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La legge è diseguale per tutti

domenica, 25 aprile 2010
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Leggo oggi questa notizia:

con un decreto legge approvato venerdì scorso, il Consiglio dei Ministri ha sospeso fino al 30 giugno 2011 la demolizione delle abitazioni abusive nella Regione Campania. La misura, che riguarda immobili non pericolanti e destinati a prima casa, è risultata necessaria per l’incertezza normativa che si è determinata in Campania a seguito della mancata applicazione del condono edilizio del 2003.

E’ l’ennesimo sassolino che finisce nelle scarpe. Ma vi pare possibile che possa esistere un governo unificato quando esistono tali divergenze nella pratica?
Pensate che queste sono le cose più appariscenti, figuratevi quelle che non passano la barriera dell’informazione giornalistica e di settore.
Può un paese avere in sé un posto come la Campania e il Veneto e governarlo con le stesse regole?

Claudio G.

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Federalismo vs. Indipendenza

giovedì, 22 gennaio 2009
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Ripubblichiamo un intervento di Lodovico Pizzati apparso sul blog noisefromamerika.org, molto noto in particolare tra gli economisti. Invitiamo a leggere anche i commenti che i lettori del blog stanno apportando ed eventualmente contribuire all’interessante dibattito in corso

di Lodovico Pizzati, 15 Settembre 2008

Vi propongo uno spunto di riflessione per quando il federalismo all’italiana si rivelerà un’enorme delusione. Aggiungo “all’italiana” perché quello che è stato proposto da questo governo, federalismo non è. Perlomeno non combacia con la definizione di federalismo riconosciuta in altre lingue. Ma se volete dipingere le banane d’arancione e chiamarle carote, ok ci adegueremo. Aggiorneremo i dizionari spiegando che “federalismo” non si traduce con “federalism”, come del resto anche “liberal” ha assunto un significato diverso da “liberale”. Nessun problema.

Il parlamento italiano approverà questa riforma centralista e nulla cambierà, ma invece di fare polemica vorrei far notare che una vera riforma federalista non era comunque possibile all’interno dello stato italiano, neanche se ci fosse stata un’autentica volontà politica per farlo. Al contrario di altri paesi non è per niente fattibile che lo stato italiano lasci che parte della politica fiscale (come ad esempio l’Iva in Usa) venga decisa a livello regionale senza sue interferenze. Non è proprio pensabile lasciare che ogni provincia si arrangi a pagare sanità, istruzione e pensioni dei propri cittadini, finanziando queste spese con moderate imposte sul reddito decise nei vari capoluoghi, e lontano dalle grinfie di un ingordo governo centrale.

Questo non è possibile perché il grosso dell’ingiustizia non riguarda la relazione tra varie regioni. Il peggio non sta nel cronico flusso d’assistenzialismo verso Sicilia e Alto Adige. Non è questa la causa principale dell’emorragia di risorse in Lombardia e Veneto. Campania, Calabria, Sicilia non sono le regioni che soffrirebbero da un vero federalismo, perché queste si adeguerebbero con molta più flessibilità di quanto non si creda. La sanguisuga, il parassita che dissangua i cittadini di quasi tutte le regioni, è radicata nella cultura centralista italiana. Un vero paese federale deve avere un governo centrale snello, e invece il primato in debito pubblico rivela decenni di irreversibile perversione. Basta paragonare gli stipendi di parlamentari italiani con altri paesi per avere un’intuizione dell’iceberg che si nasconde sotto.

Ci vorrebbe un articolo più tecnico e dettagliato per approfondire perché un vero federalismo non è realizzabile nello stato italiano, ma lo scopo di quest’articolo è semplicemente di introdurre un’alternativa. Mi limito a ricordare che se solo si lasciasse a Veneto e Lombardia (che contribuiscono pressappoco un 30% al buco nero delle finanze italiane) trattenere una minima parte di questo spolpamento, lo stato schizzerebbe verso l’insostenibilità fiscale. La salute di questo stato assomiglia ad un corpo stanco, anziano ed ammalato che adesso paga il prezzo di una vita di malgoverno incallito, sfibrato da un debito pubblico gigantesco, un tumore grottesco, una protuberanza che pesa il 105% rispetto al resto dell’economia.

