Articoli marcati con tag ‘federalismo fiscale’

Calderolino

lunedì, 9 novembre 2009
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di Elio Franzin

pinocchioIl 22 gennaio 2009 è stata approvata la legge “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale”, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, la cosidetta legge Calderoli.
Si tratta di una legge molto particolare. Non solo per la materia ma anche per la sua struttura. L’articolo 2 di tale legge infatti impegna il governo ad adottare entro 24 mesi (22 gennaio 2010) uno o più decreti legislativi per attuare l’articolo 119 della Costituzione.
Il silenzio che è sceso sulla legge Calderoli e sul decreto o sui decreti legislativi di attuazione non è certo di buon augurio.
E’ necessario far conoscere da subito la legge Calderoli individuandone i pregi e i limiti ma sopratutto presentando delle proposte precise per il decreto o per i decreti legislativi di attuazione. Non è proprio il caso di aspettare passivamente.
(continua…)

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BOND-SUD: ECCO IL PRIMO REGALO DELLA LEGA ALLA MAFIA

venerdì, 16 ottobre 2009
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banca_del_mezzogiorno-thumbIl progetto Tremonti per l’istituzione della Banca del Sud, o meglio Banca del Mezzogiorno ( o meglio “Cassa del Mezzogiorno” Revival) prevede la creazione di un nuovo istituto finanziario e di diritto privato che potrà contare su un apporto di fondi pubblici (così prevede il decreto 112) di 5 milioni di euro che entro 5 anni dall’operatività della banca verrà restituito allo Stato. La principale novità è costituita dai bond-Sud, speciali titoli con scadenza non inferiore a 18 mesi e fiscalmente agevolati, che saranno emessi per finanziare i progetti di investimento a medio e lungo termine delle piccole e medie imprese. Sugli interessi si pagherà un’aliquota del 5%, anziché del 12,50% a patto che i sottoscrittori non li cedano prima di 12 mesi dall’acquisto. La Banca del Mezzogiorno potrà contare sugli sportelli delle banche di credito cooperativo e sulla rete delle Poste, la più estesa sul territorio.

Ecco fatto il primo vero esempio di federalismo fiscale: le imposte sui proventi finanziari e sulle cedole percepite al sud scontate di ben il 60% rispetto ai risparmiatori Veneti. Però che novità…E sopratutto alla faccia di 20 anni di raffazzonata politica “sberegona” dei leader pan-padani della Lega Nord e di quel federalismo tanto atteso dal Nord. (continua…)

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La carità

domenica, 17 maggio 2009
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La notizia di un certo scalpore a Verona è che i soldi per fare il filobus si sono persi. La cosa sconfortante a mio modo di vedere, però, è che una città così ricca come Verona debba mendicare soldi all’Italia. Se ci pensate un attimo, è un controsenso pazzesco. Una città ricca ma i cui cittadini sono espropriati di una parte consistente del frutto del loro lavoro al fine di mandare avanti questo enorme parassita collettivo chiamato Italia. Tutti si riempiono la bocca di federalismo fiscale ma alla fine non cambierà niente: servi dello stato italiano siamo e servi dello stato italiano rimarremo, a meno che non decidiamo finalmente di appropriarci del nostro futuro con l’unica scelta davvero in grado di cambiare le cose: indipendenza. Si va avanti a forza di bugie per tenere buona la popolazione, ultima (clamorosa) della serie è appunto il cosiddetto “federalismo fiscale“, ossia la più grande presa in giro di questi ultimi anni.

Sinceramente, quello che va di moda adesso, cioè la proposta di riavere indietro il 20% di quello che mi rubano (ossia, il movimento dei sindaci veneti che vogliono che il 20% dell’irpef che resti in Veneto), è sicuramente meglio della situazione attuale ma si tratta sempre e comunque di carità mendicata all’Italia. È come se entrasse un ladro a casa vostra e, dopo avervi legato e preso tutto quello che c’era da prendere, voi iniziaste con lui una trattativa nella quale lui ha tutto il potere e voi solo la forza de farghe pecà. Alla fine, mossa a pietà, qualche briciola ve la potrà anche lasciare, ma è una vittoria questa? Attenzione, io rispetto le posizioni autonomiste e/o federaliste che vogliono un Veneto più o meno autonomo all’interno dello stato italiano; il fatto però è che le reputo di gran lunga più irrealizzabili di un processo che porti alla creazione di uno stato veneto. D’altronde, sono decenni che parlano di autonomia e/o federalismo.

