Articoli marcati con tag ‘crisi finanziaria’

Fuoco Greco

giovedì, 6 maggio 2010
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Proteste Grecia 2010

Proteste in Grecia

Oggi il tonfo delle borse mondiali e dell’euro sono solo una parte della storia legata al debito insolubile della Grecia. I dati numerici parlano chiaro. La Grecia ha un debito che non potrà essere pagato, ma questo in realtà non è il vero problema. Un paese può convivere con un grosso debito, basta che paghi gli interessi, che è quello a cui sono interessati gli investitori. Il problema però è proprio questo, la Grecia presenta condizioni tali che forse non riuscirà nemmeno ad onorare gli interessi. Le dimostrazioni poplari scadute a livello di guerriglia urbana che si sono scatenate in Grecia nelle ore passate, non aiutano certo a farsi un’idea migliore.

(continua…)

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Lo tsunami politico in arrivo si chiama indipendenza del Veneto

giovedì, 5 marzo 2009
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La crisi economica in atto è tutta italiana e vede questo stato in declino strutturale ininterrottamente da 20 anni ormai. La crisi finanziaria globale in corso è solo la pioggia insistente sul bagnato di un sistema privo di vita e in preda ai colpi di coda di una classe politica irresponsabile e incapace.
Oggi Trimurti-Tremonti parla di un 2009 peggiore del 2008 (se lo dice lui, il mago dell’ottimismo…), poco tempo fa Sacconi si lasciava scappare la parola proibita “bancarotta” (che l’altro ieri è sfuggita di bocca pure ad Almunia), insomma le bugie dei politicanti italiani stanno dimostrando le loro gambe tremendamente corte e anticipano il prossimo tsunami politico.
Lo tsunami si chiama indipendenza del Veneto.
Il percorso è quello indicato dal Pnv, con un referendum perfettamente legale e indetto dalla Regione Veneto, dopo che la coalizione indipendentista che si presenterà alle elezioni regionali del 2010 sconfiggerà i partiti boccheggianti italiani e otterrà il mandato popolare per conquistare la libertà.
L’indipendenza del veneto è la nostra assicurazione sulla felicità. Proprio ieri sera a Padova, il gestore di un locale angariato dalla giunta Zanonato, oltre che dallo stato italiano con le sue propaggini tentacolari (ispettori del lavoro, guardia di finanza e simili mostruosi organismi di oppressione nati per kafkiogenesi), ci confermava che i Padovani vedono l’indipendenza come un sogno meraviglioso.
I Padovani e in generale i Veneti hanno oggi quasi paura di sognare la libertà, tanto è forte il distacco dalla realtà di quotidiano schifo che questa Italia ci propina.
Eppure la libertà è lì, a portata di mano. E’ vicinissima in termini temporali.
Pensiamo al regime sovietico alla fine degli anni ’80: chi mai avrebbe pensato che una potenza mondiale di tali proporzioni si potesse sciogliere come neve al Sole in men che non si dica?
Ecco, pensiamo allora a come vedremo e ricorderemo questi istanti di schiavitù fra pochi anni, quando saremo liberi.
L’importante ora è proseguire l’opera secondo il percorso consolidato a livello internazionale e che prevede:

  •  l’indizione di un referendum per l’indipendenza e, in parallelo,
  • la creazione di una nuova classe dirigente che divenga interlocutrice della comunità internazionale

Questo percorso deve essere pacifico e non violento, democratico e rispettoso delle norme del diritto internazionale.

Basta poco ed è per questa ragione che si stanno scatenando i nostri nemici, partiti italiani, vecchi e logori partitini autonomisti, derive antidemocratiche, paure indotte dai provocatori, mancanza di fiducia in sé stessi e scarsa autostima per la gloria veneta che ha dato dimostrazione della propria grandezza in oltre tremila anni di storia.

indipendenza-xe_04Ecco, riappropriamoci del tiglio, l’albero sacro ai Veneti, l’albero simbolo del civismo che ci ha sempre caratterizzato, facendoci campioni di solidarietà e cultura. Riappropriamocene subito, senza indugi. Come? I gradi di libertà sono a portata di mano. Ecco qualche esempio:

  1. Fare il passaparola della libertà, firmando le nostre petizioni, facendo conoscere le nostre idee, aderendo alle nostre cause;
  2. iscriversi al Pnv, il primo partito patriotico dei Veneti (costa solo 15 euro e lo si può fare in 30 secondi on line da qui);
  3. dedicare parte del proprio tempo libero all’organizzazione di incontri e riunioni periodiche (il Pnv dà piena autonomia e libertà ai gruppi territoriali di organizzare la propria vita politica);
  4. dare la propria disponibilità a partecipare alle elezioni nelle liste del Pnv (cominciando subito dalle prossime elezioni provinciali di Padova, Venezia, Brescia e verona);
  5. aiutarci nella campagna elettorale che è già partita;
  6. suggerirci nuove idee, oppure sentirvi liberi di criticarci su tutti gli aspetti che vi vengono in mente.

La libertà la si ottiene prima con la volontà e poi diventando parte attiva del processo che ci porterà in breve tempo all’indipendenza e alla felicità.

Viva San Marco e viva la Venetia indipendente!