C’è forse un altro motivo per il quale un vero federalismo non è possibile per lo stato italiano. È una ragione magari banale, basata su una prospettiva storica (ma anche solo sulle origini del significato: foedus, un contratto firmato da entità politiche indipendenti). Non mi risulta che le federazioni siano mai state il frutto di un processo di decentralizzazione, ma al contrario sono uno strumento di controllata centralizzazione. Di solito le federazioni vengono stabilite da entità politiche indipendenti che si federano per far fronte ad un pericolo esterno. È il caso delle colonie americane appena dopo il 1776, ma anche della Svizzera, della Germania, e a suo tempo anche dell’Altipiano di Asiago (per star più vicini a casa mia). Non si è mai visto uno stato centralista che conceda ai suoi sudditi le libertà previste da un vero federalismo. Forse esiste qualche caso contrario, ma dubito che il regime italiano farà eccezione.

Così, tra un anno o due lo stato italiano starà risentendo il peggio di questa recessione da poco iniziata. A questo va aggiunto il declino strutturale decennale che affligge l’economia succube di questo sistema. Come visto nel grafico (dati Eurostat), la Spagna ha già compiuto il sorpasso di Pil pro capite nel 2005, e quest’anno tocca alla Grecia superarci. Fra un paio d’anni celebreremo lo scavalcamento della Slovenia, e speculeremo se i cechi ce la faranno a staccare gli italiani entro il 2012.

pil pro capite

pil pro capite

Ecco che fra un paio d’anni, nel mezzo di questo grigio scenario, sarà anche completamente smascherata la fregatura di questa recente pseudo-riforma presentata dall’attuale governo. “Federalismo” diventerà una parolaccia. Allora, prima che il parassita sbugiardato escogiti un’altra carotina per trainare le speranze dell’elettorato, vi invito a considerare questa alternativa. Nelle Venezie c’è chi lavora non per istituire una regione federata ma uno stato indipendente, come è già stato per 1100 anni. Questo significa che la Venetia – che comprende il Triveneto, ma anche le province della Lombardia orientale, trova nel diritto internazionale (senza più contraddire la legislazione italiana) una ragione legale di esistere e di esigere la propria istituzione come, appunto, stato indipendente a tutti gli effetti. Sì, proprio come l’Irlanda, la Danimarca, la Norvegia, e l’Austria, paesi con una popolazione ed un Pil numericamente simili a quelli della Venetia, e tutte nazioni tra le più floride al mondo.

Ecco per esempio il percorso, definito nel sito del Partito Nasional Veneto (PNV), da queste tre boe istituzionali:

1) Il principio di autodeterminazione dei popoli è una norma di diritto internazionale che produce effetti giuridici per tutti gli stati. È entrato in vigore in Italia con la legge n.881 del 25 Ottobre 1977 (ratifica ed esecuzione del patto di New York). Si è propensi a credere che un processo di indipendenza comporti un percorso violento, ma in gran parte dei casi non è così. Pensate che nel 1945 c’erano solo 74 stati indipendenti, mentre oggi (dopo 63 anni) ce ne sono 195. La Rep. Ceca, la Slovacchia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia hanno tutte raggiunto l’indipendenza pacificamente. In Montenegro nel 2006 hanno semplicemente votato in un referendum con partecipazione oltre l’80% e con più del 55% a favore dell’indipendenza. Ora godono di imposte fiscali del 12% e hanno un tasso di crescita elevatissimo. Vogliamo aspettare che ci sorpassino anche loro in Pil pro capite?

2) Il popolo veneto trova definizione legale secondo l’art. 2 della legge statale n. 340 del 22 Maggio 1971 il quale dice: “L’autogoverno del Popolo Veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia”. Questa forse è la parte più difficile. Perché questo accada una regione dovrebbe eleggere un consiglio regionale in maggioranza indipendentista che richieda un referendum con monitoraggio internazionale con quesito di indipendenza. Per quanto improbabile, penso sia sempre più fattibile che qualsiasi altra soluzione concreta che passi per Roma. Per raggiungere questo obiettivo basta un consenso a livello regionale, anziché a livello italiano. Questa è la strada perseguita dal PNV, unica formazione politica a proporre questo percorso semplice e legale. Si tratta di chiedere agli abitanti veneti se vogliono vivere in uno stato veneto indipendente, un elementare concetto di autodeterminazione, una domanda più che motivata visti i risultati elettorali veneti negli ultimi decenni.

