ultimi vent’anni.

Per quanto riguarda il taglio di sprechi, due anticipazioni sulle proposte che saranno illustrate giovedì: il taglio di un assessore e l’assegnazione della presidenza delle municipalizzate di nomina comunale agli stessi assessori, senza cumulo di stipendio. Ciò contribuirà ad abbattere i costi della politica e della “casta” che oggi vedono situazioni gravi e oltremodo imbarazzanti che sono un vero e proprio insulto a chi si trova in condizioni di difficoltà economica.

Saranno inoltre anticipati i progetti per l’attrazione di flussi globali di turismo culturale, attraverso forme innovative di imprenditoria artistica e turistica di respiro internazionale e la trasformazione del Centro Storico di Treviso in un vero e proprio campus tecnologico per le nuove imprese giovani e innovative grazie alla sburocratizzazione delle pratiche di apertura di nuove imprese tecnologiche a basso impatto logistico e ambientale e all’abbattimento del carico fiscale comunale nei loro confronti.

Giovedì prossimo i trevigiani potranno verificare come il rinnovamento del Veneto sarà attutato non solamente con l’approvazione del referendum per l’indipendenza veneta, primo e fondamentale passaggio, ma anche rompendo gli schemi della vecchia politica clientelare e trasferendo nell’amministrazione comunale nuove modalità di governo della città.

Alessia Bellon, che mercoledì 23 gennaio alle ore 21.15 sarà anche ospite in diretta su TeleNuovo nella trasmissione Prima Serata condotta da Mario Zwirner, affronterà in prima persona il tema della sicurezza: “non possiamo certo accettare di chiuderci in casa, come ha affermato in una scioccante intervista della settimana scorsa il procuratore di Bergamo Dettori, ma abbiamo approntato un piano che permetta all’amministrazione comunale di svolgere il fondamentale ruolo di sicurezza che le compete e che la giunta uscente, grazie per esempio al taglio dell’illuminazione notturna, ha dimostrato di non voler più perseguire”.

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La quadratura del cerchio

 

Sì alla Camera, No al Senato. All’assemblea di Indipendenza Veneta sarà presentata dal segretario Pizzati un’opzione per permette di votare per il nostro simbolo e garantirci di NON andare a Roma

Indipendenza VenetaOggi il governatore del Veneto Luca Zaia ha dichiarato che le prossime elezioni saranno un referendum sul nord.

“Questa – ha aggiunto – è l’occasione giusta per dire che il Nord deve avere voce”. “Chiamiamo perciò – ha aggiunto – i cittadini del Nord a scegliere responsabilmente per il Nord perché altrimenti chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Dobbiamo una risposta al governatore, perché le sue parole sono la continuazione di una menzogna e di un inganno che dura da vent’anni e al quale dobbiamo porre un termine.

Le prossime elezioni devono trasformarsi in una prima prova generale di referendum per l’indipendenza del Veneto. Come fare perché ciò avvenga?

Domani mattina si terrà l’assemblea di Indipendenza Veneta che è chiamata a decidere su questo tema importante, anche se non vitale per il nostro movimento: la partecipazione alle prossime elezioni politiche per il rinnovo del senato e della camera del parlamento italiano.

Fino ad oggi la scelta su cui la base si interrogava era netta. Partecipare alle elezioni politiche oppure NON partecipare alle elezioni politiche.

La scelta non era semplice, in quanto entrambe le opzioni presentavano dei pro e dei contro che ponevano il nostro movimento di fronte a un bivio problematico.

Per semplificare al massimo, il partecipare alle politiche al senato e alla camera significava da un lato avere la possibilità di contarsi, di esistere elettoralmente, di non disperdere il considerevole potenziale elettorale che con tanto lavoro e tanto successo che abbiamo creato in questi pochissimi quanto travolgenti mesi di attività di Indipendenza Veneta.

Il NON partecipare d’altro canto ci assicurava di evitare anche il minimo dubbio di una nostra presenza nel parlamento italiano, che non c’entra nulla con il nostro percorso, dato che per ottenere l’indipendenza basta solo avere una maggioranza in Veneto a prescindere da Roma.

Ecco da dove nasce la soluzione ideale, la quadratura del cerchio, che è nata nelle ultime ore grazie a un’intuizione del nostro segretario Lodovico Pizzati.

