Articoli marcati con tag ‘federalismo’

Il Veneto si merita di meglio del gel illusionista, l’indipendenza è l’unica strada per averlo

sabato, 19 dicembre 2009
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Autonomia e federalismo sono assurdità di politici in via di estinzione

veneto-stato-indipendenteMolti si chiedono perché noi vogliamo l’indipendenza del Veneto e perché non ci “accontentiamo” del federalismo e dell’autonomia all’interno dell’attuale ITA.

In primo luogo, perché tali sogni dei partiti italionofili sono assurdi, data l’impossibilità “tecnica” di avere tali riforme istituzionali. Il voto del 18 dicembre in Consiglio Regionale ne è la testimonianza.

L’impossibilità è dettata da un lato della coperta finanziaria corta del terzo peggiore debito pubblico del mondo, che non permette al Veneto alcuna forma di autonomia fiscale e dall’altro della gestione del potere clientelare-mafioso congenita allo stato italiano e alla sua classe politica e dirigente che è stata “allevata” secondo la stessa cultura di malaffare e tangentara, come dimostra la cronaca nera politico-giudiziaria di tutti i giorni.

Ma ciò che più conta è che noi Veneti ci meritiamo decisamente di meglio.

(continua…)

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PNV, l’autentico. Diffidate delle imitazioni

domenica, 6 dicembre 2009
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Indipendenza non è la stessa cosa di autonomia e federalismo

MANIFESTO-2010-autentico-500Devo ringraziare pubblicamente Fabrizio Comencini. Sì, lo devo fare, perché nella sua intervista a L’Arena di Verona ha fatto chiarezza e – forse involontariamente – ha reso un incredibile assist al Partito Nasional Veneto.
Le sue parole sono inequivocabili, né poteva essere altrimenti per il paracadute politico – casomai dovesse servire – costruito per Giancarlo Galan, perché questa è in realtà l’accozzaglia multicolor denominata Veneto Libertà.
A tutti coloro che predicano l’unità dei partiti veneti, ora possiamo dare un numero di telefono, il suo. Il rieccolo della politica veneta, un nanetto che ha saputo saltare dal msi al pd, passando per la lega nord, tra tradimenti, militanze e alleanze politiche, ora mostra la sua vera pelle e aspirazione.
Dispiace che in questo gioco resti invischiata una parte per bene della politica veneta. Un movimento di cui io stesso sono stato socio fondatore e dirigente, per due mandati nel suo primo anno di esistenza. Parlo del movimento Veneti. Nessuno capisce come possa resistere all’interno di una costruzione politica ardita, che forse è già sull’orlo della fallimento, come si conviene a tutti gli esperimenti genetici improbabili, uniti dall’unico collante delle poltrone e dei soldi.
Mettere insieme infatti vecchi nanetti politici riciclati con giovani arbusti forse solo un po’ insicuri di sé non può infatti portare a nulla di buono. Manca l’anima della politica vera, che nasce dalla passione, dalla condivisione di principi e obiettivi, uniti in un progetto politico armonico, che possa muovere le persone.
Mettere assieme cocci spesso rotti con pezzi di porcellana autentica serve solo a dare delle garanzie di sopravvivenza economica ai dinosauri in via di estinzione politica. In poche parole serve solo a garantire soldi e poltrone a chi magari nella propria vita non ha saputo fare altro, o quasi, che scaldare sedie e mangiare a sbafo alle nostre spalle senza ottenere alcunchè.

Il nostro messaggio alle pepite d’oro presenti in mezzo a quello schifoso fango politico informe è chiaro: non possiamo aspettarvi all’infinito, il countdown è iniziato.

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Perché dico sì al PNV

domenica, 6 dicembre 2009
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Excursus sui falsi vecchi profeti falliti del venetismo tutti schierati contro il PNV, l’unica vera novità politica per la nostra indipendenza

di Lucio Chiavegato

changeChe in questo periodo sia un brulicare di movimenti autonomisti, federalisti ed autodeteministi non c’è dubbio.