Gianluca Busato
segr. Pnv

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Cosa succedeva in Argentina, cosa succederà in Italia?

sabato, 13 dicembre 2008
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Appello ai Veneti liberi e forti: costruiamo la nostra indipendenza

lunedì, 24 novembre 2008
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Soffochiamo il mostro parassita costruendo assieme il Pnv e il sogno di libertà

È evidente a tutti che oramai ci troviamo in uno stato che sta per entrare in una grave crisi senza precedenti. Uno stato-colabrodo ben rappresentato da una classe dirigente bugiarda e truffaldina, che confonde ad arte la crisi finanziaria derivata dal quasi-crash sistemico di Wall Street, con la ben più preoccupante (per noi) crisi economica tutta italica. O meglio, è per noi ancor più grave la situazione, dato che è proprio la crisi finanziaria a togliere gran parte delle leve di deficit spending che i politicanti tricolori si sono abituati ad usare per decenni per conservare il loro potere clientelare e basato unicamente sull’assistenzialismo e sulla tutela monopolistica degli affari di stato, o delle grandi aziende private “para-statali”, le varie fiat, telecom, eni, enel, parmalat, alitalia, cai, trenitalia e schifezze varie che ci sorbiamo.
È però vana la speranza che sia semplicemente la crisi economico-finanziaria italiana a creare automaticamente le condizioni per un cambiamento politico. Basti vedere cosa succede all’Argentina, che passa indenne crisi che si consumano ogni decennio, senza cambiare il proprio regime politico corrotto e parassitario, salvo appunto distruggere il popolo la classe media che nel frattempo si erano ripresi col duro lavoro, riportandoli negli inferi della povertà.
Il sistema italiano, prevedendo ciò, si è già assestato su un nuovo equilibrio che ne faciliti la rigenerazione, come ci ha abituato dalla sua nascita, che più che altro assomiglia ad un autentico aborto burocratico che si ostina a voler vivere in modo artificiale, a nostre spese.
L’eutanasia dell’Italia è invece sempre più necessaria, l’alimentazione forzata attraverso le risorse venete va interrotta al più presto, per il nostro bene e per il bene di tutti i Popoli oppressi da un tricolore patrigno.
Dobbiamo quanto prima interrompere l’accanimento politico dei partiti che hanno saputo trasformarsi, cambiare simboli e slogan, equilibri e leggi elettorali, pur di non rinunciare al saccheggio del nostro lavoro, delle nostre risorse e, soprattutto della nostra buona fede veneta.
Noi Veneti, Popolo umile e lavoratore, siamo infatti abituati a pensare sempre bene, sempre in positivo, a concedere sempre fiducia ai nostri nemici supremi, i politici italiani, compresi quei Veneti gestori del potere in nome e per conto delle segreterie schiaviste dei partiti politici, presenti tanto nell’odiato parlamento, quanto nel consiglio regionale del Veneto. Mentre noi concediamo loro fiducia, questi maledetti ci avvelenano giorno dopo giorno, distruggendo tutto ciò che abbiamo saputo creare, da soli, senza aiuti, con il nostro ingegno, la nostra passione, la nostra fede: l’economia veneta, l’industria veneta, il lavoro veneto, i risparmi veneti, le scuole venete, la cultura veneta, la lingua veneta, gli ospedali veneti, l’ambiente veneto.

indipendenza xe felicità

indipendenza xe felicità

Ma dobbiamo essere ben consapevoli che in realtà l’Italia da sola non si suiciderà mai. Essa farà di tutto per continuare a vivere. Ed essendo uno stato parassita, potrà vivere solo nutrendosi delle nostre risorse e uccidendo noi Veneti, inconsapevoli e fiduciosi, lentamente, giorno dopo giorno.
Tutti i partiti politici sono nostri nemici, tutti nessuno escluso e più di tutti quella Lega Nord che è la valvola di sfogo dell’Italia per condurre tutto nel placido porto romano, dove si consuma il furto e il genocidio del Popolo Veneto. Ogni voto dato alla Lega nord corrisponde alla consegna della chiave ai ladri che vi entrano in casa di notte. L’unica differenza è che questi “ladri di voti” vi entrano in casa di giorno e con l’ausilio della legge. Se qualcuno avesse dei dubbi, basti pensare che l’Italia ha concesso loro il controllo del ministero dell’interno: non basta come cartina di tornasole?
Questo schifo letamico che si chiama politica italiana va assolutamente portato in discarica prima che distrugga quel poco che ancora non ha distrutto. Non illudiamoci di aver toccato il fondo, perché questi signori possono fare ancor di peggio, non hanno limiti e confini.
L’indipendenza come ben sappiamo è la sola via d’uscita per riprendere il nostro cammino, di Nazione Veneta che nella storia da millenni ha dato all’umanità una visione e una pratica di virtù uniche e insostituibili.
Ma l’indipendenza, cari Fratelli Veneti, uomini forti e liberi, si ottiene solo rafforzando lo strumento patriottico di liberazione della nostra Patria Veneta, il Partito Nasional Veneto: ecco perché ci serve l’aiuto di tutti i Veneti di buona volontà che hanno a cuore il proprio futuro loro e dei propri figli. E ci serve ora, perché domani dobbiamo essere pronti a fare rete contro la crisi politico-economica che sta per arrivare.
Abbandonate quindi ogni indugio e iscrivetevi subito al Pnv, concedeteci un piccolo aiuto, firmate le petizioni per l’indipendenza e fatele firmare ai Vostri amici. Ma soprattutto convicentevi e convincete tutti i Veneti che siamo l’unica e forse ultima speranza di libertà. W l’indipendenza!

