Articoli marcati con tag ‘Corriere del Veneto’

Raixe Venete risponde alla campagna denigratoria anti-veneta del Corriere del Veneto

venerdì, 22 maggio 2009
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Ricevemo e volentiera pioveghemo sta belisima letera de Davide Guiotto, spedìa la diretor del Corriere del Veneto, chel se gà distinto inte na canpagna come al solito denigratoria dela nostra cultura e identità veneta.

“Caro Direttore,
le polemiche suscitate in questi giorni attorno al tema dell’insegnamento della lingua veneta non mi sorprendono. Abituati – come ci hanno abituati – a vedere la nostra cultura come un elemento di poco conto, di serie B magari se paragonata ad altre come quella italiana, siamo di fronte a discorsi già sentiti, preconfezionati e venduti da 140 anni in quella fabbrica sforna-italiani che è la scuola di stato. “Fatta l’Italia bosogna fare gli italiani” ammonì a quel tempo preoccupato un certo Massimo d’Azeglio… ma prima dell’Italia, che per i Veneti esiste da 143 soli anni, cosa c’era? Che culture? Che lingue? Ebbene, il veneto era lingua internazionale e lo è stato per secoli, parlato negli scambi commeriali ma anche come lingua franca e della diplomazia.
Oggi invece, che dobbiamo sentirci per forza italiani, trattiamo la nostra lingua come dialetto o, come credono i nemici della nostra cultura, come un italiano parlato male.
“Impariamo i congiuntivi piuttosto del dialetto”, “impariamo l’inglese piuttosto…” e altre sterili polemiche nascono solo dall’ignoranza culturale di chi le dice. Mi chiedo, e come me tanti altri veneti le assicuro, perché se si parla di insegnare i veneto a scuola lo si deve paragonare ad altre culture? Non possono coesistere forse insegnamenti culturali diversi fra loro? Non abbiamo forse il diritto di apprendere chi siamo stati e chi siamo?
Che gli italiani non sappiano i congiuntivi cosa centrerebbe con l’insegnamento del veneto? Facciano un mea-culpa, dicano che i loro metodi di insegnamento fanno pena ma non tirino in ballo per cortesia la nostra cultura.
Vede, forse non tutti sanno che la lingua veneta non è fatta solo di lettere, una a fianco all’altra. E’ fatta di espressioni, proverbi, modi di pensare e di esprimersi specchio di una saggezza popolare che è nostra e che ci è stata tramandata come un valore prezioso.
“Quale veneto insegnare?”, anche qui purtroppo ci si arena con una facilità disarmante. Sarei curioso di sentire da tanti denigratori del veneto quale è la lingua al mondo parlata uniformemente su tutto il suo territorio. Nessuna, perché tutte le lingue con una antica storia alle spalle hanno forti tradizioni orali e nel tempo si sono caratterizzate localmente con accenti, finali di parole o espressioni tipiche. E con questo? Si tratta di una debolezza e di una prova che la lingua non esiste, o piuttosto sono piccole ricchezze che arricchiscono un patrimonio linguistico?
Il concetto è semplice: anche per il veneto ci si accorderà per una variante di riferimento, esattamente come è stato fatto per la maggioranza dei casi nel mondo, lasciando facoltà alle varianti locali di venire insegnate assieme parallelamente, evidenziando i punti in comune o le differenze ove possono emergere. E’ così difficile da comprendere?
Insegnare il veneto a scuola è una proposta che arriva tardi, dopo 143 anni di censura e svilimento continuo e pesante da parte della scuola italiana. Insegnarla per qualche ora nei programmi scolastici significa riscoprire la nostra anima, i valori di chi è venuto prima di noi e, diciamolo, significa tornare a volerci bene, finalmente! Perché per troppo tempo siamo stati additati come i veneti-egoisti, i veneti-razzisti, i veneti-evasori. Ma sa cosa le dico? Io non sono così. La mia gente è differente. La mia gente merita rispetto e se altri popoli ci insegnano che valorizzare la propria lingua insegnandola alle nuove generazioni – come accade in Catalogna da 30′anni – porta benefici e una maggior coesione sociale, oltre che diventare strumento di integrazione con le altre culture, allora io dico ben venga che i nostri figli sappiano chi sono, chi sono stati i loro predecessori e quale è la loro prima lingua madre.
E vedrà, così facendo saremo di nuovo attivi protagonisti in un mondo a cui la nostra cultura può ancora regalare molte ricchezze.
Ma dobbiamo partire da noi, abbattendo preconcetti ed aprendo gli occhi sulla vera realtà delle cose: e cioè che l’insegnamento del veneto è un processo naturale e un diritto che ci spetta, una ricchezza a cui io, personalmente, non voglio più rinunciare.

