Articoli marcati con tag ‘bancarotta’

Fuoco Greco

giovedì, 6 maggio 2010
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Proteste Grecia 2010

Proteste in Grecia

Oggi il tonfo delle borse mondiali e dell’euro sono solo una parte della storia legata al debito insolubile della Grecia. I dati numerici parlano chiaro. La Grecia ha un debito che non potrà essere pagato, ma questo in realtà non è il vero problema. Un paese può convivere con un grosso debito, basta che paghi gli interessi, che è quello a cui sono interessati gli investitori. Il problema però è proprio questo, la Grecia presenta condizioni tali che forse non riuscirà nemmeno ad onorare gli interessi. Le dimostrazioni poplari scadute a livello di guerriglia urbana che si sono scatenate in Grecia nelle ore passate, non aiutano certo a farsi un’idea migliore.

(continua…)

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SLO-VENETO: la via di fuga

venerdì, 11 dicembre 2009
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Solo 3 cose ci possono salvare: indipendenza, indipendenza e indipendenza

veneto-statoLa settimana in corso è stata foriera di brutti segnali per alcuni Paesi. Grecia e Spagna hanno traballato e tutt’ora traballano. Io non sono un economista, ma mi viene naturale pormi alcune domande.
Grecia e Spagna sono Paesi di dimensioni molto più ridotte rispetto all’Italia. Con ogni probabilità una loro bancarotta finanziaria potrebbe essere assorbita dal sistema economico europeo grazie ad interventi di salvataggio della Bance Centrale Europea, o del Fondo Monetario Internazionale. Certo, tali salvataggi imporrebbero a quei Paesi riforme e duri conti da pagare per le classi dirigenti che li avessero portati al collasso finanziario. L’esempio di quanto già avvenuto in Islanda, oppure in Irlanda è ancora ben vivo. Le conseguenze sono state durissime, ma quei piccoli Paesi, nonostante tutto, hanno saputo reggere la crisi finanziaria e mantenere la propria sovranità.
Ma poniamoci ora un dubbio.
Se per esempio nell’autunno 2010 questo scenario diventasse realtà per l’Italia, come potrebbe reagire il sistema economico europeo e mondiale?
Vi sono sufficienti risorse finanziarie nella BCE, o nel FMI per salvare uno stato enorme come quello italiano?
Io credo proprio che non ci siano margini di salvataggio del sistema-Paese Italia, in quel caso. La bancarotta finanziaria porterebbe automaticamente all’uscita dall’area euro, alla distruzione probabile dei risparmi privati da parte dello stato privo delle risorse per far fronte ai propri debiti, al collasso istituzionale, di cui le continue scaramucce tra cariche dello stato di questi giorni sembrano essere solo le prove generali. Inoltro la mia domanda agli economisti, per avere maggiori lumi, ma da un punto di vista politico alcune considerazioni si possono e si devono fare.

Per noi Veneti restare infatti in questo stato gigante dai piedi di argilla sta diventando un rischio insopportabile. La sua caduta significherebbe la nostra caduta. Non possiamo permettercelo.

Non possiamo continuare a giocare d’azzardo con il nostro futuro. I giovani neolaureati lo hanno capito da un pezzo e fuggono, appena possono, verso Paesi più civili. Gli imprenditori in difficoltà hanno iniziato una serie di suicidi impressionati. Gli unici a non preoccuparsi sono i politici veneti che continuano a fare passerella elettorale, senza proporre soluzioni.

Una soluzione invece c’è e sta diventando sempre più una strada obbligata. si tratta di tre parole magiche, che da sole ci possono dare la garanzia di poter reggere all’onda d’urto del collasso prima economico-finanziario e quindi politico dell’Italia. Le 3 parole sono: indipendenza, indipendenza e indipendenza.