Il diavolo fa infatti le pentole e si dimentica i coperchi. Il diavolo è il legislatore italiano in questo caso, in particolare chi ha scritto la legge elettorale che si differenzia tra camera e senato.

Al senato per eleggere 1 o 2 senatori bisogna ottenere l’8% del voto a livello regionale. Sembra una cifra elevata, ma se pensiamo che un anno fa alle amministrative il nostro progetto aveva preso in media il 4,2%, ci rendiamo conto che è una cifra alla nostra portata e che la probabilità che vengano eletti un paio di senatori non è così peregrina, anzi! Ciò ovviamente ci apre il fianco ai dubbi dei cittadini veneti, scottati dalle brutte esperienze del passato, che purtroppo anche con garanzie di qualsiasi tipo, prima tra tutte la straordinaria integrità morale e politica dei nostri rappresentanti, non potremo comunicare al cittadino-elettore deluso.

Nel caso della camera, invece, per eleggere rappresentanti, ovvero per mandare “fisicamente” qualcuno a Roma, bisogna ottenere il 4% del voto a livello nazionale. Ovvero, dato che in Veneto vive l’8% della popolazione italiana, Indipendenza Veneta per eleggere rappresentanti dovrebbe prendere il 50% dei voti in Veneto.

Ecco la soluzione. Basta che il programma elettorale per cui si chiede i voti preveda un solo punto: la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Veneto. Per essere eletti serve il 50% dei voti dei veneti, per cui il mandato è pieno per dare piena attuazione alla sovranità dei veneti.

La nostra coerenza e la nostra credibilità saranno così salve. Non ci distrarremo così dal nostro principale obiettivo che ora è rappresentato dal portare 10.000 veneti a Venezia il prossimo 16 febbraio, per firmare la delibera referendaria di iniziativa popolare che ci farà convocare il referendum per l’indipendenza veneta nel 2013.

Se poi invece dalle elezioni la settimana successiva – pur non facendo alcuna campagna elettorale – dovesse emergere che il 50% dei veneti è già maturo per l’indipendenza veneta e vota il nostro simbolo alla camera in mezzo al lenzuolo di simboli che si troverà, allora diventerà realtà la più famosa tra le massime di Sun Tzu: “la miglior vittoria è quella che deriva da una guerra non combattuta.”

Domani in assemblea io voterò per questo. Voterò per partecipare solo alla camera e non al senato. Spero che saranno tanti i soci presenti domani che appoggeranno la soluzione più razionale e che a mio avviso rappresenta la scelta ideale.

Voterò per l’indipendenza veneta. Sono sicuro che così alle elezioni anche Luca Zaia, nel segreto dell’urna, non appoggerà la patetica macroregione, ultima stupidaggine leghista senza capo né coda, ma voterà anche lui per Indipendenza Veneta.

Gianluca Busato Read more

 
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NO

 

Se avessi saputo con qualche giorno di anticipo che domani si sarebbe tenuto il Congresso di Indipendenza Veneta per decidere se presentarsi o meno alle elezioni statali italiane mi sarei organizzato per venire. Abitando all’estero (il vicino-estero) ho bisogno di un po’ di tempo per organizzarmi. Avendo poi preso un impegno in precedenza (un giorno prima di aver saputo della convocazione…), purtroppo non posso proprio venire.

Sarei venuto per dire NO, decisamente NO, assolutamente NO. Attenzione: comunque vadano le votazioni, resterò in IV; prova ne è il fatto che ho appena versato i soldi per il 2013.

Degli amici dentro IV mi fido anche se vogliono prendere una decisione che mi irrita, mi fa paura e non capisco. Non so cosa abbia fatto cambiare idea a persone che poco prima dichiaravano che no, alle statali italiane mai. Sono curioso di leggere i resoconti futuri per capire. Conoscendo l’ars oratoria e la capacità di spiegazione dei miei maestri in IV sono ragionevolmente convinto che la mozione passerà, purtroppo.

