Articoli marcati con tag ‘democrazia’

Dalla parte del diavolo

sabato, 31 luglio 2010
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In molte occasioni sentiamo lamentele da parte delle persone per come viene condotta la politica. In genere non c’è un obiettivo puntato su qualche cosa di definito, ma genericamente si considera la cosa pubblica, cioè il contenitore governativo e statale, e i politici che vengono reiteratamente ritenuti i responsabili di tutte le disgrazie. Di solito si fa sempre bella figura a schierarsi con la massa. Prendersela contro i politici, in Italia, ma forse anche in USA come qualche altro posto, è un’operazione coperta da franchigia a cui tutti partecipano allegramente. Beppe Grillo per esempio è uno esperto in questo sport. Io però ho deciso di schierarmi con il “diavolo”, perché ritengo colpevoli gli altri. Non solo, ma nelle condizioni in cui siamo e con il comportamento tenuto dai cittadini, mi viene anche da pensare che i politicanti di professione fanno bene a fare gli affari loro truffando spudoratamente gli elettori.

(continua…)

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2010 Carnevale elettorale

sabato, 26 settembre 2009
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Leggo da ilTempo di oggi questa notizia:

Veneto al Pdl, per Zaia spunta il ministero della Salute

L’idea del premier [Berlusconi] è questa: creare, con una legge ad hoc, un ministero della Salute (attualmente affidato a un sottosegretario, Ferruccio Fazio) e affidarlo al responsabile delle politiche agricole Luca Zaia.

Un posto «pesante» che permetterebbe così di dare il via libera alla ricandidatura del Governatore uscente in Veneto Giancarlo Galan e allo stesso tempo compenserebbe la Lega della perdita di una Regione alla quale tiene in maniera particolare. Un’operazione che permetterebbe in più di gettare sul tavolo delle trattative per le regionali qualche altra fiche importante, quella del ministero delle politiche agricole più un paio di poltrone da sottosegretario proprio del ministero della Salute. (continua…)

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No alla fusione con i partiti tentenna

venerdì, 23 gennaio 2009
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No alla fusione con i partiti tentenna, SI alla coalizione con i partiti e movimenti sostenitori dell’indipendenza e rispettosi dei principi democratici.

Chi sono i partiti tentenna? Essi sono quei partiti che fino a ieri si dichiaravano autonomisti e oggi improvvisamente si riscoprono indipendentisti (con qualche riserva). Il pnv sta ottenendo consenso proprio per la sua linea ferma e coerente, e per il senso di appartenenza che emana grazie ai suoi principi fondamentali.
Altri partiti e movimenti si sono avvicinati a noi per fare accordi ed alleanze. Con alcuni di loro non possiamo stringere alleanze se non tattiche, con altri possiamo stringere vere alleanze perché condividono gli stessi principi, e con loro possiamo presentarci con un simbolo elettorale corona comune e condiviso.
Chi sono questi partiti e movimenti? Chiunque senza esitazioni punta dritto alla indipendenza, chiunque è rispettoso dei principi di pluralità democratica e del rispetto altrui. Chi sono i partiti o movimenti tentenna? Sono quei partiti che fino a ieri erano autonomisti, se non peggio unionisti (come il PD).

Con chi esprime posizioni autonomiste non possiamo stringere accordi perché sarebbero una contraddizione della nostra missione alla luce dei ripetuti tentativi falliti di indire un referendum per l’autonomia di cui l’ultimo bocciato a Novembre ’08. Dopotutto il pnv è nato dalla constatazione di questo status fallimentare e della presa di coscienza di non disporre di altre vie per la nostra determinazione.

I partiti tentenna sono quelli che all’incontro di S. Bonifacio avvenuto il 17 Gennaio u.s. si sono dichiarati pubblicamente ed unanimemente solo per l’indipendenza, essi erano partiti convinti della via autonomista, dimostrando così il riconoscimento del loro fallimento.
Nella trasmissione televisiva del 21 Gennaio u.s. su Antenna3 hanno però fatto emergere una realtà diversa: sono incerti, e confusi. Qualcuno parla di indipendenza per una autonomia…e pensare che è avvocato! (“laureato in una università italiana”) Già parole proprio da avvocati abili a rimestare il vero con il falso.