L’unica cosa certa è che il maggior partito ex secessionista è stabile a Roma (Lega Nord) dove sembra si trovi bene ad occuparsi dei problemi del sud, come ad esempio coprire i buchi dell’ex sindaco di Catania (e medico di Berlusca), mandare i finanziamenti per l’area urbana di Reggio Calabria, o continuare a supportare il forestale fan club locale.
A tal proposito, leggiamo un’intervista di Calderoli: “Erano 30 mila e si sono fortemente ridotti, ma sono ancora troppi». Però la Calabria ha un patrimonio forestale importante. «La Lombardia ha 400 uomini, il Veneto 420, il Piemonte 390. La Calabria ne ha 11 mila, vedete un po’ voi. E’ di gran lunga la regione che ne ha di più, a parte la Sicilia che però è a statuto speciale e quindi se li paga da sola (con i nostri soldi, ndr)». La Lega ha protestato contro l’ assistenzialismo, ma alla fine anche voi avete ceduto alla sollevazione della Calabria e ai blocchi stradali. «Ah no, non accetto che il ricatto delle proteste paghi e si vada avanti come si è fatto finora. Per questo abbiamo preso l’ iniziativa e abbiamo detto: va bene, ci impegniamo finanziariamente anche quest’ anno, ma vogliamo verificare come si spendono i soldi.”

VERIFICARE? (continua…)

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Perché il PNV vuole che la Venetia sia indipendente?

giovedì, 3 dicembre 2009
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Molti si chiedono perché noi vogliamo l’indipendenza della Venetia e perché non ci “accontentiamo” del federalismo e dell’autonomia all’interno dell’attuale Italia.
In primo luogo, perché tali sogni dei partiti italionofili sono impossibili, data l’impossibilità “tecnica” di avere tali riforme istituzionali.
L’impossibilità è dettata da un lato della coperta finanziaria corta del terzo peggiore debito pubblico del mondo, che non permette al Veneto alcuna forma di autonomia fiscale e dall’altro della gestione del potere clientelare-mafioso congenita allo stato italiano e alla sua classe politica e dirigente che è stata “allevata” secondo la stessa cultura di malaffare e tangentara, come dimostra la cronaca nera politico-giudiziaria di tutti i giorni.
Ma ciò che più conta è che noi Veneti ci meritiamo decisamente di meglio.
Perché non possiamo creare la Venetia cui aspiriamo e che ci meritiamo senza i pieni poteri che derivano dall’indipendenza. La Venetia è un grande paese e un grande posto in cui vivere, ma potrebbe essere molto meglio se noi avessimo i poteri di apportare cambiamenti concreti.
Come individui, noi reputiamo la nostra indipendenza un fatto normale. Per tutti noi è assodato il fatto di fare le nostre scelte in modo naturale, di decidere come risparmiare e spendere i nostri soldi e come assumerci le nostre responsabilità nel corso della nostra vita.
Perché dovremmo aspirare a meno per il nostro paese?
Come nazione, noi accettiamo l’indipendenza di altri Paesi come una cosa normale. Non riteniamo cosa strana che i popoli di Austria e Svizzera portino avanti i loro interessi. Non ci aspetteremo che i popoli di Svezia e Danimarca chiedano ad altre nazioni di prendere decisioni per conto loro, perché loro non si sentono in grado di farlo. Perché dovrebbe essere diverso per il popolo veneto?
Non c’è proprio alcuna ragione perché noi non possiamo avere un vero parlamento nostro, con i pieni poteri che gli derivano dall’indipendenza.
L’indipendenza non è solo una cosa normale; è anche auspicabile. Altri piccoli Paesi europei come l’Austria, la Norvegia, la Danimarca hanno molto più successo della Venetia sia in termini di crescita economica sia in termini di qualità della vita.
L’indipendenza dà a quelle nazioni i poteri di gestire al meglio i loro Paesi. Anche la Venetia potrebbe averli.