Le mie ragioni per il no sono semplici: non vedo una ragione una per presentarsi. L’indipendenza del Veneto passa per il Veneto. L’eventuale visibilità non è sinonimo di visibilità positiva. Se IV si sente in obbligo perché Veneto Stato si presenta alle elezioni, mi viene da ripetere la saggezza delle mamme: “e se el to amico el se buta intel foso? Ghe veto drio?“.
IV è un partito con un obiettivo da raggiungere in un territorio: continuo a non capire le ragioni per presentarsi alle statali italiane. Il paragone con gli altri partiti indipendentisti europei che si presentano alle rispettive elezioni politiche non regge perché noi qui siamo all’interno dello stato italiano, cioè uno stato criminogeno (che genera crimini, attività delittuose; che produce fenomeni di delinquenza), come insegna il politico italiano più politico che ci sia, cioè Pannella.

La coerenza paga, magari non a breve termine ma sulla media e lunga distanza essere coerenti è un viatico per il successo. Non siamo autonomisti perché sappiamo che l’autonomia è impossibile anche se più “socialmente accettata”. No, noi tutti ci diciamo pubblicamente indipendentisti. Se prima ci ridevano in faccia, adesso ci stanno a sentire. La coerenza paga. Facciamo i coerenti e non presentiamoci alle statali italiane.
Se il presentarsi è una questione strategica da “il fine giustifica i mezzi”, io sono sempre stato convinto che seguire questa strada sia la soluzione migliore e più sicura per non arrivare mai al fine; il partito con il sole verde è lì ogni giorno come esempio perfetto. Il mio non è un discorso massimalista. Sono un idealista ma pragmatico e se non fossi stato pragmatico non mi sarei mai iscritto a un partito. Un conto però è essere pragmatici, un altro è non avvertire il conducente che sta sbandando.

Luca

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Lega Mort, ora c’è solo Indipendenza Veneta

 

iv-16-2-13

Ieri dopo pranzo sono andato a prendere il caffè da uno storico socio della lega nord, in provincia di Treviso. Doveva consegnarmi un grande numero di moduli pieni zeppi di firme per la petizione all’Unione Europea per l’indipendenza veneta.

Sono rimasto esterrefatto nell’apprendere la situazione drammatica che quel partito e molte persone per bene che vi militano stanno vivendo. La drammatica guerra di potere che è in corso tra le fazioni che fanno capo a colonnelli sempre più decotti ha assunto toni e livelli da gestapo interna. Questo socio mi ha confermato che in quel partito si è instaurato un clima di terrore per chi parla con noi di Indipendenza Veneta. O addirittura che vengono spiati e fioccano rapporti riservati e delazioni per chi ha firmato le nostre petizioni, o ha partecipato alla nostra chiamata per l’indipendenza veneta, in occasione della quale tra l’altro è stata firmata da migliaia di cittadini veneti la risoluzione 44, poi approvata dal consiglio regionale lo scorso 28 novembre con il voto favorevole della stessa lega.

L’opera di epurazione da parte dei tosiani nei confronti della componente Gobbo-Zaia è arrivata al punto che diverse sezioni non hanno nemmeno organizzato la consueta cena di Natale, con soci oramai completamente passivi che non organizzano più gazebo né partecipano alla normale attività politica.

Penso che questo lunedì per questi poveri soci che stanno vivendo una situazione drammatica debba essere di un’amarezza totale. Mentre infatti nelle prime pagine dei giornali locali si vedono quasi gli schizzi di sangue della lotta di potere al vertice che non risparmia nemmeno i vecchi capataz come Gobbo, silurato dai candidati al parlamento, i titoli cubitali dei giornali nazionali on line celebrano il patto notturno tra Berlusconi e Maroni che permette alla lega lombarda di concorrere al Pirellone per la presidenza della regione e fa giustizia in un sol boccone della volontà dei leghisti veneti di correre da soli.

Non oso immaginare quale possa essere oggi lo stato d’animo di quel militante che già ieri non nascondeva la propria nausea, al punto di confessarmi di sperare di poter votare per Indipendenza Veneta alle prossime politiche, “per fargliela vedere”.

La gloriosa storia della Liga Veneta si è conclusa oggi, le persone per bene che fino a stanotte vi hanno creduto non esitino e dopo l’inevitabile periodo di scoramento e delusione per la fine delle speranze di un partito oramai morto si avvicinino senza timore a Indipendenza Veneta: noi siamo il futuro, anzi il presente del Veneto, noi siamo lo strumento sano che ci porterà in breve tempo alla nascita della nuova Repubblica Veneta.

