Articoli marcati con tag ‘debito pubblico’

Fuoco Greco

giovedì, 6 maggio 2010
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Proteste Grecia 2010

Proteste in Grecia

Oggi il tonfo delle borse mondiali e dell’euro sono solo una parte della storia legata al debito insolubile della Grecia. I dati numerici parlano chiaro. La Grecia ha un debito che non potrà essere pagato, ma questo in realtà non è il vero problema. Un paese può convivere con un grosso debito, basta che paghi gli interessi, che è quello a cui sono interessati gli investitori. Il problema però è proprio questo, la Grecia presenta condizioni tali che forse non riuscirà nemmeno ad onorare gli interessi. Le dimostrazioni poplari scadute a livello di guerriglia urbana che si sono scatenate in Grecia nelle ore passate, non aiutano certo a farsi un’idea migliore.

(continua…)

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un nuovo record per gli tagliani! ;)

martedì, 13 ottobre 2009
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repubblica-delle-bananeAnche il PNV ha deciso di aiutare la task force della Brambilla per comunicare al mondo l’itaglianità e i suoi record.

Cominciamo con il nuovo straordinario record per gli tagliani! ;)

in flessione del 2,5% le entrate fiscali nei primi 8 mesi dell’anno

Debito pubblico, nuovo record ad agosto

Bankitalia: non si ferma la corsa dell’indebitamento dello Stato giunto a 1757,5 miliardi di euro

MILANO – Non si ferma la corsa del debito pubblico. L’indebitamento dello Stato sale ancora e tocca un nuovo record ad agosto a quota 1.757,534 miliardi di euro. È quanto emerge dal supplemento finanza pubblica del Bollettino Statistico della Banca d’Italia.
Il debito pubblico di agosto ha registrato un rialzo dello 0,2% rispetto ai 1.754 miliardi di euro di luglio scorso, e del 5,7% rispetto ai 1.663 miliardi di fine 2008. Si tratta comunque del debito pubblico in valore assoluto e non di quello in percentuale del Pil, che è il dato valido ai fini del trattato di stabilità e di crescita (il cosiddetto Trattato di Maastricht)

ENTRATE FISCALI – La Banca d’Italia ha anche registrato che le entrate fiscali dei primi otto mesi dell’anno si sono attestate a 250,961 miliardi di euro, il 2,5% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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Euro-Lira: uno stato, due monete

martedì, 14 luglio 2009
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Ve riporto on me articolo vegnesto fora su noisefromamerika.org:

Concedetemi questo sogno di una notte di mezza estate. Colpa di un’indigestione a base di profezie di D’Alema, affermazioni del Guardian, dati Istat, previsioni del Fondo Monetario ed i grandi successi del G8.

euro-liraNon credo che la sparata del Guardian sull’uscita dell’Italia dal G8 sia realistica. Questo club di stati con il Pil più grosso non è poi così cruciale, e non avrebbe senso umiliare il premier mondiale che ha in mano le sorti del paese al 156° posto al mondo per efficienza della giustizia ed al 73° posto al mondo per libertà di informazione. Escludere l’Italia dal gruppo, formando un G7 o sostituendola con la Spagna, non gioverebbe.

Qualche giornale insinuava che l’affermazione del Guardian fosse concertata con le scosse al governo previste da D’Alema. Piuttosto, se ci saranno scosse per l’Italia in campo internazionale, esse riguarderanno la sua permanenza nell’area euro. Di questo tratta il mio articolo.

(continua…)

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Sostenibilità fiscale

lunedì, 4 maggio 2009
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di Lodovico Pizzati,  3 Maggio 2009 [originale pubblicato sul sito NoiseFromAmerika.org]

Vedo una luce in fondo al tunnel.

Per sostenibilità fiscale si intende l’essere in grado di ripagare il debito pubblico. Esistono formulette più o meno sofisticate per calcolare questa sostenibilità, ma alla fine è il mercato obbligazionario che decide, poiché è qui che il debito viene venduto determinando così il tasso d’interesse.

Finché ci sono risparmiatori disposti a comprare Bot e Btp (le obbligazioni dello stato italiano), e cioè ad imprestare allo stato, vuol dire che un certo livello di indebitamento è ritenuto sostenibile. Lo stato per loro sarà in grado di ripagare il debito. Prima o poi.