Davide Guiotto
Ass.ne Veneto Nostro – Raixe Venete
portavoce Coordinamento Associazioni Venete”

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Cosa dicono i giornali della lista PNV a Treviso

sabato, 23 febbraio 2008
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Rassegna stampa del 23.02.2008 sull’annuncio della lista del PNV per un nuova politica indipendentista a Treviso.

“la tribuna” di Treviso (clicca sull’immagine per vedere l’articolo ingrandito):

“la tribuna” di Treviso. Rassegna stampa del 23.02.2008 sull’annuncio della lista del PNV per un nuova politica indipendentista a Treviso.

Corriere del Veneto (clicca per vedere l’articolo ingrandito): Corriere del Veneto. Rassegna stampa del 23.02.2008

Anche Antenna 3 ha dato la notizia, mentre si distingue come sempre il Gazzettino per la sua opera di censura. Il giornale dei Caltagirone dimostra di essere ogni giorno di più anti-veneto.

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Costituzione e retorica

venerdì, 30 novembre 2007
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La consegna della carta agli stranieri

Il fatto che il Sindaco Zanonato consegni in traduzione simbolicamente ai rappresentanti dei cittadini stranieri a Padova la Costituzione italiana rappresenta un interessante episodio di propaganda politica. E segnala la presa di distanza dalle iniziative coraggiose di sindaci di piccoli centri come Bitonci, che sono stati, a parte tante parole, abbandonati dai rappresentanti delle maggiori forze politiche regionali. Insomma, si confida negli stranieri e si affida loro la Costituzione, cercando di farli amici non del Veneto e dei suoi abitanti, ma di uno Stato centrale che è in realtà ampiamente ostile, come hanno dimostrato le parole di Giuliano Amato, così offensive verso il Veneto, a questa regione stessa. Ma sarà interessante vedere come siano spiegati agli stranieri i principi e gli articoli tutti di un documento tetro, dove non appare mai la parola “individuo”, e neppure quella “felicità”. E dove già dall’inizio si dice che codesta repubblica è democratica e “fondata sul lavoro”: cosa che crea un duplice imbarazzo: ma allora i miei nonni anziani, i bambini piccoli, i malati, i portatori di “handicap”, e tutti gli infelici che popolano la terra italica, non costituiscono il fondamento della repubblica: forse, dunque, non sono che un peso. In compenso caste di politici e molte altre vivono senza lavorare. E bene! Ma l’imbarazzo cresce, per gli immigrati stessi, che spesso non hanno un lavoro, magari alcuni neanche lo cercano. Poi si dovrà spiegare anche che la costituzione è invecchiata: quando si dice che non viene considerata discriminante la “razza”, si ammette che le “razze umane” esistono. Ma la genetica – Luca Cavalli Sforza, un “cervello in fuga” di un’altra generazione – dalla solatia California lo ha dimostrato con certezza. E poi è scritto da qualche parte, nelle traduzioni di un testo virtualmente anti-veneto, consegnate a spese del contribuente veneto, chi furono gli estensori del documento? Non credo. Non è scritto neppure nelle infinite edizioni italiane del testo, a parte poche. Si continua a far credere che la Costituzione sia un documento mistico “caduto dal cielo”, comparso all’improvviso come le stigmate di Padre Pio, o “dettato dal popolo”, ma il popolo non c’entra: era un cospicuo gruppo di letterati e giuristi, qualcuno bravo molti altri mediocri, poco inclini ad essere felici, e rendere felici gli altri. Il popolo “italiano” non ha mai avuto voce in questa costituzione: non è stata approvata con referendum come quella, assai più avanzata, spagnola, del 1978. Venne approvata dall’Assemblea Costituente, ovvero da chi l’aveva scritta (!) il 22 dicembre, e dal Capo provvisorio dello Stato il 27. Il primo gennaio dell’anno successivo, il 1948, entrò in vigore. Anche la recente costituzione irachena è stata sottoposta al giudizio del popolo, attraverso un referendum. Prendiamo lezioni di democrazia dall’Iraq! L’art. 75 dice che non è ammesso il referendum per le “leggi tributarie”. Basterebbe quest’articolo per capire lo spirito di questa “parva carta”.