 

Gianluca Busato
Segretario Pnv

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Dal crac al nuovo ordine mondiale

domenica, 26 ottobre 2008
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Dovrebbe essere ormai evidente a tutti, con il pretesto della crisi finanziaria si invocano da più parti nuovi coordinamenti e soprattutto nuove regole per una “governance” che imbrigli nelle sue regole il sistema finanziario. Una buon motto ci dovrebbe sempre tornare alla mente in queste occasioni: ogni volta che qualcuno cerca di imporre delle regole, lo fa sempre a fin di bene: il suo.

A suo tempo furono i finanzieri, o i banchieri se preferite, a martellare sul concetto del libero mercato, che per loro però era limitato alla libertà (loro) di spaziare con gli strumenti finanziari in lungo e in largo. Poichè costoro al di fuori del contar danaro non sanno fare nulla, non si sono mai preoccupati che anche l’economia reale fosse libera e svincolata da lacci e paletti.

Ecco che allora agli assetati di potere governativo non pare vero oggi di potersi scagliare contro il “libero mercato” invocando G14, G20 (…e gli altri 172?) Sono i signorotti del XXI secolo, che stanno per ordire un nuovo ordine mondiale per stabilire regole “feudali” nelle quali sicuramente si accomoderanno diverse norme di vassallaggio a cui saranno costrette non solo moltitudini di persone ma proprio i loro governi, i “piccoli” stati esclusi, coloro che nel loro piccolo vogliono distinguersi per difendere la loro libertà, il loro diritto di specificità, la loro autonomia ed indipendenza. Nel calderone non solo finiranno gli “stati canaglia” -secondo definizione americana-, ora ci finiranno quelli che offrono soluzioni alternative alla tassazione selvaggia, quelli che sono chiamati “paradisi fiscali”, una caccia al demone liberale ad ampio braccio che farà entrare anche la Svizzera tra i cattivi e non si sa mai che non ci entri qualche altro piccolo statarello a bassa tassazione o con incentivi alle imprese e alle finanze.

Di fronte a questo scenario la teoria degli stati piccoli che ben prosperano in un quadro di un ampio mercato libero è pronta a cadere nell’oblio, per ridare fiato ai grandi stati multinazionali dell’ottocento, per le stesse motivazioni che spinsero alla formazioni di quei grandi stati in quell’epoca. Oggi chi non si uniforma alle disposizioni di questo nuovo ordine mondiale, che vuole un sistema ad alta tassazione, non perchè incapace di gestirne uno di alternativo, ma perchè funzionale all’esistenza di certe categorie, viene additato.

Si sta preparando un periodo oscurantista molto preoccupante. L’economia infatti si ciba di idee. Se guardiamo alla storia vediamo che le attività hanno prodotto risultato proprio grazie alla applicazione libera di nuove idee. Anche nei comparti più tradizionali, come quello agricolo. L’interventismo dei governi, proprio di quelli che colpevolmente hanno spinto a certe pratiche che sono state coperte dallo sporco lavoro di certi banchieri, che ora sembra vuoglia muoversi strumentalmente in una direzione speculare, in realtà stanno solo spingendo per un dominio completo anche sul mondo della finanza, per avere finalmente mani ladre libere laddove finora e a partire dalla lezione impartita dalla Germania del 1930, non hanno mai potuto averle. Un modello che si sa già dove porterà: alla iperregolamentazione, all’indebitamento senza più alcuna guardia, limitato solo dalla coscienza (scusate se rido) dei politici.
Claudio G.

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Mamma, ho perso la poltrona!

mercoledì, 15 ottobre 2008
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di sandro brusco, 15 Ottobre 2008
tratto da noisefromamerika.org

In tutto il bailamme di questi giorni, c’è stato chi si è preoccupato del fatto che con i prezzi più bassi diventasse più facile comprare le aziende quotate in Borsa, magari poi togliendo ai poveri dirigenti delle stesse le comode poltrone che attualmente occupano. Per ovviare a tale terribile possibilità il presidente della Consob, Lamberto Cardia, in una audizione alla Commissione Finanza del Senato, ha suggerito un inasprimento della disciplina sulle Offerte Pubbliche d’Acquisto (OPA), in modo da renderle più difficoltose. È una pessima idea. Provvedimenti di questo tipo servirebbero solo a proteggere i dirigenti e i grossi azionisti che traggono benefici privati dal controllo delle società, andando a detrimento del valore delle azioni.
Per quel che mi è dato capire, le prime avvisaglie di questo tentativo di stravolgere le regole sulle OPA si sono manifestate pubblicamente in articolo apparso sul Sole 24 Ore del giorno 11 ottobre. L’articolo è molto preoccupante, e si apre in questo modo:

Una modifica della passivity rule in caso di Opa e la riduzione dal 2 all’1% della soglia oltre la quale scatta l’obbligo di comunicare la partecipazione in una quotata: così Consob e Governo stanno pensando di proteggere le grandi società italiane da indesiderate aggressioni.

(la ”passivity rule” è la regola che dice che una volta che viene lanciata un’offerta pubblica d’acquisto i dirigenti della compagnia non possono prendere iniziative per scoraggiarla). Da dove sorga la necessità di ”protezione”, un termine con connotati giustamente negativi, lo spiega successivamente l’articolo.