Ma se lo stato italiano è perennemente in rosso (sforna deficit anno dopo anno) com’è possibile che ci siano investitori disposti a dargli fiducia? Ci saranno finché sembrerà possibile che lo stato italiano possa ripagare sia debito vecchio che addizionale ossia, grossomodo, se l’economia cresce di buon passo rispetto all’indebitamento (grazie anche ad un tasso d’interesse moderato), allora il rapporto debito/Pil rimane sotto controllo.

In valore assoluto il debito crescerà pure (al momento 1700 miliardi di euro), ma in termini relativi possiamo comunque parlare di indebitamento sostenibile.

Per questo motivo il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica il Programma di Stabilità dell’Italia (occhio, 1.4mb) che analizza a p.54 la sostenibilità del debito pubblico. Quest’ultimo documento è del Novembre 2007, quindi di prima della crisi, ed applica una metodologia standard a livello europeo.

Riporto qui le proiezioni per il debito pubblico (in % al Pil) fatte un anno e mezzo fa.

Per il 2011 il debito pubblico era previsto a 95% del Pil. Contando su un’economia mediamente in crescita per i prossimi quarant’anni dell’1-2%, e un tasso di interesse reale del 3%, il Tesoro stimava un calo del debito fino al 60% entro il 2020. Si entrava dentro i parametri di Maastricht in pressapoco dieci anni.

Naturalmente dopo questa crisi le proiezioni non sono più così rosee, ma questo non per colpa delle formule. L’aritmetica di base è difatti piuttosto semplice.

Il debito pubblico altro non è che l’accumulo dei deficit realizzati anno dopo anno:

Debito(oggi) = Deficit(oggi) + Deficit(ieri) + Deficit(l’altro ieri) + …

O più semplicemente, il debito(oggi) è uguale al debito(ieri) più il deficit conseguito oggi:

Debito(oggi) = Debito(ieri) + Deficit(oggi)

Il deficit consiste nel buco che il governo fà ogni anno nei conti pubblici. L’Italia poverina è anche “brava” a tassare ancora di più di quanto spenda. Difatti il bilancio primario italiano è normalmente positivo e meglio della media europea:

Bilancio Primario = Tasse – Spesa

Purtroppo, oltre alla spesa pubblica lo stato deve anche pagare interessi sull’enorme debito pubblico che accumulò soprattutto negli anni ’70 e ’80. Talmente tanti interessi che, come deficit, l’Italia è sotto la media europea:

Deficit = (Bilancio Primario) – (Interessi sul Debito)

Per colpa di un debito da record (terzo al mondo in valore assoluto, dopo Usa e Giappone, e secondo al mondo in % al Pil, dopo il Giappone), il tasso d’interesse influenza pesantemente il deficit:

Debito = Debito(ieri) + (Spesa – Tasse) + interessi*Debito(ieri)

Il debito cresce così. Dopo si può analizzare più in dettaglio come la spesa pubblica cresca secondo l’aumento dei pensionati, o come le entrate fiscali dipendano dal reddito nazionale (il famigerato Pil), e così ricostruire la proiezione del Tesoro raffigurata sopra.

Anche solo inserendo questa formula in Excel si può pressapoco replicare la previsione fatta a fine 2007 dal Tesoro (fra parentesi qualche commentino sul realismo delle ipotesi da loro fatte). Si parte con un valore del Pil pari a 100 per il 2011, una crescita del Pil pari al 1.7% annuale (come indicato nella Tavola 13 del documento sopracitato, su cosa questa previsione si basasse non chiedetelo a me), un tasso d’interesse (reale) al 3% (questo è endogeno, come vedremo, ma date le altre loro ipotesi non è incredibile), un debito nel 2011 di 95 (idem, ossia basato sulla politica dell’ottimismo anche se allora al governo c’era quell’altro), una spesa pubblica al netto degli interessi costante al 42% del Pil (la media decennale della spesa, peccato che il trend fosse un po’ diverso: nel 2000 tale valore era 40%, nel 2007 era il 44% …), e delle entrate fiscali al 46% del Pil (il valore nel 2007, quasi un massimo storico):

D = (1+r)*D-1 + (g – t)*(1+n)*Y-1

(Pil Y=100; debito D=95; tasso d’interesse r=3%; tasso di crescita n=1.7%; spesa/Pil g=42%; entrate/Pil t=46%)