Con l’indipendenza tu sciogli i lacci delle corde con le quali il ladro ti ha legato e con una robusta mazza da baseball (formata da tanti voti con una X sul SI per l’indipendenza) lo fai sloggiare da casa tua. Non più carità per riavere le briciole ma uno stato confederato nel quale i cittadini in prima persona decidono del proprio futuro e decidono anche se avere un filobus oppure no, magari liberalizzando i trasporti pubblici. Uno staterello ricco di cinque milioni di persone. Riuscite solo a immaginare la ricchezza che si sprigionerebbe? Riuscite a immaginare il cambiamento epocale che questo potrebbe significare? Non ci sarebbero più scuse per gli amministratori locali, non potrebbero più dare la colpa per la loro malgestione e inefficienza al potere centrale romano. Ci libereremmo del provincialismo fanfarone italiota e potremmo sperimentare forme di democrazia diretta che anche la Svizzera si sogna. Se arriveremo al referendum per l’indipendenza, vorrà dire che la cultura alla libertà che il  PNV porta avanti si sarà diffusa almeno a una massa critica sufficiente. E questo vuol dire che il futuro stato veneto avrà buone possibilità di non diventare una Little Italy.

A me la carità non interessa, soprattutto se si tratta di riavere indietro una piccola parte dei miei schei; spero non interessi a un numero sempre maggiore di persone.

Luca Vnt

http://www.venetialibertarian.org/?p=363

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Copioni e disperai

domenica, 17 maggio 2009
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copiareOra che il “federalismo fiscale solidale perequativo” è stato approvato (ma entrerà in vigore tra sette anni) teoricamente la Lega Nord dovrebbe sciogliersi perché ha raggiunto il suo scopo: il federalismo fiscale. Dato che questo sarebbe un disastro per i culi ben assestati sulle poltrone nei palazzi romani, è necessario alimentare il popolo bue con nuove illusioni, e dato che il cappello a cilindro è bucato la mano è andata a pescare direttamente nel programma ideologico del PNV: l’elezione diretta dei giudici.

Ecco cosa pubblica oggi (15 maggio, ndr) l’agenzia Adnkronos:

Bossi, 15 Maggio 2009:“Tra poco i magistrati saranno eletti dal popolo. Il Veneto avra’ i suoi magistrati perche’ non se ne puo’ piu’ di non avere neppure un magistrato veneto. E credo che questo si possa fare ancor prima di andare al voto” ha sottolineato il Senatur. “

Cari Veneti, come vedete Bossi si accorge del Veneto solo quando ci sono le elezioni. Oggi facendo questa citazione pronta per sbrodolarla domani al comizio di Mestre.
Bossi è sempre così, dice “tra poco ci sarà” ma i suoi tempi sono siderali, probabilmente si riferisce all’anno astrale 2509.

La farsa è finita, noi abbiamo detto basta un anno fa: il dado è tratto, ed il percorso per l’indipendenza delle Venezie è solo all’inizio di un rapido cammino, sicuramente più rapido dei 20 anni occorsi alla Lega Nord per partorire il topastro del suo federalismo-fiscale-solidale-perequativo. Noi del pnv vogliamo darvi molto di più, noi del pnv vogliamo darvi il vostro sacrosanto diritto di autodeterminazione: l’indipendenza. Con essa non solo i giudici saranno eletti dal popolo, ma TU quale PERSONA sarai realmente SOVRANA A CASA TUA, introducendo un sistema che vedrà le città indipendenti federate nella Repubblica Veneta, dove sarà in vigore la democrazia diretta che permetterà ad ogni Persona di intervenire direttamente sulle politiche locali. Tutto molto più semplice ed efficace, molto più snello ed efficiente, più trasparente ed onesto, meno burocratico e meno parassitario, vincente ed economico: tutti skei che resteranno in tasca tua e non ti saranno rubati dallo stato con il pretesto delle tasse.