…la Borsa è un bazar dei buoni affari. Tutta l’Eni vale 62,5 miliardi e l’Enel 32,8. Le due maggiori banche, Intesa Sanpaolo e UniCredit, rispettivamente 38,1 e 34,7 miliardi. Mediobanca, il cuore del sistema, vale 7,2 miliardi. Le Generali 30,6 miliardi e Telecom Italia addirittura 11,5 miliardi. Le reti dell’energia Snam Rete Gas (8,1) e Terna (4,7) sono ancor più a buon mercato. Come Mediaset ( 4,7) e le regine del manifatturiero: Fiat (7,8) e Finmeccanica (6,3).
In molti casi non sarebbe neanche necessario lanciare un’Opa su tutto il capitale: basterebbe acquistare il 29,9% e si avrebbe il controllo. Per comandare in Telecom sarebbero sufficienti meno di 4 miliardi, in UniCredit una dozzina, nelle Generali una decina. Se qualche ” ardimentoso” si volesse cimentare, non farebbe grandi sforzi per raccogliere le munizioni necessarie. Certo, andrebbe incontro alla probabilissima avversione del Governo ma intanto avrebbe messo insieme un pacchetto importante.

Capito che roba? Qua c’è il rischio che arriva un Soros qualunque e, bum, con meno di una ventina di miliardi di euro, si porti via Fiat e Mediaset, con Mediobanca come contorno. E Mediobanca – parola del Sole 24 ore, come non credergli? – è “il cuore del sistema” … Questo, per i nostri politici e per i nostri coraggiosissimi capitalisti è anatema: l’assetto proprietario della grande industria e delle banche deve essere deciso in riunioni riservate nei salotti buoni, cosa è questa idea che la proprietà va a chi è disposto a pagare di più le azioni in mano ai piccoli azionisti? L’articolo quindi continua spiegando come mettere una pezza a questo problema.

Ecco allora che Cardia e il Governo si mettono in moto per “prevenire” sgradite sorprese: in questa fase le regole sono saltate, qualche misura di emergenza ci può stare. Bastano un paio di modifiche al Tuf, il Testo unico della finanza, e si rende più difficile la vita agli scalatori. Oggi, se una società viene aggredita con un’Opa, il suo management non può mettere in atto misure difensive se non dopo l’autorizzazione dell’assemblea. La regola potrebbe essere cambiata in modo che il management si possa sempre difendere a meno che lo statuto della società non preveda espressamente un divieto per questo tipo di operazioni.
Si darebbe quindi alle imprese aggredite la possibilità di chiamare in soccorso un “cavaliere bianco”, oppure di aumentare il costo dell’operazione per l’aggressore con aumenti di capitale, conversione di azioni di risparmio in ordinarie, acquisto di azioni proprie, concambi convenienti, oppure ancora di dismettere attività per ridurre l’interesse dell’aggressore.

Come si vede, si tratta di permettere la solità varietà di poison pills, ossia quei provvedimenti che, quando minacciato da un’acquisizione ostile, il management può adottare per ridurre il valore della società e renderla quindi meno appetibile al potenziale acquirente. Nota per i non addetti ai lavori” “ridurre il valore della società” vuol dire far danno all’impresa, ossia ai piccoli azionisti, rendendola meno produttiva e/o ricca!
Il punto viene ribadito da Cardia nell’audizione del 14 ottobre. Afferma il nostro (pag. 24):

Suscitano, inoltre, nuove preoccupazioni le conseguenze che la situazione del mercato può avere sull’esposizione delle società quotate a tentativi di acquisizioni ostili. Elevate sono, infatti, le limitazioni attualmente imposte dalla normativa nazionale – più restrittive di molti altri Paesi europei – alle capacità di difesa delle società (c.d. passivity rule, che impone ai manager della società-bersaglio di non effettuare operazioni che possano ostacolarne l’acquisto); limitazioni legittime e giustificate in contesti ordinari di mercato diversi da quello attuale.