Nessun’altra opzione è possibile. La strada è quella già tracciata, ad esempio, dalla Slovenia, prima che il sistema-Paese Yugoslavia andasse al collasso, sotto forma di una guerra decennale. Elezioni regionali che hanno premiato il partito indipendentista, il corrispondente del PNV per il Veneto. Un referendum per l’indipendenza. La proclamazione dell’indipendenza dal consiglio regionale. Cinque giorni di confronto istituzionale e quindi la libertà.

Una via d’uscita veloce e di velluto verso la libertà. Chi non ha percorso la veloce opzione slovena è stato coinvolto in qualcosa di terribile che ben conosciamo.

Ecco la soluzione per noi Veneti. Prima che l’Italia diventi la Yugoslavia, noi Veneti possiamo fare la scelta giusta, come hanno fatto gli sloveni, che oggi sono più ricchi degli italiani.

È il nostro Win for Life.

Gianluca Busato
Segretario PNV

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Tomat sbaglia Patria: ora Confindustria Veneto inizi a lavorare per l’indipendenza

sabato, 27 dicembre 2008
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Il futuro leader di Confindustria Veneto rispondendo al ministro del lavoro (che ricordiamolo, doveva farsi perdonare lo scivolone sull’anticipazione della prossima bancarotta della repubblica italiana), il giorno di Natale ha proposto, forse provocatoriamente, ai Veneti di lavorare gratis 10 giorni di più per lo stato.
La proposta nel mezzo delle cene natalizie è passata quasi inosservata, se non fosse che un leader di un’assocazione importante come quella degli industriali veneti dovrebbe elevare il proprio livello rispetto a quello estremamente provinciale e caciottaro dei politici italiani.
Ecco, crediamo di non sbagliare nel dire che noi Veneti invece siamo stufi marci di lavorare per questo stato, di mantenere una classe politica e dirigente (compresa quella sindacale e delle associazioni di categoria regno dei privilegi e dell’assistenzialismo di stato).
Forse magari lavoreremmo anche un mese gratis pur di veder lorsignori morire in carcere oppure di stenti, ma di sicuro non per tappare le falle ormai evidenti del colabrodo Italia.
Anzi, ben venga il fallimento di questo baraccone in mano ai buffoni e ai criminali.
Privilegiati, odiati, manutengoli di regime, arroganti, ignoranti, maleducati, sbruffoni, incapaci, truffatori, bavosi, sporchi, forse anche assassini: ecco gli aggettivi che vengono in mente quando ad ora di cena costoro si presentano in tv nelle nostre case per il loro consueto teatrino di malcostume.
Signor Tomat, per favore e per decenza, riveda le sue argomentazioni e pensi che oramai gli imbecilli sono sempre meno in Veneto.
Piuttosto, Lei e i Suoi colleghi imprenditori abbandonate al più presto il finanziamento dei papaveri italiani e cominciate a darvi da fare seriamente per l’indipendenza, perché a nulla varrà il saltare sul carro del vincitore quando dalle urne sarà evidente che la volontà di un Veneto indipendente sarà prossima alla realtà.
Pensi a quanto sarà importante per le imprese venete godere di un costo del lavoro non più caricato dei macigni dello stato italico e di una tassazione sul reddito d’impresa del 15-20%, non crede che allora le imprese dei Vostri associati potranno finalmente reggere il confronto competitivo con quelle della vicina Slovenia e Austria?