La coalizione che si sta delinenando tra pnv, veneto libero, fis, e già accordata da molto tempo con stato veneto, rappresenta ormai un passo decisivo e fondamentale che cambia completamente le condizioni del gioco. Sul versante degli autonomisti troviamo LFV in calo alle ultime elezioni e in difficoltà di consensi, ed il PNE ormai frantumato e ridotto a due uomini-partito: Foggiato e Cancian. E dietro le quinte il ragno Comencini che tesse per farli cadere nella sua tela. Dobbiamo fidarci di queste persone? Io dico di no. Io dico che è tempo di voltare pagina, ed ora stiamo per averne la forza.

Signori soci, nessun passo è stato ancora preso, stiamo discutendo di una ipotesi dovuta alle pressioni fatte da questi partiti smentiti nelle loro proposte dai fatti, ciònondimeno vi chiedo di esprimere la vostra opinione, sottolineando che con questa lettera non viene messo minimamente in discussione l’operato del nostro segretario a cui và la nostra e la mia fiducia e cordialità.

Claudio Ghiotto
PNV Vicenza

Partecipa alla discussione nel forum del pnv

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Tutti pazzi per Obama, ma il Veneto non è la California

giovedì, 6 novembre 2008
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Risulta ai molti incredibile come il sogno americano sappia rinascere dalle proprie ceneri come l’araba fenice, ma gli effetti speciali non durano all’eterno e la dura realtà è quella che affrontiamo giorno per giorno, anche se la sera in tv si vede uno spettacolo nuovo, in uno stato oltreoceano.
E la realtà del Popolo Veneto è quella che ci impedisce ogni esercizio di democrazia e sovranità perché qui da noi il gioco è truccato.
indipendenza xe meritocrazia

L’aspetto che più ci piace mettere in evidenza della storia di Barack Obama è la strategia di comunicazione che ha scelto, che coincide con quella che fa parte ormai del patrimonio genetico dell’indipendentismo veneto: la comunicazione basata sui nuovi media, che si sviluppano a rete, interattivi e partecipativi, esperimento e palestra della democrazia diretta che rappresenta da sempre uno dei capisaldi della tradizione politica veneta, prima della fallimentare e breve parentesi italica.
Ecco, vedere che l’evento elettorale forse più complesso del pianeta è stato vinto grazie soprattutto a questa geniale intuizione ci fa ben sperare e dovrebbe far capire a tutti i veneti che finalmente abbiamo intrapreso la strada giusta nel cammino verso la nostra libertà.
Per il resto crediamo che al di là delle regole dello spettacolo informativo, i problemi, anche quelli internazionali, restino sul tappeto, come prima, più di prima.
E per quanto ci riguarda, i problemi per i veneti sono quelli di un regime illiberale e irrispettoso della nostra voglia di fare, di crescere, di scegliere il nostro futuro, di assumerci le nostre responsabilità, di sognare una Venetia migliore di quanto oggi possa essere.
I sogni diventano realtà, se ci crediamo e se agiamo con determinazione, è vero: questa è la lezione di Obama. E vale anche per noi Veneti.
United. Uniti.
Tutti i Veneti uniti per la propria indipendenza, per la propria libertà.

Anche noi veneti possiamo sognare la felicità e se la vogliamo è lì, a portata di mano: basta solo che la vogliamo!

Gianluca Busato

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Il voto agli immigrati è l’ennesimo atto di colonialismo anti-veneto

