Articoli marcati con tag ‘crisi finanziaria globale’

A quando la santa inquisizione?

mercoledì, 22 ottobre 2008
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Non ci resta che la santa inquisizione ormai in questa cacofonia di panico finanziario. Ogni uno sembra dover urlare più forte degli altri. Ieri Sarkozy ha insistito su un fondo sovrano europeo per fare da barriera a acquisti indesiderati (cioè gente che porta danaro buono comprandosi aziende in uno stato senza valore), la stessa idea dei politiciastri italiani di modificare le regole delle OPA per limitare l’acquisto delle società sottovalutate da parte di misteriose forze straniere. Insomma sono proprio convinti (o meglio, vi fanno credere) che il libero mercato abbia fallito, cosa che è falsa, come ho argomentato in questo articolo per dimostrare il contrario, poichè sono invece gli stati ad aver fallito! Hanno fallito i governi che hanno tradito la loro prima missione: difendere i cittadini. Ad uno stato non si dovrebbe chiedere altro. Invece i governi si impicciano di mille cose e tralasciano quelle davvero fondamentali, come controllare la frode finanziaria.
Hanno fallito laddove hanno tassato i cittadini per manipolare il libero mercato, hanno fallito laddove hanno favorito taluni per scopi meschini di consenso politico di parte, hanno galleggiato sull’illusione che la ricchezza si faccia dal nulla, e quel che è peggio è che continuano a perseverare. Le politiche di sostegno, cui ora nessuno rinuncia, sono un ladrocinio che tutti pagheranno molto caro. Oggi mi sembra di vedere un branco di jene che si contendono il boccone della bestia morente: tutti a volere la loro parte di aiuti, le banche, le imprese automobilistiche (lasciamo da parte l’Alitalia che è patologia grave), ed ora un coro dalle pmi con la capobranco Emma Marcegaglia in testa a reclamare anche lei il suo bocconcino sanguinante.
Infine ci mancava solo Peer Steinbrueck, il ministro delle finanze tedesco, a invocare l’allargamento della lista nera degli stati paradiso fiscale. La parte più incredibile riguarda un vero attacco del ministro tedesco contro la Svizzera; una cosa gravissima, una mezza dichiarazione di guerra a mio parere poichè insistere su voler forzare il diritto alla privacy garantito dalla costituzione Svizzera ai suoi cittadini anche sul patrimonio, e quindi per estensione sul segreto bancario, costituisce una ingerenza negli affari interni di uno stato straniero, una violazione dell’art. 8 della Convenzione di Montevideo del 1933. La Svizzera non è un “paradiso fiscale” ma per il ministro tedesco poco importa, a lui basta considerare che essa attira i risparmiatori tedeschi con conseguente erosione del monte imponibile del Bundestag. Invece di lamentarsi con gli stati più virtuosi, forse il ministro tedesco, assieme a tutti i capi di governo di questo occidente marcio, dovrebbero guardarsi in casa propria prima di agitarsi tanto. Allora scoprirebbero che sono loro gli stati canaglia, quelli che foraggiano clientelismi e spesa pubblica addossando poi i costi ai cittadini. Perchè se ancora non lo avete capito, vi stanno scaricando una tale montagna di caccastraccia che non se ne uscirà senza una crisi di collasso che è rinviata solamente a data da definirsi.
Devo ricordare che i paesi socialisti non sono finiti in rovina per niente, e la ricetta che questi signori stanno proponendo altro non è che il più becero socialismo: si la socializzazione delle disgrazie dei poveri ricchi.

Claudio G.

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Il pnv si deve dissociare dal piano UE

lunedì, 13 ottobre 2008
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Il piano di salvataggio presentato dall’Eurogruppo è foriero di disastri molto più che lasciare che il disastro si verifichi da se. Lo so, molti che mi leggeranno penseranno che mi sia bevuto il cervello, ma visto che io non rispondo (nè intendo rispondere) nè con titoli di studio nè con particolari esperienze nè per posizioni nè per qualifiche, insomma io non sono nessuno, ma semplicemente per le mie idee e per i fatti che espongo, e solo queste devono essere considerate, mi permetto di dire senza peli sulla lingua ciò che penso.

Il piano UE sostiene il prestito interbancario offrendo proprie garanzie, questo è l’aspetto pià saliente della proposta, oltre ai soliti stanziamenti miliardari per il “salvataggio” così viene eufemisticamente chiamata una nazionalizzazione, temporanea si dice (non ci credo), delle banche.  Si tratta di un mare di danaro, Zibordi lo ha definito credo appropriatamente “tsunami”. Nessuno sa dove andranno a pescare quei soldi, anzi, noi che di politica ci siamo unti sappiamo bene dove saranno pescati quei soldi: nelle tasche dei pagatasse.
Prima naturalmente vedremo cosa veramente verrà speso, dato che per esempio la Spagna ha stanziato ma non ha ancora speso un centesimo di quello che ha stanziato; ma se ciò si verifica lo pagheremo di dritto e di rovescio (ahi!) con un’inflazione spaventosa.

Non c’è storia che tenga, quando una macchina è rotta si deve scartare e cambiare. E una buona fetta del sistema finanziario è irrimediabilmente rotta. Cercare di rattoppare la falla serve solo a gettare risorse preziose che invece dovrebbero servire per quando saremo davvero sulla scialuppa di salvataggio.

