Articoli marcati con tag ‘davide guiotto’

LA FESTA DEI VENETI NON E’ LA FESTA DELLA LEGA

giovedì, 3 settembre 2009
government,politics news,politics news,politics

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

LA FESTA DEI VENETI NON E’ LA FESTA DELLA LEGA

raixe-veneteLa Festa dei Veneti giunge quest’anno alla sesta edizione: un Evento identitario e culturale organizzato e promosso dall’Associazione Veneto Nostro in collaborazione con il CAV Coordinamento Associazioni Venete.

E’ una Festa dedicata esclusivamente alla Cultura veneta in tutte le sue forme, dalla musica ai prodotti tipici, dalle rievocazioni storiche all’associazionismo.

Fin dal primo anno la Festa dei Veneti si è caratterizzata dalla assoluta distanza da qualsiasi partito o connotazione politica, dimostrando di saper unire persone di qualsiasi estrazione e ideologia attorno ad una cultura che è patrimonio di tutto il popolo veneto; cosa ribadita anche ieri in occasione della conferenza stampa.

Apprendiamo oggi che, nell’edizione odierna in prima pagina, il quotidiano “il Gazzettino” apostrofa la Festa dei Veneti come “Festa della Lega”. La cosa non solo ci stupisce ma va esattamente contro lo spirito di trasversalità e distanza dalla politica che da sempre contraddistingue l’Evento.
E’ un titolo fuorviante che non solo rischia di screditare la Festa e lo spirito apolitico che la anima, ma rischia di essere un attacco ad una identità veneta che, anche attraverso eventi come la Festa dei Veneti, sta diventando sempre più forte e sentita fra la gente. (continua…)

Popularity: 3% [?]

Raixe Venete risponde alla campagna denigratoria anti-veneta del Corriere del Veneto

venerdì, 22 maggio 2009
government,politics news,politics news,politics

Ricevemo e volentiera pioveghemo sta belisima letera de Davide Guiotto, spedìa la diretor del Corriere del Veneto, chel se gà distinto inte na canpagna come al solito denigratoria dela nostra cultura e identità veneta.

