Articoli marcati con tag ‘danimarca’

L’indipendenza è una cosa normale

mercoledì, 1 luglio 2009
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Il PNV vuole che la Venetia abbia ciò che ogni altro Paese si vede garantito: la libertà di decidere in quale tipo di società si vuol vivere e come si vuole  raffrontarsi al mondo attorno. In altri termini, la normalità.
Come individui, noi diamo gran valore alla nostra indipendenza. Per tutti noi è assodato il fatto di fare le nostre scelte in modo naturale, di decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita.
Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il popolo veneto?
La maggior parte di noi vuole che la propria comunità goda di maggiore indipendenza. Noi vogliamo avere maggior voce in capitolo nelle decisioni sul costo dei servizi pubblici e sul modo in cui vengono svolti, noi vogliamo sempre partecipare alle decisioni che coinvolgono l’ambiente che ci circonda e vogliamo contribuire di più alle comunità in cui viviamo. Il che è ancora una cosa normale – ma non potrà succedere a meno che non cominciamo a prendere il controllo del nostro paese e prendere da soli le decisioni che ci spettano.

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GROENLANDIA: FESTA PER INDIPENDENZA

lunedì, 22 giugno 2009
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Reali danesi in costume da inuit per primo giorno dell’indipendenza

(ANSA) – COPENAGHEN, 21 GIUGNO – Con una grande festa la Groenlandia celebra oggi il primo giorno della propria indipendenza dalla Danimarca. Per una reale indipendenza occorreranno tempi tecnici lunghi ma a partire da oggi i groenlandesi sono riconosciuti come popolazione di uno Stato indipendente, con propria lingua e diritto alla gestione delle risorse del sottosuolo, ricche di petrolio, gas, oro e uranio. Alla festa presenti anche i reali di Danimarca, in costume tradizionale inuit.

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La Venetia è grande abbastanza da essere indipendente?

sabato, 28 febbraio 2009
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Essere un piccolo paese è normale e la maggior parte dei paesi più benestanti nel mondo sono piccoli. Sette dei nuovi dieci paesi membri dell’Unione Europea hanno una popolazione simile, o anche più piccola della Venetia, o anche solo dell’attuale Veneto. Malta, paese indipendente, con una popolazione minore dell’area metropolitana di Padova, ora è a pieno diritto uno stato membro dell’Unione Europea.
Inoltre i piccoli paesi non sono semplicemente autosufficienti, sono anche molto più brillanti. Danimarca e Finlandia, per esempio, hanno tutto fuorché fenomeni di povertà di bambini.
I piccoli paesi europei hanno molto più successo di quelli grandi come l’Italia. I piccoli paesi europei hanno una ricchezza superiore del 35% rispetto ai grandi paesei europei e hanno anche il 40% di disoccupazione in meno.

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La normalità dell’indipendenza

lunedì, 9 febbraio 2009
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Il PNV vuole che il Veneto abbia ciò che ogni altro Paese si vede garantito: la libertà di decidere in quale tipo di società si vuol vivere e come si vuole raffrontarsi al mondo attorno. In altri termini, la normalità.
Come individui, noi diamo gran valore alla nostra indipendenza. Per tutti noi è assodato il fatto di fare le nostre scelte in modo naturale, di decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita.
Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il Popolo Veneto?
La maggior parte di noi vuole che la propria comunità goda di maggiore indipendenza. Noi vogliamo avere maggior voce in capitolo nelle decisioni sul costo dei servizi pubblici e sul modo in cui sono svolti, noi vogliamo sempre partecipare alle decisioni che coinvolgono l’ambiente che ci circonda e vogliamo contribuire di più alle comunità in cui viviamo. Il che è ancora una cosa normale, ma non potrà succedere a meno che non cominciamo a prendere il controllo del nostro paese e prendere da soli le decisioni che ci spettano.