3) Dal Febbraio 2006 questo progetto politico non è più reato d’opinione. L’Articolo 241 del codice penale italiano recitava: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato è punito con la morte* ”. Questa era una legge ereditata dal passato fascista dello stato italiano. L’asterisco è stato aggiunto dopo per alleggerire la punizione: “* La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo”. Fatalità, in questi ultimi anni l’Unione Europea ha fatto pressione sulla Turchia (per escluderla dalla Ue) perché le leggi turche non rispettavano i diritti internazionali delle sue minoranze. La Turchia giustamente ha fatto notare che anche l’Italia ha delle leggi vergognose nei confronti della libertà di pensiero. E così l’Italia, con totale imbarazzo europeo, fu costretta ad abolire questa comoda legge a favore dello status quo, e a legiferare la legge n. 85 del 24 Febbraio 2006 che consente la libertà di opinione e di azioni democratiche per l’indipendenza di territori dallo stato italiano.

Per questo ora possiamo trattare serenamente di tale argomento, e auspicare l’indipendenza veneta senza timore (io lo facevo anche prima, ma fa niente). Quindi, ecco il punto di riflessione che vi propongo. Invece di lamentarci delle oscenità di uno stato impossibile da riformare e di criticare le assurdità di questa Cecoslovacchia verticale, prendiamo in seria considerazione la fattibilità di alternative come questa: www.firmiamo.it/veneto-indipendente. A me questo percorso appare, per quanto impervio possa sembrare, più realistico che sperare di poter ristrutturare un cimelio ottocentesco.

Lodovico Pizzati

link all’articolo originale e ai commenti sul blog di noisefromamerika.org

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Federalismo vs. Indipendenza

mercoledì, 17 settembre 2008
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Pubblichiamo un intervento di Lodovico Pizzati apparso sul blog noisefromamerika.org, molto noto in particolare tra gli economisti. Invitiamo a leggere anche i commenti che i lettori del blog stanno apportando ed eventualmente contribuire all’interessante dibattito in corso

di Lodovico Pizzati, 15 Settembre 2008

Vi propongo uno spunto di riflessione per quando il federalismo all’italiana si rivelerà un’enorme delusione. Aggiungo “all’italiana” perché quello che è stato proposto da questo governo, federalismo non è. Perlomeno non combacia con la definizione di federalismo riconosciuta in altre lingue. Ma se volete dipingere le banane d’arancione e chiamarle carote, ok ci adegueremo. Aggiorneremo i dizionari spiegando che “federalismo” non si traduce con “federalism”, come del resto anche “liberal” ha assunto un significato diverso da “liberale”. Nessun problema.

Il parlamento italiano approverà questa riforma centralista e nulla cambierà, ma invece di fare polemica vorrei far notare che una vera riforma federalista non era comunque possibile all’interno dello stato italiano, neanche se ci fosse stata un’autentica volontà politica per farlo. Al contrario di altri paesi non è per niente fattibile che lo stato italiano lasci che parte della politica fiscale (come ad esempio l’Iva in Usa) venga decisa a livello regionale senza sue interferenze. Non è proprio pensabile lasciare che ogni provincia si arrangi a pagare sanità, istruzione e pensioni dei propri cittadini, finanziando queste spese con moderate imposte sul reddito decise nei vari capoluoghi, e lontano dalle grinfie di un ingordo governo centrale.

Questo non è possibile perché il grosso dell’ingiustizia non riguarda la relazione tra varie regioni. Il peggio non sta nel cronico flusso d’assistenzialismo verso Sicilia e Alto Adige. Non è questa la causa principale dell’emorragia di risorse in Lombardia e Veneto. Campania, Calabria, Sicilia non sono le regioni che soffrirebbero da un vero federalismo, perché queste si adeguerebbero con molta più flessibilità di quanto non si creda. La sanguisuga, il parassita che dissangua i cittadini di quasi tutte le regioni, è radicata nella cultura centralista italiana. Un vero paese federale deve avere un governo centrale snello, e invece il primato in debito pubblico rivela decenni di irreversibile perversione. Basta paragonare gli stipendi di parlamentari italiani con altri paesi per avere un’intuizione dell’iceberg che si nasconde sotto.