giovedì, 4 settembre 2008
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L’ipotesi di concedere il voto a chi non ha cittadinanza alle elezioni amministrative è assolutamente da rigettare e un atto di neo-colonialismo deliberato, mirato in particolare contro il Popolo Veneto e la sua voglia di riscatto che trova sempre più sintomi, manifestazioni e consenso ogni giorno che passa.
Da che mondo è mondo, il voto dev’essere legato alla cittadinanza. E il concetto non nasce certo nell’ambito del conservatorismo politico, bensì dalle idee di volontà generale e di rappresentanza politica promosse, ad esempio, da Jean-Jacques Rousseau, paladino dei progressisti.
I poveri emigranti veneti, costretti a lasciare la propria terra dallo stato italiano che depredò le nostre terre dopo l’annessione, non hanno di certo goduto di tali privilegi. E non vediamo perché dobbiamo iniziare oggi a essere depredati anche dell’ultima foglia di fico di una parvenza di democrazia nello stato italico che è appunto il diritto di voto a chi è cittadino.
Il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini ha fatto molto male a reiterare l’appoggio a questa ipotesi strampalata e offensiva per i cittadini veneti, che si aggiunge alle mille già perpetrate ai nostri danni, tra le leggi elettorali costruite ad hoc affinchè la casta maledetta continui a ingrassarsi senza possibilità di essere chiamata a rispondere delle proprie irresponsabilità, i piani economici di salvataggio della vacca grassa della fu Alitalia, salvo lasciare a nostro carico i rifiuti, i danni, i debiti e una mare di problemi della compagnia di bandiera del malaffare e gli aborti riformistici del federalismo fiscal-tombale delle nostre speranze di autogoverno.
Ciò conferma per noi veneti che l’unica strada resta l’indipendenza, da ottenersi in modo democratico grazie a un referendum indetto dalla Regione Veneto.
E i nostri aguzzini italiani non si illudano, i più convinti a votare per l’indipendenza del Veneto saranno proprio coloro che non hanno subito il lavaggio del cervello della propaganda tricolore fin dalla tenerà età. Costoro sanno infatti molto bene scegliere ciò che è anche nel loro interesse.
Il momento in generale è di estremo interesse da un punto di vista politico e della presa di coscienza della fine-corsa del sistema italico, esortiamo pertanto tutti i veneti ad unirsi al PNV, strumento di libertà indispensabile per raggiungere la nostra indipendenza e felicità.
Solo in tanti e uniti sotto la stessa bandiera veneta sapremo creare le basi per l’unica vera alternativa politica all’attuale disastrosa situazione.

Gianluca Busato
Segretario PNV

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Nelle mani degli irlandesi

giovedì, 12 giugno 2008
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Oggi in Irlanda si vota per l’approvazione o meno del recepimento del trattato di Lisbona che istutuirebbe una unione politica dell’Europa in una forma decisa solo dagli alti vertici della politica europea, capi di stato, re e regine. Questa è la situazione, l’Europa è ancora rimasta nel medio evo e la libertà delle persone un mito. Oggi infatti gli irlandesi votano anche per noi, per i tedeschi, per gli spagnoli, per i catalani, per gli sloveni, per gli austriaci, per i lettoni, per i polacchi, per i cechi, per i lituani, per gli ungheresi, per i greci, per i ciprioti, per i portoghesi… …tutti esautorati del primo diritto che dovrebbe essere garantito nelle vere democrazie: che il popolo sia sovrano, invece gli irlandesi voteranno anche per i francesi e gli olandesi ai quali non solo è stato espropriato questo diritto ma anche sono stati sostanzialmente insultati nelle loro decisioni con una manovra di aggiramento degna della migliore operetta politica all’italiana.

I vertici politici hanno il brutto vizio di considerare il popolo idiota, incapace di decidere del “bene” di se stesso, e dunque considerno opportuno esautorarlo dei propri diritti fondamentali.

La Comunità Europea aveva costituito un grande motore che aveva impresso una propulsione al miglioramento dei diritti civili e del benessere economico, nelle sue origini. Scaturita dal disastro della guerra più distruttiva che la memoria d’uomo ricordi, era iniziata su basi ben diverse di come si è evoluta nel tempo. Questa lungaggine ha segnato a morte il suo stesso destino, trasformandosi in un drago ingoiatutto, nel simbolo del centralismo e del dirigismo assoluto, al punto che oggi impone un trattato che due referendum avevano bocciato e che speriamo gli irlandesi affossino per l’ennesima volta. Un dirigismo che ignora la volontà del popolo, ignora le specificità locali, e mira ad un appiattimento globale, tacitando quel parlamento europeo, luogo in cui la voce si disperde nelle vaste volte del palazzo poichè alla fine è la Commissione (il nome è tutto un programma) a decidere.

Perchè sono contro questo trattato? Perchè esso non nasce dal popolo. Esso presenta un’ipotesi in cui i diritti dei cittadini ci sono ma sono sempre sottoposti da una grande mano. Un trattato poi, non una costituzione. Ed il fatto che esso sia passato sopra la testa della gente la dice lunga. Un contratto, amici miei, un patto di 231 pagine che assomiglia di più a un groviglio per azzeccagarbugli che per persone normali le quali vorrebbero conoscere con semplicità e immediatezza quali sono gli elementi che regolano la convivenza civile. Un trattato per burocrati, non per i camionisti nè per i pescatori.

