Articoli marcati con tag ‘fuga dei cervelli’

Addio alle menti. Un’ipoteca sul futuro.

giovedì, 18 dicembre 2008
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Mi hanno fatto riflettere, in questi giorni, due notizie. La prima pubblicata sul “Chronicle of Higher Education”, uno dei più importanti giornali dedicati al mondo universitario, americano e non solo. La Cina sta facendo ritornare, in quello che l’articolista chiama “reverse brain drain”, i suoi cervelli migliori dall’America. Ma anche diversi cervelli americani stanno ora guardando alla Cina, per la carriera accademica. E il fenomeno si rivela preoccupante anche per gli atenei americani. L’altra notizia riguarda un solo studioso, invece, e che io sappia non è mai stata pubblicata sui giornali. Un filosofo, giovane e di fama internazionale, ha lasciato l’università italiana per tornare in Inghilterra. Ora, poiché entrambi siamo stati “biografati” nel medesimo libro, di gran successo, del 2001, Cervelli in fuga, e forse qualche volta in passato le nostre strade si sono incrociate, la cosa mi ha colpito; poiché entrambi nel 2001, io in Australia, e lui da qualche parte nel mondo, esprimevamo in un modo o nell’altro una nostalgia per l’Italia, intesa come luogo degli affetti, certo non per l’abominio ITA, lo stato. Evidentemente in quasi un decennio questa “nostalgia” è venuta meno, almeno per lui. Non credo che la stampa abbia parlato delle sue dimissioni. Svilita dall’essere mani dello stato, milioni di euro di finanziamento pubblico vanno ai principali quotidiani, e ai principali media, la stampa preferisce di occuparsi del calciatore che arriva, delle tette delle veline, della strage di Erba, cercando di gettare un velo di menzogna sul disastro che si avvicina, mischiando sesso sangue e denaro nel modo più vile, tanto da rendere un film snuff moralmente più corretto e visivamente più godibile.
Uno studioso di grande valore che va via non fa notizia. E chi se ne frega! Non ha milioni di tifosi pronti a morire, e a uccidere per lui, dando infinita gioia ai presidenti delle società di calcio, che per ogni morto allo stadio sentono cresciuta la loro importanza, e il loro ruolo del mondo, legati come sono al mondo pubblico di ITA, in quella cloaca massima che è il massimo campionato di calcio. Panem et circenses. Ma la miseria cresce, e gli spettacoli dovranno diventare sempre più estremi, per poter intrattenere. Si darà in pasto alle fiere Pippo Baudo, Fiorello verrà fatto combattere contro un leopardo?
E invece, per ogni studioso di valore che si allontana, la misera ITA diventa ancora più misera e triste. E’ un degrado costante; cadono i tetti delle scuole, muoiono gli studenti, le università sono ridotte a scuole superiori di basso livello, la ricerca è altrove, le strutture eccellenti sono altrove, i buoni docenti sono altrove, o vanno altrove.
Nella Venetia libera non sarà così. Sarà il contrario.
Ma non è neanche il caso di ribadirlo.
Il degrado è davanti agli occhi di tutti, nel nostro sistema universitario. E in generale in tutti i settori dell’istruzione, la Cenerentola nel paese delle Cenerentole, la Cenerentola al Quadrato. Un giorno le università della Venetia rifioriranno. Non dubito. Quando la libertà sarà riconquistata.

Paolo Bernardini
Presidente Partito Nasional Veneto

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Internet e università: eutanasia non richiesta

lunedì, 24 novembre 2008
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Facebook, la rete sociale del momento, ha raggiunto i 3.000.000 di iscritti nello stato italico di cui circa 2.400.000 tra i diciotto e i trentaquattro anni d’età. Il ritmo di crescita è stimato attorno al +135% e nelle aule informatiche del Triveneto è difficile non incontrare qualche studente universitario che si connette a questa “agorà virtuale” per, mediamente, venti minuti al giorno.
A est dell’Adda internet riscuote un grande successo: dà a molti giovani la possibilità di esprimersi senza bisogno di possedere una tessera di partito e, in particolare, le reti sociali sono strumenti perfetti per dare visibilità a iniziative accantonate dal partitismo italiano. Il contesto attuale del dibattito civile non è la televisione, che deve sottostare a interessi oligarchici, ma la Rete. Si trovano così gruppi politici, provinciali (tra cui spicca “veronexi tuti mati”, con quasi 3000 iscritti) o iniziative d’interesse ( come “10.000 veneti in 30 dì” che è riuscita a raccogliere il numero prefissato di persone in poco meno di un mese); non mancano spazi dedicati alle arti visive, alla culinaria, all’ecologia, alle lingue, alle religioni e centinaia di altri argomenti. I giovani cittadini del Triveneto sono molto presenti in questa realtà e quotidianamente s’incontrano per dibattere al di fuori delle solite “piazze mediatiche” di Mediaset e della Rai. Nella Rete c’è uno scambio continuo d’informazioni che ha permesso a molti di estraniarsi dagli schemi imposti dal sistema educativo italiano che, se mai è stato funzionale alla formazione civile, si sta sfasciando a causa dell’incuria; lì gli utenti hanno potuto trovare molte delle opinioni che sono state censurate dal regime italiota, nonché i capitoli strappati della storia repubblicana della Serenissima, portatrice di valori che chiedono di essere rinnovati alla luce dei diritti conquistati all’umanità attraverso un travaglio iniziato con la Rivoluzione francese e terminato con la caduta del Muro di Berlino. Trovarsi “in linea” vuol dire esserci, occupare un posto all’interno di una struttura di rapporti sociali e vincere la contraddizione di vivere in una comunità della quale non ci si sente partecipi perché diversi dalle aspettative del sistema imposto.
Se per molti la Rete è utile, per una categoria di cittadini essa è solo un palliativo: ci riferiamo ai neolaureati d’Italia, prigionieri del precariato (con stipendi massimi di 1300 euro al mese) per il 40-50% dei casi, una situazione avvilente che ha portato un -5% di iscrizioni agli alti studi e scoraggia il 50% dei ricercatori emigrati a tornare nella penisola. Pare che 1 fuggiasco su 3 sia veneto, un’emorragia impressionante difficile da spiegare: il Triveneto non sta certo passando un bel periodo e le piccole-medie imprese non hanno i fondi sufficienti a mettere in atto progetti di ricerca ad ampio respiro. La realtà è che i laureati veneti non possono fare altro che scavalcare le Alpi per costruire la propria fortuna in paesi più civili, favorevoli alla modernità e al progresso; lo stile di vita italiano è così lontano dalle aspettative dei “nostri” giovani da rendere più familiare quello americano o europeo.
Su tutti questi argomenti è calata una pesante censura da parte dei media italiani: la fuga di talenti è appena accennata, facebook è visto come una curiosità un po’ frivola, internet come un cartellone pubblicitario per imprese, se non un luogo di ritrovo per maniaci di vario genere; la vera informazione è assente, quello che ci viene raccontato attraverso molti canali radio, televisvi o sui giornali, corrisponde sempre meno a ciò che viviamo quotidianamente. Le oligarchie italiane hanno scelto l’eutanasia per i popoli della penisola, vere e proprie nazioni che hanno espresso più volte la voglia di vivere: la legge Gelmini e il nuovo disegno legge per uccidere l’informazione attraverso la Rete non sono altro che il veleno attraverso il quale porre fine al civismo.