Il grafico illustra il rapporto tra debito e Pil (D/Y), utilizzando le stime pre-crisi. Invece, secondo gli ultimi dati del Fondo Monetario Internazionale nel 2008 il Pil è variato di -1% e il debito/Pil è salito al 106%. Per il 2009 si ci aspetta un Pil in calo del -4.4% e un debito/Pil a 115%. Per il 2010 viene stimato un Pil in calo del -0.4% e un debito/Pil a 121%. Nella previsione di qui sopra era al 95% un anno e mezzo dopo: 26% del Pil di differenza!

Ad un primo sguardo questo tracollo potrebbe non dare preoccupazioni di sostenibilità per due motivi. Primo, l’Italia in passato è stata indebitata ben oltre, fino al 129%. Secondo, tutte le economie del mondo quest’anno hanno sofferto una forte recessione ed un indebitamento epocale.

Il primo punto è poco rassicurante perché al tempo c’era la lira. L’euro ha portato stabilità ai conti pubblici italiani. Eliminando il rischio del cambio valuta, ed ereditando una bassa inflazione dovuta alla politica monetaria europea, i tassi di interesse sul debito si sono decisamente abbassati. Questo ha portato un notevole risparmio e un graduale calo del debito in quest’ultimo decennio di euro.

Questo aumento del debito dal 103% nel 2008 al 121% nel 2010 sotto regime euro è invece più preoccupante. Intanto lo spread tra obbligazioni tedesche e italiane si è stabilmente allargato segnalando solamente un sostenuto rischio-paese, oltre che a presagire più interessi da pagare. Inoltre non esiste la valvola della svalutazione per sgonfiare la pressione del debito; la svalutazione praticamente consentiva di diluire il dovuto ai creditori fossero essi esteri (lira svalutata) o interni (maggior inflazione).

Il secondo punto, guardato più da vicino, è ancor meno rassicurante. È vero che tutte le altre economie del G7 subiranno un aumento del debito, mediamente di un 20%. Ma oltre alla comune recessione che riduce il Pil, tutti gli altri paesi hanno anche approvato degli enormi stimulus plans. L’Italia no, ed il debito italiano sta crescendo altrettanto senza che il governo faccia nulla di particolare.

Non si può neanche guardarsi attorno e dire che c’è chi sta peggio di noi. La sostenibilità non si basa su una singola soglia di indebitamento da non sorpassare, ma su più fattori. Per esempio, anche la Grecia è piuttosto indebitata e come deficit è messa peggio dell’Italia, però l’economia greca cresce mediamente molto di più di quella italiana.

Cosa succederà, dunque, al debito italiano? Beh, la crisi non può durare per sempre, no? Non è impossibile che presto torni il sereno, anzi ci dicono da fonti ufficiali che sta già tornando. Per esempio, in questo grafico utilizzo i dati negativi del Fondo Monetario del 2008-2010 (Pil: -1%, -4.4%, -0.4%), l’attuale tasso d’interesse reale pressapoco a 4%, ed il temporaneo calo delle entrate fiscali al 40% del Pil per il 2009. Dal 2011 in poi suppongo si ritorni ai valori rosei utilizzati dal Tesoro nel 2007 (interessi=3%; Pil=1.7%, spesa=42%, entrate=46%).

Il grafico replica il decollo del debito pubblico previsto dal Fondo Monetario, ma dal 2011 in poi tutto si riassetta e il debito torna a planare. Questa proiezione però non la considero realistica. Ecco perché.

La stabilità fiscale può essere ridotta a tre fattori: i) il livello del debito (più alto è, più a rischio il paese); ii) lo shock temporaneo, in questo caso la crisi e il tracollo delle entrate fiscali; e iii) i parametri di lungo termine (crescita media, bilancio fiscale, tasso d’interesse).

Il primo fattore non ha bisogno di spiegazioni. Più si è indebitati più si è a rischio. Il secondo fattore, lo shock temporaneo, se abbastanza elevato può spingere oltre il point of no return.

Il terzo fattore è altrettanto importante perché se ci sono buone prospettive per il futuro, anche un debito elevatissimo può essere sostenibile. Qui però, nel caso dell’Italia, bisogna essere più realistici con i numeri.