“Caro Direttore,
le polemiche suscitate in questi giorni attorno al tema dell’insegnamento della lingua veneta non mi sorprendono. Abituati – come ci hanno abituati – a vedere la nostra cultura come un elemento di poco conto, di serie B magari se paragonata ad altre come quella italiana, siamo di fronte a discorsi già sentiti, preconfezionati e venduti da 140 anni in quella fabbrica sforna-italiani che è la scuola di stato. “Fatta l’Italia bosogna fare gli italiani” ammonì a quel tempo preoccupato un certo Massimo d’Azeglio… ma prima dell’Italia, che per i Veneti esiste da 143 soli anni, cosa c’era? Che culture? Che lingue? Ebbene, il veneto era lingua internazionale e lo è stato per secoli, parlato negli scambi commeriali ma anche come lingua franca e della diplomazia.
Oggi invece, che dobbiamo sentirci per forza italiani, trattiamo la nostra lingua come dialetto o, come credono i nemici della nostra cultura, come un italiano parlato male.
“Impariamo i congiuntivi piuttosto del dialetto”, “impariamo l’inglese piuttosto…” e altre sterili polemiche nascono solo dall’ignoranza culturale di chi le dice. Mi chiedo, e come me tanti altri veneti le assicuro, perché se si parla di insegnare i veneto a scuola lo si deve paragonare ad altre culture? Non possono coesistere forse insegnamenti culturali diversi fra loro? Non abbiamo forse il diritto di apprendere chi siamo stati e chi siamo?
Che gli italiani non sappiano i congiuntivi cosa centrerebbe con l’insegnamento del veneto? Facciano un mea-culpa, dicano che i loro metodi di insegnamento fanno pena ma non tirino in ballo per cortesia la nostra cultura.
Vede, forse non tutti sanno che la lingua veneta non è fatta solo di lettere, una a fianco all’altra. E’ fatta di espressioni, proverbi, modi di pensare e di esprimersi specchio di una saggezza popolare che è nostra e che ci è stata tramandata come un valore prezioso.
“Quale veneto insegnare?”, anche qui purtroppo ci si arena con una facilità disarmante. Sarei curioso di sentire da tanti denigratori del veneto quale è la lingua al mondo parlata uniformemente su tutto il suo territorio. Nessuna, perché tutte le lingue con una antica storia alle spalle hanno forti tradizioni orali e nel tempo si sono caratterizzate localmente con accenti, finali di parole o espressioni tipiche. E con questo? Si tratta di una debolezza e di una prova che la lingua non esiste, o piuttosto sono piccole ricchezze che arricchiscono un patrimonio linguistico?
Il concetto è semplice: anche per il veneto ci si accorderà per una variante di riferimento, esattamente come è stato fatto per la maggioranza dei casi nel mondo, lasciando facoltà alle varianti locali di venire insegnate assieme parallelamente, evidenziando i punti in comune o le differenze ove possono emergere. E’ così difficile da comprendere?
Insegnare il veneto a scuola è una proposta che arriva tardi, dopo 143 anni di censura e svilimento continuo e pesante da parte della scuola italiana. Insegnarla per qualche ora nei programmi scolastici significa riscoprire la nostra anima, i valori di chi è venuto prima di noi e, diciamolo, significa tornare a volerci bene, finalmente! Perché per troppo tempo siamo stati additati come i veneti-egoisti, i veneti-razzisti, i veneti-evasori. Ma sa cosa le dico? Io non sono così. La mia gente è differente. La mia gente merita rispetto e se altri popoli ci insegnano che valorizzare la propria lingua insegnandola alle nuove generazioni – come accade in Catalogna da 30′anni – porta benefici e una maggior coesione sociale, oltre che diventare strumento di integrazione con le altre culture, allora io dico ben venga che i nostri figli sappiano chi sono, chi sono stati i loro predecessori e quale è la loro prima lingua madre.
E vedrà, così facendo saremo di nuovo attivi protagonisti in un mondo a cui la nostra cultura può ancora regalare molte ricchezze.
Ma dobbiamo partire da noi, abbattendo preconcetti ed aprendo gli occhi sulla vera realtà delle cose: e cioè che l’insegnamento del veneto è un processo naturale e un diritto che ci spetta, una ricchezza a cui io, personalmente, non voglio più rinunciare.

Davide Guiotto
Ass.ne Veneto Nostro – Raixe Venete
portavoce Coordinamento Associazioni Venete”

Popularity: 6% [?]

Raixe Venete: TIBET E VENETO, due popoli, due genocidi culturali.

mercoledì, 19 marzo 2008
government,politics news,politics news,politics

Ricevemo e volentiera pioveghemo

 —

Venezia, 18/03/2008

A TUTTI I MASS-MEDIA
CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

COMUNICATO STAMPA

TIBET E VENETO:
due popoli, due genocidi culturali.

Il Dalai Lama in questi giorni ha lanciato un ennesimo appello a favore del Popolo Tibetano, affinché venga aperta un’inchiesta internazionale denunciando il “genocidio culturale” in atto in Tibet.Pochi forse se ne rendono conto, ma il destino del Tibet degli ultimi anni molto ha in comune con il destino del Popolo Veneto.Il Tibet è stato occupano arbitrariamente dalla Cina nel 1949/50; da quel momento i loro diritti politici e culturali come pure il diritto all’autodeterminazione sono stati regolarmente disprezzati e violati. Le terre venete (ex Repubblica Veneta o Venetia) sono state occupate dalle truppe italiane/sabaude e poi annesse arbitrariamente all’Italia nel 1866 con un plebiscito truffa, soltanto 141 anni fa; da quel momento anche per i veneti i diritti politici – di poter decidere pienamente del loro futuro come è stato per noi per migliaia di anni – e culturali, come pure il diritto all’autodeterminazione, sono stati regolarmente disprezzati e violati.