Quest’anno, per la prima volta, TU hai un grande potere, quest’anno per la prima volta puoi DAVVERO SCEGLIERE se continuare a dare credito a dei pagliacci che ci hanno mandato in rovina, o dare la TUA voce alla prima forza indipendentista veneta: il pnv!

Quest’anno puoi per la prima volta decidere per il TUO futuro, quest’anno puoi davvero dare una svolta alla storia e diventarne partecipe con l’aiuto di un partito che traghetterà in modo dolce ed indolore i territori dell’ex Stato Veneto che lo vorranno nella nuova Repubblica Federale Veneta, sfruttando un percorso legale e rispettoso della volontà popolare attraverso l’indizione di un referendum per l’autodeterminazione e l’indipendenza.
Un team di persone che per lungo tempo hanno studiato sia gli aspetti economici che geopolitici affinchè la TUA libertà si trasformi in realtà.

Ma nulla possono poche persone senza l’aiuto e il sostegno di tutti.

Se LO VUOI, PUOI. AiutaTI anche tu, iscriviti al pnv.
Se LO VUOI, PUOI. Sostieni il pnv: il pnv non è fatto dai suoi vertici, il pnv è fatto dalle persone come TE.
Se LO VUOI, PUOI. Spargi la voce, comunicala ad amici e parenti.
Se LO VUOI, PUOI. Preparati a diventare un cittadino di serie A, diventa protagonista e non essere passivo.
Se LO VUOI, PUOI. Per decidere basta mettere una croce sul pnv.

Claudio Ghiotto

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Assistenzialismo ai Comuni di confine? No grazie.

mercoledì, 15 aprile 2009
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La recente iniziativa che vedrebbe nella futura concezione di federalismo fiscale l’introduzione di un contributo obbligatorio da parte delle Province autonome (di Trento e Bolzano) ai Comuni confinanti del Veronese, Vicentino e Bellunese; è una forma offensiva di assistenzialismo paradossale.
Offensiva perché si propone di rubare il danaro dalle Province autonome, paradossale perché si chiede di contribuire a Comuni che per conto loro versano a Roma cifre superiori a quelle che i corrispondenti Comuni nelle stesse province autonome introitano. Questa proposta è degna di un infame ladro che dopo avere rubato poi invita il vicino ad aiutare il derubato. Infatti i Comuni dell’alto Vicentino in media approssimata versano 100 e ricevono 1,4; se questo non è un furto ditemi voi che cos’è!
L’agitazione di diversi sindaci (che chiedono il 20%) è più che comprensibile, ma sarebbe molto grave ed umiliante una forma di assistenzialismo al derubato, oltre che foriera di distorsioni sulla gestione, giacché si sgancia il merito della buona gestione con l’aiuto indeterminato; senza contare che ci si rende complici di un furto ai danni delle province autonome.
Sarà da vedere quanto maturerà in questi sindaci la coscienza dell’essere protagonisti di una sistematica spoliazione delle risorse ai danni dei loro cittadini (spoliazione realizzata in spregio ai diritti dell’uomo e dei popoli, in cui si dice chiaramente che “nessun popolo può essere privato delle sue risorse“). La reazione dunque è più che giusta, ma ancora insufficiente, poiché non è con l’elemosina dopo essere stati taglieggiati che si risolve la questione, e di una mancata reazione essi sono responsabili nei confronti dei cittadini che li hanno votati.
La giusta cosa da fare è una lega di sindaci secessionisti (dall’Italia), che è l’unica giusta risposta a questo stato di cose.

Claudio G.

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Lettera aperta ai politici veneti autonomisti (ovvero a tutti i politici Veneti a parte noi del Pnv)

mercoledì, 1 aprile 2009
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L’autonomia non è la stessa cosa dell’indipendenza. Ai veneti serve un parlamento sovrano con maggiori poteri

Cari Fratelli Veneti,

leggiamo con molto piacere da qualche tempo a queste parte le folgorazioni in atto sulla via di Damasco in favore dell’interesse politico veneto.