Loro, camionisti e pescatori, stanno cominciando a mettere a ferro e fuoco l’Europa dei dirigismi, e da Brussel arriva la risposta …ehm, con calma, a Ottobre.
Claudio G.

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Federalismo fiscale e autonomia veneta sono utopie impossibili da realizzare. L’indipendenza è l’unica strada ragionevole e concreta

domenica, 8 giugno 2008
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Si sentono sempre più richiami e proclami a 360° per l’ottenimento del federalismo fiscale, oppure dell’autonomia veneta. Ovviamente i politici li fanno perché sono consapevoli che il Popolo veneto è oramai largamente insofferente per un’evidente situazione di ingiustizia sociale e economica nei confronti di un territorio che è sempre più in difficoltà anche economica. Ecco quindi che se vogliono prendere voti ed essere eletti qui, sono obbligati a portare questi messaggi.
Nelle recenti elezioni politiche nessuno si è sottratto a questo compito. Chiaramente la lega nord ha fatto la voce più grossa, in quanto la battaglia è storicamente un suo fondamento strategico.
Ma cosa comporterebbe per i conti pubblici dello stato italiano un provvedimento del genere, a conti fatti?
Nessuno finora si è sbilanciato in tale esercizio di contabilità, o meglio, chi l’ha fatto si guarda bene dal renderne pubblici i risultati. Andiamo allora a vedere cosa succederebbe con dati fermi ad esempio al 2007, con i conti pubblici più virtuosi degli ultimi anni, senza entrare nel merito delle stime che ovviamente sono anche peggiorative per il 2008-2009, come è emerso dalle recenti previsioni dei maggiori istituti di statistica italiani e internazionali.
In Italia, il debito pubblico in rapporto al pil nel 2007, decimale più decimale meno, era attestato circa sul 105%. Lo stato ogni anno, per poter pagare gli interessi sul debito spende di più delle proprie entrate fiscali, creando un aumento continuo del deficit e indebitandosi sempre di più. Ciò ovviamente non è sostenibile neanche a breve termine e, data la grande instabilità finanziaria internazionale, espone il bel(?)paese al rischio di una imminente bancarotta (multi)nazionale.
A ciò si accompagna il fatto che dall’introduzione dell’euro, lo stato non dispone più della leva monetaria che un tempo era costituita dalla lira e dalla possibilità di svalutarla, con ciò abbassando il valore del debito stesso che era in lire. Dal 2001 fino a un paio di anni fa l’Italia si salvava poiché, grazie ai bassi tassi di interesse, pagava meno debiti. Come noto, con l’euro forte e il grande incremento dei tassi negli ultimi due anni, il sistema-italia si è fortemente esposto a una crisi sul modello che portò alla bancarotta argentina di qualche anno fa.
Bene (anzi, male per l’Italia), ora proviamo però ad immaginare cosa succederebbe se togliessimo d’un tratto allo stato la disponibilità di parte delle entrate fiscali del Veneto, se venisse attuato REALMENTE il federalismo fiscale, oppure venisse concessa di grazia l’autonomia fiscale alla regione Veneto. Abbiamo ipotizzato tre scenari, sulla base della capacità di negoziazione dei politici veneti, in primis della lega nord, ma non solo.
Scenario 1. Lo stato concede al Veneto di trattenere localmente il 40% delle entrate fiscali.
Scenario 2. Lo stato concede di trattenere localmente il 70% delle entrate fiscali.
Scenario 3. Lo stato concede al Veneto di trattenere il 90% delle entrate fiscali.
Tenendo quindi conto dell’apporto in termini di pil del Veneto e della redistribuzione dell’economia pubblica attualmente considerata all’interno del pil della regione Lazio, possiamo ipotizzare un apporto del pil Veneto all’incirca pari al 10,7% del pil italiano.
Nel primo caso si può stimare che il debito pubblico italiano sul pil italiano meno il pil veneto volerebbe al 110%, nel secondo caso al 114% e nel terzo al 117%. Si può inoltre stimare che il deficit italiano si alzerebbe fino a un 6-8%, a seconda degli scenari. Ciò si traduce appunto con l’immediata bancarotta dello stato, anche solo all’annuncio, ben prima che la riforma sia concretamente attuata. Ciò vorrebbe dire che lo stato non riuscirebbe a sostenere un deficit così alto nemmeno se non pagasse più i BOT. E questo spiega perché oggi i rating dei BOT italiani sono al livello del Botswana.
È quindi del tutto evidente che lo stato italiano non può fisicamente concedere né il federalismo fiscale né l’autonomia al Veneto. Se poi consideriamo che oltre al Veneto, lo stesso trattamento, o un trattamento simile dovrebbe essere concesso alla Lombardia, per esempio, si capisce bene che chi oggi ci promette questi obiettivi, o è ignorante di economia, o è in estrema malafede. Ecco perché fra qualche mese ci troveremo ad ascoltare delle panzane ancora più grandi, quando questi signori ci verranno a dire che Roma NON VUOLE darci il federalismo fiscale.
La realtà è invece che Roma NON PUÒ darci né l’autonomia né il federalismo, altrimenti si impiccherebbe da sola insaponandosi anche la corda.
Ecco perché il Partito Nazionale Veneto afferma che l’unica linea politica ragionevole, realista e moderata per noi veneti è quella di perseguire l’indipendenza, così come stanno facendo in modo democratico e concreto molti paesi europei, dalla Scozia, ai Paesi Baschi, alla Catalogna e – ironia della storia – alle Fiandre, nel bel mezzo dell’Europa, nel cuore della sua capitale, Bruxelles.
Ecco perché il PNV oggi ha bisogno dell’aiuto di tutti i veneti di buona volontà perché queste cose si sappiano e per aiutarci a costruire una nuova rete politica veneta che fronteggi il disastro annunciato di uno stato sull’orlo del fallimento, permettendo almeno a noi veneti di non essere trascinati nel burrone italiano.
L’ottenimento dell’indipendenza ci permetterebbe inoltre di poter aiutare concretamente i vari popoli italiani in difficoltà: è nell’interesse strategico veneto prestare soldi a condizioni convenienti ai popoli vicini, per evitare di essere invasi da nuovi eserciti di poveri e disperati. Inoltre questi aiuti saranno vincolati a progetti concreti e monitorati e non finiranno nel fiume di soldi attualmente distribuiti per le ben note logiche assistenzialistiche e del voto di scambio.