Il Tibet, a differenza nostra, subisce una repressione violenta da parte della Cina; i veneti invece subiscono una violenza culturale e identitaria subdola, psicologica, senza armi ma costante e continua, tesa a negare o a minimizzare l’importanza del patrimonio culturale e identitario di noi veneti.
Una violenza che volutamente ci nasconde la nostra storia veneta e la censura nei programmi scolastici o nei mass-media, negandoci cusì di fatto la nostra memoria storica di Popolo. Anche noi subiamo una repressione culturale, una vera repressione che ci vede negato il diritto a conoscere chi siamo e chi siamo stati, ad imparare la nostra lingua nelle scuole se non addirittura a parlarla, che ci nega di fatto il diritto a decidere per il nostro futuro.
E’ il momento di rendercene conto.

La repressione contro un Popolo non è soltanto quella attuata con la violenza armata, come sta avvenendo purtroppo in Tibet per l’ennesima volta in questi giorni.
Altrettanto terribile e temibile è la violenza psicologica, che si serve di armi subdole, prime fra tutte i mass-media e la scuola di stato.

Di fronte alle tante immagini che ci stanno giungendo dal Tibet, la nostra Associazione, a nome di tutti i veneti che rappresenta, desidera esprimere la propria solidarietà e vicinanza al Popolo Tibetano, auspicando che, in un futuro non troppo lontano, i nostri due Popoli possano riconquistare i fondamentali diritti culturali e politici che sono loro negati in questo ultimo periodo storico e che possano tornar a vivere in una società ove poter essere veramente liberi di esprimere la propria Identità, senza censure o violenze di alcun tipo.

Per l’Associazione Veneto Nostro – Raixe Venete
Il Presidente

Popularity: 1% [?]

Plebisito trufa del 1866: letere de Guiotto e Beggiato a “l’Arena”

venerdì, 4 gennaio 2008
government,politics news,politics news,politics

Ancuò segnalo do bele letere scrite da Davide Guiotto (presidente Associazione Veneto Nostro – Raixe Venete – www.raixevenete.net) e da Ettore Beggiato (patriota veneto del PNE, xà consiglier regional) in risposta a do vergognoxi articoli piovegai da l’Arena de Verona che podè lexar qua: http://www.raixevenete.com/public/articoli_documenti/doc3196.asp 

A sto propoxito credo che par tuti naltri veneti, indipendentemente da come che la pensemo, sipia na roba bona aderir ala prosima bataglia de Beppe Grillo sul’informasion. Stemo atenti a come che vegnarà inpostà le robe, ma se le vien fate ben, mi ghe darìa el me apogio, magari abinandolo ala nostra Festa de San Marco, invese che ala liberasion. Che ne so: un bel “San Marco, fame la grasia de libararme dai giornalisti taliani”. Eco invese qualche spunto dal discorso de Beppe Grillo de fine ano talian (da http://www.beppegrillo.it/2007/12/libera_informazione_in_libero_stato.html):

“Bisogna cominciare a vedere chi è il nemico: nel V-Day scorso, dell’ 8 settembre, non si sono incazzati tanto i politici, ma i giornalisti, questa casta di gente, la vera casta che c’è in Italia. Ve ne siete accorti, no? Migliaia di schiavi vergognosi, messi li a pecorina, a 90°. Una cosa indegna.”

[...]

“Ecco perché farò il V-Day prossimo il 25 aprile: il giorno della Liberazione. Liberiamoci da questa informazione, liberiamoci da questa gentaglia. Gli togliamo i finanziamenti, vediamo di impostarla bene perché la mia vita ormai è su queste cose. Perché il compito che mi sono messo in testa non è di fare politica. Oggi sul Corriere della Sera sono indicato come il secondo politico, dopo Veltroni al 50%. E’ questo il nostro Paese: io sono uno dei più grossi politici che ci sono in Italia! Se facessero la classifica dei comici sarei in decima o quindicesima posizione, ci sarebbero i politici al primo posto. Il V-Day bisogna farlo su questo: togliere i finanziamenti ai giornali. Il 25 aprile del 2008 ci sarà una liberazione vera, in tutte le città succederà qualche cosa. Dovremo far succede qualcosa, con i media in silenzio e ci mancherebbe che ne parlassero. Sarà la loro condanna.”