E allora per un attimo, immaginiamo per assurdo che il federalismo fiscale (vero, non la bufala decantata come tale), o una condizione di specialità del Veneto possano trovare attuazione concreta, pur nell’attuale esposizione debitoria dello stato italiano, che dal venir meno del gettito fiscale veneto, o di buona parte di esso, si troverebbe con un bilancio fiscale ben oltre i limiti della bancarotta. Sempre per assurdo ipotizziamo anche che il sistema politico italiano, clientelare, corporativistico, autoimmune e spesso compenetrato da ambienti che dimostrano affinità con il mondo della criminalità organizzata, possa (non diciamo voglia) concedere quanto da Voi auspicato in termini di autonomia del Veneto, rinunciando alla fetta d’affari che deriva dalla predazione delle Terre di San Marco.

Sotto tali ipotesi, che ripetiamo essere assurde, vediamo con favore le battaglie di altre organizzazioni politiche per una maggiore autonomia dell’ente Regione, o dei Comuni, perché sono comunque passi in avanti verso l’indipendenza. D’altro canto è pur vero però che l’autonomia non è la stessa cosa dell’indipendenza, ma soprattutto e non è nemmeno lontanamente in grado di dare risposta alle esigenze del Veneto.

Sebbene infatti gli attuali enti locali veneti cerchino di aumentare il grado di capacità decisionale dei veneti, il loro potere è rigidamente limitato e quindi c’è un freno naturale ai risultati che possono ottenere.
Anche con la più ampia autonomia immaginabile, il parlamento di Roma manterrebbe infatti il controllo di aree cruciali quali l’economia, le tasse, la previdenza, le pensioni, l’immigrazione legale e clandestina, la comunicazione radiotelevisiva, la difesa e gli affari internazionali.
Esso conserverebbe inoltre la potestà di legiferare in ogni area devoluta o riservata alla regione e può calpestare la volontà del parlamento veneto senza alcun consenso.

Un esempio viene dall’entrata in vigore dal 1° maggio 2008 di un Dcpm (Gazzetta Ufficiale 16 aprile 2008, n. 90) in virtù del quale il segreto di stato può essere applicato, in nome della tutela della sicurezza nazionale, ad una lunga serie di infrastrutture critiche, compresi gli impianti civili per produzioni di energia con annessi e connessi. Per quanto si possa immaginare ampia l’autonomia di cui potranno godere gli Enti Locali veneti, dalla Regione ai Comuni, sicuramente una scelta di tal fatta passerebbe sopra la loro testa e sopra la testa della popolazione, senza che nemmeno ne siano informati.

Inoltre, pur con la più ampia autonomia immaginabile, non vi è alcuna possibilità di ricostituire un ordinamento che offra maggiore democrazia, migliore efficienza e un reale self-government (riportato in inglese perché cosa ben diversa dalla interpretazione di autogoverno concepito dal quadro giuridico italiano e che taluni, in malafede, o poco informati, oggi ripropongono come alternativa all’indipendenza) alle municipalità in un sistema che in tal modo garantisca le minoranze e le identità peculiari, e dia certezza ai cittadini sull’operato dei propri eletti.
L’attuale consiglio regionale ha pochissimi poteri, quasi insignificanti ai fini delle decisioni importanti sul nostro futuro. Anche eventuali forme di devoluzione di poteri o di autonomia, per quanto siano auspicabili rispetto alla situazione attuale, sono chiaramente cosa ben diversa dall’indipendenza.

Il consiglio regionale ha aumentato il proprio grado di democrazia e responsabilità, ma fino al raggiungimento dell’indipendenza sarà rigidamente limitato nei propri poteri.
Roma, ad esempio, mantiene il controllo su aspetti fondamentali.