Ci vorrebbe un articolo più tecnico e dettagliato per approfondire perché un vero federalismo non è realizzabile nello stato italiano, ma lo scopo di quest’articolo è semplicemente di introdurre un’alternativa. Mi limito a ricordare che se solo si lasciasse a Veneto e Lombardia (che contribuiscono pressappoco un 30% al buco nero delle finanze italiane) trattenere una minima parte di questo spolpamento, lo stato schizzerebbe verso l’insostenibilità fiscale. La salute di questo stato assomiglia ad un corpo stanco, anziano ed ammalato che adesso paga il prezzo di una vita di malgoverno incallito, sfibrato da un debito pubblico gigantesco, un tumore grottesco, una protuberanza che pesa il 105% rispetto al resto dell’economia.

C’è forse un altro motivo per il quale un vero federalismo non è possibile per lo stato italiano. È una ragione magari banale, basata su una prospettiva storica (ma anche solo sulle origini del significato: foedus, un contratto firmato da entità politiche indipendenti). Non mi risulta che le federazioni siano mai state il frutto di un processo di decentralizzazione, ma al contrario sono uno strumento di controllata centralizzazione. Di solito le federazioni vengono stabilite da entità politiche indipendenti che si federano per far fronte ad un pericolo esterno. È il caso delle colonie americane appena dopo il 1776, ma anche della Svizzera, della Germania, e a suo tempo anche dell’Altipiano di Asiago (per star più vicini a casa mia). Non si è mai visto uno stato centralista che conceda ai suoi sudditi le libertà previste da un vero federalismo. Forse esiste qualche caso contrario, ma dubito che il regime italiano farà eccezione.

Così, tra un anno o due lo stato italiano starà risentendo il peggio di questa recessione da poco iniziata. A questo va aggiunto il declino strutturale decennale che affligge l’economia succube di questo sistema. Come visto nel grafico (dati Eurostat), la Spagna ha già compiuto il sorpasso di Pil pro capite nel 2005, e quest’anno tocca alla Grecia superarci. Fra un paio d’anni celebreremo lo scavalcamento della Slovenia, e speculeremo se i cechi ce la faranno a staccare gli italiani entro il 2012.

pil pro capite

pil pro capite

Ecco che fra un paio d’anni, nel mezzo di questo grigio scenario, sarà anche completamente smascherata la fregatura di questa recente pseudo-riforma presentata dall’attuale governo. “Federalismo” diventerà una parolaccia. Allora, prima che il parassita sbugiardato escogiti un’altra carotina per trainare le speranze dell’elettorato, vi invito a considerare questa alternativa. Nelle Venezie c’è chi lavora non per istituire una regione federata ma uno stato indipendente, come è già stato per 1100 anni. Questo significa che la Venetia – che comprende il Triveneto, ma anche le province della Lombardia orientale, trova nel diritto internazionale (senza più contraddire la legislazione italiana) una ragione legale di esistere e di esigere la propria istituzione come, appunto, stato indipendente a tutti gli effetti. Sì, proprio come l’Irlanda, la Danimarca, la Norvegia, e l’Austria, paesi con una popolazione ed un Pil numericamente simili a quelli della Venetia, e tutte nazioni tra le più floride al mondo.

Ecco per esempio il percorso, definito nel sito del Partito Nasional Veneto (PNV), da queste tre boe istituzionali:

1) Il principio di autodeterminazione dei popoli è una norma di diritto internazionale che produce effetti giuridici per tutti gli stati. È entrato in vigore in Italia con la legge n.881 del 25 Ottobre 1977 (ratifica ed esecuzione del patto di New York). Si è propensi a credere che un processo di indipendenza comporti un percorso violento, ma in gran parte dei casi non è così. Pensate che nel 1945 c’erano solo 74 stati indipendenti, mentre oggi (dopo 63 anni) ce ne sono 195. La Rep. Ceca, la Slovacchia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia hanno tutte raggiunto l’indipendenza pacificamente. In Montenegro nel 2006 hanno semplicemente votato in un referendum con partecipazione oltre l’80% e con più del 55% a favore dell’indipendenza. Ora godono di imposte fiscali del 12% e hanno un tasso di crescita elevatissimo. Vogliamo aspettare che ci sorpassino anche loro in Pil pro capite?