E’ la legge del mercato, una legge darwiniana che dice che i meno adatti soccombono, una legge della natura incontrovertibile. Meno adatto è lo scellerato che si getta a capofitto, non solo l’incapace di procurarsi il cibo. La famosa legge del libero mercato, che funziona proprio perchè è anche crudele, come lo è la vita e la sua inevitabile conclusione.

L’unico percorso credibile secondo me era l’abrogazione dell’Euribor, e la standardizzazione del prestito diretto dalla BCE.  Questa è una cosa che non ho pensato io, ma persone che di finanza se ne intendono più di me, ma è anche l’unica che mi convince tra le tante, per semplice buon senso. Questo avrebbe consentito di mantenere alta la tensione tra i fattucchieri della finanza, non esponeva gli stati e i loro cittadini ad un debito che viene così invece socializzato, ma assicurava al tempo stesso alle parti sane del sistema finanziario e conseguentemente economico una via di sostentamento, seppure faticoso, riequilibrando il costo del danaro aggiunto proprio dalle banche commerciali. A riprova di quanto dico, anche dopo il mega piano le banche non si fidano lo stesso e l’Euribor non è praticamente cambiato.

Invece il salvataggio di banche e la garanzia sul credito interbancario ricade sui pagatasse, ovvero le banche saranno coperte dal rischio del credito assicurandolo ai clienti che poi sono gli stessi pagatasse i cui soldi verranno rubati per pagare queste garanzie. Un enorme giroconto aggravato dal dover sfamare le fameliche bocche di banchieri, politici e tecnici finanziari alle dipendenze dei governi. Bocche che si potrebbero sfamare meglio se si ingegnassero in arti agricole.

Comunque la partita è ben lungi dall’essere chiusa.

Claudio G.

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A proposito di ricercatori… #2

domenica, 20 aprile 2008
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Ciao,

In efeti xe un grave problema aumenta’ notevolmente da l’atual crixi finansiaria global.

Ricordo che, vari ani fa, i dipendenti publici in genere i gavea l’obligo de laorar sol che par el Stato (vieta’ el dopio laoro).
A cuel tenpo l inpiego publico el gavea  un salario inferior de cuel privato ma, in canbio, el jera particolarmente SICURO e …POCO INPEGNATIVO (e par molti lo xe anca al di’ de anco’)…. cosi’ sucedea che on mucio de statai i faxea laori in nero (parfin sotuficiai e uficiai militari!).
I Sindacati, senpre forti e unidi  ntel setor publico, co la scuxa de parificar i diriti de i “laoradori” i ga fato aumentar i salari de cuei publici… salvo, nel tempo, NON far aumentar cuei del privato, a cauxa de la “globalisasion” inposta dai poteri finansiari (e da corusion al so interno).
Oviamente , dato el costo aumenta’ de lo Stato, i ga dovesto acetar le privatixasion indiscriminade de industrie publiche (alcune doveroxe, altre no) co la xvendita a pochi skei ai soliti amighi dei amighi.

La situasion odierna xe diventada INACETABILE: a fronte de le dificolta’ par el laoro indipendente causa’ da la crixi e da na intolerabile vesasion fiscal, i dipendenti publici pur avendo i stipendi pi’ alti e pi’ stabilita’ i pol ver el secondo (o terso) laoro… anca in nero!

Cosa far? … xe un descorso che xe difisile e conpleso da frontar in poche righe, se dovese rispondar co na proposta, diria intanto de tornar suito a vietar el dopio laoro ai dipendenti publici (e licensiar suito chi no lo fa), cuindi de permetar la detrasion de insoluti, furti o perdite da la dichiarasion dei rediti ( prevedendo la prexon par i furbi trasgresori).

Parlando pi’ in general, personalmente credo che ogni sistema economico gapie vantagi e xvantagi ma NISUN GA RAXON E NISUN POL FUNSIONAR CORETAMENTE A LUNGO se aplica’ sensa tegner conto de le PECULIARITA” CULTURALI E TERITORIALI LOCALI e adata’ a le circostanse.

In altre parole, ogni Popolo ga da esar lasa’ libaro de interpretar la propia economia secondo le so atitudini (se nialtri semo bravi in serti setori, vardemo de valorixarli), el so teritorio (se clima e teren i xe favorevoli a serte coltivasion vardemo de agevolarli ), le so tradision (par exenpio alimentari: se nialtri ne piaxe polenta, radici e bacala’ con on goto de vin, e li femo ben… altretanto ben ghemo de difendarli da altri foresti… e cosi’ via…

Insoma le altre “inovative teorie economiche” nte la Storia le ga funsiona’ fin che chi le ga adotade/elaborade le ga IMPOSTE co la FORSA de le armi, anca costo anca de na Guera.
E, come la Storia ne insegna, dopo na Guera TUTE le teorie xe bone par ricostruir e star ben… solo PI’ TARDI se vede i guasti.
Infati ghemo visto i guasti del Comunixmo socialista prima, mentre deso semo drio vedar (e sperimentar dal vivo) anca i guasti ireversibili del Capitalixmo finansiario.
In breve, mi no son del parer che i Veneti i gapie da copiar ne’ l’un ne’ l’altro, ma seguir le proprie vocasion antiche e recenti e, COSIENTI DE CUESTO, rendarse “senplicemente” INDIPENDENTI.

Sani!

Fabio Calzavara
Partito Nasional Veneto

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