  • la quasi totalità del sistema fiscale è determinato dal parlamento romano, che decide cosa tu devi pagare come tasse sul reddito e Iva e che incamera anche le tasse sulle imprese, incluse le rendite turistiche. Anche attraverso la massima concessione governativa, ben al di là dal venire, in termini concreti e secondo quanto finora emerso dalle proposte in discussione in Regione si parla di un misero 7% di tasse gestite in Veneto. L’indipendenza permetterà alla Venetia di avere un sistema di tassazione onesta con l’introduzione di una tassa unica sul reddito con aliquota massima del 20% e darà al parlamento veneto i poteri finanziari per permettere la crescita dell’economia veneta, che oggi declina in modo parallelo a quella italiana.
  • Anche per quanto riguarda le risorse lasciate alla gestione degli enti locali veneti, non è la Venetia ma Roma a decidere il budget complessivo da spendere nelle materie di competenza locale.
  • Gli enti locali non hanno alcun potere di tipo previdenziale o per introdurre pensioni sociali.
  • Il governo veneto non ha voce nel mondo e non è presente nei tavoli decisionali europei.
  • Il consiglio regionale non ha alcuna voce in capitolo su temi che riguardano la difesa, come ad esempio le decisioni se mandare o meno soldati veneti nei fronti di guerra, il futuro sulle truppe venete, o anche il solo semplice fatto che il nostro territorio viene utilizzato come base per armi o attrezzature nucleari.
  • Il sistema radiotelevisivo veneto è quasi interamente gestito da Roma.

Il consiglio regionale veneto è limitato dalla costituzione italiana che rigidamente si arroga competenze sottraendole alla potestà veneta.
È Roma che raccoglie i soldi dei veneti e decide cosa e quanto poco spendere direttamente o restituire agli enti locali veneti per servizi in Veneto.

Il consiglio regionale veneto ha meno poteri di qualsiasi altro organo legislativo europeo, devoluto o indipendente per decidere come raccogliere le proprie entrate. Il Veneto (e per estensione la Venetia) ha meno controllo sui suoi affari delle Fiandre, dei Paesi Baschi, della Catalogna, della Baviera, o di Malta!
Gli enti locali veneti praticamente hanno le mani legate, perché ogni decisione sul metodo di raccolta delle risorse finanziarie è preso a Roma. Ecco spiegato perché anche in Veneto emergerà, come già emerge in Scozia, nella Fiandre e in molte altre nazioni, la voglia di indipendenza.

Cari Fratelli Veneti autonomisti, dobbiamo trasformare il consiglio regionale veneto, ma anche, se lo vorranno, il consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e i consigli provinciali bergamasco, trentino, bresciano, cremonese e mantovano (e delle comunità limitrofe che si riconosceranno nella Venetia e che la Venetia riconoscerà) in un autentico, indipendente parlamento sovrano, all’interno di uno stato autenticamente federale, con le più ampie autonomie locali e forme avanzate di democrazia diretta e con tutti i poteri che dall’indipendenza derivano.

Solo con maggiori poteri al parlamento della Venetia e in ultima analisi con l’indipendenza, il legislatore veneto potrà fare il bene del popolo veneto che lo ha eletto a rappresentarlo.

Gianluca Busato
Segretario Partito Nasional Veneto

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FEDERALISMO FISCALE FASULLO: LEGGI PERCHE’

domenica, 1 febbraio 2009
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La legge partorita in parlamento è soltanto una mossa pubblicitaria bipartisan per raccogliere consensi e imbrogliare i cittadini.
Per comprendere questo basta riportare, le fonti di finanziamento previste dalla legge delega sul presunto federalismo:

Le Regioni: fonti di finanziamento, finanziamento delle competenze legislative e delle funzioni trasferite, fondo perequativo (articoli 7, 8, 9, 10)

- in sostituzione dei trasferimenti dello Stato (ad eccezione del fondo perequativo) le Regioni disporranno di tributi propri derivati (regolati da legge statale), di aliquote riservate su tributi erariali, di tributi propri (istituiti da legge regionale), secondo le seguenti tre tipologie generali:
- con le proprie fonti di finanziamento le Regioni dovranno coprire integralmente le spese “essenziali” (sanità, assistenza, istruzione) ed assimilate (trasporto pubblico locale) valutate sulla base dei costi (e dei fabbisogni) standard. Le Regioni dispongono di:

- una aliquota o addizionale IRPEF
- compartecipazione regionale all’IVA
- in via transitoria, le spese saranno finanziate anche con il gettito dell’IRAP fino alla data della sua sostituzione con altri tributi
- fondo perequativo

Come si può vedere non cambia nulla, al di là della presunta, ma non si sa quanta, compartecipazione al gettito iva.
Federalismo vuol dire che le risorse rimangono in loco, con questa in legge, in loco rimangono solo le briciole…

Basta inganni!

Ivano Durante
Texorier del Pnv

Aderisi al grupo su facebook sul federalismo fiscale fasullo

Nota Ben: a descrision dee fonti de finansiamento se pol catarla nel sito dea lega nord de Schio

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Venetia indipendente = Poche tasse raccolte e gestite localmente

mercoledì, 19 novembre 2008
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La Venetia è un paese ricco, anche se ora è governato molto male. Una Venetia indipendente sarà ovviamente in grado di mantenere e migliorare molto l’attuale livello di servizi, abbassando l’attuale livello fiscale sia abbassando le tasse sulle persone sia abbassando le tasse sulle imprese.
Ciò sicuramente non potrà avvenire con il cosiddetto federalismo fiscale, che anzi aumenterà notevolmente le tasse sui cittadini veneti che dovranno provvedere a pagare sia i servizi della Regione, con stile assistenziale simil-italiano sia il parassitismo di stato e dei papaveri politici che non si decidono a morire per consunzione, Ecco perché il federalismo assistenzial-solidale che oggi la lega nord ci vuole propinare come pannicello caldo per mantenere il proprio potere politico sempre più fine a sé stesso e sempre più incapace di difendere l’interesse nazionale veneto è inutile e forse anche controproducente, oltreché tutto fuorché una riforma autenticamente federale (impossibile da realizzare nel colabrodo italiano).
Noi Veneti partiamo da una base di ricchezza e solo l’indipendenza potrà preservarla anche rispetto alle crisi congiunturali come quella che stiamo vivendo. Sarà in ogni caso decisione di un governo veneto indipendente decidere se tagliare o alzare le tasse e di tali decisioni risponderà democraticamente al popolo veneto
indipendenza xe poche tasseIn ogni caso, oggi è ben noto a tutti che oggi lo stato ci fa pagare una quantità esagerata di tasse. Ciò vale sia per le persone fisiche sia per le imprese. Non vogliamo addentrarci sulle misure che i vari governi che si susseguono propongono per illuderci di mantenere l’eterna promessa di abbassare la pressione fiscale. Lasciamo questo esercizio irrisolvibile ai partiti che ambiscono ad occupare i vari palazzi del potere romano.
Il Pnv non ha tale ambizione, poiché noi crediamo che il bene del Veneto si debba fare in Veneto.
Per tale ragione, apriamo il dibattito con qualche spunto sul sistema fiscale nel Veneto indipendente, che probabilmente avremo entro breve tempo, visto l’avvicinarsi sempre più evidente del capolinea dello stato unitario italico, che ha letteralmente finito la benzina.
Cominciamo a ragionare sul tema, perché molti si chiedono come debba essere il Veneto del prossimo futuro, quel Veneto che finalmente potrà decidere da solo – come è normale e giusto che faccia – il proprio destino.