Conviene quindi a tutti i popoli attualmente parte dello stato italiano l’ottenimento della propria indipendenza e lo scioglimento di una macchina burocratica ormai impazzita e irriformabile.

Il compito non è facile, ma il senso civico di noi veneti è proverbiale e ci ha permesso di superare molte difficoltà nella nostra storia. Oggi è giunta l’ora di affrontare in modo responsabile anche questo frangente particolarmente difficile. Chiediamo di diffondere questi dati e di raccogliere il nostro appello all’adesione all’unica forza politica che oggi dà la soluzione concreta ai nostri gravi problemi.

Gianluca Busato
Segretario nasional
Partito Nazionale Veneto

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La nascita della Democratura

martedì, 29 aprile 2008
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“Oh che orribil creatura!”

“Tale è Democratura…”

“Ma che orribil creatura…
E cosa fa, cosa non fa?”

“Ruba a chi più non ne ha”

Frammento di aria anonima, metà Settecento

Il mio nipotino, che vedrà la luce dis faventibus a fine giugno, nascerà in piena Democratura. Cos’è? E’ la dittatura della democrazia.

Non che tutte le democrazie siano dittature. La Venetia libera sarà una piccola democrazia che agirà come salvaguardia nei confronti di ogni possibile dittatura, ma anche di ogni possibile democratura. E’ la dittatura di questa moribonda, tristissima democrazia italiana, è la dittatura dello Stato democratico, così come agisce oggi, in IT.

L’appalto della maggiore associazione a delinquere riconosciuta al mondo passa ora all’uno ora all’altro gestore, si alternano, “democraticamente”. Ora sono pronti i nuovi padroni, aveva ragione un grande scrittore liberale-classico dell’Ottocento americano: “Un uomo non cessa di essere schiavo perché gli si permette di scegliere il suo padrone ogni quattro anni”.