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Perché il PNV vuole che la Venetia sia indipendente?

giovedì, 18 dicembre 2008
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Molti si chiedono perché noi vogliamo l’indipendenza della Venetia e perché non ci “accontentiamo” del federalismo e dell’autonomia all’interno dell’attuale Italia.
In primo luogo, perché tali sogni dei partiti italionofili sono impossibili, data l’impossibilità “tecnica” di avere tali riforme istituzionali.
L’impossibilità è dettata da un lato della coperta finanziaria corta del terzo peggiore debito pubblico del mondo, che non permette al Veneto alcuna forma di autonomia fiscale e dall’altro della gestione del potere clientelare-mafioso congenita allo stato italiano e alla sua classe politica e dirigente che è stata “allevata” secondo la stessa cultura di malaffare e tangentara, come dimostra la cronaca nera politico-giudiziaria anche di questi giorni.
Ma ciò che più conta è che noi Veneti ci meritiamo decisamente di meglio.
Perché non possiamo creare la Venetia cui aspiriamo e che ci meritiamo senza i pieni poteri che derivano dall’indipendenza. La Venetia è un grande paese e un grande posto in cui vivere, ma potrebbe essere molto meglio se noi avessimo i poteri di apportare cambiamenti concreti.
Come individui, noi reputiamo la nostra indipendenza un fatto normale. Per tutti noi è assodato il fatto di fare le nostre scelte in modo naturale, di decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita.
Perché dovremmo aspirare a meno per il nostro paese?
Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il popolo veneto?
Non c’è proprio alcuna ragione perché noi non possiamo avere un vero parlamento nostro, con i pieni poteri che gli derivano dall’indipendenza.
L’indipendenza non è solo una cosa normale; è anche auspicabile. Altri piccoli Paesi europei come l’Austria, la Norvegia, la Danimarca hanno molto più successo della Venetia sia in termini di crescita economica sia in termini di qualità della vita.
L’indipendenza dà a quelle nazioni i poteri di gestire al meglio i loro Paesi. Anche la Venetia potrebbe averli.

Gianluca Busato
Partito Nasional Veneto

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La Bufera Veneta e l’Isola dei ghiacci

sabato, 29 novembre 2008
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Stamattina apro il sito del Gazzettino e finalmente ci trovo una buona notizia. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha votato contro l’esposizione della bandiera Veneta fuori del palazzo di (in)giustizia trevigiano. Il nostro gonfalone dovrà quindi essere rimosso.
Finalmente! Era ora di fare chiarezza e di mettere fine alle ambiguità. Perchè una bandiera simbolo di secoli di storia e che incarna cuore e spirito di noi veneti, dovrebbe essere esposta fuori da uno degli edifici della repubblica delle banane?
Quanti di noi veneti si sentono effettivamente rappresentati da queste istituzioni? Quanti di noi veneti hanno un minimo barlume di speranza nella classe politica italiana? Quanti di noi veneti ritengono il sistema giudiziario italiano degno della nostra fiducia?
E perché mai quindi la nostra bandiera dovrebbe venire vilipesa e strumentalizzata restando in bella mostra al di fuori di uno dei simboli di questo stato che ci sta portando alla rovina? Questo stato che non vuole rappresentarci come dimostrato da quest’ennesima esplicita ammissione, questo stato che ripudia i nostri simboli e la nostra gente in modo così sfacciato.
Perché ci siamo ridotti a chiedere la carità per rivendicare un diritto ovvio e sacrosanto, ossia quello di esporre la NOSTRA bandiera al di fuori dei nostri edifici pubblici?
Dobbiamo semplicemente trarne le ovvie conclusioni, ossia che è giunto il momento di avere i NOSTRI edifici pubblici, le NOSTRE istituzioni, i NOSTRI rappresentanti, ma soprattutto di farci restituire il NOSTRO futuro.
E mentre nei polverosi salotti romani non si perdeva occasione per umiliare noi Veneti e la nostra bandiera, uno stato autenticamente democratico quale la Danimarca dava la possibilità agli abitanti della Groenlandia di decidere del futuro della loro nazione, in un referendum ampiamente considerato un preludio all’indipendenza. E se la voglia di indipendenza è arrivata ad infiammare i cuori degli abitanti dell’isola dei ghiacci, cosa stiamo aspettando noi Veneti? Non lasciamo che le Alpi fermino il vento del nord, c’è bisogno di aria fresca.