Riguardo la crescita, in questo decennio (2000-2008) l’Italia è cresciuta mediamente dello 0,9%. Non è una scoperta che l’Italia, boom e recessioni a parte, soffra di una crisi strutturale che la colloca come ultima in Europa in fatto di crescita economica. Basare una proiezione di lungo termine su una crescita media al di sopra dell’1% è eccessivamente ottimistico, data la totale mancanza di serie riforme strutturali.

Riguardo il tasso d’interesse, bisogna tener conto dell’impatto long-term di questa crisi. Tutti i paesi industrializzati si sono enormemente indebitati per far fronte alla recessione. Ritengo inevitabile che nel mercato obbligazionario globale i tassi di interesse dovranno salire (e restare alti). Non solo, la propensione o tolleranza al rischio sembra fortemente diminuita, quindi gli spreads dovuti alla differente rischiosità dei debitori riappariranno. L’Italia, assieme alla Grecia, ha già il peggior rating dell’area Euro; questo si rifletterà progressivamente sui tassi. Quindi come minimo, anziché un 3%, credo sia più realistico assumere che l’attuale tasso di interesse, al 4%, rimanga con noi a lungo termine. Potrebbe anche andar peggio.

Riguardo il rapporto tra tasse e pil, non esiste un rapporto così lineare. Mediamente, nell’ultimo decennio, le entrate sono rimaste stabili attorno al 45% del Pil, ma i primi dati del 2009 indicano che le entrate tributarie sono calate molto di più del calo del Pil.

Il fatto è che, anche solo tenendo conto di una crescita più realistica (0,9%), di un tasso d’interesse reale più probabile (4%) e di un lievissimo pessimismo per le entrate fiscali (44% del Pil), le prospettive cambiano drasticamente.

La spesa al netto degli interessi, by the way, quella facciamo finta che rimanga stabile al 42% nonostante sia già oggi abbondantemente al di sopra e nonostante il trend storico, che è ben diverso. Se avessi inserito il trend storico della spesa, la curva non solo usciva dal grafico, ma schizzava dalla pagina di nFA.

Tanto per dare un’idea di cosa conta e di cosa non conta, nel grafico precedente l’Italia viene paragonata alla Grecia (linea rossa), un paese simile in debito/pil, con un maggior deficit (mediamente 5%), ma un’elevata crescita economica (mediamente 4%). Mentre la Grecia riesce a sopportare lo shock temporaneo ed a planare, il debito italiano vola via, come un palloncino nel cielo.

Con questa prospettiva, cosa può fare il governo per dirottare l’insostenibilità del debito pubblico?

La politica monetaria è stata abdicata con l’euro, e non c’è da aspettarsi un intervento come in USA perché i partners europei non sono intenzionati a monetizzare il debito italiano. Insomma, la BCE non farà a via XX Settembre i favori che la Fed sta ora facendo, e farà, al Treasury degli Stati Uniti. Rebus sic stantibus, mi spiegano, non c’è molto che si possa o debba fare, basta stare calmi e mantenersi ottimisti. Ridimensionare le spese è politicamente impossibile; anzi, dato l’invecchiamento della popolazione ed il peso del sistema pensionistico nei conti pubblici, è più probabile il contrario. Infatti, anche il ministro del Tesoro ha detto che il sistema pensionistico va bene così com’è e che nel mezzo della crisi non si fanno riforme per non spaventare la gente. Dice che gliel’ha consigliato il Fondo Monetario … Aumentare le tasse accelererebbe la fine, dato che la poca crescita che è rimasta verrebbe soffocata. Diminuire le tasse per stimolare la crescita pare politicamente altrettanto impossibile, oltre ad essere rischioso se nel contempo non si riduce la spesa, vista la sensibilità dei tassi d’interesse al deficit di parte corrente.

L’attuale governo (ci dice che) ha le mani legate (o forse se le è legate da solo, con certe promesse elettorali, dichiarazioni ed altre cosuccie recenti) e non può fare granché. Gli è stato presentato il conto di decenni di amministrazioni inefficenti (per le quali, ovviamente, non ha responsabilità alcuna) e non gli resta che giocarsi la carta dell’ottimismo per uscire dal tunnel. Indicare quella luce in fondo al tunnel, che si fà sempre più luminosa. È il fanale di una locomotiva che avanza spietata.