Gianluca Busato
Partito Nasional Veneto

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Calderolino

lunedì, 9 novembre 2009
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di Elio Franzin

pinocchioIl 22 gennaio 2009 è stata approvata la legge “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale”, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, la cosidetta legge Calderoli.
Si tratta di una legge molto particolare. Non solo per la materia ma anche per la sua struttura. L’articolo 2 di tale legge infatti impegna il governo ad adottare entro 24 mesi (22 gennaio 2010) uno o più decreti legislativi per attuare l’articolo 119 della Costituzione.
Il silenzio che è sceso sulla legge Calderoli e sul decreto o sui decreti legislativi di attuazione non è certo di buon augurio.
E’ necessario far conoscere da subito la legge Calderoli individuandone i pregi e i limiti ma sopratutto presentando delle proposte precise per il decreto o per i decreti legislativi di attuazione. Non è proprio il caso di aspettare passivamente.
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INDIPENDENZA, SENZA EQUIVOCI E AMBIGUITÀ

domenica, 25 ottobre 2009
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anca-miDiventa volontario per l’Indipendenza Veneta!

In vista delle prossime elezioni regionali, si alimenta il dibattito attorno alle candidature e alle proposte politiche su cui saranno chiamati ad esprimersi i cittadini veneti con il proprio voto.
Il quadro è ancora in movimento, però già si iniziano ad intravvedere i contorni di ciò che troveremo nella scheda elettorale.
Ecco che, oltre alla presenza delle classiche e sterili coalizioni italiane di centro-destra e centro-sinistra, si fanno avanti anche altre proposte di aggregazione politica.
E puntuale come l’arrivo delle castagne in autunno, ecco che viene ripresentato da parte di alcuni il grande equivoco tra autonomia e indipendenza.
In realtà i due obiettivi sono tra loro incompatibili, come ha ben espresso proprio il congresso del PNV il 4 ottobre scorso approvando la mozione Ghiotto. Bisogna essere chiari con i Veneti, le ambiguità non premiano: votando il PNV, i Veneti voteranno per l’indipendenza.

IL PNV PERTANTO DICE SÌ ALL’INDIPENDENZA E NO ALL’AUTONOMIA. (continua…)

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Stile padanista

martedì, 7 luglio 2009
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Per quelli che, purtroppo ancora, tendono a percepire il PNV come una sorta di wannabe Lega (cosa assurda perché non vuole né il c.d. federalismo né la c.d. Padania né è razzista, statalista e clientelarista), faccio sommessamente notare che se in una riunione del PNV uno prova solo a dire “teroni“, viene guardato come si guarda uno che mangia una merda fumante. La mia indipendenza non implica l’insultare altre persone dato che, semplicemente, anche gli abitanti della gloriosa Magna Grecia sono sotto il tacco di questo stato cadaverico.

Non c’è odio nel PNV per le popolazioni meridionali della penisola italica dato che, semplicemente, non c’è nessun motivo per odiarli; così come non c’è nessun motivo per odiare gli sloveni, gli austriaci o i croati. Scrivo questo perché voglio sia chiaro ancora una volta che le finalità della Lega e quelle del PNV non combaciano in nessun punto; anche perché, se così fosse, non vedo cosa avrei io da spartire con una Lega 2.

Luca Vnt

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Il Pnv mette il turbo all’indipendenza della Venetia

martedì, 14 aprile 2009
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Fin dalla nascita del Pnv, abbiamo assistito ad un’autentica campagna denigratoria contro la prima forza politica veneta indipendentista, che ha individuato nel percorso democratico e referendario l’unica via di uscita dalla crisi economica, politica e culturale in cui ci troviamo noi veneti.

Nel tempo si sono succedute critiche e maldicenze, cattiverie e falsità che oggi è giunta l’ora di smascherare, una ad una.

Tale opera di disinformazione è condotta principalmente da esponenti della lega nord, del pdl e del pd, ma anche dall’ormai nutritissimo fronte autonomista veneto.