Noi crediamo che il sistema di tassazione debba essere il meno invasivo possibile.
Riteniamo infatti che la creazione di stati sclerotizzati e macchinosi nel mondo moderno sia una cosa da evitare, con tutta evidenza. La mia opinione è che lo stato possa e debba avere, nella forma più distribuita e territoriale possibile, delle funzioni di controllo e monitoraggio che gli sono proprie. Crediamo altresì che si debba fare un salto di qualità anche nella politica istituzionale rispetto alla letteratura sul tema, che resta ancora troppo influenzata dalle ideologie sopravvissute al secondo dopoguerra, che giocoforza faticano a capire le necessità dell’oggi.
A tal proposito la visione di uno stato caratterizzato da forti accordi di tipo federale tra le varie comunità locali rientra nella tradizione veneta e non solo nella propria età dell’oro rappresentata dal millennio di Serenissima indipendenza, ma ancor prima, dalle comunità venete e paleovenete, che da sempre hanno sviluppato accordi di cooperazione e mutua assistenza che prevenivano le assurde burocrazie di molti pachidermici stati odierni.
Ciò è testimoniato dallo sviluppo urbano policentrico, con architettura orizzontale e distribuita, a rete, della nostra nazione veneta, che invero necessita oggi di un recupero del nostro tradizionale spirito di salvaguardia e attenzione dell’ambiente, dato che troppo di frequente ha lasciato spazio alle speculazioni e a una generale miopia urbanistica.
Proprio l’esistenza di tali reti di comunità, ci permette di ipotizzare la creazioni di “nodi” locali molto più intelligenti rispetto, ad esempio, alla realtà di molti altri stati come la Francia caratterizzate da sviluppi più concentrati e “verticali”. Questo è un grande vantaggio che aiuta anche a spiegare il nostro reticolo industriale e l’imprenditoria diffusa dei veneti. Esso deve diventare inoltre un grande vantaggio strategico per il Veneto indipendente, grazie alla creazione di “imprenditoria civica” distribuita, che in altri termini possiamo tradurre come alto senso civico e responsabilità diffusa.
Di più, ne derivano indubbi vantaggi sul piano fiscale, perché l’assunzione di maggiori responsabilità a livello municipale e territoriale permette la creazione di maggiori “centri di costo” e pertanto più efficienti ed economici e quindi con minori esigenze di entrate da parte dello stato.
Il Veneto indipendente, in conclusione, non deruberà più i propri cittadini e le imprese, ma con ogni probabilità si potrà accontentare ragionevolmente di aliquote fiscali molto basse, dell’ordine del 15-20%, attraverso un graduale abbassamento delle tasse attuali.
Così facendo, inoltre, potremo aiutare anche la vicina Italia, perché avere un vicino con condizioni sociali equilibrate sarà un indubbio vantaggio anche per noi veneti che non dovremo subire immigrazioni forzate causate dalla povertà. Potremo prestare loro denaro a tassi agevolati, purché vincolato alla realizzazione di progetti concreti che saranno monitorati dal Veneto indipendente, creando una responsabilizzazione della spesa.