Lorenzo Crosato

indipendenza xe giustizia snella e veloce

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L’insostenibile leggerezza della Storia. 1866, Venetia Groenlandia e oltre

mercoledì, 27 agosto 2008
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Il mondo va in una direzione nuova, di cui è bene rendersi conto, prima che la storia ci sommerga ancora una volta, lasciando solo pochi fortunati a galla. Il mondo va verso la creazione di piccoli Stati indipendenti, che scelgono questa strada anche se non necessariamente porterà, almeno nell’immediato, maggior ricchezza e benessere. La Bolivia della “nación Camba”, nella ricca provincia di Santa Cruz, vuol distaccarsi da uno Stato centralistico e accentratore, con un presidente emulo di un emulo, emulo di Chávez a proprio volta emulo di Fidel Castro, in una singolare e sinistra catena di San Giuseppe (Stalin). Qui la prosperità maggiore sembra assicurata, in caso di indipendenza. Ma che dire della Groenlandia che presto si separerà dalla Danimarca, la quale in questo modo perderà nientemeno che il 98% del proprio territorio? Anche tra i deserti di ghiaccio del Nord estremo fischiano venti di indipendenza. Eppure si tratta di un luogo che necessita di provvigioni costanti di materie prime per ora senza il peso dell’imposta doganale, in breve, ha una certa necessità di uno Stato che economicamente sostenga un’immensa piana gelata. Salvo però, anche, sfruttarne le altrettanto immense riserve naturali. E allora, se gli eschimesi vogliono l’indipendenza, sanno anche bene che se non nell’immediato, sul medio termine essa porterà ad una maggiore ricchezza. E la Venetia? Le voci che chiedono l’indipendenza si moltiplicano. Ma è bene chiarirne le dinamiche. Non si tratta semplicemente di riportare indietro l’orologio della Storia. Un esempio chiarisce bene il punto. Poniamo che gli storici filorisorgimentali abbiano ragione – cosa che come storico non credo, personalmente, ma potrei sbagliarmi –, e che tutte le centinaia di migliaia di cittadini della Venetia abbiano davvero votato toto corde a favore dell’annessione al Regno con il plebiscito del 1866. Le considerazioni sono due. Immediatamente, si aprì nel parlamento sabaudo una “questione veneta”, come testimoniano diecine di scritti e interventi. E si aprirono al contempo le porte dell’emigrazione per migliaia e poi milioni, quasi a mostrare che se tale scelta fu fatta in buona fede e davvero, essa non arrecò nessun beneficio immediato, o sul medio termine. Ma, e questo è assai più importante, il legame di una popolazione con uno Stato non è necessariamente immortale e sacro. Sono passate cinque generazioni e oltre, e la decisione dei nostri antenati – posto che abbiano preso quella – non può né deve gettare un cono d’ombra sugli abitanti della Venetia di oggi, non deve pesare come un fardello ineliminabile. La nazione nasce con un “plebiscito di tutti i giorni” diceva il grande Renan due secoli fa. In questo momento, è ampiamente compromesso il patto tra cittadini (veneti) e Stato (italiano), anche qualora fosse stato siglato davvero dal plebiscito del 1866. Sono mutate le condizioni, le epoche, la Storia. Chiaramente notevoli sarebbero, da subito, i benefici materiali e morali dallo scioglimento di tale patto, indipendentemente dal consenso che esso ebbe nel 1866. I morti da sempre condizionano troppo i vivi, nel bene e nel male. Ma dei vivi e del destino delle generazioni future ora si tratta. Vi fu certamente un patto tacito che legò i cittadini della Serenissima al proprio governo per 11 secoli, ma anche questa storia va vista nella giusta luce. Ché l’antico regime non prevedeva la partecipazione politica delle masse, meno che mai in una repubblica oligarchica, retta, saggiamente certo, ma da una ristretta élite. Ora il mondo prevede la partecipazione del popolo al proprio governo, e se la prevede deve anche, nel bene e nel male, assecondarne i desideri. E un desiderio di libertà, dai vecchi Stati ottocenteschi inadeguati alle necessità e alle aspirazioni degli uomini d’oggi, agita il mondo. Con Don Giovanni, democratico giacobino o nobile in vena di sprezzatura e ironia, cantiamo, davvero, ora, “W la libertà”.

Paolo Bernardini
Presidente nasional PNV

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Cos’è il Veneto indipendente e cos’è l’indipendenza in Europa?