Paolo Bernardini

pb@bu.edu

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Il Veneto tra storia e futuro. Una giornata storica a Treviso

venerdì, 23 novembre 2007
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Il Veneto tra storia e futuro
Una giornata storica a Treviso

Nella storia del variegato panorama di associazioni e di movimenti indipendentistici che hanno attraversato il Veneto a partire almeno dal 1978, quando Franco Rocchetta diede vita ufficialmente alla Łiga Veneta, il 18 Novembre 2007 sarà ricordato come una data fondamentale. Ma non solo nella storia dei movimenti indipendentistici. Anche in quella di Venezia, del Veneto, della “Venetia” ampliata fino ad includere Bergamo, Brescia, parte del Trentino e del Friuli, secondo l’antica suddivisione romana (della “prima” Roma).
E, sfidando la rettorica, anche in quella della storia della libertà dei popoli e dell’eterna lotta che essi conducono contro forme sempre più varie di oppressione. Si è celebrato il V-DAY, il giorno del Veneto, e della “vittoria”, possibile e forse non lontana, della libertà. Veneto, Venezia, volontà, vittoria, vita quante parole belle– con buona pace di Beppe Grillo e del suo populismo inconsistente – cominciano con “v”.
Scrive nei Discorsi Machiavelli – ahimè troppo spesso annoverato tra i dogmatici statalisti, gli anticipatori dell’unità di Italia, gli incensatori della moralità della politica e della licenza di uccidere per “ragion di Stato” –: “E facil cosa è conoscere donde nasca ne’ popoli questa affezione dei vivere libero; perché si vede per esperienza le cittadi non avere mai ampliato né di dominio né di ricchezza se non mentre sono state in libertà”.
A Treviso dunque un movimento fatto di giovani, I Veneti, nato solo nove mesi fa, grazie a trentenni ben addentro sia alla storia della “Venetia” sia ai meccanismi della politica, ha tenuto una giornata di pacata e salubre riflessione sul possibile Veneto “allargato” indipendente, indicando sia una via legale per giungere pacificamente alla separazione dall’Italia, sia una mappa macroeconomicamente solida, della posizione, eccellente, che la Venetia verrebbe ad assumere nelle classifiche del benessere, non solo meramente della ricchezza intesa come PIL, nel mondo intiero. Uno stato grande quanto la Svizzera, la metà dell’Austria, ma assai più ricco di questi due “piccoli” Stati, dal destino assai diverso ma dalla storia recente assai simili (in termini economici).
Uno studio di un giovane economista veneto ora consulente presso la Banca Mondiale di Washington D.C., e docente a contratto a Ca’Foscari, Lodovico Pizzati, ha presentato dati incontestabili sulla realtà presente del Veneto – in quanto regione soggetta ad un dominio allotrio – e sulle potenzialità di crescita legate alla “riconquista” della propria indipendenza.
Alla giornata, nel calore di idee vere e portanti della “politica” svuotata dalla chiacchiera partitica, dalle formule magiche usate ormai solo per tenere in vita i morti, ha partecipato, deliziando il numeroso uditorio con la presentazione della situazione catalana, il Sen. Miquel Bofill, membro del partito indipendentista catalano, che ha in programma un referendum per ridare l’indipendenza alla Catalogna da tenersi entro il 2014. Entro il 2011 si parla di un referendum con intenti simili per la Scozia.
“I Veneti” hanno presentato un programma dettagliatissimo che riguarda il futuro della “Venetia” dopo l’indipendenza. La politica che si nutre di idee forti e coraggiose è tutt’altro che morta.

Paolo Bernardini

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Bitonci al rogo di Stato

venerdì, 23 novembre 2007
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Bitonci al rogo di Stato