2) Il popolo veneto trova definizione legale secondo l’art. 2 della legge statale n. 340 del 22 Maggio 1971 il quale dice: “L’autogoverno del Popolo Veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia”. Questa forse è la parte più difficile. Perché questo accada una regione dovrebbe eleggere un consiglio regionale in maggioranza indipendentista che richieda un referendum con monitoraggio internazionale con quesito di indipendenza. Per quanto improbabile, penso sia sempre più fattibile che qualsiasi altra soluzione concreta che passi per Roma. Per raggiungere questo obiettivo basta un consenso a livello regionale, anziché a livello italiano. Questa è la strada perseguita dal PNV, unica formazione politica a proporre questo percorso semplice e legale. Si tratta di chiedere agli abitanti veneti se vogliono vivere in uno stato veneto indipendente, un elementare concetto di autodeterminazione, una domanda più che motivata visti i risultati elettorali veneti negli ultimi decenni.

3) Dal Febbraio 2006 questo progetto politico non è più reato d’opinione. L’Articolo 241 del codice penale italiano recitava: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato è punito con la morte* ”. Questa era una legge ereditata dal passato fascista dello stato italiano. L’asterisco è stato aggiunto dopo per alleggerire la punizione: “* La pena di morte è stata soppressa e sostituita con l’ergastolo”. Fatalità, in questi ultimi anni l’Unione Europea ha fatto pressione sulla Turchia (per escluderla dalla Ue) perché le leggi turche non rispettavano i diritti internazionali delle sue minoranze. La Turchia giustamente ha fatto notare che anche l’Italia ha delle leggi vergognose nei confronti della libertà di pensiero. E così l’Italia, con totale imbarazzo europeo, fu costretta ad abolire questa comoda legge a favore dello status quo, e a legiferare la legge n. 85 del 24 Febbraio 2006 che consente la libertà di opinione e di azioni democratiche per l’indipendenza di territori dallo stato italiano.

Per questo ora possiamo trattare serenamente di tale argomento, e auspicare l’indipendenza veneta senza timore (io lo facevo anche prima, ma fa niente). Quindi, ecco il punto di riflessione che vi propongo. Invece di lamentarci delle oscenità di uno stato impossibile da riformare e di criticare le assurdità di questa Cecoslovacchia verticale, prendiamo in seria considerazione la fattibilità di alternative come questa: www.firmiamo.it/veneto-indipendente. A me questo percorso appare, per quanto impervio possa sembrare, più realistico che sperare di poter ristrutturare un cimelio ottocentesco.

Lodovico Pizzati

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IL PARTITO NAZIONALE VENETO BUTTA IN DISCARICA IL LE-GA-LAN

sabato, 19 luglio 2008
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Manifestazione Veneta alla discarica di Sant’Urbano (PD) sabato mattina 19 luglio
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Sant’Urbano (Padova), 16 luglio 2008

