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Articoli marcati con tag ‘4 novembre’
1. 2. 3. 4. Novembre = INDIPENDENZA DEL VENETO!
martedì, 4 novembre 2008Napolitano, l’Ungheria e la marcia del Piave farlocca: basta sprecare denaro pubblico per le parate dei politici italiani!
domenica, 2 novembre 2008Ma non siamo in recessione? Se proprio bisogna tagliare sprechi, perché non cominciano a dare il buon esempio quelli che stanno in alto?
Che bisogno c’è di pagare fior di quattrini per feste insulse, inutili e slegate dalla realtà come il 4 di novembre?
Perché il capo dello stato che ci nasconde la nostra gloriosa storia, cultura e lingua veneta si ostina a venire a Ceneda e Serravalle che lorsignori hanno richiamato Vittorio Veneto per ricordare l’unica guerra che “formalmente” hanno vinto, tra mille umiliazioni militari a cominciare da quelle che noi Veneti abbiamo inferte all’Italia a Custoza e a Lissa?
Se siamo in crisi allora questo parlamento autoreferenziale e questo governicchio delle banane che tra commercialisti con complessi di inferiorità, avvocatesse bresciane che hanno passato l’esame di stato a Reggio Calabria (con estrema facilità rispetto alla gran parte degli studenti…), vecchi esponenti del socialismo craxiano e demichelisiano che hanno passato indenni non-si-sa-come e leccando-cosa l’era tangentara di mani pulite che aveva decimato l’allora psi, nani cattivi e ballerine tuttofare, che stanno in piedi solo perché legittimati dai loro corrispettivi post-comunisti specialisti in Africa tanto-da-portarcela-qui, ecco questo parlamento e questo stato indecorosi comincino a tagliare le proprie assurde spese di rappresentanza di vecchi politici, odiati dal 95% dei Veneti, ma anche degli italiani, che spesso nella loro vita hanno cumulato record di posizioni antistoriche e sbagliate.
Proprio come Giorgio Napolitano che salutò con gioia i carri armati sovietici che invadevano Budapest nel 1956 e ora come se tutto si potesse giustificare, 52 anni dopo viene qui nel nostro Veneto, colonia produttiva di lorsignori, a insegnarci la storia di regime.
Basta, non ne possiamo più di voi, lasciateci in pace, invasori foresti.
Il 4 novembre per noi Veneti è solo giorni di castagne e vino novello (anche se per “legge” dobbiamo aspettare 2 giorni…), non di eserciti e stati inesistenti: politici italiani, tornatevene a casa vostra, qui non siete ben accetti.
E diciamola tutta, anche quella marcia del Piave – che tanto piace a quell’Umberto Bossi che oggi regala 1.300 miliardi di lire a Roma e Catania – è solo una copiatura di sana pianta dell’autentica marcia del Piave del giovane comandante ungherese Anton von Lehár: ecco forse perché l’Ungheria da più di mezzo secolo sta indigesta al presidente del terzo stato più indebitato al mondo!
Per fortuna che la nostra indipendenza presto arriverà!
Viva San Marco!
Wento
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Le feste tricolori dividono i Veneti e creano razzismo: aboliamole!
domenica, 2 novembre 2008E’ inutile, per quanto i ministri italiani NON VENETI obblighino i Veneti a voler rispettare le loro feste inutili e noiose, i Veneti proprio non le sentono proprie queste feste.
Risulta ancora più scandaloso poi che pseudo-rappresentanti di noi Veneti, eletti con l’inganno delle segreterie di partito, quale quell’Ascierto, che veneto non è (basta vedere la mappa con l’origine del suo cognome sotto riportata), vengano qui a comandarci e a fare gli sbruffoncelli di stato contro i bravi lavoratori veneti sia pubblici sia privati.
Ma questo Ascierto, che parla una lingua a noi incomprensibile, paracadutato in Veneto da chissà dove, visto che si vanta di avere ottime relazioni con le forze dell’ordine venete, che vada loro a spiegare invece perché non vengono pagati gli straordinari di polizia e carabinieri, mentre vengono regalati, con l’approvazione della lega nord, 1.300 miliardi di lire a Catania e Roma????

Ma vergognatevi voi e le vostre feste che dimostrano una volta di più di dividere il Popolo Veneto e di non significarci alcunché se non la vostra boria di foresti che vengono qui in Veneto a comandarci a casa nostra.
Ritornatevene al vostro paesello, oppure cominciate a lavorare in silenzio, restandovene educatamente al vostro posto e rispettando le nostre tradizioni venete di tolleranza e buon senso civico, abbandonando ogni forma di arroganza!