venerdì, 11 luglio 2008
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L’indipendenza significa il pieno controllo del Popolo Veneto su tutti i suoi affari, escluso il controllo negli ambiti in cui i veneti decidono liberamente di condividere il potere con altri (ad esempio nell’Unione Europea, nell’ONU, on in altri ambiti internazionali).
Indipendenza significa che il Popolo Veneto può legiferare e governarsi attraverso suo parlamento e il suo governo, garantito da una sua costituzione, su cui essi mantengono l’autorità finale.
L’indipendenza sarà ottenuta attraverso la scelta democratica del Popolo Veneto, espressa attraverso un referendum.
Indipendenza in Europa significa accettare il ruolo e le responsabilità degli stati membri dell’Unione Europea, in cui gli stati indipendenti hanno ceduto alcuni loro diritti di sovranità per il vantaggio comune.
La condivisione della sovranità in Europa alimenta la sovranità veneta, grazie all’incremento della nostra influenza. Il PNV crede che l’indipendenza nell’Europa sia il prossimo passo logico per il Veneto nel suo percorso per diventare una normale democratica nazione europea come l’Austria, la Danimarca, o il Lussemburgo.
La Venetia è una nazione antichissima e il suo popolo gode di moderni diritti democratici. L’indipendenza significa il controllo del nostro destino per il beneficio di tutto il nostro popolo. L’indipendenza è una cosa normale per nazioni della dimensione del Veneto e l’indipendenza ora è necessaria se il Veneto vuole raggiungere il suo pieno potenziale nel mondo.
L’indipendenza permetterà al Popolo Veneto di tenere il controllo sulla propria qualità di vita, grazie al controllo su come viene governata il Veneto e su come vengono raccolti e spesi i nostri soldi, cosa che abbiamo la necessità di fare se vogliamo rendere il Veneto il luogo prospero e socialmente equo che dovrebbe essere.
Roma e i partiti romani possono opporsi all’indipendenza, ma in ultima istanza è il Popolo Veneto ad avere il diritto di decidere.

Partito Nazionale Veneto

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L’indipendenza è una cosa normale

sabato, 21 giugno 2008
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Il PNV vuole che la Venetia abbia ciò che ogni altro Paese si vede garantito: la libertà di decidere in quale tipo di società si vuol vivere e come si vuole  raffrontarsi al mondo attorno. In altri termini, la normalità.

Come individui, noi diamo gran valore alla nostra indipendenza. Per tutti noi è assodato il fatto di fare le nostre scelte in modo naturale, di decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita.
Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il popolo veneto?
La maggior parte di noi vuole che la propria comunità goda di maggiore indipendenza. Noi vogliamo avere maggior voce in capitolo nelle decisioni sul costo dei servizi pubblici e sul modo in cui vengono svolti, noi vogliamo sempre partecipare alle decisioni che coinvolgono l’ambiente che ci circonda e vogliamo contribuire di più alle comunità in cui viviamo. Il che è ancora una cosa normale – ma non potrà succedere a meno che non cominciamo a prendere il controllo del nostro paese e prendere da soli le decisioni che ci spettano.

http://www.pnveneto.org/index.php/programma/2-normalita/

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L’OCSE prevede una forte diminuzione dell’economia in Italia nei prossimi 6 mesi

mercoledì, 14 maggio 2008
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Oggi (14 maggio 2008, ndr) l’OCSE ha pubblicato gli ultimi dati relativi a indicatori compositi e anticipatori dell’andamento dell’economia nei prossimi 6 mesi (CLI, composite leading indicators) che confermano e aggravano i già pesanti segnali di caduta libera verticale dell’economia italiana, inserita in un quadro di rallentamento generale dell’economia mondiale.

L’Italia in particolare vede l’indice CLI diminuire di 0,8 punti nel mese di marzo 2008, segnando una diminuzione di 4,6 punti rispetto a un anno fa. Tale indice fornisce una previsione di crescita (o calo) delle attività economiche in punti percentuali con un anticipo di 6 mesi.

La tendenza al ribasso è decisamente molto più elevata sia della media dell’area OCSE (composta da Australia, Austria, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Giappone, Corea del sud, Lussemburgo, Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito, USA) sia rispetto a quella di tutti i Paesi dell’area G7, oltreché dell’area asiatica e dei paesi emergenti.

L’area EURO, l’area OCSE, gli USA in generale mostrano un’accentuata tendenza negativa, mentre in lieve flessione sono Cina, India e Brasile. La Russia è invece in controtendenza con un lieve espansione prevista nelle proprie attività economiche nei prossimi 6 mesi.

Di seguito alcuni grafici che mostrano i risultati dell’analisi fornita dall’OCSE.

[Cliccare per ingrandire le figure]

OECD Composite Leading Indicators signal slowdown for major OECD

OECD Composite Leading Indicators signal slowdown for major OECD

OECD Composite Leading Indicators signal slowdown for major OECD

fonte: http://stats.oecd.org/mei/default.asp?rev=2

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