Sabato mattina 19 luglio, presso la discarica di Sant’Urbano, il Partito Nazionale Veneto ha organizzato una manifestazione di sensibilizzazione contro la decisione di conferire rifiuti provenienti da altre regioni presso tale discarica, o altri siti nel Veneto.
Nell’occasione, il PNV ha simbolicamente gettato in discarica la classe dirigente veneta che a diverse ondate e a seconda delle fasi politiche romane apre a intermittenza la nostra amata Nazione Veneta all’umiliazione di essere il ricettacolo dell’altrui irresponsabilità. Noi veneti oggi dobbiamo smaltire altri rifiuti. Preferiamo smaltire i nostri politici vecchi, servili e impreparati che cambiano vestito e parola ogni mese, ma che si dimostrano coerenti solo nel dire “Comandi sior paron!” verso i loro padroni italiani di Roma, di Bologna, di Milano, di Napoli.
Emerge oggi con sempre maggiore evidenza come l’indipendenza sia l’unica possibilità che resta al Veneto anche per una ormai indispensabile tutela ambientale.
Altri Paesi, come ad esempio la Germania, ci dimostrano che il ciclo di gestione dei rifiuti è una filiera complessa e strutturata che se ben gestita può anche trasformarsi in opportunità e risorsa utile, ma che per esserlo necessita di una pianificazione che per il Veneto si dimostra tutta da fare. Siamo ormai al limite nella nostra capacità di smaltire rifiuti, tra 2-3 anni ciò che si è visto a Napoli, potrebbe benissimo succedere a Padova. Prenderne atto significa assumersi responsabilità che la politica veneta di oggi non è in grado di assumersi.
Il LE-GA-LAN al governo in regione e le sue stampelle di comodo all’opposizione hanno infatti l’unico interesse di mantenersi al potere e di coccolarsi le inevitabili clientele politiche che derivano da una gestione praticamente ininterrotta da 15 anni a questa parte, grazie agli accordi di comodo con le cosche d’affari italiane che hanno distrutto uno stato che non ci appartiene.
Per permettere che ciò cambi in meglio in breve tempo, il Partito Nazionale Veneto comincia da oggi la propria corsa per presentarsi alle prossime elezioni regionali nel nome dell’indipendenza.

INDIPENDENZA = NUOVA CLASSE DIRIGENTE + VENETO ONESTO E SANO

Gianluca Busato
segretario nasional
Partito Nasional Veneto

LE-GA-LAN in discarica

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LE VOSTRE SCOASE? TEGNEVELE GRASIE! Manifestazione Veneta alla discarica di Sant’Urbano (PD) sabato mattina 19 luglio

giovedì, 17 luglio 2008
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Download comunicato e volantino

Mapa pa rivar

Volantino manifestazione a Sant\'Urbano contro i rifiuti italiani in Veneto

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Beppe Grillo: “Campani, fate come i kosavari, fate un referendum per l’indipendenza”

martedì, 26 febbraio 2008
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Tutte le strade portano via da Roma?