Vince come in ogni appalto chi promette di dare di più e chiedere di meno. Ingannano tutti. Ingannano perché parlano di riduzione delle imposte di uno o due o tre punti, quando gli economisti seri sanno che in una Venetia libera le imposte sarebbero presto ridotte almeno del 50% rispetto alle attuali.

Certo la maggior parte del popolo itagliato guarda con speranza a questi messaggi: è come essere sottoposti ad un maniaco che decida di toglierci gran parte delle dita tagliandocele con un’accetta. “Guarda — ci dice — qui fuori c’è mio fratello che di dita te ne lascia due o tre, io al massimo te ne lascerei una!”. Al che noi rispondiamo, legati alla sedia della tortura come gli sventurati giovani del film Hostel: “E va bene, allora fa’ venire tuo fratello”. Siamo rassegnati, speriamo che avvenga nel modo più indolore possibile. Ci somministrerà il balsamo, ovvero l’anestetico, dell’”amor di Patria”, un santino di San Garibaldi, un’iconcina di padre Pio fasciato nel tricolore, la foto della nazionale che vince la coppa del mondo…

Fino a quando andremo avanti così? Fino a quando non si comincerà di nuovo a soffrire la fame. Come accadrà? Proviamo a spiegarlo per sommi capi, ed omettendo molto, per brevità.

Ha dimostrato un acuto economista, Geminello Alvi, che IT è un paese la cui ricchezza si basa abbondantemente, almeno al 30%, sulle rendite. Sono microrendite, in generale. Nel momento in cui il mercato immobiliare, ad esempio, cala – questo accade periodicamente – insieme al valore degli immobili cala il costo medio degli affitti. E le rendite si attenuano. E’ un ciclo. Ma se cala troppo, o ci mette troppo a risalire, sono guai, se solo su questo, ad esempio, si basa un budget familiare. Per quanto tempo si può resistere senza mangiare? La questione, alla fine, passerà dal campo di competenza di economisti e politici, a quello di fisiologi e medici.

Le pensioni di IT sono poi un altro elemento del sabba infernale che porterà alla fine della festa, o meglio dei postumi della festa perché la festa è finita da un pezzo. Il sistema “pay as you go” è destinato al fallimento, perché nulla assicura che vi saranno, al momento del pensionamento di una generazione intera (la mia, tra 25 anni), abbastanza taxpayer che potranno pagare l’esazione contributiva, che andrà a mantenere la mia pensione. E allora io avrò pagato invano (e altri milioni di individui avranno pagato milioni di euro invano).

In generale, una famiglia di IT si basa, per sopravvivere, su microrendite come quelle di cui parla Alvi, e su rimesse dei vecchi, ovvero sulle pensioni. Come altrimenti sopravviverebbero famiglie in cui coloro che lavorano percepiscono salari tra i più bassi del mondo, in un luogo dove il costo della vita è tra i più alti del mondo? Come altrimenti sopravviverebbero i ricercatori universitari e i professori di liceo, con salari di ingresso di poco più di mille euro e progressioni lentissime? Erose però le une e le altre rendite – e qui parliamo di famiglie in case di proprietà, nel 90% dei casi esse stesse ereditate o avute in dono dai genitori – il benessere (relativo) di questa generazione, si trasformerà nel malessere (relativo) della prossima, e nella miseria nera della prossima ancora.

Intanto la allegra casta di IT, i padroni della democratura, prosperano. Almeno loro. Il sistema crollerà perché il benessere relativo ancora esistente, ma privo di un apparato produttivo e commerciale sviluppato davvero (come quello americano), privo di un’economia libera e basata su principi liberali, ma anche privo della capitalizzazione societaria ma anche familiare di nuovo americana, o inglese, consente ora, ma ancora per poco, una discreta esposizione creditizia: ci si compra la seconda casa, ci si compra la tv ad alta definizione, il tutto con mutuo e a rate. Ma presto non si potranno più pagare quelle rate. E allora (come già sta succedendo) il sistema confisca casa e tv. Ma se si tratta invece di prima casa?