indipendenza xe poche tasse

Perché allora Confindustria Veneto non si impegna finalmente ad organizzare un convegno che analizzi a fondo le opportunità dell’unica scelta politica rimasta ai Veneti prima di cadere nel burrone della disperazione tricolore?
Perché la Vostra organizzazione non affronta con serietà i vantaggi – per esempio – del made in Veneto rispetto alla pegola ormai evidente portata dal made in Italy, levandovi di dosso i pregiudizi che vi vengono da un’educazione di regime che vi ha abituato a pensare nei termini sacrali nei confronti di uno stato ottocentesco oramai superato dalla storia e dall’evoluzione globale delle umane attività?
Come imprenditore dovrebbe ben sapere che ogni situazione di rischio porta con sé delle straordinarie opportunità e Lei tradirebbe la sua missione se non valutasse appieno la portata di un mondo nuovo che sta nascendo sulle ceneri del vecchio e non approfondisse le enormi potenzialità venete ed europee.
L’Europa, il naturale mercato domestico dei Veneti, deve saper mettere a frutto i potenziali di innovazione di un’era di scoperte dalla quale rischiamo di essere tagliati fuori.
Deve saper inventare un nuovo modello di sviluppo economico incentrato sui propri punti di forza, che possono trovare ispirazione dall’imprenditorialità civica tipica dei veneti, che nasce dal proprio modello di sviluppo urbano e antropologico a rete, che in estrema sintesi è anche il modello europeo, ma soprattutto è il modello di sviluppo umano moderno che vede nella periferia il centro e nell’individuo consapevole il grande architetto del mondo.
L’Europa deve saper sfruttare la propria tradizione artistica millenaria che, nella nuova cultura visuale, basata su design, architettura e immagine, la porta ad avere un enorme vantaggio competitivo rispetto al resto del mondo che deve inventarsi routine comportamentali nuove rispetto alla precedente cultura letteraria e che non ha potuto sviluppare e metabolizzare i processi figurativi millenari che noi possiamo vantare.
Politicamente l’Europa deve essere consapevole che la fine degli stati nazionali non può coincidere con l’inizio di un impero a-nazionale e avulso dal libero commercio mondiale.
E tale modello si basa sulla libertà dei propri Popoli e delle proprie comunità, sulla capacità di assumersi ognuno le proprie responsabilità, senza più offese alla democrazia e alle indicazioni del voto popolare che emergono da una classe dirigente – spesso autocratica e quindi nemmeno eletta – che soffre dell’incapacità di entrare in relazione con i propri elettori e sovrani.

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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Cosa succedeva in Argentina, cosa succederà in Italia?

sabato, 13 dicembre 2008
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La strada per l’Indipendenza Veneta è tracciata

domenica, 7 dicembre 2008
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La nostra libertà passa attraverso la conquista del consenso popolare dei Veneti e il rafforzamento del Pnv