—-

De seguito invese le letere de Guiotto e Beggiato: la letura xe asè interesante!

Lettera di Davide Guiotto a l’Arena di Verona

http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?whichpage=2&ARCHIVEVIEW=&TOPIC_ID=4004

Egregio direttore,

leggo con stupore e con una certa sorpresa alcuni articoli riportati sull’Arena del 2 gennaio, in riferimento alle vicende del plebiscito del 1866 e della seguente annessione delle terre venete all’Italia (a quel tempo Regno).

La mia sorpresa nasce dal fatto che quanto riportato dal suo quotidiano sono stralci ed opinioni tratti dalle cronache del tempo e dichiaratamente di parte, articoli che, proprio per questo motivo, non rappresentano la reale visione di quanto vissero e subirono i Veneti in quei giorni.
Il plebiscito fu oggettivamente una truffa, un voto truccato che lo stesso Montanelli definiva senza problemi “una burletta” e che viene invece celebrato oggi dalle colonne del suo giornale enfatizzando la “gioia” di quei giorni nel sentirsi italiani e arrivando a riportare dichiarazioni di chi affermava “Brogli? Non risulta”.
L’Arena era a quel tempo, come Lei bel saprà – e lo dico senza polemizzare – uno strumento a sostegno della propaganda italiana, la stessa propaganda che, ahimè, sembra tornare sullo stesso giornale 141 anni dopo, senza l’aggiunta di alcuna analisi critica e seria di quei fatti.

Perché caro direttore il suo giornale non ha aggiunto alle “trionfalistiche” frasi di propaganda come “Fu un accorrere festoso Siamo italiani, stiamo uniti, il re è un buon re”, le righe che lo stesso quotidiano l’Arena scrisse invece il 9 gennaio 1868, dopo appena 13 mesi di “unità nazionale”? Proprio il suo giornale scriveva infatti “Fra le mille ragioni per cui noi aborrivamo l’austriaco regime, ci infastidiva sommamente la complicazione e il profluvio delle leggi e dei regolamenti, l’eccessivo numero di impiegati e specialmente di guardie e gendarmi, di poliziotti e di spie. Chi di noi avrebbe mai atteso che il governo italiano avesse tre volte tanto di regolamenti, tre volte tanto di personale di pubblica sicurezza, di carabinieri, ecc….?”.
Perché non riportare anche questo? Avrebbe dato una visione più completa al suo lettore non le sembra?

Dopo aver letto quanto traspare oggi, 2 gennaio, dal suo giornale sono ancor più convinto della necessità di far veramente luce su questo capitolo di storia veneta che segnò profondamente il destino della nostra gente, auspicando che, con o senza la Regione Veneto, studiosi e ricercatori superpartes si riuniscano a breve per far davvero luce e chiarezza sul 1866 e tutto quello che ne seguì.
Una storia che, a quanto pare, qualcuno vorrebbe invece raccontare ancora in maniera diversa.

La saluto con la stessa tristezza che traspare dalle parole del grande poeta veronese Berto Barbarani che, nella sua “I va in Merica”, descrivendo quanto dovettero subire i Veneti fin da subito con i nuovi occupanti italiani, scrisse “co un gran pugno batù sora la tola: «Porca Italia» i bastiema: «andemo via!»”.
A seguito dell’unità d’Italia centinaia di migliaia di veneti furono infatti costretti ad emigrare nel mondo in massa, lontani da un stato che vedeva nei nuovi territori semplici colonie da sfruttare.

La storia è successa e non la si può tener nascosta a lungo.
E’ il momento di farla conoscere fino in fondo ai Veneti. Non crede?

Cordiali saluti.

