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L’Italia ha reso povero il Veneto. Indipendenza per avere un futuro

venerdì, 12 giugno 2009
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pig_600x389Non sono più una novità ormai nuovi e diffusi fenomeni e paure di povertà in Veneto. Un fatto che tocca nel vivo molti di noi, non perché noi stessi siamo poveri, bensì perché questo fenomeno è oggi potenzialmente vicino a molti di noi e a tutta la classe media veneta.

Quanti nostri amici nascondono – e noi stessi magari lo facciamo – una difficoltà finanziaria, che per qualcuno è solo l’anticamera della povertà?
Quante persone conosciamo che hanno perso il lavoro, o che temono di perderlo a breve, nel nostro Veneto, il Veneto del miracolo economico e ora della crisi profonda e per molti senza speranze a causa di uno stato che è sempre più una tremenda palla al piede.

Così è riuscita a ridurci l’Italia, uno degli ultimi e più illiberali stati al mondo!
Uno stato di monopoli, uno stato di ingiustizie, uno stato di raccomandazioni e sprechi.
Uno stato comandato da inetti, vecchi barboni che sono lo zimbello del mondo.

Le nostre menti più brillanti lo sanno in cuor loro da diversi anni e lo dimostra l’esercito di neolaureati o di giovani professionisti che ogni anno abbandonano il Veneto alla ricerca di un futuro che qui è negato.

I veneti con memoria storica sanno bene che non è la prima volta che l’Italia ci fa questo scherzetto.
Dieci anni dopo quella maledetta annessione, nel 1876 è iniziata una vera e propria diaspora che è durante praticamente ininterrottamente fino al secondo dopoguerra. Un veneto su due partiva come partono oggi gli albanesi, in giro per il mondo, allora. Oggi stanno ripartendo, i nostri ragazzi, nuovamente traditi dall’Italia ladrona.
È in Veneto che assistiamo alla vera Caporetto economica di uno stato a elettroencefalogramma piatto. L’unica cosa che funziona bene di questa Italia sembra essere lo stomaco, visto tutto quello che riescono ancora a mangiarsi, anche in termini di reputazione.
In Veneto fino a poco tempo fa risuonava il ritornello che le cose da noi vanno bene. Che siamo i migliori. Purtroppo è solo amarcord.

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L’andamento dell’economia veneta negli ultimi 10 anni è in realtà parallelo a quello fallimentare italiano, superato da tutti i paesi europei e a breve anche dai Paesi dell’Europa ex comunista. Anzi, a ben guardare il trend negativo del Pil-pro-capite veneto è anche più accentuato di quello italiano.
In questo scenario ben si comprende il voto di pochi giorni fa: un voto di disperazione. Cosa verranno a dire ai veneti disperati i nostri politici quando emergerà che i sogni di gloria autonomisti e federalisti sono per l’appunto dei sogni di gloria irrealizzabili?

E noi veneti di cuore e cervello, cosa dobbiamo fare ora?
Semplice, unirci attorno attorno all’obiettivo dell’indipendenza.

L’indipendenza è legale, l’indipendenza è conveniente, l’indipendenza è più facile da ottenere grazie ad un percorso politico concreto e che è stato fatto da molti Paesi nel mondo negli ultimi anni. E che molti altri Paesi stanno percorrendo. Manchiamo solo noi veneti.

Dobbiamo farlo per non essere più derubati del frutto del nostro lavoro, per poter continuare ad avere un lavoro, per non essere privati della nostra dignità, per non subire le continue ingiustizie quotidiane che ogni giorno ognuno di noi prova sulla propria pelle.

Dobbiamo farlo per far entrare il Veneto nella nuova società dell’informazione: l’indipendenza ci serve per approntare nuove strategie di sviluppo e per garantirci primati tecnologici. L’indipendenza ci serve per dare slancio ad un nuovo rinascimento culturale e per tutelare il nostro ambiente.

L’indipendenza oggi ai Veneti serve per continuare a vivere un futuro di dignità e felicità.

L’indipendenza è la sola possibilità che ci resta.