Negli ultimi tempi si è animato il dibattito attorno al tema dell’indipendenza della Venetia. Venetia che gli italiani hanno ribattezzato e confinato all’attuale Veneto, unica regione dello stato più indebitato del mondo civile ad essere stata definita con un aggettivo, in spregio alla nostra gloriosa storia e probabilmente per paura che essa ritorni a farsi beffe del più fallimentare e ridicolo tra gli esperimenti massonici di ingegneria politica del diciannovesimo e ventesimo secolo.
A favorire la discussione è stato il successo del Partito Nasional Veneto, che è cresciuto con forza sorprendente e ha saputo riempire un vuoto nel panorama politico veneto, tra lo scetticismo di molti esponenti della vecchia ed incapace classe dirigente veneta, serva dei politici italiani maestri del gioco delle tre carte.
Ecco che ora si susseguono svariati tentativi di fermarci, oppure di mettere il giogo all’organizzazione che ha fatto dell’indipendenza veneta il proprio esclusivo obiettivo.
I tentativi più disperati sono quelli dei poveri autonomisti e federalisti che dopo anni di livori ed invidie consumate su un disegno politico fallimentare, ora vorrebbero che ci fermassimo per “non dividere i Veneti”. In realtà vogliamo ricordare loro che i Veneti sono già divisi, da tempo.
E che probabilmente si uniranno solo quando troveranno tra le alternative da votare una proposta che sia seria, di alto livello, portata avanti da persone affidabili e preparate e, soprattutto, che dia loro una prospettiva perseguibile nel loro esclusivo interesse.
Il Pnv ha tutte queste caratteristiche, grazie alle scelte iniziali di creare una teoria e un programma politico di qualità assoluta, nel nome dell’indipendenza, unica concreta alternativa al marciume politico italiano che ha saputo colonizzare anche il nostro Veneto.
La strada per l’Indipendenza Veneta è dunque già tracciata e a nulla valgono i tentativi di sbarrarla con iniziative politicamente incosistenti.
La nostra libertà passa infatti solo attraverso la conquista del consenso popolare dei Veneti e il rafforzamento del Pnv, che è l’organizzazione politica che ha come propria missione l’ottenimento di un mandato popolare per l’indizione del referendum per l’indipendenza del Veneto, secondo uno schema classico di perseguimento della nostra sovranità e di ottenimento del necessario riconoscimento degli altri stati, che potrà esserci solo se sapremo costruire una classe dirigente che si porrà come legittimo interlocutore della comunità internazionale.
Tale mandato sarà richiesto in occasione delle prossime elezioni regionali.
Oggi questo percorso può sembrare irrealistico ad alcuni, ma ricordiamoci che ci stiamo avvicinando a una probabile – e ancora più evidente in questi giorni dopo che i politici italiani non ne nascondono più l’eventualità – bancarotta finanziaria dell’Italia.
E il consenso attorno a tale disegno sta crescendo con ritmi impressionanti e che stanno mettendo in seria difficoltà i partiti italiani in Veneto: pensiamo che in soli quindici-venti giorni, nell’assordante e più totale silenzio dei mezzi di informazione, il Pnv ha ottenuto già 3.052 adesioni al progetto indipendentista, solo col passaparola su internet.
Di conseguenza, chi si pone in termini politici seri, rispettosi e prevede un percorso politico come quello da noi individuato, può essere un valido interlocutore del Pnv, altri nani e ballerine saranno invece travolti dalla forza degli eventi politici.
Eventi che si consumeranno nel segno della nostra indipendenza, com’è giusto che sia per una tra le più gloriose civiltà dell’umanità, qual è la millenaria Civiltà Veneta.

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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Stipendi ritardati di un mese alle maestre di ruolo: Italia vicino alla bancarotta, indipendenza subito!

lunedì, 27 ottobre 2008
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La notizia ha del clamoroso e il silenzio generale dei media è ancora più inquietante della notizia stessa.
I fatti. In diverse scuole dell’alto padovano, del vicentino e del trevisano, ne abbiamo contate almeno una decina, lo stipendio delle maestre di ruolo è stato pagato dallo stato italiano con quasi un mese di ritardo. Succede infatti che gli stipendi di settembre siano stati pagati il 22 di ottobre, senza addurre alcuna spiegazione, invece del canonico 27 di settembre.
Cosa significa questo? Semplice, che l’Italia sta procedendo a passi spediti verso il default, la bancarotta finanziaria, con il silenzio complice di giornali e televisioni. E pur non avendo più soldi per le maestre venete, regalano centinaia di milioni di euro a Roma e Catania: vergogna eterna a tutti i parlamentari veneti che hanno votato un simile provvedimento di furto deliberato delle nostre risorse prodotte con il nostro duro lavoro.
Segnaliamo un altro fenomeno “particolare”: controllate i vostri conti correnti, poiché abbiamo avuto notizia di ripetuti episodi di doppia contabilizzazione dei prelievi al bancomat da parte di alcune banche, salvo poi effettuare gli storni dopo qualche giorno, mettendo ovviamente in conto agli ignari correntisti la differenza in valuta.
Teniamo gli occhi bene aperti e prepariamoci alla fine delle illusioni, il mostro sta morendo e negli ultimi istanti di vita cercherà di portarci nell’abisso con lui.

L’indipendenza del Veneto è ora la strada obbligata per non farci risucchiare dalla miseria.

Viva San Marco!

Partito Nasional Veneto

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