Il rischio di un peggioramento normativo quindi c’è, ed è concreto. Si tratta a questo punto di indicazioni date dal presidente Consob in un’audizione parlamentare, non di indiscrezioni di un giornalista.
Forse non servirà a niente, però lo stesso vale la pena di spiegare in qualche dettaglio perché simili provvedimenti sono nefandi per i valori delle azioni. La teoria è abbastanza semplice e universalmente accettata. Un’azione vale tanto di più quanto più ci si aspetta che varrà in futuro. Un’OPA, ostile o amichevole, fa salire i prezzi delle azioni, dato che l’offerta di acquisto viene necessariamente fatta a valori superiori a quelli di mercato. Quindi, tanto più probabile è che nel futuro ci sia una OPA tanto più è probabile che i prezzi saliranno, e questo a sua volta fa aumentare la domanda di azioni (e quindi il prezzo) oggi. Supponete ora che vengano attuati provvedimenti come quelli auspicati da Cardia. La conseguenza è che le OPA diventano più difficili. Quindi diminuisce la probabilità che le OPA ci siano e, seguendo la catena causale appena descritta, questo fa scendere i prezzi delle azioni oggi.
La regolazione del mercato per il controllo delle società è sempre un tema molto dibattuto, sia in Europa sia negli Stati Uniti. È ben noto che i principali sostenitori dei provvedimenti tesi a restringere le OPA sono i dirigenti delle società, per la semplice ragione che temono di venire cacciati in occasione di cambi di proprietà. Ovviamente nel dibattito politico si punta il dito altrove: le ”acquisizioni selvagge” minacciano i posti di lavoro, la stabilità della società, il tessuto economico nazionale (gli acquirenti potrebbero essere stranieri!!), e chi più ne ha pìù ne metta. Ma sostanzialmente non esiste alcun serio disaccordo tra gli studiosi sul fatto che dare al management la possibilità di bloccare possibili acquisizioni contro il volere degli azionisti sia una pessima idea. Come già osservato l’argomento teorico è semplice e convincente, e l’evidenza empirica è altrettanto convincente.
In verità di questo punto sembra convinto anche Cardia, il quale infatti afferma che le proibizioni delle tattiche manageriali anti-OPA sono ”limitazioni legittime e giustificate” anche se solo ”in contesti ordinari di mercato diversi da quello attuale”. Ma, chiediamo noi, cosa ha la situazione attuale che invalida il precedente ragionamento? Cardia non si degna minimamente di spiegare perché le ”attuali condizioni di mercato” rendano saggio un giro di vite anti-OPA.
Assumiamo pure che i valori delle azioni oggi siano innaturalmente bassi (cosa non interamente ovvia, e su cui si rischiano discussioni infinite). Apparentemente l’idea è che i prezzi artificiosamente bassi rendono più facile tentare le scalate delle società, anche di società ben gestite e per le quali non appare opportuno introdurre mutamenti nella gestione e nella strategia d’impresa.
E allora? Di cosa si ha paura? Chi si compra un’azienda non lo fa certo per fare un dispetto. Se l’impresa è ben gestita e sta facendo le cose giuste, il nuovo proprietario non vedrà ragione di cambiare strategia industriale. Resta quindi comunque vero che le OPA tenderanno a far aumentare i prezzi delle azioni. È vero che se tali prezzi sono innaturalmente bassi, sarà più facile organizzare OPA profittevoli.
Ma, di nuovo, e allora? Se i prezzi sono innaturalmente bassi qualunque cosa che li faccia aumentare dovrebbe essere benvenuta. Appare quindi chiaro che permettere al management di resistere le acquisizioni va contro l’interesse dei risparmiatori, e i bassi prezzi delle azioni non cambiano di una virgola il ragionamento. Chi ci guadagna invece sono i dirigenti delle società e gli attuali gruppi di controllo, che vengono meglio messi in grado di difendere le proprie rendite dalle pressioni del mercato. In altre parole, i soliti noti.

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Provvedimenti_urgenti_per_ridurre_i_corsi_azionari#body

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Deso ve conto, deso ve digo: su e xo pai marcà finansiari (parte tersa e ultima)

lunedì, 13 ottobre 2008
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[Link ala prima parte]
[Link ala seconda parte]

Intanto prima de tuto, femo ciaro so na distinsion fra crixi economega e crixi finansiaria.

Crixi economega ła xe ła recesion ke ła xe drio rivar, e ke ła saria rivà anca sensa na crixi finansiaria par sora. Eco i motivi:

i) Primo ghe xe on declino struturałe de l’economia taliana rispeto a altre economie europee. Ła raxon xe l’ineficensa del contenitor Italia, el sófego fiscałe, el sistema legałe poco lubrifegà, i dixincentivi perversi contro el sviłupo e l’investimento, e tante altre brute robe ke ne toca supar su soto el taco talian.

ii) Secondo ghe xe ła recesion ciclica dovùa anca a on cało economego in Usa ke ła xe ncora l’economia pi granda del pianeta tera, e pena ke i perde colpi ne risentimo tuti.

iii) Terso ghe xe l’euro masa forte (a parte ła rimonta del $ in sto ultimo mexe) ke rende i nostri prodoti masa costoxi ntel marcà globałe.

iv) e Cuarto ghe xe ła conpetision axiatega ke ła xe drio coparne. Ma kive xe in parte colpa nostra ke gavemo da diversificarse e far pi roba de alta tenołogia invese ke tesiłe, scarpe… (basa tenołogia).

Crixi finansiaria ła xe sto cołaso del sistema bancario in parte cauxà dałe ragioni ke ve go contà in te ła prima puntata. In poke parołe se trata de łe banke ke ga i conti sbolsi, e łe ga mołà de farse prestiti parké no sa ki ke xe el prosimo a far scioco, anca par via ke no ghe xe masa trasparensa (ke dovaria esarghe) de come ke i xe mesi sti benedeti biłanci.

Ma ki ke ve conta ke “i sacrifici” venturi i xe colpa de sta crixi finansiaria a xe drio cojonarve.

Su sta crixi finansiaria mi no vedo sta situasion catastrofica come ke i ne vol far credar. Xe vero ke na industria bancaria funsionante ła xe inportante par na economia globałe e sofistegà, ma se i taca mołarghe de far prestiti xe anca sintomo ke ghe xe necesità de no farli. Par exenpio, eco el senario da film horror ke i ve descrive: łe banke łe moła de far prestiti se ve serve on mutuo o pì spasio nte na carta de credito, o no ghe da credito a na dita par pagar i operai. Ma el problema ke ga cauxà tuto sto anbaradan no xera proprio ke ste banke łe gavéa fato prestiti co masa ałegria? Ełora a l’indoman de na inbriagada, co ke tute ste banke łe ga on mal de testa ke mai, ła cura saria darghe credito ilimità? Go capìo ke se te vè vanti bévar anca de matina te pasa el mal de testa, ma te resti n’alcołixà. O no?

