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La nostalgia dell’emigrato

domenica, 25 aprile 2010
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Per chi ha avuto esperienza di vita in altri luoghi diversi da quello di nascita, pare che immancabilmente arrivi prima o poi il momento della nostalgia per la sua “terra natale”.
Sentivo che anche chi, a dispetto delle penose condizioni del luogo di origine da cui era letteralmente fuggito, arrivi prima o poi questo momento.
A volte chi ha la fortuna ritorna, e trova pace con sé stesso, altre volte l’esperienza dura poco e riemergono le ragioni che lo avevano fatto fuggire. Altre ancora il biglietto è risultato di sola andata, e questa mania viene lentamente trasferita ai figli, che vivono in un paese che in realtà è il loro ma con un mito di un’altro luogo: quello dei/del genitore.
Un mito che non verrà mai capito, poiché per conoscere un luogo occorre viverci e farci delle esperienze, e non per un giorno. Per esempio, per chi vive da dipendente e magari ha una posizione importante e su posti pubblici, in Italia può anche star bene. Un paese sostanzialmente comunista infatti funziona relativamente bene con chi altro non fa che seguire le direttive di qualcun’altro, per definizione, e risulta in una categoria protetta. Poi magari arriva il giorno che serve una cura medica, o qualche altro servizio fondato sul monopolio di stato, ed allora improvvisamente si apre la voragine, ma fino ad allora tutto può apparire liscio.

(continua…)

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L’Italia ha reso povero il Veneto. Indipendenza per avere un futuro

venerdì, 12 giugno 2009
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pig_600x389Non sono più una novità ormai nuovi e diffusi fenomeni e paure di povertà in Veneto. Un fatto che tocca nel vivo molti di noi, non perché noi stessi siamo poveri, bensì perché questo fenomeno è oggi potenzialmente vicino a molti di noi e a tutta la classe media veneta.

Quanti nostri amici nascondono – e noi stessi magari lo facciamo – una difficoltà finanziaria, che per qualcuno è solo l’anticamera della povertà?
Quante persone conosciamo che hanno perso il lavoro, o che temono di perderlo a breve, nel nostro Veneto, il Veneto del miracolo economico e ora della crisi profonda e per molti senza speranze a causa di uno stato che è sempre più una tremenda palla al piede.

Così è riuscita a ridurci l’Italia, uno degli ultimi e più illiberali stati al mondo!
Uno stato di monopoli, uno stato di ingiustizie, uno stato di raccomandazioni e sprechi.
Uno stato comandato da inetti, vecchi barboni che sono lo zimbello del mondo.

Le nostre menti più brillanti lo sanno in cuor loro da diversi anni e lo dimostra l’esercito di neolaureati o di giovani professionisti che ogni anno abbandonano il Veneto alla ricerca di un futuro che qui è negato.

I veneti con memoria storica sanno bene che non è la prima volta che l’Italia ci fa questo scherzetto.
Dieci anni dopo quella maledetta annessione, nel 1876 è iniziata una vera e propria diaspora che è durante praticamente ininterrottamente fino al secondo dopoguerra. Un veneto su due partiva come partono oggi gli albanesi, in giro per il mondo, allora. Oggi stanno ripartendo, i nostri ragazzi, nuovamente traditi dall’Italia ladrona.
È in Veneto che assistiamo alla vera Caporetto economica di uno stato a elettroencefalogramma piatto. L’unica cosa che funziona bene di questa Italia sembra essere lo stomaco, visto tutto quello che riescono ancora a mangiarsi, anche in termini di reputazione.
In Veneto fino a poco tempo fa risuonava il ritornello che le cose da noi vanno bene. Che siamo i migliori. Purtroppo è solo amarcord.

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L’andamento dell’economia veneta negli ultimi 10 anni è in realtà parallelo a quello fallimentare italiano, superato da tutti i paesi europei e a breve anche dai Paesi dell’Europa ex comunista. Anzi, a ben guardare il trend negativo del Pil-pro-capite veneto è anche più accentuato di quello italiano.
In questo scenario ben si comprende il voto di pochi giorni fa: un voto di disperazione. Cosa verranno a dire ai veneti disperati i nostri politici quando emergerà che i sogni di gloria autonomisti e federalisti sono per l’appunto dei sogni di gloria irrealizzabili?

E noi veneti di cuore e cervello, cosa dobbiamo fare ora?
Semplice, unirci attorno attorno all’obiettivo dell’indipendenza.

L’indipendenza è legale, l’indipendenza è conveniente, l’indipendenza è più facile da ottenere grazie ad un percorso politico concreto e che è stato fatto da molti Paesi nel mondo negli ultimi anni. E che molti altri Paesi stanno percorrendo. Manchiamo solo noi veneti.

Dobbiamo farlo per non essere più derubati del frutto del nostro lavoro, per poter continuare ad avere un lavoro, per non essere privati della nostra dignità, per non subire le continue ingiustizie quotidiane che ogni giorno ognuno di noi prova sulla propria pelle.