L’appuntamento con loro e con tutti i cittadini veneti è per il prossimo sabato 16 febbraio a Venezia, quando in migliaia come mai prima firmeremo la delibera referendaria di iniziativa popolare che la nostra commissione giuridica sta redigendo e che ci permetterà di raggiungere l’indipendenza veneta nel 2013.

Gianluca Busato Read more

 
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Pronti a ogni scelta per l’Indipendenza Veneta

 

Articolo pubblicato in originale su dirittodivoto.org

Non esistono dogmi di fede per chi vuole realmente cambiare

giane-iv-6ottobrePoco meno di un mese fa circa la rivista dirittodivoto.org mi chiese la mia opinione in merito all’opportunità o meno circa la presentazione di Indipendenza Veneta alle prossime elezioni politiche italiane. Alcuni argomenti in merito erano stati trattati anche in un altro mio articolo.
Nel frattempo lo scenario è cambiato (così come le risposte e forse anche le domande di allora) e c’è da scommettere che cambierà ancora nei prossimi giorni. Lo stato italiano é in preda agli spasmi tipici di un organismo istituzionale che non risponde più alle funzioni minime che assicurino uno sviluppo socio-economico ai cittadini-sudditi, che lo ravvisano sempre più come il principale problema che li attanaglia.
L’OCSE prevede per l’Italia una diminuzione del pil anche per il 2013 dell’1%. Ovviamente i media italiani non parlano di ciò e danno poco spazio anche alle nuove tasse in vigore dal 1′ gennaio (Tares, Tobin Tax, Ivie) e all’ennesimo aumento dell’iva al 22% dal 1′ luglio, mentre lanciano prime pagine con promesse di una futura (sic!) diminuzione della pressione fiscale.
La situazione è spaventosamente drammatica e richiede che sia fatta un’analisi estremamente approfondita delle condizioni che, appunto, mutano in peggio di settimana in settimana. Vogliamo essere facili profeti e dire fin d’ora che la scelta elettorale di Monti di accompagnarsi alle peggiori nullità di un inesistente centro e dei peggiori rottami ideologici quali Fini e Casini lo relegherà con grande probabilità nella discarica politico-elettorale. Salvo poi essere ripescato il giorno dopo le elezioni perché si scoprirà che nessuno ha in mano una maggioranza.
Il quadro politico tricolore è insomma privo di alcun equilibrio, il che in termini sistemici non cambia nulla al destino italiano, anzi forse la mancanza di prospettive governative solide aprirà una fase di non-governo che potrebbe essere anche utile, come è avvenuto per l Belgio, che privo di un governo che si possa chiamar tale ormai da 4 e più anni ha visto un miglioramento della propria condizione proprio per l’assenza di politici che facciano danni e soprattutto che rubino a man basse.
Ciò che dobbiamo valutare con attenzione oggi che ci avviciniamo a una fase interessante è però non tanto l’equilibrio del sistema italiano, quanto di quello veneto, che purtroppo è derivato dal primo, in quanto espressione dei partiti italiani e che vede il dominus ancora forte di una lega che gode di una posizione di forza frutto di elezioni passate che con grande probabilità ha perso ogni concreta aderenza con la realtà odierna.
La bestia padana ferita, forse a morte, si sta insomma nascondendo all’ombra di Palazzo Balbi, praticando la politica di democristiana memoria delle due scarpe (Andreotti avrebbe detto dei due forni): da un lato strizza l’occhiolino all’indipendentismo, mentre dall’altro continua la propria malversazione clientelare di gestione del potere politico italiano, basato sul furto dei soldi dei veneti.
In questa situazione fluida Indipendenza Veneta deve essere pronta ad ogni scelta utile pur di costringere questa parte politica che oggi controlla il Veneto, recalcitrante di fronte all’opzione indipendentista, a percorrere una via obbligata, se serve anche costringendola con una strategia che unisca la linea di fuoco della sua perdita di voti a quella del successo numerico elettorale di Indipendenza Veneta. Perché ciò si verifichi devono esserci delle condizioni nuove che possano farci prevedere che ciò possa avvenire (e che un mese fa sicuramente non erano note).
A quel punto la bestia morente, costretta da due fila di fuochi si vedrebbe sbarrata la strada romana da un lato e aperta solo la via internazionale all’indipendenza veneta dall’altro.
Occhi aperti, insomma, e non precludiamoci a priori alcuna scelta, anche la più difficile, o in apparenza la più dissacrante. Non esistono dogmi di fede per chi vuole cambiare le cose nel nome di Indipendenza Veneta. Che si costruisce con il consenso dei cittadini: ragion per cui dobbiamo essere pronti a conquistarcelo in ogni ambito competitivo, anche mettendo in discussione o in soffitta alcuni aspetti idealistici, se serve.
Per citare Sun Tzu, “è quando siamo sorpresi che dobbiamo sorprendere il nemico“.