Zero al totocalcio

Eco ke nte łe prime setimane de Setenbre se vede el ministro del texoro merican, Paulson, co on fare disperà a pregarne de evitar ła fine del mondo dandoghe in man $700 miliardi. Salta fora anca Bush, “rasicuràndone” ke i nosti conti in banca i xe al sicuro, ma co ła so facia da intełetuałe el ga semenà ncora pì panego. I xera drio far presion parké el congreso merican el ghe dase na cifra mai vista prima sensa dir ai ne bai.

Ma ki xe ke gavéa tirà fora sta cifra? Co ke calcoło? Dove xerełe łe anałixi ke ne descriveva ła catastrofe iminente? Ste kive łe xera łe domande ke se ga fato sentenari de economisti de NYU, Chicago, esetara. Ma se no ghe xe ciaro a profesori de materie finansiarie, parké dovaria capirlo na mànega de połitici? Ełora me go domandà: vuto védar? Vuto védar ke el sior Bush el xe drio pensar ała so legacy?

Xa el se ga asicurà el titoło de pexo presidente deła storia mericana. Deso el xe in conpetision co se steso, parké podaria saltar fora nantro presidente fra on secoło o do, ke xe ncora pexo de łu. Ełora el xe łi ke se da da far. Ciò, no xe mia fasiłe far zero al totocalcio. E ciavar $700 miliardi (el 5% del Pil merican, o el 40% del Pil talian) xe na beła maniera de concluder ła so presidensa in bełésa.

Ste tenti ałe obligasioni

El 99% de l’atension academega e mediatega ła xe drio concentrarse sul suceso de sta manovra da $700 miliardi, e su ła sociałixasion del sistema bancario in ato in Europa. In efeti, ghe xe propi da domandarseło, dato ke i vol incaricar de gestir sti $700miliardi de skei pioveghi propi l’ex cao deła Lehman Brothers (ndà in małora parké i asicurava sporte pien de pomi smarsi…vedi prima puntata).

No vojo mia minimixar l’inportansa de evitar na crixi bancaria, e se i ghe moła al Fondo Monetario de far riunioni de G7, de G20, e de Gin, forse forse i ghe ła fa a salvar ła baraca. Ma cuel ca me preocupa xe ke nisuni pensa ała conseguense indirete. Pénsełi davero ke dar licuidità sensa limiti no gavarà efeti secondari? I governi i ga dito ałe banke ke ła tipografia ła xe verta 24ore al di. Se ghe serve skei, łori i xe pronti stanparli (no ocorarà leteralmente stanpar skei, ma i xe pronti a far “prestiti” fin ke i vol).

Ałora, femo do calcołi de presia:

1. I Usa no i ga intension de finansiar sti $700 miliardi tasando i mericani, ma i domandarà on prestito butando ntel marcà obligasionałe na fraca de Bot mericani, ciuciando su el groso del credito mondiałe.

2. Soło a l’idea, i flusi de capitałe i xe ndà verso ła Merica (eco parké el $ se ga vałutà). Ma no ghe xe na risorsa iłimità de credito mondiałe, e tuti i debitori (fra cui l’Italia par prima) ghe tocarà conpeter alsando i tasi de interese da pagar a ki ke xe disposto cronpar el so debito. Fè conto ke soło a l’idea, ła difarensa de interesi sui Bot fra Italia e Dhermania ła xe saltà su de 1% (imaginemose co ke sti stati i sèvita indebitarse par far fronte ała crixi d’astinensa bancaria).

3. Deso rendémose conto ke ogni aumento de 1% de taso de interese ghe costa 10 miliardi de euro al stato talian. E cioè on aumento del deficit de altri 10 miliardi, cusì, sensa ke el governo el fasa gninte de małe.

4. Fin a ke punto xełi boni de indebitarse? I pì veci se ricordarà ke l’Italia na olta ła dava anca interesi a do cifre su i so Bot, ma ła difarensa xe ke na ‘olta i te pagava in lire, ke łe vegneva svałutà in alegria. Ma dèso co l’euro no i pol pì.
Eco parké mi ve consilio de star tenti a no cascarghe co ke i ve ofrirà obligasioni (“sicurissime!”) ke ve da tasi de interese “masa” alti. Magari Bots todeski o anca de l’Est europeo (ke xe paexi poco indebità) ok, ma stè veramente atenti a Bot de paexi stra-indebità (Italia, Grecia, Belgio), o a fondi de obligasioni dove no se capìse ben ke obligasion i xe drio cronpar.

Lodovico Pizzati
PNV

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Deso ve conto, deso ve digo: su e xo pai marcà finansiari (parte seconda)

lunedì, 13 ottobre 2008
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Tanti i me ga dimandà cosa ke ghe convien far co i skei (ke ghe xe rimasti). Invese de girarghe intorno ve digo sùito el me parere su cosa ke par mi se ga da far, e dopo ve dago na spiegasion cosìta podì vedar se si dacordo o no:

i) Asioni. In sto ultimo mexe i marcà i ga perso in media on 30%. Par ki ke no se ga cavà in tenpo, no credo ke ne valga ła pena de cavarse fora deso. Xe xa sta on cołaso sensa precedenti e in mexo ghe xe xa titołi sotovałutà. No val ła pena portar caxa ste perdite, però no stè gnanca sperar ke ghe sarà on recupero prima de Natałe. E ghe vorà ani prima de riciaparse tuto el 30% perso.