Gianluca Busato

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Da Roma ladrona ai ROM, la vera unica emergenza estiva dei veneti nell’IT all’ultima spiaggia

mercoledì, 2 luglio 2008
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Macché stipendi da fame, macché gasolio alle stelle, macché indulti bipartisan, macché ladrerie di partito, macché bilanci famigliari ormai sconquassati, macché prezzi alla produzione impazziti, macché aumenti delle materie prime del 30-40%, macché!
I rom. Ecco la vera NUOVA emergenza politica del 2007-2008. I rom.
Sì, parché i singani e tuta ła maraja (cusì i ciamemo naltri veneti) no i xe mai vegnui robar inte łe caxe prima del 2008.
No, mai. Prima di oggi non esistevano.
Sono l’emergenza estiva che spazza via ogni altro problema, che invece è stato finalmente risolto dal governo Bossi-Berlusconi, con inusitata velocità. Evviva!!
I rifiuti a Napoli non sono più un problema, a fine luglio spariranno dalle strade, forse perché La Russa le strade napoletane intende bombardarle con il suo esercito, o, più probabilmente, perché forse, grazie al LEGALAN che non promette alcunché di buono nel prossimo futuro, riusciranno a portarceli qui da noi in Veneto, inquinando anche l’aria che respiriamo dopo averci derubato con tasse sulle persone e sulle imprese indegne di uno stato civile.
Le tasse sono state tagliate, perché ora non si paga più l’ICI.
Oggi però Tremonti per un attimo riporta tutti alla realtà, evocando il dopoguerra per dare una dimensione della situazione economica italica e, purtroppo aggiungiamo noi, anche veneta.
Ci permettiamo di far notare che non è proprio così.
Il dopoguerra era comunque un momento di aspettative crescenti. Si usciva dalla distruzione totale e non esisteva il timore per il futuro, perché la sensazione comune era che il peggio fosse stato lasciato alle spalle.
Oggi la situazione, in particolare per il Popolo veneto, è diversa. Usciamo da decenni di crescita economica, anzi dal “miracolo economico del nord-est”, l’ultima delle vergognose invenzioni coloniali di questa IT che non rimpiangeremo mai dal giorno della nostra prossima indipendenza.
Ci apprestiamo ad entrare in una fase ben peggiore di quella odierna, una fase di lacrime e sangue, che sarà pagata principalmente proprio da noi veneti, che purtroppo siamo quelli che si ostinano a lavorare di più.
Il dopoguerra non è ancora in previsione, perché la crisi vera non è ancora arrivata e non c’è centro-destra, o centro-sinistra che tenga. I soldi li vengono a prendere qui, i bastardi.
Anche questo governicchio Berlusconi non godrà di gran salute, come già preconizza il presidente emerito Cossiga, nonostante la propria enorme e inedita maggioranza parlamentare, che in teoria dovrebbe permettergli un governo agevole.
È un governo malaticcio, perché i problemi veri non li può risolvere. Ricordiamoci che Re Silvio IV ogni mese stacca almeno una trentina di assegni – sempre più scoperti – a chi non produce ricchezza, tra statali, pensionati e mantenuti vari. E questi lo hanno votato non certo per essere sacrificati sull’altare di una patria che non è mai esistita, perché, diciamolo chiaramente, questa IT non esiste né mai è esistita in quanto nazione.
Troppo lunga, troppo diversa, troppi Popoli che vogliono vivere e gestirsi in modo profondamente diverso per continuare a mantenere un’accolita di politici incapaci e indegni di uno stato civile. L’icona di questo stato è Cosimo Mele, l´ex deputato dell´Udc di Casini (mai leader aveva visto un nome più adatto al proprio partito), oggi rinviato a giudizio, al centro la scorsa estate dello scandalo del festino a luci rosse in un hotel romano a base di orge e coca, dopo aver chiesto i voti per la famiglia ai cattolici italiani. Ed è proprio ai cattolici italiani, traditi dalle mille Mele marce di uno stato inesistente, che rivolgiamo la nostra solidarietà, affinché venga al più presto ripristinato lo Stato Pontificio, oltre ovviamente alla nostra Serenissima Veneta Repubblica, dopo che vinceremo il referendum per la nostra indipendenza, l’unica via di uscita concreta dalla peggiore situazione di crisi che le nostre generazioni ricordino.
Anche perché gli stati piccoli funzionano meglio, nel mondo globalizzato di oggi e sopportano molto meglio le congiunture negative come quella odierna. E possono controllare molto meglio i criminali e anche i rom e tutti i cittadini che delinquono, per venire al vero problema dell’estate 2008, dell’IT all’ultima spiaggia, senza più ombrellone né paracadute.

Gianluca Busato
segretario nasional PNV

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