Stella dice che siamo allo sfacelo, ma non lo dice solo lui. Lo va ripetendo Beppe Grillo, lo vanno ripetendo l’OCSE e le grandi organizzazioni internazionali. Lo dicono trasmissioni di sinistra come Report (e la Gabanelli è talora un’autentica eroina), e trasmissioni qualunquistiche. L’unico vero programma politico liberale per IT lo sostiene il solo gruppo di decidere.net, capeggiato da Daniele Capezzone: utopia pura, finché non si tocca l’essenza stessa dello Stato e soprattutto non si ritiene di smembralo; pura, ma onesta. Ma di vero liberalismo non parla più nessuno, Tremonti è divenuto seguace dello statalismo di Colbert, in tempi di crisi ci attacca allo Stato, alla Patria, al Tricolore. Anche perché la crescita di IT, come di ogni leviatano ottocentesco, non si può fermare, la spesa pubblica cresce naturalmente. Perché? Perché cresce il costo della vita, e dunque devono crescere le esazioni coatte di Democratura.

Esempio: si possono anche mantenere a livelli di fame gli stipendi dei dipendenti pubblici sfavoriti – la proletarizzazione del dipendente pubblico è un segno chiaro del fatto che lo Stato assume per crearsi consensi, ma visto che le risorse sono limitate, assume con stipendi miserabili, ri-distribuisce in modo che abbiano tutti qualcosa, e non si lamentino – ma la carta igienica costa.

Non siamo nella felice situazione dell’URSS di Stalin, dove lo Stato poteva produrre anche la carta da culo, e dunque calmierare tutto, dunque (ogni tanto ammazzando qualche milione di persone) tenere anche tutto sotto controllo. Si può sempre sperare che i professori universitari, mangiando poco, e facendo poco moto, producano pochi escrementi oppure magari la carta se la portino da casa (come ci ricorda Alberto Arbasino, esistevano simpatici personaggi fittizi, negli anni Cinquanta, come Kakapoko Kifapokomoto). Quindi la spesa pubblica di Democratura è destinata a crescere ancora, e con essa la miseria dei cittadini.

Quello che i liberali-classici, i liberali-scientifici, i liberali-tecnici, i marxisti e neomarxisti, i grilli parlanti e i Travaglio e le Gabanelli e gli Stella e i Rizzo, non dicono – forse non perché in mala fede, lo schifo lo vedono bene e sanno farlo vedere bene agli altri, ma forse perché non hanno chiara questa via d’uscita – è che per salvarsi occorre smembrare IT, o per quel che immediatamente riguarda la Venetia, separarsi, tornare ad essere indipendenti, liberi, sovrani.

Occorre creare tanti piccoli Stati indipendenti, come la Venetia futura. Movimenti indipendentistici sono ovunque. Forse anche in Lazio!

Come sarebbe felice una Roma libera, nessuno la chiamerebbe più “ladrona”. Roma, prima di tutto Roma, proprio la caput mundi, verrebbe rilanciata nel mondo, se divenisse capitale di un Lazio libero, che magari si ridisegnasse nei confini che furono quelli dello Stato della Chiesa. Perché tutti le persone non stupide che ho citato prima hanno paura di questo? Perché sono stati cresciuti come tutti nel culto indottrinante della Patria, del Tricolore, ed è come strapparsi una seconda pelle, è doloroso. Sì, lo è. Ma occorre farlo. Altrimenti la democratura ci porterà nell’abisso.

Ma esistono ancora quelli che si interessano ai più deboli, o tutti hanno venduto la loro anima a qualche onlus e sono felici e contenti quando hanno dato il 5 per mille, l’8 per mille e altrettanti abomini? Intanto, i più deboli ora siamo noi. E poi: la sinistra spazzata via dal parlamento, non potrebbe riflettere che se aveva a cuore i più deboli, davvero, solo un’IT divisa in tanti Stati singoli, avrebbe potuto e può fornire la soluzione?

O avevano a cuore solo il mantenimento dei privilegi sindacali, solo la difesa della loro casta in un mondo, una IT di caste, destinate tutte a diventare sempre più misere, a festeggiare con i fichi secchi un minimo aumento salariale, una minima riduzione delle imposte, la fine dell’ICI, e altre baggianate?

Perché tanta paura di una Venetia libera, di una Sardegna libera? Si ha paura che si tratti di feste di provincia, che nella Venetia verrà a tutti la pellagra perché vorremo mangiare solo polenta, che in Sardegna si farà l’amore con le pecore? Sono così ignoranti, immensamente ignoranti gli intellettuali e i politici di IT?