Ma cosa dicono i nostri avversari di noi:

  • che siamo pochi;
  • che esistono già una moltitudine di partitini venetisti;
  • che siamo solo “virtuali”;
  • che la metà dei soci ci ha abbandonato e siamo divisi;
  • che il “capo” del Pnv si è inimicato tutti;
  • che siamo centralisti;
  • che il progetto proposto dal Pnv è utopistico;
  • che la regione Veneto non può indire alcun referendum di indipendenza;
  • che i veneti sarebbero già indipendenti e quindi non serve alcun referendum;
  • che in un anno di vita il Pnv non ha realizzato alcunché;
  • che il Pnv impedisce l’unità politica dei Veneti;
  • che non abbiamo proposte programmatiche

e mille altre amenità di questo genere.

Allora, è bene far presente che tali affermazioni non sono vere, ma hanno l’unico deliberato scopo di creare incertezza e disseminare di bugie il percorso per l’indipendenza che è già stato intrapreso con fermezza dal Partito Nasional Veneto.

Siamo pochi?
Non è vero che siamo in pochi. Abbiamo iscritti che si associano e pagano la propria quota via web con carta di credito o con bonifico quasi quotidianamente. Quali partiti veneti hanno tale potenziale di attrazione? Nessuno. Nel territorio sono nati gruppi del Pnv ovunque che regolarmente si riuniscono a discutono la nuova politica veneta. Quale altro partito ha un così alto grado di partecipazione spontanea?

Esistono già una moltitudine di partitini venetisti?
In realtà non esiste neanche un partito indipendentista, che lo sia in modo coerente nelle parole e soprattutto nei fatti. Il Pnv è l’unico partito indipendentista veneto ed è aperto al dialogo con ogni altra forza politica veneta che dovesse convertirsi in modo serio all’indipendenza.
Anzi proprio la frammentazione dei partitini autonomisti veneti testimonia il fallimento politico dell’obiettivo autonomista e di ogni altra azione politica basata sull’andare a fare l’elemosina a Roma con il cappello in mano.

Siamo solo “virtuali”?
Non siamo solo virtuali, lo dimostrano le decine di eventi organizzati, le manifestazioni pubbliche organizzate nel corso del nostro primo intenso anno di vita. Nessun’altra forza politica veneta ha saputo creare un così grande numero di eventi pubblici sul tema dell’indipendenza. In ogni caso, la critica che ci viene mossa sulla nostra presenza “virtuale” è dovuta al dominio che abbiamo dimostrato su tale mezzo (l’unico in costante crescita e quello che domina l’audience nelle ore diurne), per quanto riguarda contatti, adesioni e tasso di crescita che altre organizzazioni semplicemente ci invidiano.

La metà dei soci ci ha abbandonato e siamo divisi?
Non ci ha affatto abbandonato alcuno e i nostri avversari semplicemente non conoscono cosa significhi la partecipazione democratica e la discussione all’interno di un partito. Per troppo tempo le forze politiche venete sono state condotte con principi staliniani e antidemocratici, per renderle più addomesticabili dai loro padroni italiani. Il Pnv tra i propri principi fondanti irrinunciabili ha invece la partecipazione democratica che si realizza nelle discussioni che avvengono periodicamente nei gruppi territoriali. È pur vero d’altro canto che nella politica veneta si muovono personaggi che sono pagati dagli italiani per seminare zizzania, ma costoro nulla possono contro il Pnv che si è dato una struttura reticolare a partecipazione diffusa.

Il “capo” del Pnv si è inimicato tutti?
La politica è fatta di posizioni chiare e sicuramente il segretario del Pnv e tutti i suoi dirigenti fanno propria questa convinzione. Sicuramente tutti gli esponenti del Pnv sono malvisti dai rappresentanti dei partiti italiani e dei partitini autonomisti ben avviati sul viale del tramonto. Ma questa è una cosa positiva, che testimonia la paura che costoro hanno del Pnv, che con i soli propri mezzi e senza mangiare i soldi del finanziamento pubblico ai partiti rubati ai cittadini Veneti ha saputo riempire un vuoto politico generato dal tradimento delle istanze del Popolo Veneto.