Lodovico Pizzati

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Sostenibiłità fiscałe

giovedì, 16 aprile 2009
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Deficit Primario (DP): ła difarensa anual fra spexa publica (G) e entrate tributarie (T)

DP = G – T

Deficit (D): el deficit primario (DP) pì i interesi (R) pagà sul debito publico.

D = G – T + R

Debito (B): el totałe dei deficit fati ano dopo ano.

form1

o pi senplicemente, el debito ancó xe el debito eredità da l’ano prima pì el buxo (deficit) fato nte l’ano corente.

form2

I interesi (R) ke se paga ancó i dipende dal taso de interese (r) ke se paga sul debito su la gropa (B).

form3

Alora vedemo ke el debito crese in sta maniera ki:

form4

Par sostenibilità fiscałe se intende esar boni de ripagar el debito ke se ga su ła gropa. El debito el vien finansià da sparagnadori ke cronpa Bot e Btp (obligasioni del stato talian), e i xe disposti a inprestarghe skei al stato fin ke i se fida de riaverli indrio.

Ma se el stato talian el xe senpre in roso (el fa senpre deficit) par cosa se fideła ła xente? Parké łe entrate tributarie (T) łe crese a seconda del redito nasional (el famigerato Pil, prodoto interno lordo). Ałora, se l’economia nasional ła crese pì in presia del debito, grosomodo l’indebitamento el xe considerà sostenibiłe.

Xe intuitivo ke se el Pil crese de pì del debito, el raporto debito/Pil el va xo anca se in vałori asołuti el debito no’l cała. Donca se pol parlar de indebitamento sostenibiłe, e ki ke ga Bots no ga da preocuparse.

Par rasicurar i investitori, ma anca par oblighi europei, de tanto in tanto el Ministero del Texoro talian el publica el Programma di Stabilità dell’Italia dove vien spiegà co previxioni baxà su standard europei ke xe tuto a posto. Sto ultimo documento xe del Novenbre 2007 e a p.54 ghe xe on capitoło so ła sostenibiłità del debito.

Ve riporto el grafico de previxion ke i ga fato pa’l debito publico. Fin on ano fa’ i prevedeva ke el debito/Pil całava da 104% a 95% entro el 2011. Dopo, grasie a na cresita de l’economia in media del 1,7%, e on baso taso de interese sul debito del 3%, entro el 2021 el debito talian rivava soto el 60%, rientrando ntei parametri de Maastricht.

previxion pa’l debito publico

previxion pa’l debito publico

Invese el debito Pil xe esploxo da 104% a 112%, ła cresità xe stà negativa del 1% ntel 2008 e xe previsto on cało del 2% ntel 2009. I interesi sul debito i xe pitosto alti al 4.5%.

A Febraro 2009, dei macroeconomisti taliani i taca parlar de rischio paese e de default del debito (vedi articoło). I sostien ke se l’Italia no ła crese de almanco 1,5% ogni ano, no ghe ła fa.

Da Febraro ła situasion ła xe ndà in pexo. IlSole24Ore riporta ke el debito talian in vałori asołuti el xe rivà a 1708 miliardi de euro. Ke łe entrate tributarie (el T de prima) el xe całà del 7,2% ntei primi do mexi del 2009. Sincoe miliardi de manco de l’ano pasà pa’l bimestre (30 miliardi de manco par tuto el 2009?). Ste ultime cifre fa senbrar łe previxion de l’OCSE de on deficit del 5-6% tanto otimistike.

Tornando ała sostenibiłità del debito, gavémo i interesi na volta e mexa pì alti del previsto (4,5% invese del 3%), on G (spexa publica) esploxiva (casa integrasion, teremoti, poitici eternamente magnoni), on T (entrate tributarie) ke xe drio atrofixarse (-7,2%!!).

Par conpletar sto bel cuadreto, pararia ke el governo no ga gnanca i skei pai teremotà. I tira fora proposte (ła tasa sui riki, nantro 5×1000) ke al masimo te tira fora a poki sentenari de milioni, co ke semo drio parlar de buxi da diexene de miliardi par mantegner na aparensa de sostenibiłità de on debito ormai de do milioni de milioni de euri.