Gianluca Busato
segretario PNV

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Il 4 novembre non dice nulla ai Veneti: solidarietà alla scuola media di Villafranca Padovana
giovedì, 30 ottobre 2008Il Partito Nazionale Veneto esprime la propria solidarietà al preside della scuola media “Dante Alighieri” di Villafranca Padovana e al dirigente scolastico Maria Grazia Bollettin, fatti oggetto di indebita e arrogante pressione di stampo colonialista da parte degli esponenti già fascisti pentiti (alla faccia delle coerenza) e assolutamente NON VENETI Ignazio La Russa e Gianfranco Fini.
La decisione dell’istituto di non esporre il tricolore e di non far partecipare gli alunni alle celebrazioni civili e religiose del 4 Novembre, organizzate da Comune e associazione Combattenti e Reduci è enconomiabile e, al di là della motivazioni, nella sostanza completamente condivisibili, almeno in virtù del fatto che simili celebrazioni offendono la nostra identità veneta.
L’unica bandiera che rappresenta il nostro sacro suol è il gonfalone di San Marco che proprio gli strapagati politici italiani ci impediscono di far salire al vento da solo a dimostrare la nostra identità nazionale.
Crediamo proprio sia il caso di smetterla una volta per tutte di sprecare i nostri soldi per manifestazioni inutili e non sentite, dato che ormai anche l’ultima persona che aveva combattuto se n’è andata, pace all’anima sua.
Basta Italia, basta fanfare, parate, passarelle e medagliette stucchevoli che ci offendono nel momento in cui una crisi strutturale sta invece ponendo fine a uno stato fallimentare nato con l’inganno e che a breve la smetterà di infastidirci con la propria ingordigia e con i soprusi di una casta politica incapace, nesciente, inadeguata e sprecona.
Per rispondere poi anche alle provocazioni storiografiche del presidente della camera dei deputati più famelici del mondo e meno capaci di alcunché se non di opprimerci, condividiamo con lui l’importanza della conoscenza della storia per capire e affrontare il presente e per costruire il nostro futuro, ma non comprendiamo altrettanto bene perché allora a noi veneti non sia concesso di studiare e celebrare la nostra gloriosa e millenaria di storia, che anzi ci viene nascosta e il suo insegnamento bandito dalla scuole italiane, con i rigidi, anti-veneti e menzogneri programmi ministeriali: forse che i Fini e i La Russa e i Veltroni e i Berlusconi e tutti i teatranti politicanti italici temono il confronto inevitabile che i giovani veneti possono fare tra le glorie storiche venete e le umiliazioni storiche italiane?
Facciamo infine presente che per noi veneti del trittico 4 novembre, 2 giugno e 25 aprile, l’unica data che riveste importanza sacrale è proprio il 25 aprile, ma perché si festeggia San Marco.
Ecco quale sarà la festa nazionale dopo l’indipendenza veneta!
Gianluca Busato
Segretario PNV
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Umberto, Renzo…Qualis pater, talis filius…eco ła vera storia deła Marcia deła Piave!
lunedì, 21 luglio 2008Della Volgar Bossiade: Il figlio è stato bocciato per la seconda volta, ma anche il padre era meglio fermarlo prima…
Inorridiamo. Mai avremo pensato che il sedicente leader di un sedicente partito territoriale arrivasse a tanto. A meno che…no non può essere, buon sangue non mente!
Già, oggi, accerchiato dai suoi prodi amici e colleghi romani, il buon Umberto si è corretto, non non voleva parlar male dell’italianità che gli paga lo stipendio, non voleva dir male dell’inno di Mameli, no: lui voleva solo cambiarlo l’inno, preferiva la Marcia del Piave. Se non lo conoscessimo per quello che è, un giullare politico della corte italiana, lo avremmo denunciato per altro tradimento. Anzi, per alta e crassa ignoranza, proprio come quel figlio Renzo che, bocciato per la seconda volta all’esame di maturità per una tesina magari suggerita da papà su Carlo Cattaneo e che ha scatenato la filippica contro i professori foresti rei di odiare il federalismo.
Gli indipendentisti veneti – sia ben chiaro a tutti ! – non hanno alcun bisogno di offendere alcuna persona da dovunque provenga e alcun inno di alcuno stato, neanche quello coloniale che ci opprime, perché non ci muove niente quella musica foresta. Egli però forse ne prova fastidio perché si trova nella condizione di essere realmente schiavo di Roma, del suo potere e delle sue prebende.
A meno che…
Sia mai che l’Umberto conoscesse la verità sulla Marcia del Piave? Ansi, deła Piave?
Non crediamo possa essere, allora ve la raccontiamo noi la vera storia deła marcia deła Piave.
Si tratta di un plagio, di un clamoroso plagio di una marcia ungherese. Né altrimenti poteva essere perché l’Italia tutta è un plagio clamoroso di stato, in quanto non è mai esistita.