Siamo centralisti?
Dire ciò è falso, in quanto in Pnv si è dato una struttura reticolare che impedisce qualsiasi forma di centralismo. Di fatto ogni azione del Pnv viene condivisa dalle commissioni tematiche che approvano la documentazione pubblicata e dall’apertura di un forum internet che rappresenta uno spazio libero di discussione ove vagliare ogni decisione presa. Nessun partito italiano ha un così alto grado di partecipazione politica. Anche i “piccoli centralismi” di eventuali gruppi territoriali che dovessero scivolare nel dispotismo sono esorcizzati dalla possibilità di creare altri gruppi territoriali che condividano i principi del Pnv, oltre all’unico obiettivo dell’indipendenza.

Il progetto proposto dal Pnv è utopistico?
È vero proprio il contrario, vale a dire che è utopistico qualsiasi altro obiettivo politico di riforma dello stato in senso federale, o autonomista. Lo dimostra la grande crescita nel numero di stati nel mondo, in particolare di piccole dimensioni che dal dopoguerra al 2009 sono passati da 77 a 195. i processi di ottenimento dell’indipendenza testimoniano inoltre il grande vantaggio competitivo rappresentato dalla via democratica e referendaria all’indipendenza, in particolare in Europa e nel mondo occidentale.

La regione Veneto non può indire alcun referendum di indipendenza?
La regione Veneto indirà un referendum per l’indipendenza seguendo l’esempio internazionale di molte altre assemblee rappresentative, che pur prive teoricamente secondo alcuni di tali facoltà secondo le illiberali legislazioni statali in cui erano confinate, hanno potuto farlo in virtù di una legittimazione popolare in seguito ad elezioni che le hanno legittimate a farlo e seguendo un percorso internazionale verso la libertà che è oramai divenuto stabile ed applicato con sempre più frequenza. Se i Veneti vogliono l’indipendenza, nessuna potrà opporsi.

I veneti sarebbero già indipendenti e quindi non serve alcun referendum?
Ciò non è assolutamente vero, in quanto i Veneti ogni giorno pagano l’iva e di continuo pagano le tasse allo stato italiano. È vero anzi l’esatto contrario, poiché è ben risaputo che i Veneti sono sottoposti ad un trattamento coloniale da parte dello stato italiano che li depreda delle proprie risorse e nel contempo nega loro qualsiasi rivendicazione identitaria, dall’uso della lingua veneta in Veneto, all’insegnamento della cultura e della storia veneta nelle scuole venete, ad un razzismo anit-veneto odioso e pervasivo in ogni produzione cinematografica e televisiva promossa dallo stato italiano.

In un anno di vita il Pnv non ha realizzato alcunché?
In un anno di vita il Pnv ha raccolto 5.000 firme per la causa dell’indipendenza veneta, con il solo tam-tam via internet, ha creato petizioni e una rete di diverse centinaia di persone che promuovono le nostre idee con i propri mezzi, ha pubblicato 1.200 articoli attraverso il proprio sito internet e quasi 4.000 discussioni sul proprio forum, ha fatto scaricare 40.000 copie dei propri 13 numeri di Dialogo Veneto, colleziona una media di 500 visitatori unici giornalieri sul proprio sito internet per circa 50.000 pagine viste al mese.

Il Pnv impedisce l’unità politica dei Veneti?
I Veneti sono stati di fatto uniti politicamente più volte nel passato, prima con la Democrazia Cristiana, poi con la Lega Nord, quindi con l’alleanza Lega-Pdl. Cosa hanno ottenuto grazie a tale unità politica? Nulla, a parte la distruzione del proprio potere politico contrattuale e l’assolutà servitù nei confronti dei potentati romani, napoletani, bolognesi e milanesi. Per tale ragione, l’unica unità politica da perseguire sarà nel nome dell’indipendenza veneta, in modo serio e coerente, proprio come sta facendo il Pnv.