ii) Obligasioni. Kive se ga da star veramente atenti. In sto momento a ve consilio de starghe distante. No stè farve fregar da tasi de interese alti, parké in sto periodo xe na indicasion de on riscio pì ełevà ke no i te daga indrio parte dei skei. Par carità, ghe xe de sicuro in mexo dełe obligasioni vałide, ma no ste mia nar a naxo. Nel dubio, fè manco de torli, e me racomando de darghe n’ocio a cuanto esposti ke i xe i nostri veci co obligasioni del stato talian.

iii) Cash, conti corenti, skei soto el materaso. Par ki ke ga manco de 20miła in te’l conto corente, no ste preocuparve, el bancomat ve funsionarà insteso. Anca se ghe xe ła fiła fora dała banca e i finise i contanti, poki skei in banca i sarà boni de garantirvełi. Anca se ła vostra banca ła fa fałimento, no vol dir ke i sara botega, ma ła vegnarà cronpà da nantra e no ghe sarà gnanca na interusion de servisi.

iv) Fondi de investimento e misioti vari. Cuà gavì da esar cativi. Pensè ke ki ke se ga salvà da sto patatrak xe ki ke se rangia e investe i so skei diretamente. E invese ki ke se afida a intermediari xe ki ke ghe ga tocà restar rento durante ła pexo crixi finansiaria de tuti i tenpi. No xe mia acetabiłe ke sti consulenti finansiari i xe senpre pronti a dirte de cronpar, ma co ke ghe xe da scanpar (e lori ke i xe del mestiere dovaria saverlo suito) no i te dixe gninte. E po’, ki ke ga proà vendar el ga scoverto ke ghe vol giorni par vendar, e adiritura on mexe par farse rivar i skei. On servisio de sto genere no xe perdonabiłe, anca parké ghe xe mestieri, tipo etrade, par rangiarse e cronpar diretamente indici de fondi, obligasioni, monetario, esetara. Mi faso cusì. No ghe sto mia drio la borsa ogni di. Investo a lungo termine, faso al masimo una operasion a l’ano, però co ke ghe xe da scanpar, scanpo. Se ła mandria ła core, convien córar e domandarse el parké dopo. No speto mia na setimana par torme n’apuntamento in banca par scoltar uno ke me ła conta.

Na roba go da xontar però in difexa de sti fondi. Tanti i ga paura ke se fałise ła banca o l’istituto finansiario ke ghe gestise sti investimenti, i perde tuto. Voialtri a si titołari de on fondo de investimento ke a so volta xe titołare de tanti toketi (titołi) de axiende varie. Se ła banca fałise, sti toketi de inprexe i resta comuncue vostri.

In concluxion a ve go dito de starghe distante dałe obligasion (a parte alcune…) e de star fermi e meterseła via co łe perdite de l’asionario. Parké? Me spiaxe ma go da rimandar a na tersa puntata parké ła xe longheta da spiegar puìto. Anca parké se ga da far ciaro so tanta confuxion ke i xe drio far sora el panico deła xente. Tipo smisiar su sta crixi finansiaria co ła crixi economica (ła recesion ke xe drio rivar). Cuanto vołio scométar ke deso i ne dirà ke el federałismo no se pol pi far par via de sta crixi finansiaria e ke deso gavemo tuti da far on sacrificio par ła patria e ła bandiera?

Lodovico Pizzati
PNV

[Link ala prima parte]

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Anche oggi il premier e il capo dello stato sono in panico. W le banche locali venete!

venerdì, 10 ottobre 2008
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Oggi (10 ottobre, ndr) intanto l’Unicredit attacca le banche locali venete e le accusa di sciacallaggio e allora noi veneti rispondiamo con le picche a lorsignori delle banche italiane: sono degli incapaci ed è giusto che falliscano.

Il PNV esprime pertanto piena solidarietà al sistema delle banche locali venete e invita senz’altro i risparmiatori veneti a privilegiarle come istituti sicuramente più solidi e probabilmente meno intaccati dalle schifezze finanziarie dei grandi gruppi del credito tricolore.

Sempre nella sagra dell’ipocrisia italiana, anche Napolitano oggi fa la sua parte dicendo ai giornalisti “Niente allarmismi”.

Noi interpretiamo questa frase in altro modo e proviamo a ritradurla: ”cari giornalisti, non dite ai cittadini la verità. Non dite loro che stiamo cercando di salvare il didietro a qualche nostro amico banchiere fingendo una crisi mondiale. Non diteglielo, sennò questi vengono qui e il didietro lo fanno a noi.”

Ecco qui sotto pubblicata invece un’altra informazione di pubblico dominio nel 2006, mostrata un paio di giorni fa da Michele Boldrin, che spiega perché i Napolitano e i Berlusconi sanno bene di cosa stiamo parlando.

Dimostrava che alcune banche erano piene di quell’aids finanziario che oggi qualcuno spaccia per qualcosa di diverso.

Il polverone che si sta sollevando è solo il redde rationem dei lupi, che purtroppo sarà pagato da noi cittadini veneti (per quanto ci riguarda e interessa).