Gianluca Busato Read more

 
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TEST DEL DIAVOLO: INDIPENDENZA VENETA?

 

fata-ivIpotesi di risposte a domande imbarazzanti

1) Voi siete contro di me perche sono Siciliano e poi mi butterete fuori!

Un veneto indipendente vuol dire opportunità per tutti senza distinzione di razza e provenienza. Noi siamo per l’indipendenza della Sicilia, della Sardegna, del sud Tirolo e collaboriamo quotidianamente con i nostri fratelli che lottano per l’indipendenza come noi.

2) Io sono di Napoli voi non ci volete!

Vivi e lavori in Veneto? Allora sei Veneto, il Veneto sei tu, e se lo ami lo vuoi indipendente perché la ricchezza del Veneto è la tua! Veneto è chi fa e vive in Veneto. E’ un dovere di tutti fare l’indipendenza.

3) Ci vogliono le armi, senza la guerra non si risolve nulla!

Il nostro è un percorso pacifico. Abbiamo e dobbiamo percorrere un percorso legale perchè adesso si può ed abbiamo con noi le leggi italiane, venete, europee e internazionali. La Slovenja è diventata indipendente in 14 mesi con un percorso legale e senza guerra. E noi, siamo forse da meno?

4) Stiamo facendo l’Europa e voi volete dividere, ma siamo matti?

Noi vogliamo un Veneto indipendente in un Europa senza confini. Liberi scambi e mobilità per tutti all’insegna delle legislazioni europee, che al momento l’italia è la prima a violare.

5) Non ci lascieranno mai, non ce la daranno mai!

Noi non chiediamo più. Sono gli schiavi che elemosinano. Noi ce la prendiamo con un percorso democratico e legale. E’ stato questo lo sbaglio fino ad ora, è stato quello di andare a chiedere, mentre nessuna costituzione di nessuno stato prevede che un popolo chieda l’indipendenza. L’indipendenza è un processo dal di dentro di autoproclamazione e riconoscimento internazionale.

6) Non ha senso costruire confini!

Noi non costruiamo confini, siamo in Europa e vogliamo essere cittadini europei e vogliamo amministrarci e decidere del nostro futuro senza mediatori a Roma. E’ assurdo chiedere all’Italia quando possiamo farlo da soli. Solo con l’indipendenza politica non dovremo più chiedere ed aspettare. L’italia non ci serve, è inutile. Read more

 
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Io sto con Gérard DEPARDIEU!

 

obelix2Pubblichiamo di seguito una stupenda lettera aperta di Gérard DEPARDIEU, inviata a Jean-Marc AYRAULT, primo Ministro francese di François Holland che lo aveva definito “miserabile” per la sua decisione di trasferirsi in Belgio per non essere scorticato dal fisco francese che ha imposto una tassa spaventosa e immorale del 75% sui redditi elevati. La lettera è stata tradotta in italiano da Valentina Cavinato e pubblicata in originale su Economia e Libertà.

Miserabile, lei ha detto “miserabile”? Com’è miserabile.

Sono nato nel 1948, ho cominciato a lavorare quando avevo 14 anni come tipografo, come magazziniere e poi come artista drammatico.
Ho sempre pagato le tasse e le imposte, di qualsiasi aliquota e di qualsiasi Governo.
In nessun momento non ho ottemperato ai miei doveri.
I film storici che ho interpretato, sono la testimonianza del mio amore per la Francia e per la sua storia.
Personaggi più illustri di me sono stati esiliati o hanno abbandonato il nostro Paese.
Sfortunatamente non ho più nulla da fare qui, ma continuerò ad amare i francesi e il pubblico con cui ho condiviso molte emozioni!