Non abbiamo proposte programmatiche?
Senza ripetere i volumi delle pubblicazioni prodotte succitate, ci concentriamo su alcune di esse, a cominciare dal primo manifesto programmatico pubblicato e aggiornato continuamente grazie all’apporto di tutti i soci del Pnv. È proprio grazie allo spessore della proposta programmatica iniziata dal Partito Nasional Veneto, continuamente aggiornata e arricchita con frequenti interventi di rilievo accademico assoluto, che è stato possibile riempire il vuoto politico lasciato dai partiti italiani e autonomisti inconcludenti e che hanno saputo solo coniare slogan vuoti e sterili.

Ecco perché è necessario dare forza al Pnv, il Partito Nasional Veneto – Venetian National Party – Partito Nazionale Veneto, il primo partito indipendentista veneto.

Per darci forza, ognuno può scegliere la modalità che preferisce:

o nei molti modi che il Pnv continuamente crea per rendere l’indipendenza ogni giorno più vicina.

Gianluca Busato
segretario Pnv

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Lettera aperta ai politici veneti autonomisti (ovvero a tutti i politici Veneti a parte noi del Pnv)

mercoledì, 1 aprile 2009
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L’autonomia non è la stessa cosa dell’indipendenza. Ai veneti serve un parlamento sovrano con maggiori poteri

Cari Fratelli Veneti,

leggiamo con molto piacere da qualche tempo a queste parte le folgorazioni in atto sulla via di Damasco in favore dell’interesse politico veneto.

E allora per un attimo, immaginiamo per assurdo che il federalismo fiscale (vero, non la bufala decantata come tale), o una condizione di specialità del Veneto possano trovare attuazione concreta, pur nell’attuale esposizione debitoria dello stato italiano, che dal venir meno del gettito fiscale veneto, o di buona parte di esso, si troverebbe con un bilancio fiscale ben oltre i limiti della bancarotta. Sempre per assurdo ipotizziamo anche che il sistema politico italiano, clientelare, corporativistico, autoimmune e spesso compenetrato da ambienti che dimostrano affinità con il mondo della criminalità organizzata, possa (non diciamo voglia) concedere quanto da Voi auspicato in termini di autonomia del Veneto, rinunciando alla fetta d’affari che deriva dalla predazione delle Terre di San Marco.

Sotto tali ipotesi, che ripetiamo essere assurde, vediamo con favore le battaglie di altre organizzazioni politiche per una maggiore autonomia dell’ente Regione, o dei Comuni, perché sono comunque passi in avanti verso l’indipendenza. D’altro canto è pur vero però che l’autonomia non è la stessa cosa dell’indipendenza, ma soprattutto e non è nemmeno lontanamente in grado di dare risposta alle esigenze del Veneto.

Sebbene infatti gli attuali enti locali veneti cerchino di aumentare il grado di capacità decisionale dei veneti, il loro potere è rigidamente limitato e quindi c’è un freno naturale ai risultati che possono ottenere.
Anche con la più ampia autonomia immaginabile, il parlamento di Roma manterrebbe infatti il controllo di aree cruciali quali l’economia, le tasse, la previdenza, le pensioni, l’immigrazione legale e clandestina, la comunicazione radiotelevisiva, la difesa e gli affari internazionali.
Esso conserverebbe inoltre la potestà di legiferare in ogni area devoluta o riservata alla regione e può calpestare la volontà del parlamento veneto senza alcun consenso.

Un esempio viene dall’entrata in vigore dal 1° maggio 2008 di un Dcpm (Gazzetta Ufficiale 16 aprile 2008, n. 90) in virtù del quale il segreto di stato può essere applicato, in nome della tutela della sicurezza nazionale, ad una lunga serie di infrastrutture critiche, compresi gli impianti civili per produzioni di energia con annessi e connessi. Per quanto si possa immaginare ampia l’autonomia di cui potranno godere gli Enti Locali veneti, dalla Regione ai Comuni, sicuramente una scelta di tal fatta passerebbe sopra la loro testa e sopra la testa della popolazione, senza che nemmeno ne siano informati.