Sì, in parte lo sono. In parte sono in piena malafede perché sanno che non è così. In parte sono semilavorati del sapere, quelli che credono di conoscere Hegel perché lo citano in tedesco leggendo le edizioni col testo a fronte, che si riempiono la bocca del pensiero di studiosi anglosassoni di cui non sanno pronunciare correttamente il nome, che riempiono di pattume di seconda scelta – recensioni a traduzioni, editoriali saccenti – le pagine dei grandi quotidiani di IT, quelli che ricevono 23 milioni di euro all’anno di contributo pubblico all’editoria, e quindi con che coraggio parlerebbero della miseria e auspicabile fine di IT?

Non si sputa nel piatto in cui si mangia, soprattutto quando si sottrae il pasto agli altri.

La realtà è che Venetia, Sardegna, e tutti gli altri paesi e popoli che legittimamente aspirano all’indipendenza non mangiano polenta e non si mescolano con le pecore, come vorrebbero far credere i templari di IT, i professoroni titolati, bravissimi a scrivere corsivi offensivi verso di noi, e a piazzare mogli e amanti, figli e nipoti in cattedre universitarie.

Producono, in realtà, fior di intellettuali e imprenditori, la Venetia, la Sardegna, la Sicilia, infinitamente superiori ai tromboni di IT, e che lavorano in istituzioni prestigiose nel mondo, scrivono in inglese, italiano e veneto, e sardo, e sono dieci spanne sopra a quei miserabili pennivendoli che hanno fatto carriera conoscendo (male) l’italiano e proclamando la grandezza di IT ad ogni piè sospinto.

E intanto, però, qualcuno comincia a non farcela più ad arrivare a fine mese.

Il PNV e la Venetia libera sono una promessa di libertà e felicità per un popolo. Prima che sia troppo tardi. E tale felicità non potrà derivare se non dall’indipendenza.

Se ci teniamo la democratura, quest’orrenda creatura alla fine ci divorerà.

Paolo Bernardini

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Parchè deso ne convien el NON VOTO

domenica, 23 marzo 2008
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Un sistema połitico funsiona un fià come na machena. Ghe vol un motor, che xe łe istitusion, ghe vol na caroseria, che xe i teritori del stato, ghe vol un autista che xe i połitici che guida ła machena. Ma sensa benxina sta machena no ła va vanti. Quala xeła ła benxina de un sistema połitico democratico?
Ła xe ła fiducia deła xente.
E come se misura ła fiducia deła xente, in un sistema democratico?
Col voto.
Cosa succede da naltri? Vivemo in un sistema democratico?
Dirìa che soło i pì sprovedui pol pensarlo. Basta che femo mente local al numero de referenda aprovai dała xente e scancełai co na lege-trufa el dì dopo dai politici (finansiamento ai partiti, ministero del’agricoltura, privatixasion deła rai e vanti cusì). Sensa pensar a tante altre robe senpre pì evidenti a tuti.
Eco ałora che dovarìa esar ciaro a tuti che NO vivemo inte un sistema democratico.
Questo xe vero nei fati, ma no podarà mai esar meso nero su bianco finché ła machena democratica continua a ndar vanti. Val a dir finché che butemo rento benxina. Finché daremo a votar dandoghe fiducia al sistema trucà.
Eco parché almanco na volta dovemo farghe inpisar el segnal de riserva al prexunto sistema democratico. E xe inportante che sto segnal parte proprio dała casaforte eletoral preferìa dal sistema partitocratrico: el Veneto.
Eco parché xe inportante stavolta no ndar votar, parché ghe xe łe precondision par far inpisar sto segnal de riserva ała machina trucada del sistema politico tałian.
Ocio che questo no vol dir risolvar i nostri problemi, che i restarà tuti conpagni a prima dopo el voto. Ma almanco vol dir sbasar el liveło iluxionista deła politica tałiana, che deso ne confonde e ingana. Vol dir scumisiar a far un fià pì de ciaro. E pò dopo provar a far partir na vera machena democratica e che inquine de manco :-)

Bona Pascua a tuti!

Gianluca Busato
Partito Nasional Veneto

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