Una lezione per il futuro? C’è n’è solo una per noi e si chiama INDIPEDENDENZA.

giane

tratto da noisefromamerika.org

La tabellina qui sotto l’ho ricevuta oggi da un conoscente che si occupa di CDS quando non dorme, e dorme poco. È notizia pubblica, fra gli adetti ai lavori, quindi non svelo alcun segreto militare: Fitch pubblicò questi dati un anno fa. La prima colonna riporta il nome della banca. La seconda riporta l’ammontare (in miliardi di Euro) di “liquidity facilities” che la banca “garantiva” al 31/12/2006. Concedetemi venia (è notte tarda) se non mi dilungo a spiegare cosa siano esattamente le liquidity facilities legate a Asset Backed Commercial Paper: credetemi, roba pericolosa e simile alle MBS o ABS. La terza colonna indica il rapporto percentuale (all’interno del portafoglio della banca in questione) fra quanto aveva garantito in liquity facilities ed il funding a sua disposizione via depositi e debito proprio emesso sul mercato. Questa informazione era pubblica a fine 2006 ed inizio 2007. Ora vi lascio indovinare quali, fra queste banche,sono oggi in sofferenza o sono state intervenute dalle autorità monetarie o soffrono di seri problemi di liquidità. Di informazione così, nei cassetti giusti, ce n’è parecchia. Chi sta male e chi sta bene forse non è così difficile da scoprire, basta un po’ di sforzo. A buon intenditor, poche parole.

La tabellina qui sotto l'ho ricevuta oggi da un conoscente che si occupa di CDS quando non dorme, e dorme poco. È notizia pubblica, fra gli adetti ai lavori, quindi non svelo alcun segreto militare: Fitch pubblicò questi dati un anno fa. La prima colonna riporta il nome della banca. La seconda riporta l'ammontare (in miliardi di Euro) di "liquidity facilities" che la banca "garantiva" al 31/12/2006. Concedetemi venia (è notte tarda) se non mi dilungo a spiegare cosa siano esattamente le liquidity facilities legate a Asset Backed Commercial Paper: credetemi, roba pericolosa e simile alle MBS o ABS. La terza colonna indica il rapporto percentuale (all'interno del portafoglio della banca in questione) fra quanto aveva garantito in liquity facilities ed il funding a sua disposizione via depositi e debito proprio emesso sul mercato. Questa informazione era pubblica a fine 2006 ed inizio 2007. Ora vi lascio indovinare quali, fra queste banche,sono oggi in sofferenza o sono state intervenute dalle autorità monetarie o soffrono di seri problemi di liquidità. Di informazione così, nei cassetti giusti, ce n'è parecchia. Chi sta male e chi sta bene forse non è così difficile da scoprire, basta un po' di sforzo. A buon intenditor, poche parole.

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2009, Italia kaputt! Veneto indipendente = risparmi sicuri

giovedì, 9 ottobre 2008
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Il cavaliere in svendita Berlusconi addirittura a distanza di nove ore si smentisce con un dietrofront che sembrava ispirato dalla sua comparsa al bagaglino (ore 9: “«Borsa staccata dalla realtà, i mercati si riprenderanno», ore 18 “La crisi avrà conseguenze sull’economia reale”).
Ciò che sta impressionando in lorsignori è l’incapacità di gestire un processo transitorio complesso che mette a dura prova la tenuta del sistema finanziario globale.
Ignorando completamente le analogie con altri sistemi (ad esempio, idraulico, elettrico, biologico), la finanza sembra preda di alcune fenomeni per lei nuovi perlomeno nelle forme di questi giorni e quindi ha reagito in modo assolutamente sorprendente per coloro che credevano di poter gestire appunto un sistema complesso e multivariabile, dimostrando a tutti, cosa più grave, proprio la loro sorpresa e quindi inadeguatezza. Nella speranza che non facciano ancor più danni di quanti non ne abbiano fatti nell’ultimo mese, a partire dalla nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac che ha fatto scatenare la tempesta perfetta in corso.
Sembra tra l’altro sempre più evidente che la tempesta sia aggravata dalle speculazioni dei lupi che stanno cercando di papparsi dei bocconcini prelibati a costo di saldo.
Il risultato è oggi la disidratazione del credito, con diverse banche che stanno pressando le imprese a rientrare delle loro esposizioni debitorie in breve tempo.
Tradotto: non ci sono soldi in giro, perché le banche li tengono al sicuro sotto il materasso. E lo fanno per non essere azzannate nella notte buia mentre attraversano il bosco infestato dagli spiriti maligni dei capitalisti globali alla Warren Buffet e venire pappate in pochi istanti.
Senonché appunto, per ciò che interessa noi veneti, emerge ancor più una situazione evidente. Ciò aggrava ancor più l’andamento della nostra economia veneta già in debito di ossigeno e ci chiediamo dove e come lo stato italiano parassita e affamato delle nostre risorse andrà a prendersi il maltolto, dato che l’anno prossimo diminuiranno drasticamente le entrate fiscali da reddito di impresa.
Il 2009 sarà forse l’anno del dragone per questa maledetta sciagura che ci opprime e che si chiama stato italiano?
Forse sì, ma sarà anche l’occasione, finalmente, per trasformare in realtà il sogno della nostra indipendenza politica e di tornare finalmente all’età dell’oro per il Popolo Veneto.
Non dimentichiamoci infatti che se oggi fossimo già in grado di decidere da noi il nostro destino, i risparmi dei cittadini e delle imprese venete sarebbero garantiti al 100%, grazie alle nostre efficienti e sane banche locali e per effetto di controlli seri nel territorio e di licenziamenti dei manager incapaci, politicizzati e strapagati di oggi.

Gianluca Busato
segretario Pnv

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