Gianluca Busato
segr. Partito Nasional Veneto

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La lega nord regala soldi al sud :-)

venerdì, 3 ottobre 2008
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CONSIGLIO MINISTRI: CALDEROLI, AD ENTI LOCALI 1,31 MLD (2)

Gli 1,31 miliardi agli enti locali sono cosi’ suddivisi: circa 520 milioni per il mancato gettito dell’Ici rurale (norma prevista dalla finanziaria 2008); circa 260 milioni per il mancato gettito Ici; 434 milioni per evitare i ticket sanitari. La restante cifra andra’ ai comuni di Roma e Catania.

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/CONSIGLIO-MINISTRI-CALDEROLI-AD-ENTI-LOCALI-131-MLD-(2)/news-dettaglio/3340321

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Abbuffata di stato, pagata dai veneti

sabato, 27 settembre 2008
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L’unica soluzione alla schiavitù è l’indipendenza, che si ottiene rafforzando il PNV

Il perverso sistema politico italiano ci tiene ben distratti con boiate quali il calcio, le veline, nani e ballerine varie di regime, per evitarci i traumi della conoscenza di quanto esso sia un mostro.
Nella nostra vita quotidiana siamo in costante tutela da parte del manovratore, che ora assume le sembianze di un mortadellone prodiano e ora di un camicianera arcoriano, con qualche folklore comunista, o leghista (qual è la differenza?) all’occorrenza.
L’importante è che non si sappia di preciso quali sono i nostri problemi.
Ad esempio, un lavoratore dipendente, come me, non deve poter ricevere al lordo tutti i soldi che si è guadagnato e poi, solo poi, pagare giustamente (?) le tasse, rendendosi conto quanto alte esse siano.
No, lo stato pensa per lui, lo tutela. Anzi, lo tutela senza che nemmeno il dipendente sappia chi è il tutore occulto. Infatti, le trattenute in busta e i vari contributi previdenziali obbligatori sono versati per suo conto dal suo datore di lavoro, che diventa obtorto collo un delegato dello stato, un esattore obbligato per suo conto.
Ecco che il lavoratore vive di un’incredibile situazione di incoscienza, che lo contrappone come nemico al proprio datore di lavoro. Lo stato pertanto divide il lavoratore dall’imprenditore e si ingrassa alle loro spalle.
Lo stato per fare ciò deve però cooptare qualche imprenditore più importante e più malleabile nel “giro buono” . Ecco che allora nascono i miracoli “telecom”, “autogrill”, “alitalia”, in cui lo stato prende i colabrodi statali, li ripulisce dei debiti spalmandoli sui cittadini (lo scherzetto Alitalia ci costerà circa 200 euri a testa all’anno…) e contemporaneamente regala il giochettino per fare soldi agli amici “del giro”.
Ecco che qui interveniamo noi veneti.
Purtroppo, o per fortuna, a noi veneti piace lavorare. Fa parte del nostro dna. In noi il senso civico è alto (anche se, grazie alla tv e alle boiate informative sta pericolosamente diminuendo), la gran parte di noi ha senso della responsabilità nell’affrontare le vicende della vita. Per cui la nostra reazione, diversamente da altri, quando la situazione volge al peggio, è di impegnarsi ancora di più, lavorare un’ora di più al giorno, fare un secondo lavoro. Come dipendenti, nel tempo libero andiamo a fare di tutto, camerieri, falegnami, muratori, ripetizioni, consulenza, free lance, preferibilmente in nero per scrollarci di dosso il peso dello stato. Come imprenditori assumiamo extracomunitari a basso costo, salvo lamentarsi qualche volta della loro scarsa professionalità e magari litigioistà interetnica, paghiamo profutamente commercialisti perché ci trovino il modo di pagare meno tasse, di dedurre, di eludere, di diventare invisibili al fisco, il braccio cattivo dello stato.
Di più, la nostra grande fregatura è proprio che noi veneti abbiamo da sempre un grande senso dello stato e mai potremmo immaginarci che il nostro grande nemico è proprio lui, lo stato italiano coloniale e predatore, che si ingrassa sempre di più, facendoci lavorare ogni giorno di più, lasciandoci sempre meno per la nostra vita, se non per la nostra sopravvivenza.
L’ultima trovata dello stato italico ora è quella di prendere qualcuno dei nostri e di fare lo stesso giochetto che è stato fatto con gli imprenditori del “salotto buono”: dargli una fetta della torta.
Ecco che ora abbiamo i ministri veneti. Evviva i grandi ministri veneti. Evviva Alitalia. Evviva il federalismo fiscale, con il regalo del lombardo Calderoli al Lombardo siciliano e che finalmente darà una fetta di torta grossa anche ai manovratori sempre più grassi dell’ente regione Veneto, purchè sbandierino con sempre maggiore convinzione il tricolore, simbolo supremo della schiavitù veneta.
Una volta questi traditori venivano chiamati col loro nome: collaborazionisti.
Oggi no, bisogna aprire le nostre piazze, arrivano gli imperatori Adriano a prenderci in giro.
La to Sità VenetaArrivano i nostri fratelli traditori, che hanno avuto un posto al banchetto dello stato, una fetta della torta della nostra schiavitù economica, culturale, civica è stata appena preparata per loro.
A meno che finalmente non ci decideremo ad operare per la nostra indipendenza, da subito, firmando la petizione per l’indipendenza e aderendo e aiutando il PNV, il primo partito indipendentista veneto, fin dalle prossime elezioni amministrative.

Nane “bon, ma no tre volte”

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