Treviso, domenica 23 novembre 2008

Emanuele Marian
Ufficio Stampa Partito Nasional Veneto

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Ministri per caso. Sulla degenerazione di IT e la necessità di una Venetia libera.

mercoledì, 14 maggio 2008
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Quando si tocca il fondo è sempre possibile risalire? Alcune volte sì, altre volte no. Si può toccare il fondo “come corpo morto cade”, e non risalire più. Solo il corpo vivo, pieno di aria, disperatamente risale dagli abissi in cui il destino, e la propria indifferenza, lo fano cadere, come in un gorgo malefico di un mare mortale. Se si analizza in dettaglio la nuova “squadra di governo”, il plotone d’esecuzione di IT, ci domandiamo davvero perché esista un cotale scollamento tra le professionalità dei ministri, e i dicasteri loro affidati. Questo perché assistiamo con gli applausi di Veltroni – ma allora Veltrusconi non è un’altra creatura di Stephen King, esiste! – al parto di un governo i cui ministeri sono affidati a soggetti del tutto slegati dalla materia oggetto di disciplina controllo e, sperabilmente, miglioramento, da parte del ministero in oggetto. Il Ministro dell’Università non è parte del corpo docente, che conta 60.000 “strutturati” e almeno altrettanti “precari”, né d’altra parte è un “cervello in fuga” che ha insegnato altrove nel mondo. No, il suo merito (attenzione al concetto di “merito”, è estremamente ambivalente e pericoloso) è quello di aver servito fedelmente e con zelo la causa di un partito, ed è stata premiata per questo. Per questo, avrebbe potuto anche andare altrove, in un altro ministero. Queste sono le logiche partitocratiche. Quel che stupisce, non sono i loro tristi meccanismi, ormai a tutti chiare e note, quanto il fatto che nessuno si ribelli, che i cittadini di IT, ridotti agli zombie delle peggiori distopie alla Orwell, alla Hartley, accettino tutto questo. Come è possibile? Inutile perdersi in amare considerazioni. Il governo futuro della Venetia sarà composto da uomini che conosceranno i settori di cui dovranno occuparsi come ministri. Sembrerebbe una cosa naturale, no? Non lo è, forse? La partitocrazia, come ogni degenerazione, altera quello che è naturale. Tutto il mondo ride di un governo composto da “meritevoli” di alcuni partiti. Perfino Le Monde. La Venetia libera appena l’unico futuro praticabile, se non altro per riportare alla dimensione del naturale quel corpo politico che ha raggiunto il paradosso. “Personaggi da operetta recitano la tragedia di IT”, si potrebbe dire parafrasando il grande critico Karl Kraus. Nani e ballerine? Non si diceva così una volta di qualche governo passato di IT? Questo è diverso? In cosa? In una cosa, l’opposizione plaude al governo, nella speranza di prendersi qualcosa di questa grande torta, in qualche modo. Intanto perfino la Groenlandia sta per prendersi la propria libertà. Perfino gli sparuti cittadini d’una vastissima piana di ghiaccio cercano il riscatto, e forse lo troveranno. E noi?

Paolo Bernardini

p.s. Sottosegretario del dicastero cui io stesso come docente universitario di IT sono sottoposto, è stato nominato tale Pizza. Leggo il suo curriculum su wikipedia. Sarebbe utile lo leggessero tutti. Spiega come si diventa sottosegretari. Interessante. Comunque anche Pizza non è professore, almeno non “strutturato” – ma giornalista (pubblicista). IT …IS!!! (ma per poco ancora).

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