Autonomia ed eteronomia dei Comuni veneti

Nell’attaccare il Sindaco di Cittadella Bitonci, sono saliti in bigoncia – ovvero sono stati presi da orgoglio patriottico-nazionalistico – molti intellettuali, ma perfino l’Autorità Pubblica Centrale, con tanto di avviso di garanzia. Dispiace – e questo viene detto da chi come me non ha mai risparmiato critiche anche feroci al comportamento e alla nuova natura della Lega Nord – che il sistema giudiziario centrale sia tanto zelante nel colpire un sindaco che in buona fede ha emanato un’ordinanza protettiva per la propria cittadella, per cui le antiche bellissime mura sono ora salvaguardia insufficiente, mentre, così recita in prima pagina il Corriere della Sera di oggi 22 Novembre 2007 – giorno del Ringraziamento – “quasi 7 milioni di italiane sono state violentate o maltrattate, ma solo l’1% degli aguzzini viene condannato”. Ma nello stesso Corriere uno dei grandi tenutari dell’idea di Patria e Nazione, uno tra i primi intellettuali organici dello Stato centrale, Ernesto Galli Della Loggia, manda i sensi della propria totale “disistima” al sindaco di Cittadella. Argomenta in modo tradizionale: anche voi Veneti eravate poverissimi, e volete chiudere le porte in faccia ai nuovi poveri, ecc. ecc. Poi naturalmente, per umiliare il Sindaco che egli chiama “energico” – ma forse pensa all’energia bruta dei “bestioni” di Vico:  così dai grandi intellettuali italioti sono visti, quasi sempre, i Veneti, figuriamoci poi i sindaci leghisti – aggiunge la citazione da Walter Benjamin, il “grande” critico tedesco della prima metà del Novecento. Ecco cosa dice il giovane Walter (aveva vent’anni) in viaggio nella Venetia: “Andammo poi in gondola, lungo il Canale, verso la Chiesa del Redentore. Storpi e fannulloni in cerca di elemosina c aiutarono ad entrare e ad uscire dalla gondola, aprirono la porta delle chiesa e ci ricevettero a mani tese all’uscita.” A Chioggia: “Attraversiamo un ponte su cui vi sono persone sporche e in posizioni disgustose; alcuni hanno visi tumefatti. E nuovamente hanno inizio le insistenti richieste”. Che fastidio terribile per il futuro criptocritico marxista! Avrebbe senz’altro preferito un motoscafo dell’Hotel Cipriani, che lo portasse a zonzo in acque sicure, con a bordo una bottiglia di Cristal e un bel fanciullo efebico! Ma, ahimè, siamo nel 1912. Ovvero il Veneto è da mezzo secolo “italiano”, sabaudo. Questo Galli della Loggia dimentica di dire. Questa miseria nera è un prodotto dell’Italia unita, non un retaggio veneto. Nel frattempo, tra 1866 e 1912, un milione e forse più di veneti era emigrato. Peraltro, se Walterino avesse fatto un giro in certe zone della Prussia orientale, ora dominio bismarckiano, non avrebbe trovato meno straccioni. Avrebbero magari potuto insegnarli un po’ di ebraico così avrebbe detto meno scemenze su una cultura che conosceva assai poco. Ma ai Walter della sinistra mondial-casereccia evidentemente il Veneto poco piace. Per fortuna, a noi poco piacciano loro. Insomma, quel che ha fatto Bitonci non è qualcosa di assolutamente sconcertante. Quando si intende soggiornare in una qualsiasi località americana, anzi addirittura entrare negli USA, occorre dimostrare che si sarà in grado di mantenersi. Questo non ferma certo l’immigrazione e le residenze illegali, ma è una presa di posizione ufficiale e legislativa che indica chiaramente un principio, piuttosto che illudersi che possa essere davvero messo in pratica, o quantomeno essere efficace. Bitonci è stato coraggioso. Ma si scontra con un sistema centrale che pretende l’ultima parola in tutte le scelte davvero essenziali per la comunità. Per cui nessuno attaccherà Tosi che impedisce il fumo in certi spazi aperti. O multa chi mangia il panino presso l’arca scaligera. Se la Lega tornasse ai vecchi ideali separatistici, in cui forse molti di loro ancora credono, finalmente potrebbe sperare che le proprie scelte politiche in futuro non siano più invalidate da un potere centrale: ma legittimate se mai, questo sì, dal popolo veneto.

  

Paolo Bernardini

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Elezioni comunali di Treviso 2008: corre il comitato per un PNV. Indipendenza entro il 2012.

mercoledì, 21 novembre 2007
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articolo pubblicato sul Corriere del Veneto il 22 novembre 2007

CorVeneto

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Comunicato stampa

Elezioni comunali di Treviso 2008: il comitato per un PNV sarà presente con propria lista in appoggio a sindaco indipendentista. Indipendenza del Veneto entro il 2012.