Parto, perchè considerate che il successo, la creazione, i talenti, in pratica la differenza, debbano essere sanzionati.
Non chiedo approvazione, ma potreste almeno rispettarmi. Tutti coloro che hanno lasciato la Francia, non sono stati insultati come il sottoscritto.
Non devo giustificare le ragioni della mia scelta, che sono tante e intime.

Parto dopo aver pagato, nel 2012, l’85% di imposte sul reddito. Ma voglio conservare lo spirito di questa Francia, che era bella e che spero lo resterà.

Vi restituisco il mio passaporto e la mia tessera della mutua, di cui non mi sono mai servito.
Non abbiamo più la stessa patria, io sono un vero europeo, un cittadino del mondo, come mi ha sempre inculcato mio padre.

Trovo miserabile l’accanimento della giustizia nei confronti di mio figlio Guillame, giudicato da Giudici che l’hanno condannato, quando era ancora un ragazzo, a 3 anni di prigione per 2 grammi di eroina, quando molti altri venivano risparmiati per reati ben più gravi.

Non condanno tutti quell che hanno il colesterolo alto, la pressione alta, il diabete, quelli che bevono troppo alcol o che si addormentano sul loro motorino: sono uno di loro, come i vostri cari media amano sempre ripetere.

Non ho mai ammazzato nessuno, non penso di avere dei demeriti, ho pagato 145 MILIONI di € di imposte in 45 anni, ho dato lavoro ad 80 persone nelle aziende che sono state create per loro e gestite da loro.
Non sono qui per lamentarmi, né per vantarmi, ma rifiuto il termine “miserabile”.

Chi siete voi per giudicarmi così, glielo chiedo signor Ayrault, primo Ministro del signor Hollande, vi chiedo, chi siete voi?

Malgrado i miei eccessi, il mio appetito, il mio amore per la vita, sono un essere libero, signore, e non voglio essere maleducato.

Gérard DEPARDIEU

Traduzione di Valentina Cavinato Read more

 
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Paolo Luca Bernardini: “l’indipendenza veneta è un processo storico inarrestabile”

 

paolo_bernardini_2_websiteRiportiamo di seguito una interessantissima intervista a Paolo Luca Bernardini pubblicata su Queimada, la “locanda” politica indipendentista curata da Alex Storti. Paolo Luca Bernardini, ricordiamolo, fa parte della commissione giuridica, che l’11 dicembre scorso, su iniziativa di Indipendenza Veneta, si è insediata per redigere il percorso tecnico-legale e predisporre una delibera referendaria da presentare alla Regione Veneto, a seguito dell’approvazione della risoluzione 44.

Proseguiamo il nostro ciclo di interviste con Paolo Luca Bernardini, nome noto nel panorama indipendentista e libertario. Professore ordinario di Storia moderna presso l’”Università degli Studi dell’Insubria” a Como, Bernardini ha all’attivo moltissime pubblicazioni accademiche e politiche, da molti anni ormai improntate in particolar modo alla difesa dei diritti dell’individuo e delle comunità territoriali nei confronti delle pretese dello stato. Ligure di nascita, lombardo per lavoro, veneto d’adozione: certamente una personalità piena di sfumature, come testimonia il suo percorso intellettuale e umano, Bernardini è innanzitutto un pensatore generoso che ha scelto di mettere il proprio nome, la propria visione e tanta parte del suo tempo al servizio della causa della libertà veneta, fin da quando, nel 2008, divenne Presidente del Partito Nasional Veneto.

AlexStorti – Cosa ti aspetti dalla Catalogna, alla luce del risultato delle elezioni del 25 Novembre? E dall’Unione Europea, anche in funzione veneta?

PaoloL.Bernardini – Credo sia un ottimo risultato. L’indipendenza catalana, come ha ammesso Mas all’indomani del voto, deve essere “concertata” tra le varie forze che la propongono, e ognuna “se ne deve con le altre prendere la responsabilità“. Una vittoria del partito di Mas avrebbe legittimato il futuro governo della Catalogna libera da parte di questo partito stesso, mentre molti indipendentisti si riconoscono sì nel progetto di sovranità riottenuta, ma non nelle “policies” che il partito di Mas avrebbe implementato una volta al potere (ad esempio ovviamente l’estrema sinistra indipendentista, e la stessa ERC). Read more

 
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