Inoltre, pur con la più ampia autonomia immaginabile, non vi è alcuna possibilità di ricostituire un ordinamento che offra maggiore democrazia, migliore efficienza e un reale self-government (riportato in inglese perché cosa ben diversa dalla interpretazione di autogoverno concepito dal quadro giuridico italiano e che taluni, in malafede, o poco informati, oggi ripropongono come alternativa all’indipendenza) alle municipalità in un sistema che in tal modo garantisca le minoranze e le identità peculiari, e dia certezza ai cittadini sull’operato dei propri eletti.
L’attuale consiglio regionale ha pochissimi poteri, quasi insignificanti ai fini delle decisioni importanti sul nostro futuro. Anche eventuali forme di devoluzione di poteri o di autonomia, per quanto siano auspicabili rispetto alla situazione attuale, sono chiaramente cosa ben diversa dall’indipendenza.

Il consiglio regionale ha aumentato il proprio grado di democrazia e responsabilità, ma fino al raggiungimento dell’indipendenza sarà rigidamente limitato nei propri poteri.
Roma, ad esempio, mantiene il controllo su aspetti fondamentali.

  • la quasi totalità del sistema fiscale è determinato dal parlamento romano, che decide cosa tu devi pagare come tasse sul reddito e Iva e che incamera anche le tasse sulle imprese, incluse le rendite turistiche. Anche attraverso la massima concessione governativa, ben al di là dal venire, in termini concreti e secondo quanto finora emerso dalle proposte in discussione in Regione si parla di un misero 7% di tasse gestite in Veneto. L’indipendenza permetterà alla Venetia di avere un sistema di tassazione onesta con l’introduzione di una tassa unica sul reddito con aliquota massima del 20% e darà al parlamento veneto i poteri finanziari per permettere la crescita dell’economia veneta, che oggi declina in modo parallelo a quella italiana.
  • Anche per quanto riguarda le risorse lasciate alla gestione degli enti locali veneti, non è la Venetia ma Roma a decidere il budget complessivo da spendere nelle materie di competenza locale.
  • Gli enti locali non hanno alcun potere di tipo previdenziale o per introdurre pensioni sociali.
  • Il governo veneto non ha voce nel mondo e non è presente nei tavoli decisionali europei.
  • Il consiglio regionale non ha alcuna voce in capitolo su temi che riguardano la difesa, come ad esempio le decisioni se mandare o meno soldati veneti nei fronti di guerra, il futuro sulle truppe venete, o anche il solo semplice fatto che il nostro territorio viene utilizzato come base per armi o attrezzature nucleari.
  • Il sistema radiotelevisivo veneto è quasi interamente gestito da Roma.

Il consiglio regionale veneto è limitato dalla costituzione italiana che rigidamente si arroga competenze sottraendole alla potestà veneta.
È Roma che raccoglie i soldi dei veneti e decide cosa e quanto poco spendere direttamente o restituire agli enti locali veneti per servizi in Veneto.

Il consiglio regionale veneto ha meno poteri di qualsiasi altro organo legislativo europeo, devoluto o indipendente per decidere come raccogliere le proprie entrate. Il Veneto (e per estensione la Venetia) ha meno controllo sui suoi affari delle Fiandre, dei Paesi Baschi, della Catalogna, della Baviera, o di Malta!
Gli enti locali veneti praticamente hanno le mani legate, perché ogni decisione sul metodo di raccolta delle risorse finanziarie è preso a Roma. Ecco spiegato perché anche in Veneto emergerà, come già emerge in Scozia, nella Fiandre e in molte altre nazioni, la voglia di indipendenza.