I trevisani potranno finalmente avere una proposta politica esclusivamente veneta. Stop alla casta che ci sta portando al disastro politico, economico e sociale. Basta alla miope gerontocrazia italica, sì a una Treviso sicura, moderna, europea ed internazionale. Indipendenza del Veneto unica soluzione politica per uscire dal rischio “Argentina”.

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Treviso, lì 21 novembre 2007

Dopo il Veneto-Day, Treviso e il Veneto si svegliano con una proposta politica indipendentista. 

Il Comitato per la fondazione di un Partito Nazionale Veneto annuncia infatti la propria intenzione di non schierarsi con i blocchi antiveneti del centro-destra e del centro-sinistra italiani. Il comitato lavorerà alla creazione di una coalizione nazionale veneta per offrire ai trevisani una conduzione della città che favorisca l’autogoverno del popolo veneto, in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua storia. L’invito a partecipare alla coalizione è ovviamente esteso alle forze politiche attualmente presenti in città più sensibili all’indipendenza veneta, prima tra tutte Łiga Veneta, Progetto Nord-Est, Liga Fronte Veneto, i movimenti e soggetti politici indipendentisti veneti, ma anche alle liste civiche e a tutti gli altri soggetti politici o che intendessero abbandonare il legame di sudditanza ai partiti centralisti italiani. 

Il programma politico completo sarà elaborato assieme ai cittadini che lo definiranno in una serie di appuntamenti fissi bisettimanali in preparazione delle elezioni. Vengono anticipati alcuni punti chiave qualificanti della campagna elettorale, in fase di maggiore definizione: 

  1. Costruzione di una Treviso sicura, moderna e con spirito europeo e internazionale
  2. Riqualificazione urbanistica dei quartieri per evitare la crescita di ghetti etnici criminogeni
  3. Istituzione di servizi di polizia privata e coordinamento con le polizie dei comuni limitrofi
  4. Creazione di un museo d’arte moderna nell’ex Coni, o in area stadio
  5. Bilinguismo veneto-italiano (segnaletica stradale, esame di lingua veneta per residenti, corsi di veneto obbligatori per i dipendenti pubblici)
  6. Istituzione di un ufficio comunale antirazzismo per veneti discriminati
  7. A bilancio verranno stanziati appositi fondi per politiche a favore della nazione veneta (ad esempio, saranno riconosciute aliquote ICI agevolate a chi esporrà il gonfalone di San Marco dalla propria casa)
  8. Istituzione di una Patente civica per ottenere la residenza. Una patente a punti sul modello australiano che permetta di attestare la capacità del residente di inserirsi nel tessuto sociale e che verifichi la presenza di aspetti fondamentali di convivenza, come la presenza di un reddito minimo di sussistenza, ma anche la conoscenza della lingua veneta e italiana, come pagare le tasse e la conoscenza delle ordinanze comunali in tema di viabilità e di raccolta differenziata. La strada da seguire anche per il Veneto è quella percorsa da quei Paesi che hanno saputo far rispettare tali norme minime di civismo, come Australia, Svizzera, Canada, Svezia, o Catalogna solo per fare qualche esempio.
  9. Dall’ombralonga all’Ombrabona: stop al saccheggio della città, sì alla valorizzazione turistica
  10. Ringiovanimento della classe politica trevisana e creazione strumenti di democrazia diretta 

Il comitato e le liste civiche indipendentiste oltre a Treviso saranno presenti in diversi comuni del Veneto fin dalle prossime elezioni di primavera. L’obiettivo è la creazione di una vasta coalizione nazionale veneta che si presenti alle elezioni regionali del 2010. I tentativi in corso per mantenere in vita il sistema politico italiano ormai marcescente sono ormai un inutile accanimento.

Il comitato per un PNV si rifà al programma “Le Ragioni dell’indipendenza”  pubblicato dal movimento “Veneti” e presentato al Veneto-Day, che ridisegna in chiave veneta i percorsi politici indipendentisti europei e mondiali che hanno visto una enorme accelerazione nel 2007. Anche per il Veneto, il comitato per un PNV prevede l’ottenimento dell’indipendenza politica in un lasso di tempo ragionevole di 3-5 anni. Tale soluzione politica è l’unica percorribile per noi veneti, prima di essere risucchiati dalla sindrome argentina e della bancarotta finanziaria italiana.

Per informazioni

Portavoce: Gianluca Busato

Web: www.pnveneto.org – E-mail: info@pnveneto.org

Telefono: 348.8827427 – Fax: 0422.1830131

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