Davide Guiotto
presidente Associazione Veneto Nostro – Raixe Venete

—-

Lettera di Ettore Beggiato a l’Arena di Verona

 http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?FORUM_ID=1&TOPIC_ID=4004&whichpage=3&ARCHIVE=

Egregio Direttore,
La proposta di istituire una commissione per capire lo svolgimento del plebiscito con il quale il Veneto fu annesso all’Italia il 21-22 ottobre 1866 ha fatto discutere dentro e fuori il Veneto. Vorrei sottolineare alcuni aspetti, con grande modestia, da semplice appassionato di storia veneta che ha incominciato fin dagli anni ’80 a studiare, ricercare, analizzare la “questione” del plebiscito, ricerca sfociata un volume pubblicato la prima volta nel 1999 “1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”.

Prima di tutto va inquadrato il momento storico. Siamo nel 1866, si è appena conclusa la cosiddetta terza guerra di indipendenza che vedeva da un parte l’Italia e la Prussia, dall’altra l’Austria.

L’Italia, al solito, subisce due pesantissime sconfitte a Custoza e a Lissa dove si imbatte nei marinai veneti, istriani e dalmati (Guido Piovene ne parla come dell’ultima vittoria della marina veneto-adriatica), ma la Prussia sbaraglia l’esercito asburgico a Sadowa e i Savoia si siedono al tavolo conclusivo da “vincitori” e si portano a casa il Veneto, il Friuli e la provincia di Mantova, come previsto dal trattato di pace di Vienna del 3 ottobre 1866. L’Austria, proprio per dare un ulteriore schiaffo ai Savoia, non passa direttamente il Veneto all’Italia, ma lo “cede” ai Francesi affinché, rispettando tutte le procedure e con i francesi stessi garanti internazionali, passi poi all’Italia “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”. E questo, a mio avvi so è il passo centrale della questione: un trattato internazionale riconosce ai Veneti quello che oggi si chiama “diritto d autodeterminazione”, ed è questa la questione centrale anche nel terzo millennio: non ha senso puntare a rifare il referendum, ha senso invece pretendere il riconoscimento di quanto previsto da un trattato internazionale, il diritto di autodeterminazione del popolo veneto.

Cosa succede invece? E qui sta la vera e propria truffa. Il plebiscito viene convocato per il 21 e 22 ottobre, i francesi rinunciano al ruolo di garanti internazionali, e due giorni prima del voto il Veneto passa, in una oscura stanza di un hotel lungo il Canal Grande, dalle mani del generale francese Leboeuf al commissario dei Savoia il conte Genova Thaon di Revel. Il giorno dopo, il 20 ottobre, nella “Gazzetta di Venezia” apparve un anonimo trafiletto: “Questa mattina in una camera dell’albergo d’Europa si è fatta la cessione del Veneto”. Due giorni prima del voto! Altro che controlli internazionali, altro che “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”! Non parliamo delle condizioni del voto: schede di colore diverso per il “SI” e per il “NO” e obbligo di dichiarare le proprie generalità (altro che seg retezza del voto!), brogli (una costante dei Savoia, basta rileggersi “Il gattopardo”, a meno che non si voglia far passare Tommasi di Lampedusa per un pericoloso indipendentista veneto!), minacce, soprattutto ai preti. Ho trovato un documento nel quale ci si rivolge ai sacerdoti e più o meno si dice se non prendiamo il 99,99% dei voti ci penderemo nei vostri confronti “qualche pubblica e dolorosa soddisfazione!”. Il tutto in un clima di costante intimidazione. Ecco un manifesto prodotto dal Comune di Vicenza: “Chi dice SI mostra sentirsi uomo libero, padrone in casa propria, degno figlio d’Italia. Chi dice NO la prova d’anima di schiavo nato al bastone croato! IL SI lo si porta all’urna a fronte alta, colla benedizione di Dio! Il NO, con mano tremante, di nascosto come chi commette un delitto, colla coscienza che grida: traditore della patria!”.

Concludo con quanto scrisse Indro Montanelli, sicuramente molto più obiettivo di tanti pseudointellettuali veneti : “L’Italia è finita. O forse, nata su plebisciti-burletta come quelli del 1860-61 (66 nel Veneto n.d.a.), non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere”.

Ettore Beggiato

bejato@hotmail.com

Popularity: 4% [?]