Cari Fratelli Veneti autonomisti, dobbiamo trasformare il consiglio regionale veneto, ma anche, se lo vorranno, il consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e i consigli provinciali bergamasco, trentino, bresciano, cremonese e mantovano (e delle comunità limitrofe che si riconosceranno nella Venetia e che la Venetia riconoscerà) in un autentico, indipendente parlamento sovrano, all’interno di uno stato autenticamente federale, con le più ampie autonomie locali e forme avanzate di democrazia diretta e con tutti i poteri che dall’indipendenza derivano.

Solo con maggiori poteri al parlamento della Venetia e in ultima analisi con l’indipendenza, il legislatore veneto potrà fare il bene del popolo veneto che lo ha eletto a rappresentarlo.

Gianluca Busato
Segretario Partito Nasional Veneto

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INDIPENDENTI E PIEN DE SCHEI

domenica, 29 marzo 2009
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Nuovi Partiti nati morti, la festa è finita e l’indipendenza è sempre più vicina

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Un tripudio di tricolori vede la nascita di un “nuovo” partito con il medesimo oggetto sociale di tutti gli altri presenti nel parlamento italico e – per quanto ci riguarda – anche nel Consiglio regionale Veneto: ovvero il furto continuato e aggravato dei cittadini veneti.
Il gattopardismo italico tenta disperatamente di sopravvivere a sé stesso, ma lo sforzo è inutile.
Un branco di affamati politici nullafacenti, uniti da destra a sinistra, con la cerniera fondamentale della lega nel furto del nostro lavoro.
Lupi famelici e gran imbroglioni, che dipingono le cose come NON sono.
Alzi la mano chi oggi vede una speranza nei partiti italiani. Alzi la mano chi ha fiducia in costoro.
Criminali politici uniti solo dalla voglia di mettere la mano al nostro portafogli.
Anche quando dicono di difendere la nostra Patria Veneta, in realtà lavorano alacremente per portarci via soldi (come dimostra l’ultima scandalosa decisione di rifare il sito internet del consiglio regionale, buttando al vento ben 7,5 milioni di euro di nostri soldi, appaltaltandolo inoltre a una società romana gestita da personaggi quantomeno imbarazzanti).
Politici che si vergognano addirittura di difendere la nostra identità veneta, come quel sindaco di Verona che, per paura di sminuire la padania, o meglio la little italy dei suoi capi, nemmeno si è presentato in piazza delle Erbe a salutare i tedofori che hanno portato il gonfalone di San Marco durante la Marcia del Popolo Veneto.
Che vergogna!
Tutti uniti da destra a sinistra, tutti con la stesse parole d’ordine, autonomia e federalismo, ma tutti uniti nel tenerci nel più fallimentare e ladrocinante stato al mondo.
Come si fa ad avere speranza di riformare – a Roma – il 156° stato al mondo per giustizia, il 168° stato al mondo per libertà economiche, l’80° stato al mondo per libertà di informazione?

Ecco perché possiamo dire a gran voce che:

  • AUTONOMIA E FEDERALISMO = FURTO CON SCASSO DELLA VENETIA
  • INDIPENDENZA = LIBERTÀ E FELICITÀ

L’indipendenza è una lunga marcia che ha preso il via in moltissimi Paesi e il cui testimone finalmente sta arrivando anche in Venetia, grazie alla nascita di una giovane classe dirigente che finalmente ha deciso di puntare i piedi e chiedere il consenso ai Veneti per l’indizione di un referendum di autodeterminazione. Una riforma politica più facile rispetto a quelle impossibili predicate da partiti che appendono manifesti sempre più uguali: per ottenere l’indipendenza ci basta un solo milione di voti, contro i 25 milioni di voti delle baggianate autonomiste e federaliste.

Basta panzane, basta tradimenti, basta repubblica delle banane!
Basta a questi partiti maledetti coperti d’oro per mantenerci schiavi.

Ora noi Veneti vogliamo essere INDIPENDENTI E PIEN DE SCHEI!

Gianluca Busato
Segr. Pnv

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