mercoledì, 30 gennaio 2008
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Quando l’Italia venne disastrosamente costruita come stato unitario vi erano tantissimi gruppi e tante tendenze, tanti modelli – chi la voleva sotto il Papa, chi la voleva repubblica democratica – e poi alla fine ne venne fuori uno, auspicato da molti ma non da tutti, sotto l’abile regia di un abilissimo politico, Cavour, che non vide l’annessione di quel che rimaneva del Lombardo-Veneto nel 1866 perché era già morto da oltre cinque anni. Ora, vi sono oggi tanti movimenti che ambiscono alla disgregazione dell’Italia, alcuni antichi, alcuni più recenti. Quindi, è lecito, ed anche affascinante, porre gli argomenti degli uni a confronto con quelli degli altri. Essendo così disuniti, però, ognuno fieramente legato alla propria fetta (una fettina di pinza?) di consenso, questi movimenti rischiano di essere come i proverbiali polli di Renzo – un lombardo, sia detto per inciso – che si beccano tra loro furiosamente mentre un bel braccio nerboruto – nel nostro caso, il braccio dello Stato centrale – li porta tutti al macello. Il prossimo macello si chiamerà “elezioni amministrative”, il prossimo ancora “elezioni politiche”, e il terzo “elezioni europee”. E allora legittimamente occorre chiedersi, ma cosa vogliono questi movimenti? Un piccolo posto al sole? Qualche poltrona da cui urlare poi tutta la propria impotenza?
Il modello di macro-regione non sta in piedi. Cos’è una macro-regione? Nel mondo esistono i piccoli liberi stati indipendenti ed i grandi stati oppressivi verso le loro minoranze – l’esempio più vistoso è la Cina che altro non è che una macro Yugoslavia, che quando esploderà come quest’ultima rischierà di mandare in pezzi il mondo intiero – ma la macro-regione è frutto del micro-pensiero che non vuole, per timore di chissà cosa, distaccarsi dall’Italia radicalmente neppure nella propria visione, nelle proprie utopie. Auspicare una “macro-regione” è il miglior modo per deferire nel regno dell’impraticabile la necessità dei popoli veneto (e siciliano, e sardo, e campano, e piemontese e ligure e trentino)  di indipendenza, la loro legittima e storica aspirazione. Questo toglie ogni preoccupazione ai fidi custodi dello stato centrale: per opporsi a loro si concepisce una chimera, per cui esso continuerà ad esistere. I detentori del potere centrale saranno pure perfidi, ma non sono stupidi.
E così Lega Nord e PNE si ostinano nel vicolo cieco di chiedere maggiori autonomie allo Stato italiano, pietire un allentamento del guinzaglio, invece di porsi radicalmente nella prospettiva di creare una Venetia indipendente, a partire dai fondamenti geopolitici storici, e millenari. Si sentono così inferiori a Mazzini, Cavour, Garibaldi? Quale complesso di inferiorità/superiorità nutrono? Nutro assai poca simpatia per Garibaldi e Vittorio Emanuele II, per Mazzini e Cavour, ma a loro il loro progetto è riuscito. A noi, ancora no. Più ci gingilleremo con le chimere, meno speranze avremo di riottenere la libertà, e la mummia di Garibaldi, dal suo eremo di Caprera, riderà di noi.
Ora, occorre, nel delimitare i confini possibili di un nuovo Stato, essere estremamente accorti. E questo è un primo problema. Individuare un nucleo di affinità storiche, di continuità territoriali, che sia anche abbastanza convincente agli occhi del mondo, e soprattutto dei cittadini. La Scozia e la Catalogna lo hanno, la Venetia è in una situazione simile, ma senz’altro più delicata, soprattutto per la sua parte ora lombarda. Ma ostinarsi a credere nel federalismo, nelle macro-regioni, in nuove partizioni di penisola e isole ancora del tutto artificiali, è quantomeno ambiguo, e privo di senso storico: se l’Italia avesse voluto nascere federale avrebbe potuto farlo, ma ora non può più. Il destino del resto dell’Italia dopo la liberazione della Venetia alla fine interessa poco. Inevitabilmente la nuova situazione fiscale e sociale creerà un effetto domino, ma può darsi che questo accada solo sul lungo termine.
Se poi ci si culla solo in istinti di ribellione da adolescenti – l’odio verso il padre mentre lo si riconosce tale – si rischia di essere autodistruttivi, e lasciare che il padre continui a comportarsi da patrigno, magari promettendo la carota del fantomatico “Senato delle Regioni” o altre mostruosità di contentino ideale, mentre continua con il bastone delle sue tasse e delle sue imposte morali. E per imposte morali intendo i manuali di storia, le trasmissioni televisive, i continui inganni e la continua mistificazione di passato, e presente, per scopi di controllo politico. E sono altrettanto gravose di quelle fiscali.
Cullarsi in questo, e poi bearsi delle proprie cariche, magari proprio a Roma, organizzare in modo dinastico il proprio partito – se non erro Bossi voleva affidare al figlio la Lega – insomma, vivere agiatamente in quel sistema che tanto a parole si detesta, ma che poi viene continuamente ossequiato: ecco quello che appare ai nostri occhi. Salvo inneggiare a rivoluzioni e tumulti, pateticamente, ma a scadenze regolari, tanto per ricordare ad arte ai distratti qual era originariamente la spinta della Lega. Originariamente, ora non più.
La formazione di Stati è costata storicamente così tanto sangue che tutti speriamo che neanche una goccia sia versata per raggiungere l’indipendenza della Venetia. Chi comanderà le armate rivoluzionarie, Bossi? Con rispetto parlando, Venier a Lepanto era assai più in forma. Il PNV non si esalta nell’immaginare scenari di castrazione chimica, di maiali sulle terre consacrate dell’Islam, di SS che scorrazzino in Veneto (lo hanno già fatto, quelle vere), di rivoluzioni con le armate bossiane, di ampolline d’acqua del Po, di dieci immigrati impiccati per ogni immigrato che tocchi il sedere ad una donna veneta. Queste cose sono nei fumetti splatter. Non nella realtà. Neanche nella realtà dei nostri sogni, che contempla una Venetia libera, sovrana, ricca, pacifica, capace di risolvere il problema dell’immigrazione senza evocare le SS, lasciandolo poi sostanzialmente irrisolto; una Venetia pacificamente dialogante con il resto d’Italia, e con il resto del mondo.   

Paolo Bernardini

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