Dobbiamo farlo per far entrare il Veneto nella nuova società dell’informazione: l’indipendenza ci serve per approntare nuove strategie di sviluppo e per garantirci primati tecnologici. L’indipendenza ci serve per dare slancio ad un nuovo rinascimento culturale e per tutelare il nostro ambiente.

L’indipendenza oggi ai Veneti serve per continuare a vivere un futuro di dignità e felicità.

L’indipendenza è la sola possibilità che ci resta.

Gianluca Busato

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Il viaggio della libertà

giovedì, 12 giugno 2008
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Racconto breve di una civile causa di liberazione

Domenica 1 e lunedì 2 giugno, con un bus da 20 posti e un’auto al seguito, abbiamo attraversato tre stati in cui non si paga il pedaggio autostradale, un autobus può percorrere tutte le autostrade per 24 ore con soli 10 euro, i telelaser sono fissi, funzionanti e in bella mostra; paesi dove il passaggio dei grossi TIR viene contingentato “prima” di provocare intasamenti come a Mestre, lo scontrino fiscale è una cosa sconosciuta, non esiste un mostro di nome IRAP; nazioni dove, per poter pernottare in albergo, non sono richiesti i documenti e non ci sono comunicazioni da fare alle questure, dove la presenza delle forze dell’ordine è tanto discreta da sembrare assenza – ma tanto efficace quanto puntuale all’occorrenza -, dove non esiste uno “stato di polizia” come in Italia, ma tutto funziona meglio, e non esiste quel senso di oppressione che qui il cittadino percepisce costantemente.
Un altro mondo? No! Un mondo che comincia a 54 Km da Milano, un mondo dove tutto sembra funzionare meglio, e ci si domanda il perché!
Ed è a questo mondo che LIFE Treviso si rivolge ora, dopo che la giustizia di questo paese si è dichiarata impossibilitata, con sentenza del Tribunale di Venezia datata 20 febbraio 2008 (1), ad esprimersi circa le questioni sollevate contro lo stato italiano.
Il 2 giugno 2008 potrebbe entrare nella storia non per le filippiche del presidente italiano contro i fanghi nordestini finiti nelle discariche napoletane, ma per il deposito alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, da parte di 25 Veneti coordinati da LIFE Treviso, della causa contro lo stato italiano, accusato di occupare indebitamente un territorio che appartiene, per diritto naturale, al Popolo Veneto, di negare sistematicamente allo stesso Popolo tutti i diritti che le leggi internazionali gli riconoscono, e che l’Italia si è impegnata a promuovere e garantire sottoscrivendo i trattati internazionali.
A Strasburgo si sta riaprendo, per il Popolo Veneto, la speranza di ritornare a vivere in una terra nuovamente libera, secondo le sue proprie tradizioni, i vincoli della sua storia e le ricchezze della sua antica cultura. Saremo nuovamente LIBERI, come per millenni i Veneti sono stati, fino a duecento anni fa; liberi dopo i due secoli più infausti, prodighi di miserie e umiliazioni che questa terra abbia mai visto, tempi in cui i Veneti, sotto occupazione ma mai vinti, sfruttati e oppressi, plagiati e truffati, hanno tenuto in vita questo misero paese.
Veniamo dal più triste periodo della millenaria storia veneta, durante il quale i Veneti hanno subito una diaspora paragonabile a quella degli ebrei; 4,5 milioni di nostri fratelli hanno cercato la speranza di un futuro migliore, lontano dalla terra madre occupata, costretti a questo esodo da governanti che hanno ridotto un insieme di piccoli, floridi e ricchi stati, quali erano prima dell’unificazione, ad un unico paese che è il detentore, ora, del terzo debito pubblico più alto al mondo. I Veneti hanno conosciuto nella ultima recente storia deportazioni, infoibazioni, 27 spartizioni del loro territorio, una vasta emigrazione indotta, e la cancellazione dell’identità storica, culturale e politica, a causa di una ignobile pulizia etnica di stato. Staremo a vedere quali saranno i primi passi delle Istituzioni Europee in questa contesa; avremo così la possibilità di constatare il loro grado di democrazia e di imparzialità, e di verificare se la non violenza e la forza della ragione dei Veneti avranno la meglio sullo sfruttamento, la prevaricazione e il falso perbenismo degli italiani.

Daniele Quaglia
Presidente LIFE Treviso

(1) Il 20.02.08 si è tenuta, presso il Tribunale Civile di Venezia, la prima udienza effettiva della causa intentata dal LIFE Treviso contro lo Stato Italiano. Il Giudice ha formalmente dichiarato che la magistratura italiana non ha il potere di decidere sulle domande proposte da LIFE TREVISO, e di prendere i conseguenti provvedimenti. Questa confessione di impotenza consente finalmente a LIFE TREVISO di rivolgersi agli organi di giustizia internazionali e all’ONU per reclamare il rispetto dei trattati sottoscritti dallo Stato Italiano. (vedi www.life.it)

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