Lodovico Pizzati
Pnv

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Ocse: “Italia in recessione profonda”

martedì, 31 marzo 2009
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Stime preoccupanti per l’Italia che si avvicina sempre di più alla fine della propria credibilità finanziaria nel panorama internazionale. Il deficit di bilancio nel 2009 – dice l’Ocse – arriverà al 5% del Pil, per raggiungere il 6% nel 2010.

Per quanto riguarda la produzione industriale, riportiamo il grafico che meglio di qualsiasi parola ci mostra la grave situazione economica, inarrestabile per uno stato prossimo alla fine dei propri giorni.

industrial-production-2008

Ocse: "Crollo della produzione industriale"

Solo l’indipendenza ci può salvare!

manifesto-b-rid2

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Dead Man Walking

venerdì, 23 gennaio 2009
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Sean Penn

El titoło de sto film de Sean Penn xe stà dopià in italian come “condannato a morte”. Leteralmente el titoło vol dir “morto ke camina”, e se riferise a cuel ke siga le guardie co ke vede pasar el condanà verso el patiboło.

Me xe vegnù in mente sta espresion lexendo le opinioni deła stanpa foresta so ła situasion dei conti del stato talian.

Cuotidian finansiari tipo el Financial Times (articoło, articolo) o trasmision de business tipo CNBC (articolo), łe anałixa i conti publici tałiani come na inevitabiłe condana a morte.

Se pol sigar, pianxar, far capriołe, ma łe sorti łe xe invevitabiłi. Sta ki ła xe ła situasion taliana rispeto ai parametri de Maastricht:

dead-man-walking

Situasion taliana rispeto ai parametri de Maastricht

Tanti i ghe da poca inportansa ai parametri de Maastricht parké i xe dei numari arbitrari. Non na regoła obligatoria, ma on sugerimento.

Ma el punto no xe mia ke se te sfori i te para fora da l’euro, ma se no te ghè i stesi numari de staltri, te te fè małe a xugar soto na połitega monetaria europea.

Sto punto xe ała baxe deła crixi struturałe taliana de sti ultimi diexe ani. Na crixi ke tanti inprenditori (al de fora del xugo de apalti publici e favori) i xe drio sentir so ła so pełe.

O te xughi rento on contenitor bixantìn (sofegà da burocrasia e tase), co na połitega monetaria da terso mondo de svałutasion, par mantegner l’export conpetitivo.

Opure te ghè na moneta forte (tipo l’euro), ma anca na połitega intełigente, co poca burocrasia e presion fiscałe, par incentivar investimenti, el laoro, e mantegnerse conpetitivi nte’l marcà globałe.

Pultropo l’economia veneta ła xe sta sofegà dal pèxo de ste do alternative. Na tenaja co da na parte n’euro forte ke ga sofegà el nostro export, e da staltra on contenitor bixantin: l’Italia.

I anałisti finansiari xe drio vardar sto stato italian ke camina verso el patiboło de insostenibiłità, e no i pol farghe gninte ma dir: “dead man walking.”

Lodovico Pizzati
PNV

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COMMISSIONE EUROPEA: ITALIA A PICCO NEL 2009, DEBITO PUBBLICO SCHIZZA OLTRE IL 109%

lunedì, 19 gennaio 2009
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BRUXELLES (Reuters) – Il prodotto interno lordo italiano dovrebbe vedere quest’anno una contrazione del 2,0% e il prossimo una crescita dello 0,3%.
Queste le previsioni aggiornate della Commissione europea raccolte nelle ‘interim forecast’, da confrontarsi con le stime d’autunno pubblicate il 3 novembre scorso che ipotizzavano una crescita economica nulla quest’anno e di 0,6% il prossimo.
Il rapporto deficit/Pil è invece visto al 3,8% per quest’anno dal 2,5% stimato in autunno, e al 3,7% nel 2010 dal precedente 2,7%.
Per quanto riguarda il debito invece, il rapporto col Pil si dovrebbe attestare nel 2009 al 109,3% dal 104,3% stimato in autunno, mentre per il 2010 la Commissione vede un rapporto debito/Pil al 110,3% da 103,8% delle precedenti stime.

http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/NewsArticle.aspx?type=topNews&storyID=2009-01-19T110700Z_01_MIE50I07F_RTROPTT_0_OITTP-UE-STIME-ITALIA.XML