“[...] Tale dettaglio non è stato, naturalmente, svelato per tanti decenni, ma prima di E.A. Mario un altro militare aveva preso l’iniziativa per una Marcia della Piave, intitolata “Piave indulò”, appunto. Si
trattava del giovane comandante ungherese Anton von Lehár. Egli si trovava nei pressi di Oderzo con il suo 106° Reggimento “Honved” fin dal novembre 1917. Il futuro Generale volle un “inno militare adeguato ai tempi e ai luoghi”, ma le sue cognizioni musicali non dovettero essere sufficienti. La carenza fu superata con il ricorso al fratello dell’ufficiale magiaro, Franz von Lehár, compositore tra l’altro dell’operetta “La vedova allegra”. Ciò avvenne nel mese di marzo 1918. È dunque escluso che Franz Lehár abbia copiato da E.A. Mario e, a pensarci bene, non ne avrebbe certamente avuto bisogno. [...]”
MARCIA DEŁA PIAVE
Testo: Gyula Szabò – Musica: Ferenc Lehár
Dedicata al Colonnello Antal Lehár
e agli eroi del 106° Reggimento
Avanti, all’attacco, forte esercito combattente!
Avanti, per la vittoria, esercito eroico!
Avanti, per fatti antichi, gloriosi! Avanti stirpe schita,
avanti tutta!
Avanti, addosso al nemico, vincerete, vincerete!
Che venga distrutto, che crolli il mondo malvagio!
Avanti, addosso al nemico, vincerete, vincerete voi!
Fanti ungheresi, che risuoni e sia nota la nostra vittoria!
Devi andare a morire, antica stirpe dei Kuruc
dal valoroso sangue!
Non ti ha distrutto il sanguinoso attacco:
Le onde feroci ti aggredirono.
Il sapore del bacio del fiume grigio
ti accompagnerà nella morte!
Reggimento prode e temuto, attraversasti il fiume:
tuona la canzone, la canzone dei vincitori.
Avanti Ungheresi, avanti!
L’inferno aggredì i Magiari, ma la schiera non cedette.
Forse tremò la terra, le sue fiamme uscirono…
mentre combattevano distruggendo le porte dell’inferno!
La tua sciabola antica, la veloce spada di Attila
che porta con sé il fuoco e la gloria dei secoli.
L’hanno temuta Turchi e Tartari
e il mondo intero lo vide.
Un millennio viene ora ad osannare la stirpe ungherese.
Avanti, solo avanti, vincerete, vincerete voi!
Che vada distrutto, che crolli il mondo malvagio!
Avanti, addosso al nemico, vincerete, vincerete!
Fanti ungheresi, che risuoni e sia nota la nostra vittoria.
Ascolta Magiaro, ascolta,
ascolta come scorre via il fiume muggente.
(Traduzione: Krisztina Sándor)
Lexi kive la storia intiera e vera deła Marcia deła Piave
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La vera storia della “Marcia del Piave”
sabato, 17 maggio 2008Le lezioni di storia sulla Grande Guerra si erano concluse con una richiesta di discussione tra gli studenti. Il docente acconsentì e raccomandò un poco di bibliografia, nonché la lettura di quotidiani che potevano essere consultati presso la biblioteca dell’Istituto. In altre parole: conoscere di più per capire meglio. Non bastano i pensieri storditi e il sapere digerito. La vera cultura consiste nell’avere l’informazione al momento giusto. Per il resto egli avrebbe svolto il non semplice ruolo di moderatore. Rimaneva inteso che qualche suo intervento chiarificatore sarebbe stato utile, e forse necessario, non per contrastare le convinzioni tramandate, ma per accettarne serenamente i limiti. La scuola, aggiunse l’insegnante, non è un palcoscenico sul quale recitare posizioni politiche contrapposte, bensì capacità di superare pregiudizi. Per tale motivo “magister” è ben più di “minister”.
Come accade nelle dispute, c’erano differenti punti di vista. Taluni sostenevano che la battaglia di Vittorio Veneto e l’armistizio del 4 novembre 1918 fossero stati una grande vittoria per le truppe italiane. Altri ritenevano che se la superstizione è lecita, dovrebbero essere consentite anche le idee. Questa istanza ricorre anche nel testo del libro, poiché le cose non sarebbero andate esattamente come era stato tramandato. Qualche impertinente aveva perfino insinuato che, se gli Imperi Centrali avessero vinto nell’ autunno del 1918, molta gente avrebbe fatto a gara per incensare gli Imperatori Carlo I e Guglielmo II.
La discussione sembrava una foresta dove i rami litigano tra loro, mentre le radici si accarezzano. Sembrava tuttavia difficile trovare una soluzione per salvare la capra (la baldanza trionfalistica) e i cavoli (gli argomenti pacati, appunto). [... continua]
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