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Perché il PNV vuole che la Venetia sia indipendente?

giovedì, 18 dicembre 2008
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Molti si chiedono perché noi vogliamo l’indipendenza della Venetia e perché non ci “accontentiamo” del federalismo e dell’autonomia all’interno dell’attuale Italia.
In primo luogo, perché tali sogni dei partiti italionofili sono impossibili, data l’impossibilità “tecnica” di avere tali riforme istituzionali.
L’impossibilità è dettata da un lato della coperta finanziaria corta del terzo peggiore debito pubblico del mondo, che non permette al Veneto alcuna forma di autonomia fiscale e dall’altro della gestione del potere clientelare-mafioso congenita allo stato italiano e alla sua classe politica e dirigente che è stata “allevata” secondo la stessa cultura di malaffare e tangentara, come dimostra la cronaca nera politico-giudiziaria anche di questi giorni.
Ma ciò che più conta è che noi Veneti ci meritiamo decisamente di meglio.
Perché non possiamo creare la Venetia cui aspiriamo e che ci meritiamo senza i pieni poteri che derivano dall’indipendenza. La Venetia è un grande paese e un grande posto in cui vivere, ma potrebbe essere molto meglio se noi avessimo i poteri di apportare cambiamenti concreti.
Come individui, noi reputiamo la nostra indipendenza un fatto normale. Per tutti noi è assodato il fatto di fare le nostre scelte in modo naturale, di decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita.
Perché dovremmo aspirare a meno per il nostro paese?
Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il popolo veneto?
Non c’è proprio alcuna ragione perché noi non possiamo avere un vero parlamento nostro, con i pieni poteri che gli derivano dall’indipendenza.
L’indipendenza non è solo una cosa normale; è anche auspicabile. Altri piccoli Paesi europei come l’Austria, la Norvegia, la Danimarca hanno molto più successo della Venetia sia in termini di crescita economica sia in termini di qualità della vita.
L’indipendenza dà a quelle nazioni i poteri di gestire al meglio i loro Paesi. Anche la Venetia potrebbe averli.

Gianluca Busato
Partito Nasional Veneto

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VENETIA +1.58 – ITALIA +1.38

lunedì, 1 dicembre 2008
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VENETIA +1.58 – ITALIA +1.38Ancó ghe xe sta acoa alta record a Venesia: +1.58 metri rispeto al livelo de marea media. Do sentimetri de pì del 2003, el liveło pì alto dei ultimi 30 ani. Venesiani co stivałi da pesca, e turisti co sporte de plastegà ligà su pai gałoni, i se movéva su e xo par łe całi come ogni altro dì. I xera tuti stravià da sto perfect storm de (i) na scravasada de piova ła sera prima; (ii) vento de siròco; e (iii) na alta marea da luna piena.

Intanto nte ła laguna obligasionaria dei marcà finansiari, anca l’Italia ła ga fato record. Ancó łe obligasioni a diexe ani del stato talian łe paga on interese de 1.38% de pì dei bunds todeski. In teoria obligasioni todeske e taliane łe dovaria dar i stesi interesi parké tute do vałutà in euro. Difati xe stà presapoco cusì in tuti sti ani de union monetaria, ma dèso a xe rivà on perfect storm finansiario: (i) on liveło stratosferico de debito talian; (ii) ła crixi finansiaria ke metarà a riscio i stati pì indebità; e (iii) na recesion economica de proporsion epocałe.

L’acoa a Venesia ła xe xà ndà xó, i botegari i ga finìo de spasàr fora l’acoa, e deso i sèvita far afari coi turisti. Invese par l’Italia xe almanco do mexi ke el diferensiałe el xe stabiłe al de sora de +1%. Ntel 2009 l’Italia ła ga da catar cronpadori par sentenari de miliardi de debito publico. A on liveło de interese cusì elevà, vol dir pagar diexene de miliardi in pì, cusì, sensa ke el governo el fasa gninte de particołare. Sofegà dai interesi del debito, e stuà da manco entrate fiscałi, forse el 2009-2010 darà el colpo de grasia.

A naltri veneti no ne resta altro ke ciapar in man łe nostre scóe, parké pa’l 2011 ne tocarà spasar fora łe scoase łasà da 145 ani de alta marea taliana.

Lodovico Pizzati

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